Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

CALATO IL SIPARIO SULLA TERZA EDIZIONE “FESTA POPOLARE DELLA TAMMORRA”AL DUCATO DI SESSA

Posted by on Ago 3, 2019

CALATO IL SIPARIO SULLA TERZA EDIZIONE “FESTA POPOLARE DELLA TAMMORRA”AL DUCATO DI SESSA

Il 21 di luglio 2019 si è chiusa la tre giorni della festa popolare della Tammorra a Sessa Aurunca, una volta prestigioso Ducato, e come preventivato il successo è stato notevole. Grande partecipazione di popolo in tutte e tre le giornate degno del cospicuo e prestigioso numero di artisti che in tre giorni si sono avvicendati sui rispettivi palcoscenici.

I palchi erano disseminati per tutto il borgo in maniera intelligente e nessuno dei visitatori ha avuto la sensazione di classificare gli artisti tra quelli di  serie A e quelli di serie B, è stata una festa a cielo aperto tra musica, cucina autoctona  e opere d’arte Sacra e Pagana, il tutto accompagnato da un bel clima estivo che a Sessa non è mai soffocante ed invasivo.

Gli sforzi da parte degli organizzatori, del Comune e del popolo Sessano sono stati notevoli, sotto tutti i punti di vista, ma sono stati sopportati con disinvoltura perché il successo ottenuto ha azzerato tutte le ansie e le fatiche.

A rafforzare quanto affermato sono state le parole del Sindaco Silvio Sasso che nel saluto finale le ha esternate con passione e a cuore aperto, il cuore di Sessano orgoglioso della sua identità e della sua antica storia che si stava rendendo conto di cosa la sua comunità stava realizzando. Il Sindaco Sasso nel suo discorso per qualche minuto ha abbandonato il solito protocollo politichese  che un Sindaco, suo malgrado, è costretto ad utilizzare  e ha salutato tutti i protagonisti della tre giorni, il popolo della Tammorra e non solo,  con sincero affetto.

A rafforzare il giudizio positivo della riuscita della festa sono stati i commenti che in tempo reale esternavano i visitatori presenti nella tre giorni anche di quelli, una esigua minoranza, che avevano da ridire qualcosa e che pensavano di poter dare dei consigli, come si dice “il maggior disprezzo è la non curanza” quindi……. In Italia da qualche tempo s’è diffuso il virus chiamato “tuttologia” che ha creato un esercito di sapientoni che vivono degli opinioni altrui ascoltate in televisione o sui social, a questi soggetti basta vedere una mezza regata di America’s  Cup per essere dei velisti di lungo corso che da 30 anni navigano i mari.

Quello che succederà nell’edizione del prossimo anno non si sa e credo che non lo sanno nemmeno i Sessani ma l’unica cosa posso dire, fatemi essere presuntuoso, e che assisteremo ad una altra grande festa dove si continueranno a trascorrere delle belle serate di Cultura  Aristocratica perché Popolare e che Sessa è in grado di offrire. Di seguito alcuni video della tre giorni.

Claudio Saltarelli   

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Quando gli zar cercavano la musica di Napoli

Posted by on Lug 17, 2019

Quando gli zar cercavano la musica di Napoli

Partivano dalla Campania viaggiando mesi, in carrozza, attraverso le Alpi e i Paesi dell’Europa dell’Est. Fino ad arrivare a San Pietrobuorgo, dove nel Settecento erano tra i compositori più richiesti. Da Cimarosa ad Araja, ecco chi erano i musicisti più richiesti dalle famiglie imperiali russe Un filo diretto, in note. Che annoda Napoli e San Pietroburgo. Nel Settecento alla corte delle imperatrici Anna, poi Elisabetta e infine Caterina II c’era la musica napoletana. Artisti alla corte delle zarine, punto più alto di un mecenatismo che richiamava il Rinascimento, tra artisti, scenografi, architetti. Dall’Italia ma soprattutto dalla capitale del Regno di Napoli. In viaggio per sei, anche sette mesi verso la Russia, in carrozza, c’era da attraversare le Alpi, poi i pezzi dell’Europa dell’Est prima di arrivare nelle corti ricche, affamate di bellezza e arte. I russi cercavano Napoli. Offrivano una ricca vita di corte, compensi impensabili in altre parti del Vecchio Continente. E ci fu così un flusso di partenopei a corte. “Addirittura la tarantella veniva riscritta anche da ognuno dei musicisti del Gruppo dei Cinque. Miliij Balakirev, Cesar Cui, Aleksandr Borodin, Modest Musorgskij, Nikolaj Rimskij-Korsakov, la musica popolare russa lontana dai suoni dell’Occidente ma innamorata di quella napoletana”, spiega il Maestro Enzo Amato, musicista, chitarrista, famoso studioso della musica settecentesca e presidente dell’Associazione Domenico Scarlatti di Napoli.

