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I RIVOLUZIONARI CILENTANI DEL ’48 VERI EROI O……..(V)

Posted by on Mag 23, 2020

I RIVOLUZIONARI CILENTANI DEL ’48 VERI EROI O……..(V)

Cari amici di Alta Terra di Lavoro, ogni cosa nella vita se viene affrontata con impegno passione e serieta’ rischia di diventare un servizio  utile alla societa’, cosa che e’ successa al Blog dell’Ass.Id. Alta Terra di Lavoro.

Grazie alla mia curiosita’ di guardare i fatti storici da ambedue i lati mi sono incuriosito su alcuni personaggi facendo l’ elenco corposi dei liberal giacobini del Vallo di Diano In Cilento considerati padri della patria. Leggendo le loro biografie mi sono accorto che si faceva una certa propaganda forzata pur di cercare di enfatizzarli come personaggi che si sono prestati alla causa dell’ abbattimento della casata borbonica affinche’ ci fosse un taglio netto con il vecchio regime e trionfassero i principi di liberta’ che essi volevano portare in zona appoggiando  qualsiasi personaggio che fosse disposto a organizzare il colpo di stato contro i Borbone. Ma esaminiamo attentamente questi personaggi giu elencati perche’ lo facevano, quali erano i veri interessi e chi avevano dietro.

Tutti proprietari terrieri o appartenenti a famglie benestanti che come e’ risaputo venivano tassati dai Borbone a favore dei contadini e frenati nelle loro ambizioni contro l’ arricchimento e prepotenze nei confronti dei meno abbienti che venivano protetti da quel re che si basava su principi cristiani dove il vangelo era al primo posto e il profitto al servizio del essere umano ( prerogativa degli ancien regime ) e non viceversa, cosa che avverra’ con le ideologie liberali.

I valori delle monarchie in nome di Dio sono praticamente stati distorti e ridicolizzati dalle propagande giacobine che predicavano le LIBERTE’ alla francese e gli stessi preti appartenenti a quelle ideologie piantavano gli alberi della liberta’ che rappresentavano l’ opposto del crocifisso ovvero l’anticristo tanto e’ vero che e’ risaputo che le ideologie mutuate dalla Rivoluzione Francese avevano distrutto chiese e ucciso sacerdoti che si rifacevano alla tradizione, in pratica si voleva creare un mondo che, con la scusa di creare democrazie, costituzioni e parlamenti in nome del popolo ma gestite dai ricchi che  non vedevano l’ora di togliersi di torno quel Re garante del popolo e creare un mondo di ipocrisia, di poveri, di guerre, di appiattimento culturale, di manipolazione mentale, di degrado culturale che tendesse ad una societa’ che era nata solida piena di valori e tradizioni ma doveva diventare liquida corrotta tendente al nichilismo piu’ assoluto  dove i pricipi demoniaco satanisti la facessero da padrone e tutti questi personaggi sotto elencati hanno contribuito a questo sfacelo intellettuale che e’ quello oggi gestisce le nostre menti.

Che e’ quello gestisce le menti delle masse inconsapevoli che si lasciano trarre in inganno dal vitello d’ oro di biblica memoria che non e’ altro che la materializzazione del demonio che nel momento in cui si toglie la sua maschera dorata nei esce il mostro che fagocita l’ uomo in un sol boccone distruggendolo e bloccandone la sua anima nella tensione e nel viaggio verso l’ infinito o Dio.

Ennio Apuzzo

oggi parliamo di Domenico PESSOLANO (Sant’Arsenio, 1820 – 1919)

