Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

FRANCESCO TOMMASINO E’ “UN UOMO DI RISPETTO”

Posted byon Ott 17, 2026

FRANCESCO TOMMASINO E’ “UN UOMO DI RISPETTO”

Claudio Saltarelli

Per chi è innamorato delle narrazioni sui briganti insorgenti post unitari leggendo “Un uomo di rispetto” diPino Cervoche tratta le vicende della massa capeggiata daFrancesco Tomassino, arricchisce il suo bagaglio di conoscenza della materia con un passaggio storico veramente importante. DiFrancesco Tommasinosi sapeva ben poco ma se ne intuiva lo spessore e chi ne parlava tendeva sempre ad esaltare l’aspetto banditesco ignorando quello politico ma grazie aPinocon le sue ricerche e con i suoi studi, oggi abbiamo un quadro più completo dell’insorgente di Sessano anzi, forse è meglio dire che oggi conosciamo chi era e quali sono state le sue gesta vissute come patriota napolitano. Era nato e vissuto nel casale di Tuoro e proveniva da una famiglia di mugnai per poi diventare un capo massa che guidava un numero considerevole di guerrieri di cui molti erano suoi compaesani che ci testimonia come Tuoro forse era il borgo che ebbe più briganti insorgenti superando la stessa Caspoli.Pinograzie ai numerosi archivi consultati incrociandoli con una vasta bibliografia studiata, narra nei minimi particolari i fatti di Cellole, di San Castrese, di Coreno Ausonio, dei vari rapimenti, dei conflitti con i carabinieri, del rapporto con le altre masse ed i relativi capi, del rapporto con i manutengoli e di come fu tradito.Pinocon l’onestà che da sempre emerge dai suoi lavori, non nega la violenza diTommasinoe della sua massa ma certamente sottolinea la differenza tra chi agiva, i piemontesi invasori, e chi reagiva, il popolo napolitano, che non accettava i “fratelli d’italia” e i loro comportamenti cercando di resistere in tutti modi e con i mezzi che avevano a disposizione. Anche in questo lavoro viene fuori in maniera evidente l’anima investigativa figlia del passato come Commissario di Polizia, diPino Cervoche mi ha portato a battezzarlo “investigatore storico” infatti, come suo solito, in“Un uomo di rispetto”riesce a trovare le giuste tracce di ogni vicenda riuscendo sempre a chiudere l’istruttoria con una “sentenza storica” quando trova la prova regina, quando non la trova mette a disposizione del lettore vari indizi invitandolo ad elaborare un suo pensiero ed anche se non nasconde il suo che potrebbe essere il più probabile, non esprime il giudizio definitivo perché non esiste o perchè non ha ancora trovata la suddetta prova.
Se il lettore vuole avere un approccio olistico con una visione periferica molto ampia e andare oltre le righe,Pinoanche in questo libro ci offre su un piatto d’argento materia di facile interpretazione infatti attraverso le gesta della bandaTommasinoviene fuori, confermando una tesi che porto avanti da tempo, come i componenti della massa provenivano da tutti i ceti sociali, c’era si il bracciante ma anche il contadino, c’erano gli artigiani i piccoli imprenditori ed ex militari che da un’altra picconata importante alla vulgata dominante sia liberale che marxista, che il ceto medio era estraneo alla lotta che riguardava solo l’esercito piemontese e i miseri, arretrati e disperati sudditi di un Regno che non era migliore di quello che era arrivato. Sudditi che prima del 1860 non popolavano le carceri napoletane che invece da italiane divennero le più popolose d’Europa dopo quelle francesi che nel 1870 dovettero comunque cedere il podio più alto. Il territorio aurunco come tutta la Terra di Lavoro, prima del 1860 non viveva nella miseria ma tutt’altro, miseria che conobbe, come tutto il Regno, già immediatamente dopo l’invasione dei garibaldini prima e dei piemontesi dopo. Il Regno delle due Sicilie, anche se stava modificando  la struttura, era ancora custode del diritto napoletano erede di quello romano che garantiva uno “stato di diritto” che se pur imperfetto non aveva bisogno dellalegge Picaper la sua applicazione, una legge che stranamente venne promulgata per tenere a annientare una popolazione che fino a qualche mese prima si contraddistingueva come la più pacifica d’Europa. Le prime azioni che fa un esercito invasore è quello di occupare tutti i centri urbani ignorando il resto del territorio, saccheggiare le ricchezze che trova, cambiare la competente dirigenza pubblica e privata con persone mediocri e facilmente corruttibili, fidelizzare la borghesia latifondista e il notabilato, sempre mediocri, offrendo loro i beni demaniali ed ecclesiastici a prezzi di saldo cosa che fecero i piemontesi che replicarono quello che già fecero i francesi durante i 16 anni di invasione di inizio 800, la suddetta politica è tipica delle invasioni coloniali. Nella vicenda di Cellole come quella di San Castrese emergono con evidenza le suddette caratteristiche colonizzatrici dei “fratelli d’italia” confermate dal 95 per cento della popolazione che appoggiava materialmente e moralmente il brigantaggio insorgente soprattutto dopo che venne cancellato il sistema economico finanziario del Banco di Napoli, del mondo dei Monti di Pietà e dopo che vennero svuotati i Monti Frumentari argine alle speculazioni dei liberali che da decenni cercava di sfondare nel Regno dei Borbone e che, grazie all’Unità, ci riuscirono prendendo il potere assoluto. Esplose il caos e l’anarchia che non si riuscì e non si volle risolvere, questo non venne accettato dalle popolazioni napolitane e quindi anche da quelle aurunche laborine. Noi napolitani quando diventammo meridionali siamo stati tra le prime vittime della storia del liberalismo che ci ha regalato guerre coloniali, rivoluzioni rosse e nere, due guerre mondiali ed un’altra cercano di farla scoppiare a tutti i costi.
Leggere “Un uomo di rispetto” con attenzione ti offre tante prospettive e chiavi di letture diverse oltre al valore narrativo adatto a tutte le tipologie di lettori e personalmente anche in questo caso, a fine lettura mi è venuto in mente il video diEugenio ScalfariedUmberto Ecoche propongo alla fine in omaggio diPino Cervoe al suo lavoro suFrancesco Tommasinoche ci ha regalato uno spaccato importante sulle vicende sessane post unitarie ma ci comunica altesì, che la ricerca e sugli studi su questa tragica pagina di storia è solo all’inizio e c’è ancora tanto da ricercare negli immunerevoli archivi pubblici e privati ma per avere un lavoro efficace bisogna spogliarsi definitivamente dalle ideologie che dopo il loro fallimento è inutile poterle farle rientrare dalla porta della storia ed infine bisogna prendere di petto la questione dei tradimenti senza aver paura di far emergere nomi e cognomi dell famiglie che nonostante fossero nate e arricchite con i Borbone, non disdegnarano di accogliere a braccia aperte l’invasore piemontese con la giustificazione di seguire le ideologie liberali e progressiste o, la motivazione più attendibile, di poter proteggere e aumentare “LA ROBBA”           

