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I RIVOLUZIONARI CILENTANI DEL ’48 VERI EROI O……..(VII)

Posted by on Giu 24, 2020

I RIVOLUZIONARI CILENTANI DEL ’48 VERI EROI O……..(VII)

Cari amici di Alta Terra di Lavoro, ogni cosa nella vita se viene affrontata con impegno passione e serieta’ rischia di diventare un servizio  utile alla societa’, cosa che e’ successa al Blog dell’Ass.Id. Alta Terra di Lavoro.

Grazie alla mia curiosita’ di guardare i fatti storici da ambedue i lati mi sono incuriosito su alcuni personaggi facendo l’ elenco corposi dei liberal giacobini del Vallo di Diano In Cilento considerati padri della patria. Leggendo le loro biografie mi sono accorto che si faceva una certa propaganda forzata pur di cercare di enfatizzarli come personaggi che si sono prestati alla causa dell’ abbattimento della casata borbonica affinche’ ci fosse un taglio netto con il vecchio regime e trionfassero i principi di liberta’ che essi volevano portare in zona appoggiando  qualsiasi personaggio che fosse disposto a organizzare il colpo di stato contro i Borbone. Ma esaminiamo attentamente questi personaggi giu elencati perche’ lo facevano, quali erano i veri interessi e chi avevano dietro.

Tutti proprietari terrieri o appartenenti a famglie benestanti che come e’ risaputo venivano tassati dai Borbone a favore dei contadini e frenati nelle loro ambizioni contro l’ arricchimento e prepotenze nei confronti dei meno abbienti che venivano protetti da quel re che si basava su principi cristiani dove il vangelo era al primo posto e il profitto al servizio del essere umano ( prerogativa degli ancien regime ) e non viceversa, cosa che avverra’ con le ideologie liberali.

I valori delle monarchie in nome di Dio sono praticamente stati distorti e ridicolizzati dalle propagande giacobine che predicavano le LIBERTE’ alla francese e gli stessi preti appartenenti a quelle ideologie piantavano gli alberi della liberta’ che rappresentavano l’ opposto del crocifisso ovvero l’anticristo tanto e’ vero che e’ risaputo che le ideologie mutuate dalla Rivoluzione Francese avevano distrutto chiese e ucciso sacerdoti che si rifacevano alla tradizione, in pratica si voleva creare un mondo che, con la scusa di creare democrazie, costituzioni e parlamenti in nome del popolo ma gestite dai ricchi che  non vedevano l’ora di togliersi di torno quel Re garante del popolo e creare un mondo di ipocrisia, di poveri, di guerre, di appiattimento culturale, di manipolazione mentale, di degrado culturale che tendesse ad una societa’ che era nata solida piena di valori e tradizioni ma doveva diventare liquida corrotta tendente al nichilismo piu’ assoluto  dove i pricipi demoniaco satanisti la facessero da padrone e tutti questi personaggi sotto elencati hanno contribuito a questo sfacelo intellettuale che e’ quello oggi gestisce le nostre menti.

Che e’ quello gestisce le menti delle masse inconsapevoli che si lasciano trarre in inganno dal vitello d’ oro di biblica memoria che non e’ altro che la materializzazione del demonio che nel momento in cui si toglie la sua maschera dorata nei esce il mostro che fagocita l’ uomo in un sol boccone distruggendolo e bloccandone la sua anima nella tensione e nel viaggio verso l’ infinito o Dio.

Ennio Apuzzo

oggi parliamo di….

Luigi MANZELLA, patriota e ingegnere, entrò nelle file dei Filadelfi (I Filadelfi furono la setta filo-murattiana che con il canonico de Luca organizzarono il moti del 28), adoperandosi a diffondere le nuove idee nel distretto di Sala Consilina. Arrestato, fu condannato a diciannoce anni di ferri, pena che il 22 Ottobre 1828 fu commutata in 19 anni di relegazione, che espiò in parte a Ponza, avendo nel Luglio del 1883 ottenuto la grazia per la supplica della madre. Tracciò il disegno della stazione ferroviaria di Napoli.

Vincenzo PARISI (Polla, 16 Maggio 1790 – Marsiglia, dopo il 1837). Sindaco di Polla, aderì alla carboneria, formando nel 1811 una società segreta, la Neosparta Febea. Partecipò attivamente ai moti carbonari del 1820, assumendo il grado di generale a capo di tre battaglioni che mossero da Sala Consilina alla volta di Salerno, per rinforzare l’armata e proseguire per Napoli a seguito del Generale Pepe, al fine di indurre Ferdinando I a concedere la Costituzione. Falliti i moti, venne arrestato e condannato a morte l’11 maggio 1828, ma la pena gli fu commutata in ergastolo. Nel 1832 ottenne la grazia e morì in esilio a Marsiglia.

