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Federico II e la sua incoronazione imperiale/ Storia della Sicilia del professore Massimo Costa 15

Posted by on Apr 6, 2021

Federico II e la sua incoronazione imperiale/ Storia della Sicilia del professore Massimo Costa 15
  • La breve e crudele tirannia di Enrico Hohenstaufen
  • Federico II incoronato a soli 3 anni
  • Il Regno cade nel caos
  • Innocenzo III cerca di portare ordine
  • Federico esce di tutela e sposa Costanza d’Aragona
  • Federico è “Sacro Romano Imperatore”

La breve e crudele tirannia di Enrico Hohenstaufen

La regina Costanza, siciliana di nascita, nulla poté sul suo brutale consorte. Molti tedeschi ricevettero feudi in Sicilia, e la Sicilia fu trattata durante il breve regno di Enrico (1194-1197) come un regno straniero conquistato. Il tesoro di Ruggero, il suo mantello regale, furono trafugati e portati in Germania. Da allora e fino alla fine del Sacro Romano Impero quel mantello sarebbe stato usato all’atto delle incoronazioni, e tutt’oggi si trova a Vienna, dove risiedettero gli ultimi sacri romani imperatori. Furono compiuti atti di incredibile crudeltà e barbarie. Una malattia misteriosa si portò via presto il successore di Federico Barbarossa a pochi anni dai suoi misfatti, tra tormenti terribili, a soli 32 anni. A lui si deve solo una piccola riforma monetaria: l’introduzione in Sicilia dei “denari” italiani (quindi l’unico innesto di monetazione di derivazione carolingia nel sistema monetario siciliano), come moneta divisionale, posta pari a 1/16 di tarí. Questo avrebbe fatto sparire le vecchie monete di rame di derivazione bizantina (i follari) e le monete in mistura d’argento di derivazione araba (le kharrubbe). Col tempo questi denari (di cui all’inizio erano coniati persino i quarti), detti anche “pìccioli” avrebbero subito un processo di svalutazione molto più rapido di quello del tarì, perché coniati in moneta vile e perché, nei torbidi del XIV, coniati addirittura dai feudatari; così sarebbero finiti per stabilizzarsi in età moderna a 1/120 di tarì e a 1/6 di grano, cioè sarebbero diventati l’unità di conto minima del sistema siciliano.

Federico II incoronato a soli 3 anni

Costanza d’Altavilla, forse già conscia del suo cattivo stato di salute, fece allora incoronare Re di Sicilia il piccolo Federico, di soli 3 anni, lo pose sotto la tutela di papa Innocenzo III, e poco dopo morì. La Sicilia teoricamente sarebbe dovuta quindi essere amministrata dal Papa, nella qualità di tutore di Federico II (lo chiamiamo così per tradizione storiografica, in realtà era soltanto primo di Sicilia, mentre sarebbe stato secondo solo come S.R.I.). Per quanto Innocenzo III avesse un’alta concezione del suo ruolo teocratico non poté realmente occuparsene. La tutela di fatto fu affidata a Gualtiero di Palearia, cancelliere del Regno assistito da altri tre funzionari regi in un consiglio di reggenza. Soltanto l’anno successivo, però, il capo del partito “tedesco”, Marcovaldo di Annweiler, sponsorizzato da Filippo duca di Svevia, zio del piccolo Federico, invade il Regno, occupando e conquistando quasi tutto la parte continentale. Il Papa manda aiuti all’esercito siciliano e non riconosce l’usurpatore, ma senza molto successo. Con l’aiuto della flotta pisana Marcovaldo sbarca a Marsala, si allea con i musulmani dell’interno, dilaga nel Val di Mazara e assedia Palermo, ma viene sconfitto dalle forze riunite del Governo della Reggenza e dei rinforzi papalini. Ma i papalini a questo punto si ritirano sul Continente, dove al posto della signoria dell’Annweiler si viene a creare piuttosto una situazione di anarchia in cui le funzioni regie sono sempre più usurpate dagli inviati del Papa, ma senza riuscire a riportare l’ordine. Questo dà fiato all’usurpatore che continua la guerra, tentando senza successo un colpo su Messina con l’aiuto della flotta pisana, ma venendo nuovamente sconfitto dalle forze leali al Consiglio di Reggenza.