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Briganti furono loro di Angelo Manna (Quegli assassini dei fratelli d’ Italia)

Posted byon Ott 17, 2026

Briganti furono loro di Angelo Manna (Quegli assassini dei fratelli d’ Italia)

Dal sitowww.angelomanna.it

La premessa

SETTARISMO INDECENTE

Nell’agosto del 1961, mentre anche tutto il Sud celebrava il centenario dell’unità d’Italia fra masochistici evviva e tripudi di tricolori (e ne frusciava danaro pubblico in alza-bandiere e marce-reali…), ci armammo di blocco-notes e magnetofono e partimmo alla volta di Casalduni e di Pontelandolfo dove celebrammo alla nostra maniera (come dire a nostre spese e contro-corrente…) il centenario che ci parve più consono: il centenario dei massacri, degli stupri, dei furti e degli incendi patiti dalla povera gente di quelle strapovere terre sannite che la gloriosa massacratrice Italia-una ebbe il cinismo fottuto di ribattezzare terre di briganti. Ma rievocare quel maledetto ferragosto nel quale i bersaglieri scrissero forse la pagina più sporca della loro sporca storia risorgimentale non ci interessa. Altri l’hanno rievocato, e finalmente senza tirature di veli per carità di patria. Ci interessa dare solo la più concisa e la più precisa idea che del cosiddetto risorgimento italiano intesero darci, a Pontelandolfo (a casa del carissimo nostro Amico avvocato Pasquale Vessichelli) un vecchio maestro elementare di Morcone, don Liunardo (classe 1875), e un non meno giovane ex portalettere originario di San Lupo, don Mattiuccio …

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LUCIO SEVERO A GAETA (III)

Posted byon Ott 16, 2026

LUCIO SEVERO A GAETA (III)

CAPO IX.

