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Il separatismo siciliano, vittima della Trattativa Stato-Mafia

Posted by on Ago 29, 2022

Il separatismo siciliano, vittima della Trattativa Stato-Mafia

Il razzismo unitario ha avuto il suo inizio e non potrà avvicinarsi alla sua fine finché lo vuole lo Stato colonizzatore che usa le sue leggi per mantenere obbligatoriamente le tre colonie di sfruttamento (Napolitania, Sicilia e Sardegna) sottomesse alle discriminazioni etniche sviluppate dal sciovinismo padano infiltrato nelle ideologie dei partiti nazionali.

Poi la Costituzione a che serve se i napolitani vengono ripetutamente offesi e malgiudicati con frasi razziste e denigratorie dagli ascaro-giacobini filo-padani al servizio delle riviste quotidiane, dei partiti e dei certi programmi televisivi, tutti quanti basati sull’obbedienza dello Stato a sua volta fedele all’ideologia razzista che regge l’intera Italia con un divario territoriale a tutti gli effetti che non da tregua al popolo stesso e alle sue legittime forze politiche per arrivare ai compromessi attinenti realmente al rispetto delle esigenze dei napolitani con un nuovo processo di cambiamento dell’intero continente. Alcuni popoli preunitari ottennero quello che desideravano ma si nota l’incapacità del governo coloniale di riconoscere i loro statuti speciali e le loro tradizioni morali. L’idea della macroregione autonoma non è assolutamente male per il popolo napolitano vista l’esistenza dell’antica unità nazionale avuta con i due Regni di diversa dinastia, anche se era stata affiancata con il Regno di Sicilia come unione personale ma entrambi entità erano autonome fino all’invasione mercenaria di Garibaldi e dei Savoia del 1860. Però sorge un presunto problema per tale progetto autonomo perché se la Napolitania dovesse diventare autonoma dovrebbe per forza giurare alla Costituzione e alla bandiera padana del governo coloniale, rischiando l’ingresso del razzismo unitario all’interno delle istituzioni macroregionali. Purtroppo con l’applicazione degli statuti speciali l’ideologia segregazionista s’impadronì dei popoli preunitari, per cui ho il timore che quest’ultimi saranno costretti a scegliere successivamente la causa indipendentista. Poi inutile che i denigratori fanno accuse irrealistiche nei suoi confronti se lo Stato non abbatte e non condanna il razzismo unitario con l’esagerazione di essere un rispettoso della Costituzione e della convivenza tra popoli preunitari stabilita dalla religione cattolica. L’illusione è la risposta definitiva dello Stato razzista verso le proposte di garanzie e di cambiamento dei napolitani che, come sempre, ricevono in cambio le solite porcherie portate precedentemente dai piemontesi sabaudi: miseria, disoccupazione, sottosviluppo, repressione poliziesco-mafiosa, speculazione culturale ed emigrazione. I meridionalisti e gli indipendentisti dovranno riuscire a convincere pacificamente l’intero popolo napolitano sull’esistenza storica e reale del razzismo unitario nel sistema statale per poter ingrandire la disobbedienza civile contro lo Stato coloniale, i partiti nazionali e la sua alleata Mafia, sottraendogli la loro sottomissione imposta dai razzisti unitari. I nostri antenati ebbero l’onestà e il coraggio di opporsi al dominio e alle ingiustizie dello Stato sabaudo e dei suoi collaborazionisti con una serie di ribellioni volte alla difesa delle sue tradizioni e dei suoi diritti garantiti dal legittimo Borbone, incontrando negativamente tanti ostacoli che tentavano di oscurare il loro impegno di salvezza della nostra terra ma non lo fecero abbattere per la volontà delle popolazioni napolitane di darle una assoluta rinascita mediante le attività associative e in base ai ruoli istituzionali senza essere collusi con certi potenti legati alla presa di potere ideologico e alle alleanza partiti-mafia. Queste iniziative rappresentano una massima soddisfazione che la Nazione Napolitana abbia avuto dai suoi abitanti per amore e non per costrizione, come è successo e succede in altri popoli.

