Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

IL PROBLEMA DELLA SCUOLA ITALIANA? É PROPORRE “BELLA CIAO”

Posted by on Ott 10, 2020

IL PROBLEMA DELLA SCUOLA ITALIANA? É PROPORRE “BELLA CIAO”

…come testo da fare studiare e cantare a scuola…che ne dite di aggiungere anche VITTI ‘NA CROZZA” come canto dei lavoratori? Visto che di partigiani del Nord non ne servono piú e lavoro al Sud invece si?

Vitti na Crozza

La versione di Li Causi era un canto di lavoro, dai toni lenti e cupi, aderenti alla cadenza poetica del testo. Lo stesso testo pervenne al Li Causi in recitato da un anziano minatore di Favara, tale Giuseppe Cibardo Bisaccia.

Vitti na crozza supra nu cannuni
fui curiuso e ci vossi spiare
idda m’arrispunniu cu gran duluri
murivi senza un tocco di campani

si nni eru si nni eru li me anni
si nni eru si nni eru un sacciu unni
ora ca sugnu vecchio di ottantanni
chiamu la morti i idda m arrispunni

cunzatimi cunzatimi lu me letto
ca di li vermi su manciatu tuttu
si nun lu scuntu cca lume peccatu
lu scuntu allautra vita a chiantu ruttu


c’e’ nu giardinu ammezu di lu mari
tuttu ntssutu di aranci e ciuri
tutti l’acceddi cci vannu a cantari
puru i sireni cci fannu all’amurio

Bella ciao

è una canzone di lotta cantata dai simpatizzanti del movimento partigiano italiano dopo la seconda guerra mondiale che combatterono contro le truppe fasciste e naziste.

Bella ciao venne poi cantata, tradotta e diffusa in tutto il mondo grazie alle numerose delegazioni partecipanti al primo festival mondiale della Gioventù democratica che si tenne a Praga nell’estate 1947, dove andarono giovani partigiani emiliani che parteciparono alla rassegna canora “Canzoni Mondiali per la Gioventù e per la Pace” e lì introdussero il tipico battimano ritmico.Anche gli storici della canzone italiana Antonio Virgilio Savona e Michele Straniero hanno affermato che Bella ciao fu poco cantata durante la guerra partigiana e venne diffusa nell’immediato dopoguerra. Ancora oggi è cantata in tutto il mondo e la musica, di autore sconosciuto, è stata fatta risalire, in anni passati, a diverse melodie popolari.

«Una mattina mi sono alzato o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciaouna mattina mi sono alzatoed ho trovato l’invasor.O partigiano portami viao bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao o partigiano portami viache mi sento di morir.E se io muoio da partigiano o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciaoe se io muoio da partigiano tu mi devi seppellir.E seppellire lassù sui montio bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciaoe seppellire lassù sui montisotto l’ombra di un bel fior.Tutte le genti che passerannoo bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciaoTutte le genti che passerannodiranno che bel fior.E questo è il fiore del partigianoo bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciaoe questo è il fiore del partigianomorto per la libertà.»

(Testo della Bella ciao dei partigiani)Si è ipotizzato il legame con un canto delle mondine padane, ma si è trattato, tuttavia, di un errore, come definitivamente dimostrato da Cesare Bermani: la Bella ciao delle mondine era stata composta dopo la guerra dal mondino Vasco Scansani di Gualtieri; invece la Bella ciao partigiana riprendeva nella parte testuale la struttura del canto Fior di tomba mentre, sia musicalmente che nella struttura dell’iterazione (il “ciao” ripetuto), derivava da un canto infantile diffuso in tutto il nord: La me nòna l’è vecchierella (già rilevato da Roberto Leydi). Un’altra possibile influenza può essere stata quella di una ballata francese del Cinquecento che, seppur mutata leggermente a ogni passaggio geografico, sarebbe stata assorbita dapprima nella tradizione piemontese con il titolo Là daré ‘d cola montagna, poi in quella trentina con il titolo Il fiore di Teresina, poi in quella veneta con il titolo Stamattina mi sono alzata, successivamente nei canti delle mondariso e infine in quelli dei partigiani.«Alla mattina appena alzatao bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciaoalla mattina appena alzatain risaia mi tocca andar.E fra gli insetti e le zanzareo bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciaoe fra gli insetti e le zanzareun dur lavoro mi tocca far.Il capo in piedi col suo bastoneo bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciaoil capo in piedi col suo bastonee noi curve a lavorar.O mamma mia o che tormentoo bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciaoo mamma mia o che tormentoio t’invoco ogni doman.Ed ogni ora che qui passiamoo bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciaoed ogni ora che qui passiamonoi perdiam la gioventù.Ma verrà un giorno che tutte quanteo bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciaoma verrà un giorno che tutte quantelavoreremo in libertà.»(Testo della Bella ciao delle mondine)In questo contesto si nota come l’espressione “bella ciao” indichi la giovinezza che si perde e sfiorisce nel lavoro.«Stamattina mi sono alzata,stamattina mi sono alzata,sono alzata – iolìsono alzata – iolàsono alzata prima del sol…»(Testo che ha probabilmente influito nella genesi del canto: Fior di tomba.Una possibile e precedente derivazione è stata individuata da Fausto Giovannardi a seguito del ritrovamento di una melodia yiddish (canzone Koilen) registrata da un fisarmonicista Klezmer di origini ucraine, Mishka Ziganoff, nel 1919 a New York.

Nick Petrol

1 Comment

  1. Adeguando il vecchio adagio napoletano “Chillo, già ‘o prutusino, è bello, va ‘a jatta e ‘nce piscia’a coppa…” si ha un esatto quadro della Scuola italiana di oggi che continua a sprofondare aggrappandosi a queste ca..atelle formali, anziché badare alla sostanza.
    (Ma queste cose chi ha proposto il Disegno di Legge non è nemmeno in grado di capirle…)

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