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I MURALES DI VALOGNO VISTI DA CINZIA ZOMPARELLI

Posted by on Giu 27, 2020

I MURALES DI VALOGNO VISTI DA CINZIA ZOMPARELLI

Il giacobinismo in Francia ha creato con violenza e terrore un mondo razionale, con l’ideologia dell’essere supremo, dell’uomo nuovo e dell’umanita, quello con la u maiuscola, ma, nel fallimento che oggi e chiaro a tutti, non ha cancellato il mondo rurale lo ha salvaguardato considerandolo il cemento armato del nazionalismo francese.

In Italia, viceversa, il giacobinismo, quello di matrice comunista che paradossalmente con la caduta del muro di berlino ha preso il potere, ha applicato una collettivizzazione che si rifà a quella stalinista ma in una forma, nella sostanza è uguale, diversa che ha visto in un paio di decenni lo svuotamento dei centri rurali e dei borghi, soprattutto quelli dell’italia peninsulare una volta regno, a favore di un’urbanizzazione selvaggia senza regole e senza tutela dei diritti delle fasce piu deboli.

Ci sono enormi città dove una piccola elitè e radical chic, ribattezzata il mondo della ztl, vive al centro nel lusso, nei privilegi più assoluti, un mondo dove si riempiono la bocca di belle parole ad effetto come solidarietà, tutela dei diritti dei più deboli, degli emarginati e delle minoranze che manda, però, i propri figli a studiare al “germanico” e che se gli dici di aprire i centri di accoglienza per gli immigrati ai parioli, a via flaminia, a p.zza del popolo, a via dei mille, a via scarlatti oppure a via montenapoleone si mettono di traverso e ti accusano pure di razzismo.

Pensando ad Orwell ovvio che mi viene in mente “la fattoria degli animali” in cui lo scrittore inglese ed ex comunista spiega cos’è realmente l’ideologia giacobina, ma mi viene in mente anche “1984” perchè questa classe dirigente parassitaria è stata capace di andare oltre infatti, se nel suddetto film l’imposizione della dittatura del pensiero unico avviene con violenza e sopraffazione, nella società italiana contemporanea è avvenuta senza violenza e accettata spontaneamente da chi la subisci.

Sono stati capaci di creare un modello socio-culturale di una povertà morale e spirituale estrema, che chiamano progressismo, facendolo passare per il miglior modo di vivere possibile grazie alla capacità che hanno di usare la propaganda e la comunicazione che chi la subisce si sente contento e felice sentendosi un fallito se non ci si ritrova.

Le periferie dei centri urbani che sono ormai delle città dormitorio ospitano ben l ottanta per cento della popolazione che vive in condizioni tristi e alienanti ma è orgogliosa di far parte di quella comunità perché ha maturato dentro di se che vivere in campagna o nel borgo di un paese di provincia, come non saper parlare in italiano, è sinonimo di inferiorità o fallimento. Non siamo più ai tempi in cui l’emigrante d’america quando tornava al paese per far vedere ai paesani di avercela fatta s’affittava la cadillac ma vediamo ora a esseri umani fatti tutto con lo stampino che parlano un italiano sgrammaticato, ripetitivo e nosioso in uso nei cinepanettoni e che se anche

hanno trovato lavoro a pochi km dal paese natio vogliono andare a vivere in città, per la gioia dei palazzinari, per sentirsi vivi e non degli zombi.

Si vedono ormai tantissimi paesini che conservano ancora lo status di comune dove vivono 5 o 6 persone oppure paesi che, tempo ancora qualche anno, dopo aver visto morire gli ultimi anziani rimarranno deserti e disabitati.

Se c’è una ricetta che può invertire la rotta di questa drammatica involuzione certamente non la conosco ma so che non tutti vogliono arrendersi a questo dato di fatto e cercano d’inventarsi qualcosa per cambiare le cose o per tardare il più possibile questa morte certa e tra questi c’è certamente Valogno frazione di Sessa Aurunca.

Valogno è un borgo unico, come tutti quelli del nostro amato Regno, che conserva la bellezza e l’aristocraticità tipica di tutti gli antichi casali del Ducato di Sessa che grazie all’impegno e alla volontà dei suoi ultimi abitanti e di chi è voluto ritornare, s’è trasformato nel “borgo dei murales”, cosa comune a tanti altri posti, che attira in alcuni periodi all’anno un numero importante di visitatori e fa rientrare alla casa madre tanti emigranti o i figli di essi.

Di seguito vi invito a vedere foto scattate da Cinzia Zomparelli alcune raccolte in un album con sottofondo di musica identitaria, delle Toraglie di Sessa, interpretate dalle “Ficu Fresche”. ed altre in ordine sparso.

Claudio Saltarelli

1 Comment

  1. La desertificazione dei piccoli comuni è stata voluta dalla cultura marxista/collettivistica perché ammassando il proletariato nelle periferie urbane si otteneva un cotrollo diretto sugli ex individui e si concretizzava il concetto di classe. Tanti ex invidui portati a vivere in luoghi collettivi sviluppano il senso di società collettivistica. Se quegli individui fossero rimasti ad abitare nei piccoli comuni sarebbe stato difficile controllarne i comportamenti ed uniformarne il pensiero. Ecco quindi il miraggio della vita cittadina (anche se solo di suburbio). Togliere ossigeno finanziario ai piccoli comuni per far mancare ai cittadini non disponibili ad intrupparsi è stata l’arma vincente. Poi ci si rende conto che il territorio spopolato diventa preda di disastri naturali!

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