Il Regno cade nel caos

La situazione si complica quando Gualtiero di Brienne, genero di re Tancredi, si fa investire dal Papa, che era anche alto signore feudale degli stati meridionali (Puglia e Capua), per la Contea di Lecce già appartenuta al suocero e per il Principato di Taranto che perfidamente Enrico VII aveva promesso allo sfortunato Guglielmo III. Il Cancelliere, Gualtiero di Palearia, considerò violate le prerogative del Regno, anzi minacciato lo stesso pupillo dalla riammissione degli eredi di re Tancredi, e reagì alleandosi con Marcovaldo, ammesso nel Consiglio di Reggenza per un posto resosi vacante, mentre lottava nel Continente con Gualtiero di Brienne che, sempre nel nome del piccolo Federico, stava ottenendo molti successi. Marcovaldo poco dopo morì. Il Regno cadde nel caos. Per un certo periodo si impadronì di Palermo e del piccolo re tale Guglielmo Capparone, mentre i musulmani nei castelli all’interno del Val di Mazara si erano resi in pratica indipendenti, il partito tedesco riprendeva piede nel Continente per la morte di Gualtiero di Brienne, Pisa e Genova lottavano per la città di Siracusa, i feudatari e le città erano praticamente in balia di sé stessi. In questi anni di torbidi si stava svolgendo la IV Crociata, cui certamente la Sicilia nel caos non era in grado di partecipare, ma che avrebbe avuto un certo impatto sugli spazi geopolitici della stessa. Questa crociata in realtà non ebbe come obiettivo la Terra Santa, ma l’Impero Romano d’Oriente, occupato dai Veneziani e sostituito dal fantoccio “Impero Latino d’Oriente”, mentre ciò che ne restava si spappolava tra l’Impero di Nicea, quello di Trebisonda e il Despotato d’Epiro; anche se ricostituito dopo la morte di Federico con l’aiuto dei Genovesi, non si sarebbe più ripreso e a est del Regno, nei Balcani, si stava quindi creando un vuoto politico che sarebbe durato secoli, fino alla venuta dei Turchi.

Innocenzo III cerca di portare ordine

Nel 1206, riconciliatosi con il Papa, il cancelliere Gualtiero di Palearia riesce a rientrare in possesso di Palermo e della tutela del piccolo Federico, al quale nel frattempo non era mancata un’ottima formazione, nonostante i torbidi politici in atto. Sono leggende senza fondamento quelle che vorrebbero il piccolo Federico vagabondare abbandonato a se stesso per le vie di Palermo, protetto e sostentato dai cittadini e ritornare soltanto di tanto in tanto a Palazzo. I tentativi di Innocenzo III di riportare un po’ d’ordine nel Regno ai confini meridionali dello Stato della Chiesa fallirono miseramente, nonostante qualche successo nei territori di confine e un’assemblea quasi parlamentare da lui presieduta a San Germano, per pacificare almeno il Principato di Capua. Approfittando dell’assassinio in Germania di Filippo di Svevia (1208), egli pensa di dividere stabilmente le corone, attribuendo quella tedesca e imperiale al capo del partito guelfo, Ottone IV di Brunswick, che infatti venne incoronato a Roma nel 1209, e lasciando la Sicilia (ancora tutta da domare) al suo pupillo, al quale consigliò, giovanissimo, di sposare Costanza, figlia del re d’Aragona. Ottone, però, non rispetta i confini con il Regno di Sicilia, strappa allo stesso gran parte dell’Italia meridionale, cercando di costruire un grande regno italiano, all’interno dei confini dell’Impero. Ma i disordini che si creano in Germania lo costringono ad abbandonare il campo mentre era già arrivato in Calabria, e quindi le sue conquiste non restano durature.

