Posted by altaterradilavoro on Lug 27, 2026
Giuseppe Gangemi
Si fa un gran denunciare la fortuna di Ruffo nella sua impesa di liberazione del Regno di Sicilia di qua dal faro. Solo che non si tratta di fortuna quanto di coinvolgimento dei sottoposti, soprattutto dei capimassa. Questi, spesso, prendono delle iniziative avventate e lo fanno con tanta determinazione che finiscono per ottenere risultati giudicati, a tavolino, dagli avversari e dagli storici, impossibili. Uno di questi risultati è la conquista di getto di Napoli. Entrano in Napoli, sulla sera del 13 giugno, solo alcune avanguardie e hanno uno scontro sul Ponte della Maddalena con i Giacobini. La sorpresa porta i Sanfedisti a prevalere ed essi fanno di quel luogo la loro “testa di ponte”. I Giacobini in fuga, si rifugiano nei forti dove raccontano l’accaduto e il fatto che i Sanfedisti sono pochi.
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Posted by altaterradilavoro on Lug 20, 2026
Giuseppe Gangemi
Nel 1984 la controversa figura di Fabrizio Ruffo, il cardinale che soffocò nel sangue la Repubblica partenopea, venne ricordata a San Lucido, paese natale dell’aristocratico. In quell’occasione si presentò il romanzo storico Rosso cardinale, del giornalista inglese Peter Nichols, che ritraeva a tinte fosche il porporato. Giacomo Mancini fece un intervento in cui evidenziò le nefandezze di Ruffo e lo definì “un macellaio”. Tra gli ospiti c’era Gerardo Marotta, che impetrò un’invocazione: “che mai sorga un monumento al cardinale Ruffo in questa piazza. Se mai, un monumento ai martiri del ’99”.
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Posted by altaterradilavoro on Lug 13, 2026
Giuseppe Gangemi
Il capitolato viene firmato giorno 26 giugno o, perlomeno, è quella la data in cui viene reso di pubblica opinione. Le clausole più importanti sono le seguenti: “3) Le guarnigioni usciranno cogli onori di guerra, armi e bagagli, tamburo battente, bandiera spiegata, miccia accesa, e due pezzi di cannone. Deporranno le armi sul lido; … 5) tutti gl’individui potranno scegliere di imbarcarsi o di restare in Napoli, senza essere inquietati colle loro famiglie; 8) l’arcivescovo di Salerno, [Antonio Francesco] Micheroux [cugino del cavaliere plenipotenziario presso i Russi], Dillon, e il vescovo di Avellino, resteranno in ostaggio a S. Elmo fino che sia assicurato l’arrivo a Tolone degl’individui là mandati” (De Nicola 1906, I, 214). Questi quattro sono gli ostaggi che il comandante francese Mèjan libererà prima che i Giacobini lascino Napoli. Il che permetterà a Nelson di violare gli impegni assunti con il capitolato.
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Posted by altaterradilavoro on Lug 6, 2026
Giuseppe Gangemi
La Gran Bretagna rimane in guerra con gli Inglesi dal 1793 al 1802. Dopo un anno di pace, la guerra ricomincia nel 1803 e finisce solo nel 1815. Tra il 1792 e il 1797, a combattere la Francia si forma la prima coalizione. Una seconda coalizione si forma nel 1798. Per un anno, la Gran Bretagna continua a combattere da sola. Se nel 1898 si riforma la seconda coalizione è per merito della Gran Bretagna una cui flotta di 14 vascelli e 1 brigantino distrugge, ad Abukir, in Egitto, una flotta francese di 15 vascelli, 4 fregate e 4 brigantini. La distruzione della flotta francese blocca Napoleone in Egitto, con l’intero esercito. Questo incoraggia le altre potenze a costituire la seconda coalizione antifrancese. Senza Abukir e Nelson, che è il vincitore di quella battaglia, Russi e Turchi non sarebbero mai sbarcati nel Sud d’Italia, anche se in ritardo e con pochi uomini.
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Posted by altaterradilavoro on Giu 29, 2026
Giuseppe Gangemi
Il Re e la Regina concedono tutto sulla carta perché hanno paura che Messina cada e, con essa, tutta la Sicilia. Fa loro comodo che un gruppo di velleitari o inconsapevoli faccia da muro o ritardi quello che più temono e che, a volte, considerano inevitabile.
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Posted by altaterradilavoro on Giu 22, 2026
Giuseppe Gangemi
Il 29 gennaio 1799, comincia a circolare per le strade di Napoli un volantino che annuncia la prossima pubblicazione d’un foglio il cui intento è quello di rendere “conto di tutte le operazioni governative” dei giacobini. Il titolo, Monitore Napoletano, richiamava esplicitamente l’omonimo periodico parigino, avidamente seguito e letto nella cerchia degli intellettuali partenopei di fede rivoluzionaria. È stato istituito per volontà del governo: secondo Mario Battaglini, anzi, il suo fondatore è da identificarsi nientemeno che nel primo presidente del Governo provvisorio in persona, Carlo Lauberg.
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