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Investimenti e Due Sicilie

Posted by on Nov 26, 2017

Investimenti e Due Sicilie

Gli economisti ci dicono che i soldi investiti, producono da 2,5 a 3 volte quanto impegnato nell’investimento.

Dare 100 euro a fondo perduto, è utile a chi li riceve ma, una volta utilizzati, non c’è nient’altro.

Spendere, invece, 100 euro per investimenti, fa si che, consumati questi dalle aziende, dalle società etc. che li utilizzano, se ne ottengono, di ritorno, altri 250 – 300 di euro.

Ma, se l’investimento viene utilizzato per fare opere che non servono, oppure opere che non vengono completate, ovvero opere che vengono realizzate male (e quindi diventano subito fatiscenti) o terminate in tempi lunghissimi, è utile fare quell’investimento? Lo si può ancora chiamare investimento?

Evidentemente no.

Pare che in Italia si spenda più in contributi a fondo perduto che in investimenti (e questo, dicono gli economisti, già non è un bene) ma, se poi gli investimenti costano molto più di quanto dovrebbero, è chiaro che non si ottengono i frutti desiderati (crescita economica, aumento degli indicatori etc.).

Se, per esempio, costruire un chilometro di ferrovia, costa dalle 7 alle 10 volte più in Italia che in Francia, investire in questo settore non è un vantaggio per il Paese, ma solo per chi riceve quei soldi che, in gran parte, sono una sorta di contributo a fondo perduto.

Spendo, per esempio, 700 € (come investimento … nominale) invece di 100. Solo 100 (o giù di lì) di quei 700, sono l’investimento effettivo, reale. Perciò devo moltiplicare per tre (al massimo) la cifra che va in investimento reale (100€) per ottenere la somma che costituisce il ritorno di quell’investimento: 300€.

Dalle casse dello stato, però, sono usciti 700€.

Quindi per avere il rendimento effettivo dell’investimento (investimento vero più cifra che va in … fondo perduto), devo dividere quanto ottenuto (300€) per quanto investito (“investito”) in tutto (700€): 300/700 uguale 0,43 circa!!!

In questo caso, il “moltiplicatore”, come dicono gli economisti, non è 2,5 o 3, ma 0,43!

Praticamente è come investire un euro e guadagnare 43 centesimi…

Un investimento così è meglio non farlo!

Delle due l’una: o si fa un investimento depurato delle spese … spurie, o non lo fa proprio (…se si è liberi di fare questa scelta e politicamente predisposti a farla!)

Nel caso contrario, non ci si può lamentare, magari versando lacrime di coccodrillo, per la crescita che non c’è, per le tasse e il debito che aumentano etc.

Qual è la soluzione proposta per questa situazione!? Ridurre i VERI sprechi (“sprechi”)? No, neanche a pensarlo.

Si tagliano i servizi e si aumentano le tasse, ecco la risposta!!!

Tutto questo ricorda molto da vicino la situazione preunitaria: per le tasse, i servizi tagliati e i beni pubblici venduti, il Regno di Sardegna; per la corretta impostazione dell’economia dello stato1 , la celerità e l’esecuzione perfetta dei lavori che non erano gravati di spese aggiuntive, il Regno delle Due Sicilie2.

Di questo tipo di passato (“duosiciliano”, ovviamente!) non è vergognoso avere nostalgia: è obbligatorio.

Fiorentino Bevilacqua

23.11.2017

  • “Il principio ispiratore del riordinamento finanziario del Regno di Napoli, fatto nel 1815 fu: << che le risorse finanziarie dello stato non bisogna cercarle nel debito, né nei nuovi tributi, ma esclusivamente nell’ordine e nell’economia. Perché veramente il miglior governo è quello che costa meno>> […] Così scriveva, nel 1862 ne Le finanze napoletane e le finanze piemontesi al 1848 al 1860 Giacomo Savarese, nominato ministro del Regno delle Due Sicilie nel 1848 da Ferdinando II” (Felice Simonelli, Verità sul Sud – Per capire cosa ci è successo e come venirne fuori, pag. 37. All’indirizzo https://books.google.it/books?id=VXOFCgAAQBAJ&pg=PA37&lpg=PA37&dq=savarese+e+le+risorse+dello+stato&source=bl&ots=DimxuU1Kw-&sig=TmEzuQvEPqg3nfnke_OVTMhyJKY&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwilzvyAotXXAhUDbVAKHWJfDCwQ6AEILDAB#v=onepage&q=savarese%20e%20le%20risorse%20dello%20stato&f=false
  • Il ponte sul Garigliano, per esempio, fu costruito in meno di quattro anni, che vanno dall’incarico (conferito, nel febbraio 1828, da Francesco I di Borbone, all’ingegnere di stato Luigi Giura), alla progettazione (presentata il 14 aprile 1828), alla costruzione vera e propria (inizio lavori di sbancamento il 20 maggio 1828) fino al collaudo, avvenuto, con la partecipazione attiva del re Ferdinando II, il 10 maggio 1832 (si può leggere tutta la storia del Ponte Real Ferdinando all’indirizzo http://www.ilportaledelsud.org/ponte_garigliano.htm). Il ponte è rimasto operativo dal 1832 fino alla fine della seconda guerra mondiale quando i tedeschi, in ritirata, dopo averlo utilizzato per il passaggio di truppe, camion e carri armati, lo minarono e lo fecero saltare in aria (quello che oggi è possibile ammirare, è una copia non proprio fedele dell’originale).

 

ponte-real-ferdinando

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