In quanto cittadino napolitano di origini calabresi, desideroso di voler vedere abolito lo status di colonia alla mia terra, voglio contribuire non solo a difendere il mio popolo discriminato nella speranza che esso recuperi i suoi diritti usurpati dal regime coloniale ma al dovere di rispetto verso gli altri popoli preunitari, anch’essi soggetti del razzismo unitario, augurando che essi possano insorgere contro tutte le ingiustizie dell’Italia unita. Naturalmente esprimo la mia solidarietà ai siciliani, ai padani, agli etruri, agli arpitani, ai sudtirolesi, ai toscani, agli adriatici, ai triestini e ai veneti che subiscono vari problemi causati dalle leggi dello Stato razzista con il rischio di affrontare le successive conseguenze in caso della loro opposizione verso il governo e il Parlamento. Il diritto di ribellione è inalienabile ad un popolo che non accetta una sottomissione da parte del suo Stato nemico e fu sempre la sua autodifesa da possibili tirannie e guerre. In questo caso vi voglio parlare sulla questione siciliana negli anni Quaranta del Novecento in cui i siciliani ebbero la possibilità del recupero dei loro diritti con la causa indipendentista capeggiata dall’unico movimento identitario, il MIS (Movimento per l’Indipendenza della Sicilia) guidato dal liberale sicilianista Finocchiaro Aprile. Questo periodo storico ha avuto un inizio e una fine, per cui è necessario un racconto pieno di verità e non di bugie fatte dalla storiografia ufficiale e dagli “amici dell’antimafia”, tra cui scrittori, attivisti e politici fedeli al razzismo unitario. Sulla storia del separatismo ci sono le sufficienti e importanti prove che mostrano di come la Sicilia ha vissuto nel tale periodo, in particolare richiamo in attenzione le affermazioni storiche di due storici siciliani: Giuseppe Scianò, leader del Fronte Nazionale Siciliano (FNS) un partito siciliano di idee socialiste ma legato all’indipendentismo isolano, e Massimo Costa, esponente del movimento nazionalista Siciliani Liberi (SL), che ci descrivono l’operato dei politici membri e militanti del MIS nella condivisione della causa nazionale isolana e nella lotta contro il restaurato centralismo unitario del CLN padano. Cominciamo a dire che nel 1943 in Sicilia si verificò uno sbarco militare effettuato dall’esercito anglo-americano sotto i consigli dei mafiosi emigrati negli Stati Uniti, tra cui da Lucky Luciano, il quale si rivolse ai suoi amici delinquenti di impegnarsi a rovesciare l’autorità fascista per sostenere gli occupanti militari. Inizialmente i mafiosi siciliani fuggirono dalle operazioni repressive di Cesare Mori, il cosiddetto “Prefetto di ferro”, che si vantava di aver saputo sconfiggere la mafia (anche se la mafia stessa veniva combattuta anche dai Borbone con due funzionari regi, Salvatore Maniscalco e Giuseppe Mario Arpino, che seppero rispettare i bisogni degli isolani e usarono metodi legalitari sugli arresti giudiziari) ma si dimenticò che essa continuò a esistere con la propria infiltrazione sui partiti nazionali “antifascisti” e con la collusione degli esponenti del PNF di Mussolini. Così la mafia siciliana voleva fare l’eroina dell’antifascismo, come lo facevano gli oppositori politici, dove la maggioranza di essi sono membri di certe logge massoniche. Inoltre in Sicilia, oltre alla mafia, si stava sviluppando l’ideale dell’indipendentismo sepolto dai piemontesi con la repressione della rivolta del 1866, opponendosi alla dittatura fascista e costituendo nel 1942 il Comitato per l’Indipendenza della Sicilia (CIS) sulla convinzione che gli Alleati gli permettono di costituire il governo provvisorio. Però gli anglo-americani, in alleanza con i boss mafiosi, strumentalizzarono gli indipendentisti isolani per abbattere il fascismo nell’isola ma non per garantirgli il diritto all’autodeterminazione dei popoli colonizzati. In altre parole gli Alleati si divertivano a fare i “liberatori” per un semplice favore agli uomini d’onore e ai politici del razzismo unitario, tranne agli indipendentisti siciliani che si schierarono al fianco del proprio popolo. Altro che filo-americanesimo dei separatisti, altro che alleanza mafia-separatismo…… dovrebbero smetterla di offendere un popolo che voleva progressi e benefici nella sua terra. Di fatto tale obiettivo era presente nelle menti di certi politici ex-deputati parlamentari che confluiranno il CIS nel MIS il 10 luglio 1943, stabilendo un diretto contatto con il popolo isolano per la difesa dell’isola e il suo diritto di autotutela mediante la condivisione dell’ideale indipendentista. Il leader Finocchiaro Aprile inviò una serie di richieste di riconoscimento dell’indipendenza isolana agli americani e agli inglesi ma entrambi li rifiutarono perché decisero di collaborare con il governo razzista retto dal CLN dei partiti filo-padani. Infatti l’11 febbraio 1944 gli Alleati ripristinarono nell’isola l’autorità coloniale dell’Italia unita governata dal CLN, favorendo un forte malcontento del popolo isolano e dei separatisti al suo fianco che diffondono la voce dei primi con le manifestazioni pubbliche e le proteste antiunitarie per risollevare la loro terra dalle ceneri del nascente razzismo unitario…..continua

Antonino Russo

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