Il Maestro ripercorre con noi il cammino musicale dei napoletani in Russia. Nei prossimi giorni – l’11 novembre 2015 – è in programma una sua conferenza sul tema al Centro Russo (Russkij Mir) all’Università L’Orientale di Napoli e qualche giorno dopo prenderà la parola anche all’Università La Sapienza di Roma. Perché per i russi, tanto nella capitale quanto a San Pietroburgo, la musica lirica nel Settecento parlava, anzi suonava italiano. Soprattutto napoletano. “Basti pensare che la prima opera scritta per Anna I e poi tradotta in lingua russa era di Francesco Araja, a San Pietroburgo per circa 15 anni. C’era la voglia, anche l’esigenza di europeizzarsi – continua il Maestro -. C’era anche da abbattere l’immagine di un Paese arretrato, medievale, poco incline alla bellezza dell’arte occidentale. Per questo motivo le Imperatrici non badavano a spese”. Ma Napoli non era solo il simbolo della lirica ma anche dell’architettura. “Ed è stato proprio un architetto napoletano, Carlo Rossi, figlio di una ballerina russa con papà nativo di Sessa Aurunca (provincia di Caserta) che ha progettato il Palazzo che è ora sede del Museo russo di San Pietroburgo, così come lo stesso architetto ha ideato l’assetto del Palazzo d’Inverno, la residenza degli Zar, e del Teatro Aleksandriskij” aggiunge il Maestro Amato. Araja componeva 12 opere in Russia, compresa Cefalo e Procri, interamente in lingua russa, ispirata alle Metamorfosi, il capolavoro del poeta latino Ovidio. E nelle rappresentazioni non c’erano cantanti con grande estensione vocale, quindi veniva utilizzato il coro, che caratterizzerà la produzione, lo stile delle opere russe. Dopo Araja, Tommaso Traetta. Sette anni di soggiorno alla corte di Caterina II, prima di lasciare la Russia per il clima gelido, verso Londra. E tre opere, soprattutto l’Antigona. Scriveva in italiano ma la parte recitata era omessa per consentire la comprensione al pubblico che seguiva le arie con la traduzione dei libretti in lingua russa. E dopo Traetta, Giovanni Paisiello, 11 opere in Russia e che scriverà il Barbiere di Siviglia nel 1782, precedendo Gioacchino Rossini. E poi Gaetano Andreozzi, uno dei tre musicisti di Aversa, a pochi chilometri da Napoli, assieme a Domenico Cimarosa, Niccolò Iannelli. Per la corte di San Pietroburgo, la Didone Abbandonata nel 1784 e l’anno successivo Giasone e Medea. Infine, Domenico Cimarosa, chiamato da Caterina II, 11 opere e il requiem per la moglie dell’ambasciatore italiano a San Pietroburgo, eseguita alla cappella della corte dell’Imperatrice.

fonte https://it.rbth.com/rubriche/Mosaico/2015/10/23/quando-gli-zar-cercavano-la-musica-di-napoli_533095

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CON LA FESTA POPOLARE DELLA TAMMORRA SESSA TORNA A SCRIVERE LA STORIA

