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ELISABETTA FARNESE, DA PARMA AL TRONO DI SPAGNA: UN’ITALIANA A CORTE

Posted by on Mag 6, 2017

ELISABETTA FARNESE, DA PARMA AL TRONO DI SPAGNA: UN’ITALIANA A CORTE

“Il cuore di un romanzo, la fierezza di uno spartano, la costanza di un inglese, l’astuzia di un italiano, la vivacità di un francese, formarono questa donna singolare. Ella cammina audacemente al compimento dei suoi disegni; non vi è cosa che non sappia stupirla, niente che sappia fermarla.” (Federico il Grande).

 

 

PREMESSA

Elisabetta Farnese, duchessa di Parma e ultima della casata Farnese con questo titolo. Divenne regina di Spagna sposando Filippo V di Borbone rimasto vedovo della ventiseienne Maria Luigia Gabriella di Savoia. Elisabetta entrò a corte in tono dimesso; ma ben presto seppe essere quasi infallibile nel collocare in posizioni strategiche i figli Carlo (III) e Filippo (I), svantaggiati rispetto ai figli di primo letto. Una considerevole prova d’amore di madre.

 

LA GIOVANE ELISABETTA FARNESE

 

Elisabetta Farnese nacque a Parma il 25 Ottobre 1692 da Odoardo Farnese, primogenito del Duca Ranuccio II; e da Dorotea Sofia di Neuburg; a sua volta figlia dell’Elettore palatino Filippo Guglielmo e sorella della vedova di Carlo II di Spagna.

Elisabetta non era bella, per via delle cicatrici lasciatele sul volto dal vaiolo; e per alcuni detrattori dell’epoca, nemmeno intelligente.

Ma la realtà, ben presto si sarebbe rivelata; tra adattamenti, opportunismi, e complice la scarsa vocazione del re a regnare, Elisabetta Farnese seppe esercitare il potere condizionando molte scelte politiche.

Il suo ingresso nella vita politica europea avvenne il 16 Settembre 1714, quando sposò per procura nella sua città natale Filippo V di Spagna.

A combinare il matrimonio col re vedovo, era stato il futuro Cardinale Alberoni; il quale, sfruttando abilmente l’apatia del monarca, e la ferrea volontà della principessa Orsini, dominatrice a Corte di dare al re come consorte una donna che, pronta a riconoscere il suo potere, le fosse grata per la preferenza accordatale.

Filippo V, primo Borbone di Spagna, era diventato re a 17 anni. Poco dotato per la politica, non amava la guerra. Sicuramente, un grave problema; il giovane nipote del Re Sole doveva il suo trono ad un complicato intrigo diplomatico che aveva prodotto quattordici anni di sanguinose battaglie in Europa.

A governare il Regno di Spagna in realtà, era il nonno re di Francia che, grazie ad una solida rete di collaboratori, riusciva a guidare e dominare l’inesperto sovrano (in seguito Elisabetta Farnese lo avrebbe sostituito).

Rimasto vedovo nel Febbraio 1714, Filippo V aveva urgente necessità di sposarsi (il temperamento focoso faceva onore alla Casata Borbone) non essendo portato alla castità, che tra l’altro gli provocava violente emicranie.

L’ardente fede però, gli impediva di risolvere il problema (come invece aveva fatto suo nonno Luigi XIV) con una o diverse amanti. I rimorsi di coscienza lo avrebbero messo in crisi di fronte a una situazione irregolare.

La sua anima devota lo dissuadeva dal prendere decisioni simili; dunque la questione per ministri e consiglieri non era di semplice soluzione.

Maria Luigia di Savoia, prima moglie del re, aveva un carattere docile e sottomesso; si era prestata bene ad un stretto controllo da parte dell’entourage del sovrano; che di conseguenza, non aveva nessun motivo per cambiare abitudini consolidate.

Ora, si trattava di trovare una nuova moglie per il re che avesse le medesime caratteristiche e cioè: obbediente, mite di carattere, disinteressata agli affari di Stato; e fondamentale, che provenisse da un Regno non in guerra con la Spagna.

L’Abate Alberoni aveva già pronta la soluzione; in qualità di rappresentante a Madrid del Duca di Parma, caldeggiò il nome della nipote del suo Sovrano: Elisabetta Farnese.

