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Gli anni e le formule dei plebisciti per l’unità d’italia

Posted by on Feb 4, 2021

Gli anni e le formule dei plebisciti per l’unità d’italia

L’appello al popolo attraverso il plebiscito ebbe in Italia il suo banco di prova nei momenti più cruciali dell’unificazione nazionale. Dopo quello avvenuto nel 1848 a Milano durante la prima guerra d’indipendenza per l’annessione al Piemonte, il primo plebiscito si svolse l’11 e il 12 marzo 1860 in Toscana, negli ex ducati di Parma e Modena e nei territori pontifici di Bologna e di Romagna. La formula della domanda rivolta all’elettore era la seguente:

Annessione alla monarchia costituzionale del re Vittorio Emanuele II oppure regno separato?

Il secondo plebiscito avvenne il 21 ottobre 1860 nell’ex Regno delle Due Sicilie con il seguente quesito:

Il popolo vuole un’Itala una e indivisibile con Vittorio Emanuele II re costituzionale e i suoi legittimi discendenti?

Altri due plebisciti si tennero il 4 e il 5 novembre 1860 nelle Marche e nell’Umbria con la seguente domanda:

Volete far parte della monarchia costituzionale del re Vittorio Emanuele II?

Il 21 e il 22 ottobre 1866 si ebbe quindi il plebiscito nel Veneto e a Mantova. La formula era:

Dichiariamo la nostra unione col Regno d’Italia sotto il governo monarchico costituzionale del re Vittorio Emanuele II e dei suoi successori

Infine, il 2 ottobre 1970, dopo la presa di Roma, con la stessa formula usata per il Veneto, si celebrò nel Lazio il plebiscito per l’annessione alla monarchia italiana.

Gridò: Viva Francesco! e fu ucciso all’istante

Cesare Cantù riferisce, da Napoli: “Qui il plebiscito giungea fino al ridicolo, poiché oltre a chiamare tutti a votare sopra un soggetto dove la più parte erano incompetenti, senza tampoco accertare l’identità delle persone e fin votando i soldati, si deponevano in urne distinte i “si” ed i “no”, lo che rendeva manifesto il voto; e fischi e colpi e coltellate a chi lo desse contrario. Un villano gridò: Viva Francesco II! e fu ucciso all’istante”.

Per il Plebiscito votò solo il 19 per cento

” … Moltissimi vogliono l’autonomia, ma sono sforzati a votare per l’annessione; e infatti la formula del voto ed il modo di raccoglierlo sono si disposti, che assicurano la più gran maggioranza possibile per l’annessione, ma non a constatare i desiderii del paese…E dopo il voto:

“I risultati delle votazioni in Napoli e in Sicilia rappresentano appena i diciannove tra i cento votanti designati; e ciò ad onta di tutti gli artifizi e violenze usate”.

(Dispacci del Ministro d’Inghilterra a Napoli, Eliot, in data 16 ottobre e 10 novembre 1860).

Quello dei liberali

Per tutte le città ed anche nelle campagne si portava al cappello ed all’occhiello, ed era affisso su bandiere e sulle porte delle case, il ” SI “. Ordinatissimi nel 21 ottobre si raccolsero i comizi nella metropoli e nelle province di Napoli e Sicilia, e le due corti di Cassazione nel 5 novembre proclamarono, eseguiti gli squittini, 1.310.266 “SI” e 10.102 “NO” per le province napoletane; e 432.054 “SI” e 667 “NO” per le siciliane. Cosi la dinastia dei Borboni per decreto solenne ed universale di popolo, e perciò non perituro come quello di Napoleone I da Berlino, cessava nelle Due Sicilie di regnare: e col plebiscito dei 21 ottobre 1860 si chiude la storia di Francesco II come re, e quella del Reame di Napoli.

(Nicola Nisco: Storia Civile del Regno d’italia, Napoli 1888).

fonte

http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Documenti/Pebliscito.htm

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