Posted by on Lug 14, 2019

CON LA FESTA POPOLARE DELLA TAMMORRA SESSA TORNA A SCRIVERE LA STORIA

Chi conosce anche leggermente la storia del territorio Aurunco, della Terra di Lavoro e del Regno di Napoli sa perfettamente che la prima edizione della Festa Popolare della Tammorra tenutasi a Sessa Aurunca, una volta Ducato, non era un episodio sporadico se avesse avuto un riscontro positivo ma sarebbe stato solo l’inizio di una nuova storia. Sono bastati due anni e le suddette previsioni si sono avverate infatti siamo giunti alla sola terza edizione e la Festa è diventata una tre giorni di Musica Popolare attesa nell’ ex prestigioso Ducato ma anche in tutto l’ex Regno e se inizialmente erano gli organizzatori che avevano bisogno di cercare gli artisti per farli aderire all’evento oggi le cose si sono ribaltate, sono gli artisti che aspettano di essere chiamati, fatta eccezione per Carlo Faiello e per Marcello Colasurdo che hanno una storia artistica troppo importante per essere confusi con la massa, perché è diventata una tappa prestigiosa per qualsiasi artista che vuole fare CV. Non c ‘è stato bisogno di troppo tempo per arrivare a ciò perché la storia antica e Aristocratica di Sessa è cosi importante che quando decide di svegliarsi dalla controra, in cui è stata costretta da quasi 160 anni, appare in tutta la sua bellezza e regalità seguendo nei modi e nello stile, ovviamente in dimensioni diverse, la sua naturale Capitale che è Napoli. Sessa ha 3000 anni di storia prima greca, poi italica, poi romana per avere la sua definitiva consacrazione con il Regno di Napoli infatti basta andare in giro per Napoli e alzare un pochino gli occhi al cielo per vedere raffigurati le gesta della famiglia Marzano oppure aprire qualche libro di archivio per vedere come dal Gran Capitano in poi, il più grande condottiero della storia post impero romano, spesso il Re di Napoli era anche Duca di Sessa, ancora esiste come titolo nobiliare e si trova in Spagna. Per la sua felice posizione geografica Sessa è sempre stata tappa obbligata di Re ed Imperatori che da Roma si spostavano a Napoli che si fermavano volentieri anche perché sapevano di avere un scambio culturale, a quei tempi la classe dirigente sapeva riconoscere senza avere consiglieri chi era e non appariva soltanto ammettendo anche un’eventuale superiorità, e questo le ha permesso di avere un baule così grande di conoscenze che nemmeno “l’iconoclastia storico culturale” che pochi soggetti cercano di attuare dal 1799 è riuscito a distruggere. Sessa, anche se gli Italiani Risorgimentali cercano di camuffarla con epigrafi, lapidi e nomi innalzati in onore dei Savoia, è Longobarda, Normanna, Sveva, Angioina, Aragonese, Spagnola e Borbonica come i più attenti ma anche quelli più distratti, notano passeggiando per il Borgo. Come si suol dire Sessa ha le pietre che parlano e la lingua che parla è quella Napoletana e come la sua più illustre sorella Maggiore le sue pietre oltre a parlare diffondono musica quella importante che apprezziamo da sempre nella settimana Santa e dai tanti musicisti e cantanti che li nascono. Senza andare a parlare della tradizione filosofica, giuridica e letteraria di Sessa ma soffermandoci su la sola arte musicale, Sessa è ancora oggi una fucina di talenti di dimensione universale che arricchiscono se stessa e insieme ad altre realtà come Piedimonte Matese, Pignataro Maggiore, Ailano e Casapulla, le prime che mi son venute in mente, arricchiscono tutta la Terra di Lavoro. Quindi, anche nell’organizzare un evento di musica popolare, Sessa non poteva tradire e grazie anche al suo essere teatro naturale siamo certi che ci regalerà una tre giorni, 19, 20 e 21 luglio, da incorniciare e se due anni fa citai nomi e cognomi di chi organizzava l’evento questa volta non ne farò nemmeno uno perché quest’anno è tutto il popolo sessano coinvolto nell’ organizzazione e che, come in occasione della settimana Santa, ha deciso di tornare ad essere protagonista della storia come ha sempre fatto . Certo sono lontani e forse irripetibili i tempi in cui Re e Imperatori soggiornavano a Sessa anche perchè quelli erano anche tempi in cui tutta la penisola Italica era un faro di civiltà per il pianeta e l’umanità tutta mentre oggi è ridotta a colonia culturale per aver cancellato la sua identità, ma lo spirito che anima il popolo Sessano per questo evento è sempre quello di un tempo. Se un popolo lo conosci da come mangia e da come parla il sessano lo conosci anche per come mangia e siccome “mangia bene” in questi tre giorni anche il cibo sarà il protagonista e si potranno apprezzare le ricchezze che il territorio offre da sempre e che hanno fatto la storia della cucina mondiale. A cominciare dal più antico Vino, insieme ad uno Armeno, oggi esistente che è il Falerno, come il prestigiosissimo Olio d’Oliva o come la grande offerta di ortaggi di ogni tipo che la felice combinazione microclimatica, mare, sole e vulcano, li rende unici. Oltre al Comune di Sessa Aurunca e ad altri enti culturali locali ci sarà anche la presenza di associazioni di Roccamonfina che contribuiranno, soprattutto con il materiale umano, alla riuscita dell’evento e che ci fa comprendere che se Sessa decide di tornare “Ducato” sarà sempre una guida per tutto il suo comprensorio. Noi tutti dobbiamo essere grati all’eroismo del popolo Sessano che imperterrito e con forza ha deciso di essere il fedele custode delle sue tradizioni e della sua identità difendendolo dai tanti attacchi ed inquinamenti che il modernismo cerca di sferrargli in tutti i modi. Il Sessano sa di avere alle spalle una storia di 3000 anni troppo importante e sa perfettamente che continuare a camminare sul percorso della Tradizione gli permette di avere una visione periferica molto ampia utile per anticipare sempre i tempi anche quando pensiamo che è arrivata tardi, come accade del resto in tutto l’ex Regno e in tutto il Mediterraneo. Non vi “incazzate” quando vi trovate al cospetto di un Sessano se vi sembra scostante e superbo perché di fronte avete una persona che da sempre è abituata a confrontarsi con luminari ed eccellenze di ogni genere e sanno riconoscere chi “è e chi non è” e se in voi trovano un valore state certi che vi tratteranno alla pari con umiltà e disponibilità per dare e ricevere. Non dimenticate, altresì, che a casa loro faranno come vogliono, ovviamente acquisendo e imparando anche dagli altri, perché sono consapevoli che quando si vuol fare una cosa che duri nel tempo devi mettere in conto errori e piccoli fallimenti e come si dice…”sbagliando si impara”. Concludendo a Sessa le cose le possono fare solo i Sessani vi posso chiedere collaborazione ed anche una mano, la chiedono se ne hanno bisogno non temete, ma la devono fare loro non fosse per altro che le suddette Pietre se non vedono i soliti passi e le solite gambe anche nei giorni di festa si rifugiano nel silenzio senza emettere più parole e suoni, buona festa a tutti

