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FEDERICO PALMIERI, UNIVERSITA’ BARI, E L’OSSESSIONE DEI “NEOBORB”

Posted by on Gen 6, 2021

FEDERICO PALMIERI, UNIVERSITA’ BARI, E L’OSSESSIONE DEI “NEOBORB”

Che Natale 2020 strano, Natale agli arresti domiciliari senza indagini preliminari e giusto processo per colpa di un giudice infame e corrotto dal nome covid-19. Anche la meterologia s’è messa a suo servizio e se potevamo prendere un’ora d’aria non è stato possibile farlo perchè ha piovuto quasi tutti i giorni e quindi, in solitudine, tra mangiate e bevute non poteva mancare il classico zapping con la tv.

Qualche mattina fa, appena mattina, tra un canale e l’altro mi fermo su Rai Storia, il canale tematico storico di mamma Rai che in molti conoscono e che purtroppo è anche un micidiale strumento di diffusione del pensiero unico tanto caro ai giacobini, perchè comincia a parlare un giovane di bella presenza molto sicuro di se, peccato che non è riuscito a nascondere il fatto che leggeva degli appunti, venuto dall’Università di Bari per parlare del fenomeno e del mondo identitario etichettato come mondo “neoborb”, il dottorando porta il nome di Federico Palmieri

Quello che s’è ascoltato non meriterebbe nessun commento però abbiamo deciso di dare alcune risposte perchè in questa fase storica particolare è giusto così.

Oggi cominciamo, senza commentare, a proporre la trasmissione da cui tutto è nato e uno studio che Federico Palmieri ha pubblicato ritrovato dal Prof. Fernando Di Mieri e curato da Raimondo Rotondi

MEZZOGIORNO E RISORGIMENTO
Nella rete delle Due Sicilie Il neo-borbonismo alla prova di Internet