Federico esce di tutela e sposa Costanza d’Aragona

Federico, nel frattempo (1209), usciva di tutela, sopravvissuto fortunosamente all’anarchia. Soltanto due anni dopo fece coronare il piccolo figlio Enrico (II) come correggente di Sicilia, a dimostrare la continuità della nuova dinastia sveva. Federico ebbe la fortuna di studiare molto da piccolo e da giovane, molto più che i suoi coetanei, e fu un uomo al di fuori del comune, di rara intelligenza e cultura. Cresciuto a Palermo, fu un vero re siciliano a tutti gli effetti, siciliana fu la sua lingua madre, anche se conosceva e parlava bene il latino, il greco, l’arabo e, un po’ meno bene forse, il volgare tedesco. Uscito così, miracolosamente illeso, dall’anarchia della sua minore età a soli 15 anni entra nel pieno delle proprie funzioni quale re di Sicilia. Sposa una donna molto più grande di lui, la regina Costanza (da non confondere con l’omonima madre), che si rivelerà di grande aiuto nei primi anni di regno. I primi anni gli serviranno per ristabilire con mano ferma la sua autorità in Sicilia, mentre sui possedimenti continentali resta alquanto debole. Ma il suo “colpo da maestro” è il ricongiungimento delle corone siciliana e tedesca, a lungo avversato dai pontefici che temevano di essere presi “a tenaglia” da Nord e da Sud. Lascia il Governo della Sicilia alla moglie, “vola” in Germania e riunisce le corone.

Federico è “Sacro Romano Imperatore”

Approfittando delle divisioni interne all’Impero, lascia alla moglie il governo della Sicilia e, passando da Roma, con un viaggio avventuroso tra le città d’Italia a lui fedeli, giunge in Germania dove prende possesso del Ducato di Svevia. Qui con un capolavoro di diplomazia, concedendo ulteriori diritti ai feudatari, l’ereditarietà piena al Regno di Boemia, alcune concessioni di confine alla Danimarca, si allea stabilmente con il re di Francia, e insieme a questi a Bouvines (1212) sconfigge Ottone di Brunswick, i cui disordini, a capo del partito Guelfo, sarebbero però continuati sino alla sua morte avvenuta nel 1218. Federico è incoronato “Re dei Romani” ad Aquisgrana nel 1215 (cioè titolare delle tre corone di Germania, Italia e Borgogna, ma non ha ancora l’investitura imperiale). Papa Innocenzo, per dargliela, ha un conto in sospeso da saldare con la Sicilia, che aveva interrotto per la prematura morte della madre Costanza. Oltre che di Puglia e Capua, voleva essere riconosciuto signore feudale anche per la Sicilia e voleva ritirare l’Apostolica legazìa a suo tempo concessa a Ruggero I. Oltre a questo Federico II avrebbe dovuto lasciare la Sicilia al figlio, ma questi non ebbe tempo di accontentare le pretese del Papa, anche se avesse voluto, perché nel frattempo questi sarebbe morto (1216). A questo punto ritiene giunto il momento di rafforzare il suo potere. Fa riconoscere il piccolo Enrico anche Re dei Romani (oltre che di Sicilia), scende a Roma, dove aiuta il Papa a rientrare per una sommossa che lì si era scatenata, e così ottiene senza pagare alcun prezzo di potere finalmente essere incoronato Sacro Romano Imperatore (1220). Onorio III lo incoronò ma con la promessa di unirsi alla V Crociata che si stava svolgendo, senza particolare esito, proprio in quel frangente. L’Impero allora includeva le tre corone di Germania, Borgogna e Italia (la Boemia era invece un regno vassallo), ma solo sulla prima l’autorità dell’Imperatore era abbastanza salda. Federico però non era molto interessato alla Germania, dove fece riconoscere Re dei Romani il giovane Enrico, venuto dalla Sicilia. Provvide così a rafforzare la gestione “collegiale” dell’Impero, con una debole autorità centrale, per potersi meglio concentrare sul Regno di Sicilia, che restava il centro dei suoi interessi. E proprio con il pretesto di riportare l’ordine sui vassalli ribelli del Continente e sui Saraceni dell’Isola Federico riuscì a rimandare la promessa di prendere parte alla Crociata in corso.

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