Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Il governo dei Nobili a Napoli: Autonomismo, decentramento, partecipazione governativa dei Seggi cittadini (II)

Posted by on Dic 30, 2019

Il governo dei Nobili a Napoli: Autonomismo, decentramento, partecipazione governativa dei Seggi cittadini (II)
2.
IL GOVERNO NOBILIARE DEI SEDILI NEL CORSO DEI

SECOLIL’ORIGINE DEI SEGGI NELLA NAPOLI GRECO-

ROMANA

La nascita dei Sedili o Seggi  o Piazze di Napoli si ritiene essere alquanto antica, tale da risalire alle leggendarie “fratrie” urbane delle città greche, che componevano le “file”, cioè i corpi in cui era diviso il popolo. Secondo il Giannone(33) dette fratrie corrispondevano a delle piazze con teatri e propri templi presenti nelle cittadine dei greci, come da testimonianza lasciata sia da Varrone(34) che da Turnebo (“Quod cum Neapolis oppidum Graecum esset, ut Athenae, suas Phratrias habebat”). In tali aree urbane, spesso vicine alle porte d’accesso, i soli appartenenti alla classe, che “viveva nobilmente” e cioè senza svolgere alcun mestiere o arte (nobiltà di spada, nobiltà di terra, nobiltà di toga), discutevano di “pubblici affari” o “privati interessi”.

Il primo nucleo di nobili, frequentanti dette aree, si identificò, probabilmente, in quella “Gens” con sue peculiarità di romana memoria(37). Secondo il Tutini(38) la tradizione urbanistica greca, inoltre, prevedeva un numero di queste aree di incontro, presenti sia a Napoli che in altre colonie della Magna Grecia, pari a quattro (da cui deriva il termine “quartiere”).
Gli storici Giovanni Villani, Falco e Lettieri sostennero, di contro, che la città fosse all’origine divisa in “tre sole piazze o strade lunghe per dirittura, e l’altre per traverso erano dette Vichi”. Quest’ultimo termine fu usato dallo stesso Petrarca per definire, in lingua latina, questi seggi di Napoli, Vici cioè vichi”. Le fratrie, riferisce, poi, Annibale Di Niscia erano dedicate ad un nume, dal quale prendevano il nome (Phratria Eumelidarum, dal dioEumelo, Ph. Heboniorum, dal dio Ebone, Ph.Castorum, dal dio Castore). Filippo Pagano(39)  aggiunge che ivi, difatti, si radunavano le persone per “esercitare il natio culto, e venerare i patri numi”.
La trasformazione delle fratrie in seggi avvenne alla fine del IX secolo, come asserisce il medesimo Pagano, allorquando “popolani e gentiluomini” cominciarono ad erigere molti portici  in epoca di espansione della religione cristiana. In seguito, furono edificati appositi sedili di sosta o seduta dei cittadini, dai quali derivò l’uso di tale denominazione per indicare detti luoghi, seppur cominciò anche a propagarsi la dizione di “tocchi” per indicare le riunioni delle brigate in specifiche zone. Secondo il citato Tutini, comunque, occorreva mantenere la distinzione tra “seggio” e “piazza”, per la seguente motivazione: “benché sia più generico il nome di Piazza, che di Seggio, ad ogni modo il nome di Seggio alla Piazza si considera come specie al genere, onde si può dire è Seggio, dunque è Piazza, perché è una parte di essa; dove convengono i nobili, che dimorano in quella piazza. Ma non vale dire è Piazza dunque è Seggio, perché nella Piazza si comprendono i nobili, che sono fuori del seggio e cittadini che abitano quella piazza”.
Altri storici hanno, altresì, concordato sull’uguaglianza di significato di Seggio e Piazza.
Il Capecelatro nei suoi Annali(40) individua nella Piazza quel luogo, ove si riunivano i nobili, facendola corrispondere al Seggio, secondo la definizione del Tutini. Si diffuse, inoltre, la consuetudine di chiamare i seggi in base al luogo, ove furono eretti gli edifici che li ospitavano(41), nonché in base a quello della famiglia importante ivi residente, che espletava funzioni amministrative. Nel basso medioevo, pertanto, il governo politico della città partenopea rimase sotto il controllo del gruppo di queste famiglie patrizie di origine greco-romana, mentre l’impero romano d’Occidente finiva (476) con Romolo Augusto, esiliato nella villa di Lucullo in Castel dell’Ovo e si andava affermando l’indipendente Ducato di Napoli del regno Longobardo. Queste famiglie native, con il precipitare degli eventi, si trovarono costrette ad integrarsi con altre forestiere, giunte a seguito delle varie dominazioni barbariche susseguitesi con i rispettivi sovrani.

fonte http://www.nobili-napoletani.it/sedili_di_Napoli.htm

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.