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Il Male del Nord – La sterzata del virus alla storia e al futuro del Sud

Posted by on Set 5, 2020

Il Male del Nord – La sterzata del virus alla storia e al futuro del Sud

In un Paese come il nostro dove i principali organi d’informazione sono direttamente o indirettamente legati a grandi gruppi economici, la visione della società offerta alla pubblica opinione non è mai troppo differente, e non confligge, con gli interessi del grande capitale. 

Se poi questi modelli sono rivolti a una cittadinanza da troppi anni educata a dar retta alle pulsioni (la pancia) senza che queste riescano ad evolvere in emozioni e sentimento, si può convenire che ogni contributo libero, ogni punto di vista autonomo, difforme, risulti oltremodo prezioso. Alcune di queste valutazioni sono poi addirittura capaci di dare profondità e prospettiva a descrizioni troppo conformemente appiattite … e quando a farlo è Pino Aprile oltre al 3D si può star sicuri di poter apprezzare anche l’HD vista la disposizione a cogliere il particolare per trarne indicazioni.

Lo conferma, ancora una volta, con il suo ultimo “Il male del Nord”, un libro coi panni dell’instant book, in presa diretta a documentare e cogliere l’anima dell’attualità pandemica: non solo una crisi sanitaria ma una vera e propria, improvvisa, accelerazione della storia che segna il tramonto della civiltà industriale e la definitiva affermazione di quella informatica. La fine del modello economico, causa di troppe diseguaglianze e non più sostenibile, per il quale è stato funzionale concentrare in poche megalopoli, a spese del resto, tutte le risorse e tutte le opportunità. Lo stanno capendo in una New York svuotata, che col 3% della popolazione americana ha avuto il 19% dei morti per Covid; a Parigi, dove si registra un quarto dei decessi francesi; e in tutte le città “globali” del pianeta.

La fuga dalla Lombardia verso il Sud di migliaia di persone passata sulle TV di tutto il mondo è un’immagine che, per l’autorevole quotidiano spagnolo El Pais è emblematica in quanto è capace di documentare e rappresentare plasticamente la sterzata che il virus sembra aver dato al corso della storia e al racconto che se ne è fatto finora. Un cambio di prospettiva che in Italia mette a nudo il falso mito delle padaneggianti “maniche rimboccate; della Milano che-non-si-ferma; di un Nord efficiente e locomotiva al servizio del resto. Miti che sopravvivono solo nel racconto del monopolio nordico dell’informazione mediatica, tutta indaffarata a nascondere il fallimento del Nord predatore e parassita, specializzatosi unicamente nell’assorbire risorse da tutto il Paese senza nulla restituire. Una narrazione che cancella le virtù del Sud e cerca in tutti i modi, ancora una volta, di costruire le prove della colpa del Mezzogiorno per buttarla in pasto al tribunale della pubblica opinione. È con questo spirito che tanti cronisti, telecamera in spalla, hanno percorso le strade del Sud, a caccia di colpe e trovando virtù.

A dieci anni esatti di distanza dal bestseller Terroni“Il male del Nord” ne rappresenta la naturale evoluzione che corre parallela alla nascita di un nuovo senso di appartenenza del Sud capace di rivolgersi anche agli onesti del Nord nel “…tentativo di far comprendere cosa significa essere meridionali”, perché se l’Italia non sarà in grado di ripartire da Sud si spezzerà definitivamente e “… se non sarà finalmente equa e unita, allora non sarà proprio più niente.”

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