di Christopher Calefati – Antonella Fiorio – Federico Palmieri

Le Due Sicilie rivivono sul web

La narrazione revanscistica neoborbonica ha sviluppato, negli ultimi anni, un importante processo di mediatizzazione. Il web, e i social in particolare, hanno agito da cassa di risonanza per le rivendicazioni di tutti quei movimenti e quelle associazioni di matrice sudista e/o reazionaria che abbiamo deciso di definire neoborb, non trattandosi sempre di soggetti neoborbonici tout court. Per oltre un anno abbiamo dunque monitorato l’attività di siti internet, pagine e gruppi Facebook afferenti all’universo neoborb. Siamo partiti dall’analisi delle pa­gine web digitando sul motore di ricerca Google la parola “Risorgimento”: da gennaio 2018 a gennaio 2019 i risultati restituiti da Google sono pressoché rad­doppiati, da 425.000 a 780.0001. Successivamente ci siamo soffermati sui princi­pali siti di riferimento. Il primo è, senza dubbio, quello del Movimento Neoborbonico, fondato nel settembre del 1993 a Napoli. Il Movimento ruota attorno a una visione nostalgica e perciò mitica del Regno delle Due Sicilie, ispirandosi a una tradizione tardo-ottocentesca, ultracattolica e reazionaria. A lungo le sue attività a favore di una maggiore conoscenza delle tradizioni d’età borbonica o tese al “riscatto” del Mezzo­giorno sono risultate iniziative di nicchia. Dal 2005 il Movimento è presente anche sul web, segnalando gli eventi in programma e i risultati “identitari” ottenuti. Attual­mente ha raggiunto quasi 12 milioni di visualizzazioni2. Altro sito molto attivo è briganti.info in linea con una certa storiografia marxista, da tempo superata, che vede nel brigante un contadino oppresso e perciò insorto; pagina sensibile verso tematiche “identitarie” o solidaristiche3. La rivista online eleaml.it, fondata nel 2000 da Nicola Zitara, giornalista calabrese, studioso non accademico di estrazione marxista e teorizzatore del “sud-colonia”, conserva un vasto archivio digitale 4. Oggi, inoltre, c’è la possibilità di avere un quotidiano comodamente in tasca, scaricando un’app sul proprio smartphone, stessa cosa per i maggiori social network. E molto spesso succede che un giornale o un sito internet venga consultato direttamente all’interno della stessa applicazione. Abbiamo perciò chiamato “siti megafono” quei portali che condividono articoli con temi forti della narrazione sudista e i cui link vengono caricati nelle pagine Facebook neoborb, solitamente accompagnati da titoli ad effetto. L’utente, incuriosito, clicca sul link aprendo il sito internet e approfondendo la notizia. La maggior parte di questi siti funge da strumento di propaganda, di amplifica­zione della vulgata neoborb, oltre ad avere un ritorno derivante dal click-baiting. Tra i più attivi in questa campagna mediatica figurano inuovivespri.it che presenta una ricca sezione di storia e contro-storia, altaterradilavoro.com, piattaforma web di un’associazione identitaria che si occupa di territorio, tradizioni e cultura; laveritadininconaco.com, un sito di news in cui si ritrovano notizie di politica, eco­nomia e anche di “medicina alternativa”. Il passaggio successivo riguarda l’analisi dei gruppi social, vere e proprie community in cui gli iscritti si scambiano informazioni, mantenendosi sempre aggiornati, anche attraverso i link che rimandano ad articoli e notizie vicine alle tradizioni neoborb. Di recente si è avuto un revival dei gruppi, che hanno di fatto sostituito quelli che una volta erano i forum e i blog. Al primo posto vi è ancora il gruppo Facebook del Movimento Neoborbonico che ha all’incirca 18.000 membri. Il gruppo è stato fondato nel 2008, ma ha incrementato i propri aderenti negli ultimi mesi. Nelle prime due settimane di gennaio 2019 ci sono stati 900 nuovi membri e 496 nuovi post. I partecipanti alla discussione virtuale condividono materiali, notizie e ini­ziative sul territorio ogni giorno. Un altro gruppo è Fratelli Meridionali Uniti, che conta circa 6000 membri, 100 negli ultimi 30 giorni. Anche questo gruppo, fon­dato nel lontano 2011, è tornato attivo di recente, come pure il Regno delle Due Sicilie Borbone ieri e oggi, che, pur non professandosi gruppo di matrice nostal­gica, ha nel titolo un richiamo esplicito ai sovrani dell’ultima dinastia che ha regnato sul trono di Napoli. Per essere visibili e generare consensi è necessaria un’ottima comunicazione, specialmente sul web, e quella neoborb, da questo punto di vista, è realmente impeccabile; il piglio narrativo è quello giornalistico, che ricerca continuamente la novità, mira a suscitare stupore e indignazione, raccontando una “vera storia”, la storia che hanno sempre “taciuto”. Lo stile è diretto e il con­tenuto estremamente semplificato: la storia si divide in buoni contro cattivi, non lasciando spazio a sfumature, ignorando quella complessità che caratterizza il metodo storico. In questo contesto, fertile per il rilancio del revanscismo neoborb, le fonti, il metodo e l’interpretazione risultano “vaniloqui per eruditi”5. A una comunicazione pervasiva si accompagnano altre strategie che, nel tempo, si sono rivelate abbastanza efficaci. La principale riguarda il mailbombing, l’invio di un numero esorbitante di e-mail rivolte a chiunque non intenda allinearsi alla vulgata neoborb, quindi storici, giornalisti, trasmissioni TV, guide turistiche. Non vengono contestate le tesi opposte sulla base di contenuti o di nuove ricer­che, ma solo attraverso un pressante e aggressivo shitposting, e così facendo si riescono ad ottenere dei risultati. Se ciò non dovesse accadere parte un’operazio-ne di boicottaggio, con l’invito a non acquistare il giornale, a non sfogliare la guida o a non guardare la trasmissione incriminata, con toni a volte soft, ma non di rado violenti. Una forma di boicottaggio è anche quella del Compra Sud in cui si sponsorizza l’acquisto di prodotti meridionali.