Claudio Saltarelli

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Francesco d’Assisi a Carinola

Posted by on Giu 14, 2019

Francesco d’Assisi a Carinola

Un apostolo di Cristo  come lo era  S. Francesco non poteva lasciare l’importantissimo e vasto Regno di Sicilia senza evangelizzazione. E infatti non lo aveva lasciato senza: già vi evangelizzavano i suoi frati fin dal 1216. Tuttavia, nel 1222 intraprese personalmente un viaggio apostolico-penitenziale nel Regno per rafforzare nella fede i suoi frati e per recarsi, come pellegrino, al Santuario dedicato a San Michele Arcangelo, sul Gargano, di cui era devotissimo.

I primi biografi del Santo e le cronache dell’Ordine, soprattutto quelle di fra’ Mariano da Firenze e fra’ Francesco Gonzaga, riprese poi dal teologo e storico francescano del XVI secolo Luca Wadding nei suoi Annales, attestano la presenza di San Francesco a Carinola nei primi mesi del XIII secolo. 

Così scrive il Wadding:  
Il Santo uomo venne a Carinola, o Caleno, città della Campania felice, distante circa quattromila passi dalla conosciutissima città di Mondragone, e predicò con grande profitto delle anime e con incremento del suo Ordine, accettò per i suoi un’abitazione sotto il titolo di Giovanni Battista, che dopo la sua morte fu dedicata al nome stesso del Santo uomo.

Era molto probabilmente la primavera del 1222 quando Francesco d’Assisi arrivò a Carinola, proveniente da Gaeta. Non sappiamo chi fosse il vescovo della diocesi calinense in quel periodo; era appena stato deposto per ignoranza, nel 1221, l’anonimo vescovo voluto dalla contessa di Caserta, Adelagia,  e sembra non ci siano i documenti  che ci  dicano chi fosse il nuovo vescovo. Sappiamo però che egli accolse Francesco con tutti gli onori del caso e gli diede il permesso di predicare nella sua diocesi, secondo le istruzioni di una lettera che papa Onorio III aveva mandato a tutti i vescovi, invitandoli ad accogliere e a lasciar predicare senza timore quest’umile frate.

Luca Menna, notaio e storico locale del XIX secolo,  ci dice che San Francesco rimase in territorio carinolese per sette anni. 

Questa affermazione mi sembra un po’ azzardata e non so a quali fonti il Menna abbia attinto l’ informazione. E’ pur vero che il Regno di Sicilia era importantissimo e vasto, ma proprio perché lo era, sette anni a Carinola per uno come Francesco, votato all’evangelizzazione continua, sono effettivamente un po’ troppi.  Inoltre, le date della sua sicura presenza in altri luoghi si accavallano e non coincidono con la sua presenza a Carinola. 

Comunque il periodo di permanenza di Francesco a Carinola non deve essere stato brevissimo. Carinola era un feudo importante, situato sulla via principale che univa Roma e Napoli, e probabilmente Francesco lo usò come base logistica per evangelizzare i dintorni. Lo troviamo infatti anche a Sessa Aurunca dove  fece il bellissimo miracolo di risuscitare un ragazzo morto per un terremoto, miracolo affrescato poi da Giotto nella Basilica di Assisi

Tenendo anche presente le condizioni fisiche di Francesco, che morirà quattro anni dopo, nel 1226, macerato dalle penitenze, è possibilissimo che si sia dovuto fermare qualche mese. 

Francesco accettò in dono dal vescovo (o dai Signori di Carinola) un luogo ai piedi della collina di Sant’Arcangelo, a Casanova, dove seppellire i suoi frati e lui stesso  edificò le mura perimetrali del piccolo cimitero. Su questo “primitivo luogo” francescano, dedicato inizialmente a San Giovanni Battista è poi sorto il Convento che, alla morte di San Francesco, fu dedicato a lui. 

Nello stesso luogo era una piccola grotta nella roccia viva e il Santo la usò, e forse l’adattò,  per il suo bisogno di isolamento e di preghiera. Il Menna ci dice che nella grotta era possibile vedere i segni delle ginocchia e delle braccia lasciati da un uomo prostrato in preghiera. Al momento, la grotta  non è visibile al pubblico perché situata all’interno di una cappella laterale pericolante che aspetta di essere restaurata, ma i segni della penitenza del Santo sono stati “cancellati” da interventi di restauro inopportuni ed incompetenti. Spero che un adeguato restauro possa recuperarli, in futuro.