DIFESA DEL 1815

Reduce Ferdinando I dalla Sicilia, dopo d’aver trionfato su i nemici, che rapito gli avevano il trono, le Armi d’Europa se ne stavano mute, nel mentre che i loro sguardi tenean rivolti alla Fortezza di Gaeta.

Alessandro Begani, che ne aveva avuto il sapremo comando, dopo la breve campagna d’Italia, in cui, come Maresciallo di Campo, teneva la superiore direzione dei parchi di artiglieria, si risolvette a difendersi. In tal rincontro questo distinto militare mostrò chiaramente quanto valga più l’energia e la capacità del Generale che il numero maggiore dei soldati; e quanto sia vero, che la virtù e la costanza del Capo basta a tener ferma la disciplina tra i soldati, nel tempo di guerra.

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Maestri Domenico: un romanzo antirisorgimentale del 1871

Posted byon Ott 16, 2026

Maestri Domenico: un romanzo antirisorgimentale del 1871

Gianandrea de Antonellis

La Rivoluzione spesso non è – nella sua interezza – violentemente sanguinaria. Lo è in alcune sue espressioni, ma, affinché risulti vincente, di solito cerca di raggiungere il proprio scopo attraverso una serie di piccoli atti, eventualmente supportati da qualche grande evento (magari violento e sanguinario).

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LUCIO SEVERO A GAETA (II)

Posted byon Ott 9, 2026

LUCIO SEVERO A GAETA (II)

CAPO IV.

DIFESE DI POCO MOMENTO

A quanto ne discorrono glistorici, (3) il primo attacco che sostenne Gaeta fu nell’anno 846; in cui essendo venuti i

  1. Cialdini in un proclama dopo la resa di Gaeta si stemperava in elogi verso i suoi soldati, i quali non mostrarono altro valore, durante la difesa, che destrezza di caricare cannoni Ca valli e cannoni rigati di lunghissima portata, in distanza tale, da bombardare il presidio ed i pacifici cittadini della fortezza, senza che la piazza con le sue artiglierie avesse potuto nuocerli; e ciò viene confermato da uno stesso sporico della rivoluzione, Mercuri, il quale dice:L’artiglieria rigata schiacciava la piazza a distanze enormi, e le artiglierie di essa non potevano rispondere con successo che ai Cappuccini, a 1500 metri. Or se le batterie di Cialdini erano postate da 4700 a 3200 metri di distanza, qual valore mostrarono i soldati del Settentrione? Lo giudichi il lettore.
  2. Il Capitano Guarinelli non solo tradì Ferdinando II nell’esecuzione dei lavori fortilizi in Gaeta, per la qual cosa accumulò molto danaro e si edificò più palagi in Gaeta stesso; ma tradì anche Francesco II in diriggere i lavori di fortificazione a S. Maria di Capua, e quelli del bombardamento a Gaeta… unito al tenente Francesco de Renzis. Lasciamo ai posteri il giudizio di un tradimento sì turpe, e di una infamia sì detestabile.
  3. Molte notizie abbiamo sull’uopo attintedall’antologia militaredel Generale A. Ulloa.
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L’ARTE DELLA SETA A CATANZARO

Posted byon Ott 4, 2026

L’ARTE DELLA SETA A CATANZARO

Un importante studio di Amedeo Toraldo (Il Lametino) di Vincenzo Villella, del 26 Febbraio 2016

Dal basso medioevo al XVIII secolo la gelsi-bachicoltura e la produzione della seta in Calabria hanno avuto un ruolo di primo piano nell’economia regionale, non essendoci ancora la concorrenza delle regioni settentrionali e dei paesi esteri. In quel lungo arco di tempo la sericoltura si impose a Catanzaro dove la produzione della seta è stata una vera e propria arte, ossia – come scrive Augusto Placanica – “un complesso di importantissime strutture economico-giuridiche che coinvolgevano e regolamentavano tutto un universo economico, sociale, culturale”.

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