Sacerdote, liberale e patriota.  Canonico della Collegiata Ricettizia di Sant’Arsenio, aderì alla causa dell’Unità d’Italia. Compì diversi viaggi alla volta delle Americhe; in paese era nota alla gente e risaputa alle autorità ecclesiastiche la sua frequentazione dei Circoli locali e del Vallo di Diano di chiaro stampo patriottico. Indipendente e determinato, appoggiò, senza mezzi termini, l’azione del Generale G. Garibaldi, condividendo col Prodittatore Giovanni Matina la causa dell’Unità nazionale. Già membro del Decurionato cittadino, fu eletto Presidente del Governo Provvisorio di Sala (Consilina). Il suo contributo all’Unità della Nazione italiana non mancò d’infiammare l’animo dei suoi concittadini, che incitava agli ideali della patria, unità e della libertà. Sovente partecipava alle riunioni serali organizzate dagli aristocratici e borghesi del suo tempo sia in abitazioni private sia in assemblee pubbliche, sempre pronto ai discorsi patriottici; a lui si devono anche diversi discorsi patriottici tenuti in Sala (Consilina). Nel 1861 esborsò 300 ducati per il vettovagliamento e l’armamento dei militi del Vallo di Diano, e quando glieli volevano restituire, la sua pronta risposta fu: «Ho fatto ciò per sentimento e non per mercede». Unitamente agli altri concittadini, partecipò al memorabile incontro della gente del Vallo di Diano con il Generale Garibaldi. Non potendo contenere la folla tutta in Sala (Consilina), egli, con tutto il gruppo di santarsenesi, si portò sulla strada consolare delle Calabrie (oggi SS19), all’altezza di Atena (Lucana). Qui, salutò il generale con queste parole: «Angelo di Dio, fermati, che il popolo vuole vederti!». E il generale, fatta fermare la carrozza, meravigliato di tale saluto, gli chiese chi fosse; ed egli prontamente rispose: «Io sono Domenico Pessolano di Sant’Arsenio, amante della libertà che voi ci portate». Garibaldi, ammirato per tale ardimentosa professione, non lasciandolo più parlare, lo abbracciò e lo baciò. Il suo patriottismo, unitamente allo zelo liberale, nonostante tutte le difficoltà, che avrebbe patito nell’ambiente clericale locale e diocesano, non lo fecero desistere dalle sue idee. Il gesto esagerato più che l’indebita professione politica, venne punito dal Vescovo di Diano con la sospensione a divinis. Nel 1857, su incarico del Capitolo parrocchiale, assistette come sacerdote a tutte le fasi degli esami chimici e fisici che il medico e fisico Don Giuseppe Costa effettuò sulla statua lignea del santo patrono e protettore Arsenio, il Grande Anacoreta d’Egitto, che la sera del 14 maggio di quell’anno misteriosamente aveva trasudato (manna). Nel 1862, il Vescovo di Diano, don Domenico Fanelli, indirizza una lettera all’Arciprete-Parroco don Arsenio Moscarelli, con la quale «riabilita il Can. Pessolano a poter celebrare la messa dopo essersi confessato e che d’ora in poi meni vita esemplare per ogni riguardo». Valoroso e generoso patriota, nel 1869 venne sequestrato dai briganti, nel corso di una battuta di caccia. Nel riconoscerlo, questi non mancarono di definirlo venditore di libertà. I briganti, purtroppo, dal sequestro non ebbero nulla, tant’è che il Pessolano fece rientro a casa, ove continuò ad esercitare il suo ministero sacerdotale presso la cappella, di jus patronatus, intra ecclesiae, dell’Addolorata e di San Tommaso.

e poche righe su Michele Aletta

sangiacomese, usciere a Salerno, ha lasciato traccia di agitatore risorgimentale: fu incarcerato per i moti del 1820 e poi per quelli del 1828 accanto al cilentano Costabile Carducci nel 1828. Per coinvolgere nella rivolta i suoi compaesani, si aggirò sul Monte Raccio, facendo spargere la voce di avere al seguito 10.000 uomini nella speranza di far ritirare le guardie borboniche, mentre aveva pochi uomini al seguito. Di nuovo incarcerato con la condanna a morte, poi tramutata in ergastolo, nel 1859, ormai decrepito, fu scarcerato per grazia del sovrano.

1 Comment

  1. Bellissimo articolo che ci fa capire che allora come oggi gli uomini si lasciano trascinare dalla propaganda, che siano o no dotati di cultura… Ma Garibaldi credo che con tutti i crimini e i sotterfugi che aveva già nella coscienza è naturale che sia rimasto basito a sentirsi dire “angelo di Dio”…come è altrettanto naturale che il prete abbia poi avuto dei ripensamenti e in qualche modo almeno dentro di sé abbia fatto “autocritica”…e siccome anche la chiesa è naturalmente compromessa con la storia dei tempi è già assai che almeno nella sostanza sia sopravvissuta… per fortuna! in tempo di covis abbiamo un’ancora di salvezza! estrema, purtroppo…ma sicura! almeno per chi ci crede. Mi si scusino le digressioni… caterina ossi

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