Più che documenti ufficiali sulla permanenza del Santo a Carinola, esiste una fioritura di storie e leggende riportate dal Wadding nei suoi Annales e riprese anche da Sant’Alfonso Maria dei Liguori. Le storie furono poi affrescate nel Chiostro del Convento francescano di Casanova. Molti  affreschi  sono però andati perduti.

Protagonista delle storie che riguardano la permanenza del Santo a Casanova è fra’ Giunipero, diventato poi nella lingua volgare fra’ Ginepro, un frate semplice e buono della provincia francescana napoletana, che accompagnò Francesco nel suo viaggio nel Regno di Sicilia. 

Sembra che un giorno, fra’ Ginepro stesse piantando un alberello di ginepro nell’orto del primitivo luogo, quando fu chiamato da San Francesco. Fra’ Ginepro non ubbidì subito, ma volle prima terminare di piantare l’alberello e poi accorse alla chiamata del Santo. Allora Francesco, per fargli capire che aveva mancato alla santa ubbidienza, maledisse il ginepro ordinandogli di non crescere mai più di tanto per essere d’esempio agli altri frati. Il ginepro non crebbe mai pur rimanendo sempre verde e Luca Wadding precisa che esso era sopravvissuto sino ai suoi giorni.

Il Wadding racconta anche che nell’orto del primitivo luogo francescano di Casanova, il Santo piantò un melo che crebbe con triplice tronco e ciascun tronco dava frutti ad anni alterni, mentre gli altri due riposavano. I frutti di questo straordinario albero guarivano moltissime malattie, così la loro corteccia  mescolata all’acqua. Qualcuno, in quello strano tronco, ha voluto vederci la simbologia dei tre Ordini fondati da San Francesco: il Primo (i frati), il Secondo (le clarisse) e il Terzo (i  secolari), ciascuno dei quali ha prodotto i suoi benefici frutti. L’albero, se mai c’è stato, purtroppo non esiste più.

Sempre a Carinola, il Santo domò la rabbia di una volpe che rapiva galline e polli ad una vecchietta. 

Le storie che riguardano Francesco a Carinola sono diverse e tutte tramandate oralmente fino ai nostri giorni. Quello che è certo è che il Convento francescano sorse subito, già in quella prima metà del XIII secolo, ad opera degli stessi frati.    Esso viene citato per la prima volta nel 1330, nel Provinciale di fra’ Paolino da Venezia, vescovo di Pozzuoli, ed è poi riportato in un elenco di conventi francescani del XIV secolo, il De Conformitate di Bartolomeo dei Rinonicchi da Pisa, mentre il Wadding lo cita ancora, nel 1506, come Convento n° 10 dei Minori Osservanti.  

Fra’ Francesco Gonzaga, nella sua opera De Origine Seraphicae Religionis, ci fa invece sapere che nel 1587 vi abitavano 12 frati. Sempre 12 frati, fino alla chiusura del periodo napoleonico; come gli apostoli di Cristo.

Dalla sua fondazione, il Convento francescano è stato costantemente abitato dai Frati Minori Osservanti ed ha visto, tra le sue mura, numerose personalità e santi: Guglielmo da Ockham il filosofo francescano che, per le sue idee, vi fu confinato nel XIV secolo e forse vi morì; San Bernardino da Siena; San Giacomo della Marca, che nel 1479 guarì il re Ferdinando I d’Aragona che versava in fin di vita a Carinola. 

Il Convento, nei secoli,  è  passato attraverso fasi storiche molto travagliate, conoscendo l’abbandono, la distruzione bellica e l’incuria dell’uomo, ma alla fine è ancora lì a testimoniare, con la sua semplicità e la sua bellezza, la presenza di un uomo straordinario come Francesco d’Assisi.

c.d.l.

Anche: http://carinolastoria.blogspot.it/2012/04/guglielmo-da-ockham-confinato-carinola.html

Alcuni testi consultati

Alfoso Maria de’ Liguori – La vera sposa di Gesù Cristo ossia la monaca Santa – Napoli, 1838

Cantarella E.- Guidorizzi G. – La cultura della storia – Milano, 1998

Castrichino G.- Supino G. – San Francesco d’Assisi a Gaeta e a Casanova di Carinola – Formia, 1991

Gemelli fr. Agostino – Il francescanesimo – 7ma ediz. Milano, 1956

Gonzaga fra’ Francesco- De Origini Seraphicae Religionis – Roma, 1587

Marchese Angelo – Storia intertestuale della letteratura italiana – Messina/Firenze, 1997

Marcos De Lisboa – Croniche degli ordini istituiti dal Padre S. Francesco – Venezia 1591

Mazzara Benedetto – Leggendario francescano – Venezia, 1721

Menna Luca – (a cura di Adele Marini Ceraldi) – Saggio Istorico della città di Carinola – Scauri, 1980