Un Regno da social network

La traslazione politica della vulgata neoborbonica si è tradotta nella formazione di movimenti politici locali che periodicamente si sono presentati alle tornate elettorali. Un esempio è fornito dal Movimento Duosiciliano che ha ottenuto lo 0,19% dei suffragi nel 2014 alle elezioni amministrative del comune di Bari6. Dalla micro-politica questa narrazione ha saputo spostarsi all’interno di partiti di più ampi consensi, che hanno portato le istanze neoborb presso le istituzioni locali e regionali. Il Movimento 5 Stelle pugliese ha proposto nell’estate del 2017 una mozione per il riconoscimento di una “Giornata della Memoria per le vittime meridionali dell’Unità d’Italia”, accettata in un primo momento dal Consiglio Regionale della Puglia, e successivamente “cassata” in seguito a numerosi inter­venti di docenti dell’Università degli Studi di Bari. La maggior parte delle iniziative neoborboniche nasce sul Web, in cui il social network Facebook figura come principale mezzo di divulgazione. Pertanto, la pratica del bombing informatico è evidente nella rapida diffusione dei contenuti attraverso pagine e gruppi che contano migliaia di followers. La pagina più seguita è Briganti, di più vecchia fondazione, con 322.320 followers: si occupa di varie tematiche riguardanti il Mezzogiorno, ma si è configurata come una vera e pro­pria “testa di ponte” della narrazione neoborb attraverso un’ampia diffusione di contenuti. In seguito, Terroni di Pino Aprile, con 140.559 followers, nata nel 2011 in concomitanza con la pubblicazione dell’ormai celebre libro: è la prima a pro­muovere la campagna “Compra Sud”, oltre che ad accentuare il discorso identitario meridionale in opposizione ad uno settentrionale. Segue la pagina ufficiale del Regno delle Due Sicilie che conta 71.839 followers, un’agenzia di stampa del Re­gno, come se fosse un’istituzione esistente “rispazializzata” all’interno del Web. Infine, il Movimento Neoborbonico, con 18.696 followers, pagina ufficiale dell’as-sociazione neoborbonica7. Un ruolo rilevante nel palcoscenico dei social network è svolto dalla comunica­zione iconografica. In questo senso le pagine neoborb sfruttano le potenzialità delle immagini nel suscitare immediate reazioni negli utenti. L’immagine delle teste mozzate in gabbia ha diverse “declinazioni”, fra cui quella di essere associata a dei contadini meridionali, a briganti oppure a soldati borbonici “massacrati”. Se si fa una semplice ricerca iconografica su Google, si può notare come la raffi­gurazione sia il frammento di una foto scattata durante la rivolta dei Boxer, avvenuta in Cina alla fine del XIX secolo. Un altro leitmotiv di questa narrazione è Angela Romano (diventata Angelina), una bambina – citata anche da Pino Aprile – morta nella provincia di Trapani in seguito a una rivolta popolare. La fake martyr è spesso associata all’immagine di Anna Frank, elevata a simbolo dell’eccidio perpetrato dai “piemontesi” nei confronti dell’inerme popolazione meridionale, come anche quella in cui assume le sembianze di una giovane vittima del conflitto mediorientale, smentita dalla versione non ritoc­cata della foto, in cui compare una bottiglietta di plastica, che rende impossibile la datazione al 1862. Le strategie di comunicazione adottate dalla vulgata neoborb risultano essere vin­centi poiché riescono facilmente a permeare l’opinione pubblica. A tutto ciò contribuisce l’organizzazione di una serie di eventi di “massa” come lo spettacolo realizzato nel 2011 presso il Teatro Piccinni di Bari, con l’avallo di sponsor privati e istituzioni pubbliche. L’operazione “revisionista” svela il suo tratto legato al merchandising prodotto dalla narrazione neoborb. Sono stati inaugurati numerosi store specializzati nella produzione e vendita di gadgets con il logo delle Due Sicilie. Queste aziende utilizzano altresì le pagine neoborboniche come vettore di sponsorizzazione delle proprie attività e dei loro prodotti. Un ulteriore step nel “proselitismo” è la pubblicazione di “manuali scolastici” incentrati sulla narrazio­ne pseudo-revisionista. Queste iniziative sono affiancate da incontri presso le scuole al fine di promuovere la vendita e l’adozione dei libri di testo da parte degli insegnanti. Oltre alle pagine neoborboniche, su Facebook agiscono anche delle pagine che cercano di frenare questa deriva anti-storiografica, attraverso la diffu­sione di contenuti accessibili a un pubblico più ampio. Queste non riescono a ottenere lo stesso appeal delle pagine “avversarie” in quanto il gap da recuperare nella quantità di utenti e profondità cronologica di azione è ancora molto alto. La pagina con più followers risulta averne circa 1/30 rispetto agli oltre 300.000 di Briganti8. Nonostante questi tentativi, lo scontro online si rivela spesso una corsa all’esaltazione dei martiri, che si distacca dalla corretta analisi storiografica ope­rata attraverso il metodo storico.

