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IL COMITATO “PRO PULCINELLA” ALLA CORTE DELLO ZANNONE DI PESCOROCCHIANO

Posted by on Mar 23, 2020

IL COMITATO “PRO PULCINELLA” ALLA CORTE DELLO ZANNONE DI PESCOROCCHIANO

Il lungo viaggio per il Regno nel rendere omaggio ai Pulcinella che hanno aderito al comitato “Pro Pulcinella” e dei Carnevale a loro legati, da Alessandria del Carretto ci ha portato nel Cicolano, per esattezza nel Borgo di Girgenti frazione di Pescorocchiano, e grazie all’Associazione Compagnia degli Zanni di concerto con l’Associazione Girgenti La Majene Aps abbiamo conosciuto una Maschera Antica dai contenuti storici importanti e con un rituale anch’esso antico  che conferma sempre più come la Tradizione è innovazione dove l’uomo, scritto con la u minuscola, è protagonista dei cambiamenti e non spettatore, un ritornello che cito da un po e che non terminerò di farlo fino a quando non si scioglierà la setta degli “illuminati della tradizione”, sempre scritto con lettere minuscole, che pensano di essere i depositari della verità.

Come scritto da Luciano Bonventre nel Cicolano, al confine tra Lazio e Abruzzo e per svariati secoli nord del Regno di Napoli, è vivo il Carnevale degli Zanni di cui fa parte la maschera di Pulcinella. In passato ogni villaggio aveva una propria compagnia formata da una ventina di persone.

Tutti dovevano interpretare una maschera diversa. Gli Zanni si spostavano a piedi verso villaggi vicini per conquistare il Castello. Al loro comando, vi erano tre personaggi armati, le cosiddette ‘cariche’ con spada: il Turco, il Guerriero e lo Zannone o Purginella, tutto bianco e contraddistinto da gobba, barba, coppolone, campane e cordone fallico. Egli correva veloce per primo alla conquista del Castello e il suono dirompente dei suoi campanacci annunciava l’arrivo della Compagnia. In una tavola del catasto di Pescorocchiano del 1750 nell’Archivio di Stato dell’Aquila, vi è l’immagine di un Pulcinella impugnante un cartiglio musicale con la dicitura Da Carnavale hebbi il cognome antico. Nel territorio di Pescorocchiano tale tradizione e ancora viva e tuttora il ‘Purginella’ del Cicolano ringrazia le famiglie che offrono rinfreschi con delle ‘lascite in rima buffe e scherzose, finalizzate a suscitare il riso nei presenti, e corre via nuovamente agitando il cordone tra le mani e facendo allusioni sessuali.  

Per chi, come me e l’associazione che rappresento, con umilta e indegnamente cerca di rispristinare verità storica fino ad ora volutamente occultate,  non poteva non osservare che negli ultimi decenni qualcosa è cambiato nella liturgia Carnevalesca degli Zannoni di Pescorocchiano a cominciare dagli strumenti utilizzati dai musicanti e cantori che hanno accompagnato i Pulcinella nelle stradine di Girgenti di Pescorocchiano a suon di “Saltarella del Cicolano” che per secoli e fino a 90 anni fa circa, veniva suonata con Ciaramella, Zampogna e Tamburello mentre ora con il suddetto Tamburello c’e l’Organetto. Con profondo rispetto per la sacralità della tradizione Luciano Bonventre mi spiegava, dietro mia domanda, che non si preoccuperanno di invitare zampognari esterni alla comunità per riproporre il suono antico ma lo faranno solo se un giorno la comunità stessa deciderà di farà rinascere uno Zampognaro.

I canti e “le lascite” che accompagnano il corteo dei Pulcinella e che ringraziano gli ospitanti di ogni postazione  sono rigorosamente in italiano, speravo di sentire qualcosa in lingua cigolana, molti canti sono simili a quelli alpini che abbiamo conosciuto vedendo docufilm legati alla grande guerra.