Sperelli Alessandro – Ragionamenti pastorali – Roma, 1664

Wadding Luca – Annales Ordinis Minorum – 1222, n° 11 – Lugduni, 1625-54

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Settimana Santa 2019 al Ducato di Sessa

Posted by on Apr 14, 2019

Settimana Santa 2019  al Ducato di Sessa

La Settimana Santa si svolgerà dal 15 al 22 aprile 2019 a Sessa Aurunca

Programma

Domenica 14 aprile
11:00 Benedizione delle Palme in Piazza Ercole
11:30 Santa Messa in Cattedrale
18:00 Santa Messa in Cattedrale
19:00 Concerto “marce della Settimana Santa” Orchestra di fiati Città di Sessa Aurunca

Lunedì Santo (15 aprile 2019):
ore 11:00 Esposizione Eucaristica e Adorazione in Cattedrale
ore 18.00 Adorazione e celebrazione Eucaristica in Cattedrale
Martedì Santo (16 aprile 2019):
alle ore 10.00 – Santa Messa (nella Chiesa di San Giovanni a Villa);
alle ore 11.00 – PROCESSIONE PENITENZIALE dell’Arciconfraternita del SS. Crocifisso.
alle ore 17.30 – PROCESSIONE PENITENZIALE dell’Arciconfraternita della SS. Concezione;
alle ore 18.00 – Santa Messa (in Cattedrale).

Mercoledì Santo (17 aprile 2019):
alle ore 10.00 – Santa Messa (nella Chiesa di San Carlo Borromeo);
alle ore 11.00 – PROCESSIONE PENITENZIALE della Confraternita di San Carlo Borromeo.
alle ore 16.45 – PROCESSIONE PENITENZIALE dell’Arciconfraternita del SS. Rosario:
alle ore 17.15 – Santa Messa (in Cattedrale).
alle ore 18.30 – Santa Messa Crismale, Benedizione degli Oli (in Cattedrale);
alle ore 20.000 – UFFICIO DELLE TENEBRE (detto “TERREMOTO”) presso la Chiesa Francescana di San Giovanni a Villa.

Giovedì Santo (18 aprile 2019):
alle ore 18.00 – Santa Messa in Coena Domini con Rito della Lavanda dei piedi (in Cattedrale);
in serata – Visita agli Altari della Reposizione (detti “Sepolcri”) presso alcune Chiese del Centro Storico di Sessa Aurunca.

Venerdì Santo (19 aprile 2019):

alle ore 15.00 – Liturgia della Passione (in Cattedrale);
dalle ore 18.45 alle ore 01.30 – PROCESSIONE DEI MISTERI della Passione alla luce di caratteristici falò.

Sabato Santo (20 aprile 2019):
alle ore 07.00 – Recita delle Laudi (nelle Chiese di San Carlo Borromeo e del SS. Rifugio);
dalle ore 07.30 alle ore 13.00 – PROCESSIONE DEI MISTERI della Deposizione del Cristo dalla Croce e della Vergine Addolorata.
alle ore 23.00 – Solenne veglia pasquale (in Cattedrale).

Lunedì in Albis (22 aprile 2019):
alle ore 9.30 – Preghiera ora media (in Cattedrale);
alle ore 9.45 – Inizio PROCESSIONE della Madonna del Popolo e di San Leone IX (Santi protettori della Città di Sessa Aurunca) (dalla Cattedrale);
alle ore 11.00 – Santa Messa (in Piazza XX Settembre) celebrata da S. E. Mons. Orazio

Francesco Piazza (Vescovo della Diocesi di Sessa Aurunca) e Canonici

https://www.altaterradilavoro.com/?s=settimana+santa+sessa+

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Approfondimento al Concilio di Sinuessa: Passio sanctorum Casti et Secondini

Posted by on Apr 12, 2019

Approfondimento al Concilio di Sinuessa: Passio sanctorum Casti et Secondini

L’ approfondimento che segue è un interessante  studio di Ugo Zannini, La scomparsa di Sinuessa e l’invenzione del suo episcopato, pubblicato sulla Rivista Storica del Sannio, 23, 3^ serie – anno XII. Le stesse note a piè di questo articolo sono un ulteriore approfondimento dell’argomento in oggetto per cui, per una miglior lettura, le trascriverò come articolo  a parte.

Nella passio sanctorum Casti et Secondini (5) si narra la storia dei due martiri, appuntoCasto (6) e Secondino (7), il primo vescovo di Sessa Aurunca (8) ed il secondo di Sinuessa, imprigionati e torturati dal preside Curvus, il quale pur avendo assistito  ai numerosi miracoli di questi santi, infligge loro ogni sorta di sofferenze. Il preside, però, prima di vedere morti i santi Casto e Secondino perirà sotto le macerie del tempio di Apollo. Solo dopo questo evento voluto da Dio sarà possibile ai “cultori degli idoli” uccidere, nel 292 presso Sinuessa, i santi trafiggendoli con la spada.