Orientarsi nella rete

Le riflessioni sin qui riportate sono il frutto di un’analisi condotta, a partire da dicembre 2017, per la partecipazione alla 7th AIUCD Conference 2018, Cultural Heritage in the Digital Age. Memory, Humanities and Technologies tenutasi a Bari. È stata monitorata una serie di siti web, sia generali che specialistici sul Risorgimento con annesse pagine Facebook e canali YouTube, da cui sono derivate le conclusioni sopra esposte. Il dato significativo che emerge è il mancato aggiornamento dei siti specialistici sul Risorgimento e una frequenza e utenza maggiore dei siti che, generalizzando, abbiamo chiamato neoborb, proprio in virtù dell’efficacia comuni­cativa che essi hanno. Tuttavia, per l’indagine storica, talvolta essi risultano lacunosi di riferimenti bibliografici, di autorità o fondi archivistici quando vengono con­divise e rese pubbliche delle informazioni o delle narrazioni. Il metodo seguito per l’analisi è quello elaborato dal gruppo di ricerca composto dai professori Antonio Criscione, Serge Noiret, Carlo Spagnolo, Stefano Vitali nel volume La storia a(l) tempo di Internet. Indagine sui siti italiani di storia contemporanea 2001-2003 (Pàtron Editore, Bologna 2004); articolato su tre blocchi fondamentali: identificazione, contenuti, struttura e linguaggi comunicativi. Le valutazioni tratte nel 2018 su un campione di 30 siti sono notevoli, perché il 65% dei siti analizzati risponde positivamente ai criteri. Questo dato è positivo, ma se si considera che la maggior parte dei siti erano professionali, questo fa aumentare la percentuale di quelli amatoriali, poco curati e poco attendibili. Molti siti di storia generale, inoltre, parlano di Risorgimento e di tematica neoborb, con una media di 40 ar­ticoli per sito (da un minimo di 20 a un massimo di 60) indice questo di aggior­namento, incoraggiante soprattutto se si pensa che la tematica non è delle più popolari. Volgendo lo sguardo alla grafica e all’impatto visivo fornito all’utente, è da rilevare che i siti neoborb sebbene appaiano meno ordinati, offrono la pre­senza in primo piano di counters che mostrano giornalmente il numero di visitatori della pagina e di condivisione dei contenuti. La necessità del nostro tempo pre­sente di confrontarsi anche con dei metodi di comunicazione nuovi e più rapidi, ci ha indotti a sviluppare griglie di analisi nuove, più snelle, più immediate, che possono essere applicate alle pagine Facebook e ai canali di YouTube. L’importanza di queste attività di analisi risiede soprattutto nell’applicazione di­dattica che esse possono trovare nelle scuole. È fondamentale al giorno d’oggi avviare progetti educativi nelle scuole che vadano verso una ricerca consapevole, che ponga i ragazzi sin da subito nelle condizioni di poter valutare autonoma­mente l’attendibilità del materiale che il Web restituisce alla sua ricerca. Essendo questo tipo di lavoro di screening un’analisi che continua nel tempo, è stato possibile notare degli aggiornamenti, dei cambiamenti e, monitorando la situazione, abbiamo riscontrato che è in corso una volontà di cercare una risposta in rete, una rete che non sia soltanto “duosiciliana”. Nel momento in cui l’utente prova a digitare nella barra di ricerca su Google “neoborbonismo”, il primo risultato che compare è la voce di Wikipedia, aggiornata adesso al novembre 20189. Questa pagina rimanda poi ad altre voci Wikipedia come “Revisionismo del Risorgimento”, divenuto il secondo risultato quando su Google si digita “Risorgimento vera storia”, mentre inizialmente era al nono posto, e “Interpretazioni revisionistiche del Ri­sorgimento”. Voci adeguatamente filtrate dai gestori di Wikipedia, dato che molte volte vengono riportate tra parentesi quadre eventuali lacune di fonti. Soffermandoci, invece, ad osservare la fase del ranking, ossia la restituzione or­dinata dei siti che offre il motore di ricerca agli utenti che lo consultano, si nota che immettendo la parola “neoborbonismo”, nei primi 10 link ne troviamo sol­tanto 2 favorevoli alla “causa neoborb”, precisamente al quinto posto il sito neoborbonici.it e al decimo eleaml.org10, proporzione che si mantiene identica per le pagine seguenti. Si inverte, invece, se la ricerca viene avviata scrivendo “revisionismo del Risorgimento” poiché lo spider di Google sarà andato “a cac­cia” di tutti i siti contenenti la parola revisione, restituendoli per primi. Ultimo dato importante da segnalare è il suggerimento mostrato da Google per le ricer­che correlate: scrivendo “neoborbonismo” la prima voce suggerita è “falsità dei neoborbonici”, mentre digitando “Risorgimento vera storia” si avrà “il Sud prima dell’Unità d’Italia”, “motivi dell’Unità d’Italia” oppure “Garibaldi verità nascoste”. È evidente, quindi, una voglia di ricerca e una corrispondente necessità, da parte nostra, di affrontare questo tipo di fenomeni mediatici e di analizzarli con i rigori della metodologia storica.

