Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Gli infoibati della provincia di Frosinone di Fernando Riccardi

Posted by on Feb 13, 2021

Gli infoibati della provincia di Frosinone di Fernando Riccardi

Chi ritiene che le foibe siano state un fenomeno drammatico ma pur sempre limitato perché confinato esclusivamente nel settore nord orientale della Penisola, commette un errore gravissimo.

In quelle orride cavità carsiche, infatti, a più ondate, tra il settembre/ottobre del 1943 e il maggio/giugno del 1945, furono scaraventati più di 10 mila nostri connazionali provenienti da ogni parte d’Italia. Qualche anno fa un collega giornalista de “Il Piccolo” di Trieste m’inviò un lungo elenco di nomi (1048 per l’esattezza) di italiani, militari e non, infoibati dai comunisti slavi.

Scorrendo quell’interminabile sequela di nomi la mia attenzione si concentrò su quelli dell’Italia meridionale. Iniziai dalla regione laziale e, in primo luogo, dalla provincia di Frosinone, non fosse altro che per motivi di comunanza geografica. Incrociando quei semplici nomi con altre preziose ma scarne notizie, sono riuscito ad estrapolare una decina di nostri conterranei che finirono per essere inghiottiti dal buio pesto e tenebroso delle foibe titine, scomparendo senza lasciare traccia.

Questi i nomi corredati da alcune sintetiche note. Emilio Adamo, nato a Ripi il 26 agosto del 1904 da Antonio e da Anna Persichilli. Agente (o guardia scelta) di pubblica sicurezza prestava servizio presso la questura di Gorizia. Qui venne arrestato dai titini il 2 maggio del 1945, rinchiuso nell’istituto delle scuole magistrali e poi trasferito in carcere. Dopo di che le sue tracce si perdono nel nulla. Il 10 febbraio del 2007 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha consegnato ai suoi parenti una medaglia d’oro. Adamo Adamo, fratello di Emilio. Guardia scelta di pubblica sicurezza fu deportato a Gorizia il 3 maggio del 1945 e qui scomparve senza lasciare traccia. Angelo (o Arcangelo) Dell’Orco, nato ad Alatri il 19 maggio del 1905 da Attilio e Angela Ricciotti. Guardia scelta di pubblica sicurezza prestava servizio presso la questura di Gorizia. Qui fu arrestato il 3 maggio del 1945 dagli slavi, deportato e da allora di lui non si ebbero più notizie. Felice Gallavotti, nato ad Arpino nel 1908. Il padre si chiamava Giuseppe. Era un ingegnere che lavorava a Udine.

Scomparve senza lasciare traccia a Villanova dello Iudrio il 2 dicembre del 1944. Loreto Massimi, nato a Frosinone. Bersagliere in forza all’VIII Reggimento risulta disperso a partire dal 19 maggio del 1945 nella “gabbia” di Tolmino. Adriano Raimondo, nato a Coreno Ausonio il 23 novembre del 1922 da Antonio e Giuseppa Coreno. Era un finanziere che prestava servizio ad Abbazia. Risulta scomparso nel nulla a partire dal 21 settembre del 1944. Sulla sua tragica fine le versioni sono discordanti: secondo alcuni sarebbe stato ucciso in Abbazia lo stesso giorno della sua sparizione. Altri, invece, sostengono che sia stato giustiziato a Fiume il 3 maggio del 1945. Gerardo Savo Sardaro, nato a Torrice il primo maggio del 1922. La madre si chiamava Vincenza.

Guardia di pubblica sicurezza prestava servizio presso la questura di Gorizia. Qui fu arrestato il primo maggio del 1945 e sparì nel nulla. Francesco Sperduti nato a Frosinone il 6 marzo del 1924, figlio di Antonio. Guardia di pubblica sicurezza prestava servizio a Fiume. Arrestato nel maggio del 1945 fu soppresso dalle milizie titine nei pressi di Grobniko il 14 giugno dello stesso anno. Ruggero Travaini (o Trovini), nato nel 1915 in provincia di Frosinone, tenente dell’VIII reggimento dei bersaglieri. Anche lui scomparve senza lasciare traccia. Da notizie attendibili si è poi saputo che quasi tutti i bersaglieri italiani furono giustiziati nell’alta valle dell’Isonzo, oggi in territorio sloveno, nella parte alta del corso del fiume. Da altre fonti si apprende che sarebbe stato fucilato nei dintorni di Tolmino nei primi giorni di maggio 1945. Umberto Zaino nato il 7 novembre del 1915 a Broccostella, figlio di Antonio. Guardia di pubblica sicurezza svolgeva servizio presso la Prefettura di Fiume. Arrestato nel maggio del 1945 fu eliminato dai titini. Il luogo presunto della morte è Grobniko. Presunta anche la data del decesso che alcune fonti fissano al 14 giugno del 1945.

Altre fonti, invece, parlano di una sua deportazione in Albania nel maggio del 1945. Infine c’è Umberto De Angelis, maresciallo dell’Aviazione Nazionale Repubblicana, figlio di Celestino, nato a Falvaterra il 25 settembre 1905. Prestava servizio presso l’aeroporto di Merna, nei pressi di Gorizia. Risulta disperso a partire dal 18 marzo del 1944 nella zona di Gorizia-San Pietro. Il suo nome risulta nell’elenco delle persone scomparse senza lasciare traccia. Gli storici goriziani e triestini ritengono che sia stato infoibato o soppresso dai titini. Si tratta di un pugno di nomi e di pochissime annotazioni dalle quali, comunque si evince a chiare note la sorte dolorosa che in quella circostanza ebbero a patire anche i figli della nostra terra. A dimostrazione che le foibe sono un dramma italiano a tutto tondo, senza limitazioni territoriali di sorta.           

   

Articolo uscito il 10 febbraio 2021 su L’Inchiesta 

1 Comment

  1. Sembra incredibile che l’uomo possa arrivare a simili orrori… eppure e’ successo!…e c”e’ chi continua a negarlo per posizione ideologica o per partito preso… Non c’e’ purtroppo solo Ausvitz che tutti oggi conosciamo e condanniamo….c’e’ stato anche di peggio in giro e dalle nostre parti!. caterina ossi

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.