La passio, però, se analizzata attentamente, risulta essere stata composta in un tempo relativamente recente (XI sec.), comunque lontanissima dai presunti avvenimenti del III secolo d.C. Il genere letterario è ben noto agli agiografi moderni: la prolissità è in simbiosi con un racconto dai toni drammatici in cui l’elemento prodigioso sovrabbonda senza necessità e verosimiglianza. Ci troviamo, cioè,  di fronte a quelle vite “romanzate” in cui il biografo, a corto di dati sul santo, era costretto a scriverne la storia immaginandosi le persecuzioni, le scene del tribunale, il supplizio ecc.

E’ innegabile, però, che il culto nei confronti dei santi doveva essere molto vivo in quei secoli nella Campania settentrionale se il biografo sente la necessità di redigere una loro vita. Testimonianza ne sono le chiese a loro dedicate che si desumono, ad esempio, dalle Rationes decimarum e dalle visite ad sacra limina delle diocesi sia di Carinola che di Sessa Aurunca. Autorevoli studiosi hanno avanzato l’ipotesi, però, che i santi Casto e Secondino non siano stati martiri locali, ma culti di santi importati dall’Africa (F. Lanzoni). Nel III secolo, infatti, vengono martirizzati in Africa Cassio, Casto e Secondino e conseguentemente i loro culti irradiati in Campania.

Qualcuno potrebbe pensare che ciò è il riflesso di quanto tramandatoci nella vita di S. Castrese in cui si narra di un gruppo di santi, tra cui anche Secondino, abbandonati al largo del mare nostrum dai persecutori africani in una nave rotta e sfasciata che approda incolume, per volere divino, nei lidi campani.

Così non è.

La vita di S. Castrese è un altro di quei “romanzi” agiografici medioevali  in cui non c’è nulla di attendibile: un falso composto nella prima metà del secolo XII.

Se quindi la passio di S. Casto e S. Secondino è un falso, è evidente che non abbiamo nessuna prova che quest’ultimo sia stato un vescovo sinuessano , né che nel III secolo d.C. esistesse a Sinuessa una sede episcopale.

Sotto il nome di Casto sono ricordati in Campania  numerosi vescovi della prima cristianità. Certo c’è da dire che la confusione regna sovrana e reduplicazioni e sovrapposizioni sono quanto mai probabili. Ad un Casto vescovo del III secolo a Benevento, si aggiunge un omonimo vescovo di Calvi martirizzato a Sinuessa nel 66 d.C. che non è però il vescovo di Sessa Aurunca  perché questi sarebbe stato martirizzato insieme a Secondino, sì a Sinuessa, ma  nel 292 d.C.

Oltre che insieme a Secondino, Casto lo troviamo in coppia con Cassio sempre in Campania e nel Lazio. 

In quel di Sessa sarebbero state trovate le tombe dei SS. Casto e Secondino. In verità tale asserzione non appare confortata da prove inconfutabili. Cosimo Storniolo afferma, a seguito di  ispezione in loco, di essere convinto che il cimitero cristiano ritrovato a Sessa Aurunca era anche il luogo di sepoltura dei SS. Casto e Secondino […].  Secondo il Testini, per l’identificazione  della tomba di un martire che almeno uno dei seguenti elementi debba provare inconfutabilmente: 1) Presenza di una cappella o basilica presso o sul sepolcro ancora integro; 2) Iscrizione in situ; 3) Graffiti tracciati sull’intonaco delle pareti della cripta o della basilica sotterranea e sui muri prossimi alla tomba del martire; 4) Altare eretto in onore del Santo; 5) Eventuali pitture raffiguranti il Santo o presenza di elementi architettonici attestanti il culto (scale di accesso per i visitatori ecc.). A ben osservare, nessuno di questi elementi è testimoniato con chiarezza a Sessa Aurunca. L’ ubicazione  in questo sito della chiesa dedicata a  S. Casto, che tra l’altro è ricordata nella Bolla di Atenulfo e nelle Rationes Decimarum poi, non è cosa certa neanche per gli storici locali. 

Non può sfuggire a tal proposito come le chiese di S. Casto e S. Secondino siano riportate, nei due predetti documenti, separatamente mentre sarebbe stato più logico trovare una chiesa martoriale con la doppia denominazione. Non vi sono, poi, né graffiti, né altari e né  le pitture medioevali e rinascimentali sono in grado di offrirci alcun dato; infine, il ritrovamento dei resti di un sarcofago non dimostra alcunché  in quanto esso è pre-cristiano ed evidentemente riutilizzato. L’unica prova, che questo cimitero cristiano fosse sorto presso le tombe  martoriali dei SS. Casto e Secondino, era un’ iscrizione riportata dal solo De Masi (alla p. 244 del suo libro: CORPORA SS. MARTYRUM CASTI CIVIS/ ET EPI SUESSANI, ET SECUNDINI  EPI/ SINUESSANI HIC REQUIESCUNT/ IN DOMINO). Pur volendo ritenere fededegna la notizia del De Masi, va precisato che la formula utilizzata nell’ iscrizione non è ascrivibile al IV-V secolo d.C. ma sicuramente è successiva. La notizia che vuole S. Casto cittadino di Suessa poi, è palesemente attinta dalla passio che è un terminus ante quem non. 

