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Intervista al Prof. Paolo Malanima

Posted by on Feb 11, 2020

Intervista al Prof. Paolo Malanima

Il Prof. Paolo Malanima è il Direttore dell’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo del Consiglio Nazionale dell Ricerche; come potrete leggere nella pagina a lui dedicata, il Prof. Paolo Malanima, pisano doc, è uno storico-economista autore di una lunga serie di saggi in gran parte incentrati sullo studio dell’evoluzione economica di Paesi e Aree geografiche.
In particolare, ha pubblicato, insieme al collega Prof. Vittorio Daniele, un interessantissimo volume dal titolo “Il divario Nord-Sud in Italia 1861-2011“, edizioni Rubattino.
Lo abbiamo intervistato ponendogli delle domande proprio su quest’ultimo lavoro.

Quicampania: Professore, in termini estremamente generici, qual era la situazione nel 1861 in Italia, con particolare riguardo alle differenze tra il Nord e il Sud del nuovo Stato Unitario?
Malanima: Le differenze esistenti tra il Nord e il Sud dell’Italia, dove per Nord intendiamo tutte le attuali regioni del centro-nord del Paese, Lazio compreso e Abruzzo escluso, possono essere riguardate sotto diversi aspetti; possiamo esaminare le differenze tra i parametri che individuano e valutano le diverse economie, come possiamo esaminare altri valori, indicatori sociali, in grado di definire meglio le società dell’epoca.

Quicampania: Partiamo dagli aspetti economici.
Malanima: Il nostro lavoro ha riguardato soprattutto questo punto. Prima di passare ad esaminare i parametri più interessanti, occorre subito fare una precisazione; nel 1861 era impossibile che ci fossero differenze “eclatanti” di ricchezza tra aree geografiche differenti del nuovo Stato Unitario, e questo per un’osservazione banale ed estremamente semplice: esprimendoci in euro 2010, il PIL pro-capite medio della nuova Italia era di circa 2.000 euro, mentre la soglia di sopravvivenza va fissata a 800 euro. La differenza tra questi due valori è minima (oggi tra i Paesi ricchi e quelli poveri del pianeta arriviamo a un rapporto anche di 1 a 60) e non poteva dar luogo “matematicamente” a squilibri accentuati tra le diverse aree del Paese.

Quicampania: Nel libro si possono leggere interessantissime serie di dati da voi elaborati. Ci può dire quali sono state le vostre fonti e che tipo di rielaborazione avete attuato?
Malanima: L’Italia ha proceduto nel 1957, in occasione del primo centenario dell’Unità d’Italia e seconda nel mondo ai soli Stati Uniti, a una ricostruzione del PIL nazionale a partire dalla nascita dello Stato Unitario (1861). Il lavoro fu condotto dagli studiosi dell’Istat. In seguito, alcuni studiosi, nell’ambito di un progetto coordinato dalla Banca d’Italia, hanno sviluppato i dati del PIL, questa volta a livello regionale, con riferimento a quattro anni: 1891, 1911, 1934 e 1951. A partire da questi dati, diversi studiosi ne hanno sviluppato ulteriori serie: tra questi ricordo, ad esempio, Emanuele Felice. Nel nostro lavoro, abbiamo sviluppato i dati regionali, anno per anno, a partire dal 1891. Quello che caratterizza il nostro lavoro è il riferimento territoriale; noi abbiamo sviluppato i nostri dati prendendo a riferimento geografico il territorio nazionale attuale e le singole regioni così come sono oggi; non è un dettaglio da poco, se pensiamo, ad esempio, alle notevoli mutazioni che hanno riguardato la regione Campania (“dimagrita” nel ventennio per fare spazio alla nascente provincia laziale di Latina).

Quicampania: Ci fornisce qualche dato economico “significativo”?
Malanima: Come dicevo, grosse differenze economiche nel 1861 non esistevano tra il Nord e il Sud; esistevano nel Nord regioni più ricche (Piemonte, Lombardia e Liguria) rispetto ad altre povere (Veneto), così come nel Sud avevamo tre regioni molto ricche (Campania, Puglia e Sicilia) e due povere (Lucania e Calabria). La differenza più che tra Nord e Sud era evidente tra le regioni occidentali e quelle orientali. Queste ultime, con la eccezione della Puglia, rappresentavano la parte “povera” del Paese.
Anche altri parametri, i salari, l’efficienza dell’agricoltura, etc… , erano più o meno allineati, con valori che a volte risultavano migliori per le regioni del nord e, a volta, per le meridionali.