Note

* L’intervento è stato progettato ed elaborato in comune dai tre autori, tuttavia Federico Palmieri ha redatto il paragrafo I. Le due Sicilie rivivono sul web, Christopher Calefati il paragrafo II. Un Regno di social networks, Antonella Fiorio il paragrafo III. Orientarsi nella rete.

1 Dati relativi all’ultima consultazione fatta nel mese di gennaio 2019 per la partecipazione alla giornata di studi su Mezzogiorno e Risorgimento, Napoli, Casina Pompeiana, 19 gennaio 2019.

2 Si rimanda al sito: www.neoborbonici.it

3 Si rimanda al sito: www.briganti.info

4 Si rimanda al sito: www.eleaml.org

5 E. FRANCIA Risorgimento conteso. Riflessioni su intransigenti, giornalisti (e storici), «Novecento», 8-9, gennaio-dicembre, 2003, p. 153.

6 La lista ha ottenuto in totale 335 preferenze.

http://www.corriere.it/Speciali/Politica/2014/elezioni/SEAS/comunali/20140525000000_2_COMUNE_9_60.shtml

7 Dati relativi all’ultima consultazione fatta nel mese di gennaio 2019

8 Dati relativi all’ultima consultazione fatta nel mese di gennaio 2019

9 Dati relativi all’ultima consultazione fatta nel mese di gennaio 2019.

10 Dati relativi all’ultima consultazione fatta nel mese di gennaio 2019.

Christopher Calefati ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Storiche e della documentazione storica presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” con una tesi in Storia del Risorgimento. Antonella Fiorio ha conseguito la Laurea Triennale in Lettere Moderne nel 2016 e la Laurea Magistrale in Scienze Storiche e della Documentazione Storica nel 2018 presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.

Federico Palmieri, laureato in Scienze storiche e della documentazione storica all’Università degli Studi di Bari.


6 Comments

  1. lo sappiamo benissimo ma lo studio è un estratto da una rivista che è in allegato, non abbiamo toccato una virgola per essere fedeli alla realtà

  2. Salve
    ————————————
    a proposito di questa riga:
    La rivista online eleaml.it, fondata nel 2000 da Nicola Zitara, giornalista calabrese,
    SARREBE CORRETTO SCRIVERE
    La rivista online FORA…. (pubblicata nel sito ELEAML.ORG), fondata nel 2000 da Nicola Zitara, giornalista calabrese,
    ———————————-
    Grazie per l’attenzione e cordiali saluti
    Mino Errico

  3. NON SO DIRTI PERCHE NON L HO VISTO ANCORA. CERTO LOMBROSO E UNA VERGOGNA NAZIONALE ED INTERNAZIONALE

  4. E cosa pensate del sito www. NoLombroso.org?

  5. Mi sembra che la ricerca parta quasi col “rimpianto” di non riconoscersi nella nuova identita’ nazionale, il che non promette bene nei confronti della verita’ storica di un Popolo che ha identita’ e storia consolidatisi in tanti secoli!…. che richiede una narrazione diversa da quella che finora e’ stata stata fatta e non gli ha certo reso giustizia! Si è visto stravolto e sacrificato al disegno massonico e agli interessi inglesi del tempo!…eppure si era saputo risollevare quando ci furono precedentemente altri tentativi di sottometterlo e sconvolgerlo… Intanto si crea l’attesa, ed e’ gia’ cosa buona di fronte ad un conformismo di lunga data… caterina ossi

  6. Uuhh stiamo attenti : gli “storici” garibaldesi ci monitorano e dicono che siamo un fenomeno di nicchia, però sprecano tempo e risorse per fare carriera grazieva noi… E ora chi dorme più la notte?!

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