Va poi considerato che le due iscrizioni riportate dal Menna (II p. 53) che si conservano  scolpite  sugli scalini dell’atrio della chiesa cattedrale di Carinola, oggi non più esistenti, ci attestano una tradizione diversa e forse più antica: OSSA. MARTYRIS. CASSII / EPISCOPI. SINUESSANI HIC IN PACE / QUIESCUNT. e

CORPUS. MARTYRIS. SECUNDINI. / EPISCOPI. SINUESSANI. HEIC./ REQUIESCIT. IN. DOMINO.  In questo caso, non troviamo in coppia Casto e Secondino, ma ambedue vescovi di Sinuessa presenti, però, in due distinte epigrafi. Anche questa evidenza sembra confermare quella intuizione che avevano avuto i Bollandisti (AA.SS., Julii, I, p.20) e di cui successivamente Lanzoni  tratterà più ampiamente: Casto, Casto e Secondini sono martiri africani; successivamente il loro culto si diffonde in Campania e infine gli agiografi dell’XI-XII secolo li fanno diventare martiri campani. Il ricordo della loro originaria comune provenienza è rimasta testimoniata, a nostro avviso, anche nelle diverse tradizioni che vedono questa triade presente a coppie variabili:

–         Cassio/ Casto (Passio sanctorum Cassi et Casti);

–         Casto/Secondino (Passio sanctorum Casti et Secondini);

–         Cassio e Secondino (Menna 1848, II, p. 53).

 Da: Ugo Zannini

La scomparsa di Sinuessa e l’invenzione del suo episcopato  

Alcuni testi consultati dall’autore 

Actasanctorum, Julii I – Parigi 1719

Ambrasi D. in Bibliotheca Sanctorum -coll. 811-812

Balducci A. inBibliotheca Sanctorum – coll. 935-940

De Masi T.- Memorie istoriche degli Aurunci antichissimi popoli dell’Italia e delle loro principali città Aurunca e Sessa – Napoli, 1761

Di Silvestro L.- Diocesi di Sessa Aurunca. Il cammino della Chiesa locale dalle origini al 1939 – Sessa Aurunca, 1996

Mazzeo F. – Il complesso cimiteriale dei Santi Casto e Secondino in Sessa Aurunca – in Fede e Cultura, 1, Sessa Aurunca, 1987-1989

Menna Luca – Saggio istorico ossia piccola raccolta dell’istoria antica e moderna della città di Carinola in Terra di Lavoro – Aversa, 1848 (rist. a cura di Adele Marini Ceraldi, Napoli 1970)

Stornaiolo C.– Conferenze di archeologia cristiana. anno XXII, 1896-1897 in Nuovo Bullettino di archeologia cristiana, III, Roma, 1897

Testini P. – Acheologia Cristiana – Bari, 1980

Ughelli F. Italia Sacra, vol X – Venezia 1790 

Zona M.- Il santuario caleno – Napoli, 1809

Actasanctorum, Julii I – Parigi 1719
Ambrasi D. in Bibliotheca Sanctorum -coll. 811-812
Balducci A. inBibliotheca Sanctorum – coll. 935-940
De Masi T.- Memorie istoriche degli Aurunci antichissimi popoli dell’Italia e delle loro principali città Aurunca e Sessa – Napoli, 1761
Di Silvestro L.- Diocesi di Sessa Aurunca. Il cammino della Chiesa locale dalle origini al 1939 – Sessa Aurunca, 1996
Lanzoni F. – Le diocesi d’ Italia dalle origini al principio del secolo VII – Faenza, 1927
Mazzeo F. – Il complesso cimiteriale dei Santi Casto e Secondino in Sessa Aurunca – in Fede e Cultura, 1, Sessa Aurunca, 1987-1989
Menna Luca – Saggio istorico ossia piccola raccolta dell’istoria antica e moderna della città di Carinola in Terra di Lavoro – Aversa, 1848 (rist. a cura di Adele Marini Ceraldi, Napoli 1970)
Stornaiolo C.– Conferenze di archeologia cristiana. anno XXII, 1896-1897 in Nuovo Bullettino di archeologia cristiana, III, Roma, 1897
Testini P. – Acheologia Cristiana – Bari, 1980
Ughelli F. Italia Sacra, vol X – Venezia 1790 
Zona M.- Il santuario caleno – Napoli, 1809

fonte http://carinolastoria.blogspot.com/2011/


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