Quicampania: Il nome del nostro sito ci impone di domandarle qualcosa in più sulla Campania.
Malanima: Partendo dai dati regionali “ufficiali” del 1891, possiamo ritenere che il PIL pro-capite della Campania, al momento dell’Unità d’Italia, fosse superiore a quello del Piemonte e della Lombardia di circa un 5%. La Campania aveva un’agricoltura molto fiorente e, soprattutto, molto “efficiente”; aveva alcuni bacini industriali di prim’ordine (la canapa, la cantieristica navale) e industrie meccaniche di notevole rilevanza.

Quicampania: Come si è evoluto nel tempo il divario economico tra il Nord e il Sud del Paese?
Malanima: Possiamo considerare alcuni periodi, a partire dal 1891; prima, tra il 1861 e il 1891, le due aree del Paese continuarono ad essere di fatto allineate: l’industrializzazione del Nord non era, di fatto, ancora partita.
Tra il 1891 e 1911 ha inizio la divaricazione tra le aree territoriali, con la nascita nel settentrione di moltissime aree industriali; tra il 1911 e il 1934 si allarga decisamente il divario economico, sia perchè l’industrializzazione non ha ancora attecchito al sud, sia perchè con il blocco dell’emigrazione (voluto dal fascismo, ma anche determinato dalle nuove poltiche dei Paesi di destinazione), viene meno questo fenomeno tutto sommato positivo per l’economia meridionale (sia pur socialmente molto triste).
Il divario si accentua ulteriormente negli anni immediatamente successivi alla guerra, anche perchè, in proporzione, il Sud subì, dall’evento bellico, danni decisamente superiori alle proprie infrastrutture.
Dal 1951 ai primi anni ’70 assistiamo ad un eccezionale recupero dell’economia meridionale, determinato, tra l’altro, da investimenti continui annui pari all’1% del PIL nazionale. Non impressioni questo valore: eravamo in un periodo in cui la nostra economia cresceva al 5% annuo e l’assegnazione di quelle risorse risultò non particolarmente onerosa.
Con la crisi degli anni ’70, e quindi con la crescita successiva sempre più bassa, non fu possibile destinare risorse al Meridione e, di conseguenza (ovviamente tenendo conto anche di tanti altri fattori), la forbice tra le due economie ha ripreso ad allargarsi.

Quicampania: Rispetto agli indicatori sociali, cosa ci può dire?
Malanima: Anche qui le due aree del Paese erano allineate; lo erano sulle tragiche percentuali di mortalità nel primo mese di vita (mentre la mortalità nel primo anno era maggiore al Nord, forse per ragioni climatiche), lo erano sulla speranza di vita pari ad appena 33 anni (come ai tempi di Dante!!!), lo erano sull’altezza degli abitanti (la differenza, Sardegna a parte, era minima) e così su tanti altri valori; l’unica differenza rilevante concerneva l’alfabetismo: sotto questo aspetto il Piemonte era decisamente la regione più evoluta dell’Italia, mentre quelle del Sud erano, mediamente, le più arretrate.

Paolo Malanima

Direttore dell’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo (ISSM; www.issm.cnr.it) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR; www.cnr.it) dal 2002, Paolo Malanima ha conseguito la laurea in discipline umanistiche presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e presso l’Università di Pisa; è stato Professore di Storia Economica ed Economia presso l’Università di Pisa (1977-94) e presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro (1994-2002).
E’ Presidente della European School for Training in Economic and Social Historical Research (ESTER) (University of Utrecht) dal 2000, membro del Comitato Scientifico e della Giunta dell’Istituto Internazionale di Storia Economica “F. Datini” (dal 2009). E’ membro del comitato editoriale delle riviste “Società e Storia” e “Rivista di Storia Economica”, membro corrispondente del comitato di redazione di “International Review of Social History” (dal 1993), membro del Consiglio di “Investigaciones de Historia Economica”, membro del comitato scientifico della “Revista de Istorie A Moldovei” (dal 2011) ed è stato membro del Consiglio della Società Italiana di Storia Demografica (SIDES) (2003-09), e del Comitato Esecutivo del programma Ramses2 coordinato dalla Maison de la Méditerranée in Aix-en-Provence.
E’ membro del comitato editoriale dell’ “Economic History Review”, e, dal 2012, del Comitato Consultivo del “Scandinavian Economic History Review”.

fonte http://www.quicampania.it/ilregno/intervista-paolo-malanima.html

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