La descrisse in questi termini: “ è una brava figliola di 22 anni, piuttosto brutta, si ingozza di burro e parmigiano, è stata allevata in campagna e nella sua vita non ha sentito parlare d’altro che di cucito, ricamo e attività simili. Il suo più grande interesse al momento, sono i bachi da seta. Insomma una ragazza più docile, è difficile da immaginare”.

I consiglieri entusiasti, non faticarono a convincere il Re. A Filippo V interessava soprattutto una legittima sposa con cui dar sfogo alla sua natura e desiderio, senza incorrere in crisi di coscienza.

La realtà era ben diversa. Elisabetta Farnese non ci mise poi tanto a ribaltare le convinzioni sulla sua persona; altro che “ timida fanciulla cresciuta all’ombra della sua casa” così scarsa di carattere da “farne ciò che si volesse”. Imparentata con gli Asburgo, ricchissima, e unica erede del Ducato di Parma e Piacenza, di remissività, neppure l’ombra.

In effetti, l’entourage del Re, ignorava completamente la dura forgia con cui era stata plasmata Elisabetta; portata per gli intrighi, insolitamente colta per la sua epoca (si era dedicata allo studio per l’intera esistenza), parlava il latino, il tedesco, il francese e lo spagnolo. Si rivelò insuperabile maestra nel tessere trame.

Colpita dal vaiolo, a cui era sopravvissuta a stento, ne era rimasta pesantemente segnata sul viso e sulle braccia. Orfana di padre, e confinata in una Corte marginale, Elisabetta trascorse la sua infanzia e giovinezza in isolamento, dedicandosi allo studio delle lingue, della musica, e della danza. Esattamente il contrario di quanto si pensasse, la futura Regina di Spagna era intelligentissima, indocile, astuta, caparbia, e non in ultimo, altezzosa.

E quando ormai si era convinta di restare zitella, la diplomazia o il destino, le trovarono marito.

Non ci mise molto a capire quale fosse il suo ruolo, e a che gioco giocare;   mantenne la sua maschera di docilità fino alle nozze.

Il suo non facile carattere andava conquistato e rassicurato. Di contrappasso, il carattere di Filippo V era freddo, abulico, malinconico, taciturno e nevrastenico. La sua unica passione era la caccia, diffidava del mondo e non aveva fiducia in sé stesso; abitudinario e solitario, non aveva nessun interesse per gli altri; particolare rilevantissimo: era dotato di scarso buonsenso. Inevitabilmente il Re avrebbe scelto presto una nuova moglie; vedovo e con due eredi maschi per cui una presenza femminile era indispensabile.

La diplomazia europea era stata subito attenta alle nuove mosse del giovane Sovrano. L’Ambasciatore veneziano N. Rizzo (III) in seguito lo avrebbe definito: “amantissimo delle mogli”.

IL RE “PRENDE” MOGLIE

Già durante le esequie di Maria Luigia di Savoia era iniziato il toto candidate al ruolo di Regina di Spagna. Le candidate certo non mancavano: due Principesse di Savoia, una Principessa portoghese, e la figlia dell’Elettore di Baviera caldeggiata dalla Regina madre.

Ovviamente, la scelta doveva passare per l’approvazione della Principessa Orsini, divenuta arbitra per volontà del Re di Francia dei destini dei Reali spagnoli; vera eminenza grigia di tutta la Spagna.

Abilmente, l’Abate Alberoni convinse la “camarera mayor” Orsini, che la giovane Principessa Elisabetta Farnese era la candidata più adatta, presentando le migliori garanzie: “ (…) fatta matura riflessione sopra quanto le avevo detto della signora Principessa di Parma, trovava l’Orsini che avevo ragione di dire che, fra quante si presentassero, questa era quella che più conveniva al Re di Spagna.” (Carteggio farnesiano estero, b. 132 fasc.10, lettera 11 Giugno 1714)

Luigi XIV, informato dalla Orsini diede il suo assenso; molto soddisfatto anche il Pontefice Clemente XI, che considerava le vicende della Famiglia Farnese come un’opportunità per le proprie ambizioni politiche. Il 25 Agosto fu firmato il contratto nuziale.

La considerevolissima dote ammontava a 100.00 doppie, sommate all’ingente valore dei gioielli: “a tant’onore di degnanza un tanto Genero, pensò il Farnese corrispondervi alla men con promesse, unendo alla dote la sostituzion, l’eredità eventuale di questi stati per sopradote”. (infornationshistoriques… c.622).