Nicola BOSCHI, sacerdote, economo curato della parrocchia di Sant’Eustachio, scienziato, prese parte attiva al movimento repubblicano del 1799, che si riuniva nella spezieria del notaio Giovanni Cioffi, leggendo proclami, lettere e satire provenienti da Napoli contro i sovrani. Caduta la Repubblica napoletana, che a Sala contò qualche decina di morti, fu perseguitato e dovette restare nascosto fino al 1806. Fu istitutore dei figli del re Gioacchino Murat. Cospirò nel 1820 come affiliato alla carboneria. Continuò a propugnare le idee libertarie fino alla morte, avvenuta il 5 maggio 1848.

Michelarcangelo BOVE nacque nel 1790. Tenente della guardia d’onore, fu con Napoleone in Russia e fu uno dei superstiti che ne fecero ritorno. Il fratello Giuseppe fu condannato all’ergastolo dal regime borbonico per aver partecipato ai moti del 1820 e uscì di prigione con l’amnistia del 1830. Michelarcangelo partecipò, a sua volta, ai fatti del 1848, dai quali uscì indenne. Sindaco di Sala dal 1842 al gennaio 1849 e ancora dal febbraio 1860 fino al 17 ottobre dello stesso anno, data della sua morte. Benvoluto dalla cittadinanza per il suo animo filantropico e la sua attenzione per le classi più umili, procedette alla riduzione degli oneri fiscali e, nello stesso tempo, realizzò opere pubbliche di notevole impegno finanziario per il Comune; tra queste, la strada  (oggi via Roma) che da Piazza Monteoliveto (oggi Piazza Umberto I) arriva all’ex convento dei Cappuccini, accomodando anche la strada che di qui, passando per il Cimitero, si congiunge alla nazionale per le Calabrie; migliorò in più punti la viabilità  cittadina, dando, così, la possibilità  di lavoro alla classe più disagiata. Mise ordine nel patrimonio comunale, impegnandosi anche a porre fine alle liti pendenti, come quella secolare nei confronti dei baroni Caracciolo di Brienza.

Giuseppe GIULIANO, nato da illustre famiglia di Sala l’8 aprile 1820, patriota pubblicista, autore del Catechismo Proletario, Direttore e redattore di giornali politici. Fu segretario del governo provvisorio nel 1848, per cui, perseguitato dai Borbone, fu destituito dall’impiego di Ricevitore dei Dazi Indiretti; fu poi rappresentante del collegio di Sala, quando la capitale d’Italia era Firenze. Morì a Napoli ancora giovane.

Salvatore Maria Raimondo RAIOLA, di Luigi, nacque a Sala il 4 dicembre 1825. Prese parte alle guerre d’indipendenza italiana come volontario; servì poi nell’esercito piemontese, prese parte alla guerra di Crimea e a tutte le campagne d’Italia, riportando varie ferite; si congedò col grado di colonnello.

Gennaro SAMBIASE SANSEVERINO duca di San Donato (1821-1901), nacque a Sala Consilina da Paolo, locale sottintendente. Aveva un castello a Chianche (Av), dove è ricordato, oltre che per le sue doti umane, per aver favorito la costruzione dell’acquedotto e della stazione ferroviaria. Ebbe un ruolo di prim’ordine nelle vicende risorgimentali; Garibaldi gli dedicò una foto con queste parole: “Al mio carissimo amico ed aiutante di campo, fratello d’armi della campagna del 1859, ov’ebbe contegno da prode”. Patì esilio politico per dieci anni (1849-59). In Francia collaborò a “La Presse” e ad altri giornali. Fu presidente del Consiglio provinciale di Napoli, presidente del Consiglio di Amministrazione del Banco di Napoli e più volte sindaco di Napoli, che deve a lui, tra l’altro, Via Caracciolo; fu anche vittima di un attentato terroristico. Fu deputato al parlamento (1861-1901), ricoprendo, al contempo, altre importanti cariche.

Albinio SANTARSENIO, medico chirurgo, uomo colto e fervente patriota, coinvolto nei moti del 1820, patì il carcere e, colpito più volte da apoplessia, morì a soli 56 anni.

Michele VOLPE, decoratore e pittore, nacque a Buccino il 7 agosto  1840. Sue pitture si conservano nella chiesa madre  e nel palazzo comunale di Buccino. Dipinse nel sipario del teatro di Casalbuono Garibaldi al Fortino. Garibaldino, combatté a Capua ai Ponti e a Maddaloni.A Sala Consilina dipinse sul soffitto della chiesa di Santo Stefano il martirio del santo e sul soffitto del santuario di San Michele l’immagine dell’Arcangelo. Morì nel 1921 a Sala Consilina, nel cui cimitero è sepolto.

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