Canti che hanno fatto anche da colonna sonora al monumento dedicato ai caduti della Grande Guerra, presente anche a Girgenti, dove erano incisi i nomi di tanti giovani, come se ne vedono tanti andando in giro per il nostro Regno, e che ti trasmettono una tristezza infinita mentre ancora qualcuno pensa che rappresentano l’orgoglio nazionale. Ricordo che nella prima guerra mondiale 750.000 giovani italiani hanno perso la vita, quasi una generazione, di cui 450.000 venivano dall’Italia Peninsulare.

Grazie al progetto del Comitato Pro Pulcinella a cui hanno aderito l’Associazione Compagnia degli Zanni e il comune di Pescorocchiano, ho conosciuto l’amico Luciano Bonventre, con cui ho condiviso la commemorazione del 18 gennaio 2020 sulla strage di Scurcola Marsicana avvenuta il 22 e 23 gennaio del 1861, che mi ha fatto conoscere, oltre al meraviglioso mondo degli Zannoni,  una verità storica che conoscevo solo in parte e superficialmente ed è quella che il cigolano, fino al 1927 era territorio Abruzzese come qui al di qua del Liri eravamo Terra di Lavoro, è sempre stato legatissimo al Regno di Napoli, fin dalla sua nascita e pur trovandosi a Nord quindi distante dalla capitale, e che ha dato per secoli i natali a uomini illustri che hanno reso onore e sono stati onorati, dalla Nazione Napolitana.

Grazie sempre a Luciano ho scoperto, nel mondo indentitario e storico non lo conosce nessuno, che forse il più importante,  il più stimato e il più capace uomo diplomatico del Regno delle Due Sicilie ed anche il più fidato di Sua Maestà Ferdinando II, è stato il Marchese Emilio Antonini che era di Pescorocchiano.

Questo attaccamento è venuto fuori anche in tutte le insorgenze esplose nel Regno dal 1799 al 1860 che nel cigolano hanno visto come protagonisti dei veri eroi, il piu famoso è certamente Giovanni Salomone, una terra che, altresì, ha consegnato alla storia dei martiri come quelli giustiziati nella suddetta strage di Scurcola.

Una popolazione cicolana che ha fatto vedere i “sorci verdi” all’esercito Francese nel 1799 come all’esercito Piemontese, divenuto poi italiano, nel 1860 e che fino alla prima guerra mondiale non accettava di essere italiano e si sentiva ancora fortemente napolitano, come mi ha spiegato sempre il buon Luciano.

Cambia tutto a seguito della Grande Guerra, dove  nasce il mito del soldato italiano e anche nel cigolano, come in tutta italia, nasce il sentimento unitario nazional popolare che la propaganda fascista cementifica nella sua propaganda.

A questo punto cade anche il cicolano e la storia scritta con la S maiuscola subisce la “damnatio memoriae” e Il Carnevale di Pescorocchiano è un testimone di questa iconoclastasia storico culturale infatti pur conservando le colonne portanti della sua antica storia, come il buon Luciano ci ha spiegato, ha subito una trasformazione nella lingua, l’italiano e dominante, negli strumenti e nei canti che ha avuto un’accellerata dopo la prima guerra mondiale con il ritorno dei reduci che hanno portato delle novità dal fronte alpino.

Ci sarebbe molto ancora da dire su quanti anni sono passati dopo il 1860 per far nascere il sentimento unitario e se ancora esiste come ci vogliono far credere, sul perché prima si considerava festa nazionale la fine della Grande Guerra, 4 novembre, mentre oggi se ne festeggiano altre 3, e perché in quella bellissima giornata trascorsa a Girgenti tutti pensavano che la nostra Sacra Bandiera, che porto sempre con me, fosse del Real Madrid o del Barcellona ma lo faremo in altri momenti e in altre sedi per ora vi invito solo a vedere, per chi ne avesse voglia, tutti i video girati a Girgenti di Pescorocchiano.

Claudio Saltarelli  

      

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1 Comment

  1. grazie per il tuo articolo e per la bella riflessione. Amare e lavorare per promuovere la nostra identità è un dovere ed una passione. Grazie ancora di tutto: è stata una fortuna, o forse un destino, conoscerti. A presto, Luciano P.S.

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