Il 16 Settembre le nozze con sfarzosi festeggiamenti; il Cardinale Gozzadini inviato dallo stesso Papa, impartiva solennemente la benedizione nuziale, rappresentando lo sposo il Duca di Parma.  Il Papa conferì ad Elisabetta Farnese “ La Rosa d’Oro” una onorificenza come pegno di simpatia per la sua nuova Patria: la Spagna.

La Regina fu accompagnata in Spagna dall’ Abate Alberoni, che durante il viaggio la mise in guardia verso la “camarera mayor” della defunta Regina, l’ingombrante Principessa Orsini; una sorta di dama d’onore/spia inviata da Luigi XIV.

“Scaltra come una zingara” e non solo “una buona lombarda impastata di butirro e formaggio”, dotata di uno spirito libero e indipendente da “donna che sa volere fortemente” (Antonio Grimaldi) dimostrò assai presto, doti non comuni di statista.

Il Re aveva atteso anche troppo; il matrimonio per procura era avvenuto il 16 Settembre 1714 ma Elisabetta ( molto strategicamente ) era giunta in Spagna solo a Dicembre. L’Abate Alberoni la condusse a Pamplona; ed a nessuno fu dato sapere cosa si dissero durante un breve e riservato colloquio.

PROVA DI FORZA

L’incontro tra le due dame avvenne il 25 Dicembre a Fadraques; la settantaduenne Principessa Orsini volle incontrare la Regina ancor prima del suo sposo, come tangibile dimostrazione di potere. Informata troppo tardi dell’effettivo carattere della Regina, si era comunque preparata a resistere allo scontro.

L’incontro finì molto bruscamente dopo pochissimi minuti con l’ordine perentorio di arrestare l’anziana e intrigante Principessa Orsini e accompagnarla fuori dal Regno.

In seguito l’anziana Principessa ebbe a lamentarsi: “ Partii alle undici di sera, mentre nevicava, con un vento ed un freddo spaventosi”.

Il coup de theatre di Fadraques fu la prima dimostrazione pubblica della ferrea volontà della giovane Regina. Il Re informato dell’accaduto e sicuramente sconcertato dalla durezza del gesto, non gli restò altro che confermare il provvedimento per non arrecare dispiacere alla moglie. Alla “camarera mayor” non servì neppure la protezione di Luigi XIV a cui inoltrò le sue lagnanze; lungi dall’ inimicarsi per lei la giovane Sovrana.

L’esilio della Orsini diede vita, almeno inizialmente, all’alleanza Farnese-Alberoni; e quindi a un nuovo periodo politico per la Spagna affrancata dall’ingerenza della Francia.

LA POLITICA

Ambiziosa, giovane, e con grande passione per il potere, Elisabetta divenne presto Primo Ministro di Filippo V, la cui indole apatica e insicura gli fece accettare di buon grado la situazione.

L’Abate Giulio Alberoni e il patrigno Francesco Farnese Duca di Parma, guidavano e consigliavano la giovane Sovrana, onde evitarle pericolosi sbandamenti e ingenuità. La continua azione sotterranea di Alberoni consentì di riallacciare i rapporti con la Francia compromessi da l’affaire Orsini; fu ancora l’Abate a consigliare la Regina di troncare la chiacchierata amicizia con il Cappellano Maggiali.

Con l’appoggio di Elisabetta, Alberoni intraprese tutta una serie di riforme interne alla Casa Reale e al Governo; uomini scelti vennero insediati in posti chiave in sostituzione dei precedenti legati al partito francese. Per espressa volontà dei Farnese, Alberoni assurse alla Dignità Cardinalizia. Nel 1716 Alberoni venne nominato Primo Ministro; ma di fatto già occupava questa posizione presso la Corte spagnola. Nello stesso anno nacque Carlo, l’erede maschio della Casa Reale preceduto da sette figli.

Elisabetta era ben consapevole che il primo dovere di una Regina era: obbedire alla Chiesa e… “fare un figlio ogni nove mesi…” (Casa e Corte Farnesiane, b. 41 fasc.4 lettera del 3 Febbraio 1715).

Elisabetta Farnese condusse una politica secondo personali aspirazioni e obiettivi; degna erede di un’ambiziosissima famiglia ascesa al Trono Ducale di Parma. La Sovrana consacrò tutta la vita ad uno scopo: procurare un Regno alla sua numerosa prole, che i due figli di primo letto, escludevano dal Trono di Spagna. Per raggiungere questo obiettivo, Elisabetta incoraggiò Filippo V a intraprendere una estenuante serie di conflitti (si può affermare con una certa sicurezza che le ambizioni materne di Elisabetta Farnese contribuirono a cambiare il volto all’Italia).

Dopo anni di intrighi e trame, di alleanze e di loro rovesciamenti, di guerre pressoché ininterrotte, di accordi traditi, Elisabetta raccolse i frutti della sua lungimirante politica, riuscendo a sistemare i figli maschi e femmine nelle più prestigiose Corti Europee.

Nel 1732 Carlo primogenito di Elisabetta, ottenne il Ducato di Parma . Due anni dopo Spagna, Francia e Savoia si allearono contro l’Austria nella guerra di successione austriaca. Carlo approfittando di questa occasione invase Napoli e la Sicilia. Filippo V cedette al figlio tutti i diritti sull’Italia Meridionale appartenuti alla Corona di Spagna e persi nel 1714 con il trattato di Utrecht; nasceva così, il Regno autonomo di Napoli e la dinastia dei Borbone-Napoli ( in seguito Borbone-Sicilia). Il Ducato di Parma tornò a Elisabetta, che dopo un altro capovolgimento di alleanze e guerre, venne assegnato al secondogenito della Regina, il debole Filippo; il quale insieme alla moglie Elisabetta di Francia, figlia di Luigi XV ( figlio di un fratello di Filippo V), dava inizio alla discendenza dei Borbone-Parma.

Oppresso dal peso del Governo, il primo Borbone spagnolo abdicò una prima volta nel 1724, ma il successore Luigi I, consumato dalla tisi morì pochi mesi più tardi.

Costretto di nuovo a regnare, Filippo V restò malvolentieri sul Trono, fino alla morte avvenuta nel 1746, quando gli succedette un altro figlio di primo letto Ferdinando VI, che non avendo eredi, lasciò la Corona al fratellastro Carlo illuminato Re di Napoli, nel 1759.

Il nuovo Sovrano impiegò qualche mese prima di sedere effettivamente sul Trono di Spagna, che nel frattempo, venne retto dall’onnipresente, autoritaria Elisabetta.

Elisabetta a questo punto si ritirò definitivamente a Sant’Ildefonso. Mantenne fino all’ultimo il gusto per l’intrigo e la mordente vivacità di spirito. Morì l’11 Luglio 1766 a 74 anni, quasi cieca. Il sangue di questa indomita Regina italiana scorre ancora nelle vene di molti sovrani e ex sovrani d’Europa.

LETTURA IN CHIAVE STORICA

Non le sono stati risparmiati gravi giudizi sulla sua politica che sembrò rovinosa agli occhi della Spagna e a quelli dei contemporanei dell’Europa.

Pur di assicurare un Regno ai suoi figli, trascinò la Spagna nelle guerre di successione polacca e austriaca, immiserendo il proprio Regno.

Tuttavia degna allieva dell’Alberoni continuò una politica di conquista che avrebbe dovuto restituire alla Spagna il primato europeo da troppi anni perduto.

Più fortunata del suo maestro, riuscì a portare sotto l’influenza spagnola buona parte dell’Italia.

I tentativi di Alberoni e di Elisabetta Farnese erano volti a scuotere dal letargo la Spagna dei Re cattolici e di Carlo V. Il Paese, incapace di sopportare una politica a grande sviluppo, finì di esaurirsi nello sforzo. La colpa non fu esclusivamente dei suoi ultimi grandi reggenti, incapaci di affrancarsi da una tradizione locale che continuava ad assegnare al Paese ambizioni imperialistiche. Dopo qualche anno dalla scomparsa di Elisabetta, i Regni di Napoli e di Sicilia e il Ducato di Parma e Piacenza, da sotto l’influenza spagnola, finirono sotto quella austriaca.

Svanirono così, gli ultimi effetti dell’operato di Elisabetta.

Dedicato alla mia mamma, Linda

Lucia Di Rubbio                                          

 

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