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Ischia borbonica

Posted by on Dic 3, 2022

Ischia borbonica

Nonostante i pregiudizi di alcuni storici risorgimentali quali ad esempio Giuseppe d’Ascia, nessuno può negare che Ischia debba molto ai Borbone. Si legge a proposito negli Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, quanto ebbe a scrivere nel 1855 Alessandro Cieca:


“Prima del 1853 quest’isola era presso a poco impraticabile: poche e dirute strade, per lo più rasenti il littorale; le famose acque del Gurgitello abbandonate in una meschina casupola … la Maestà del Re N.S. si interessò dello stato infelice di oltre 24.000 suoi sudditi”.
Infatti nell’ultimo scorcio del Regno furono realizzate sull’isola importantissime opere pubbliche, fu migliorata notevolmente la viabilità con la costruzione di nuove strade. A Casamicciola fu aperta la Ferdinandea, intitolata oggi alla principessa Margherita di Savoia; la strada Maria Teresa, oggi corso Garibaldi e fu realizzata la strada regia, che, a mezza costa, va da Forio al Maio passando per il Fango. Fu completamente ristrutturato il molo di Forio e fu costruita la chiesa di San Vito. Ad Ischia si intervenne radicalmente sul sistema stradale, fu costruita la chiesa di Santa Maria di Portosalvo e la statua del Redentore che le sta davanti. Ma soprattutto fu costruito il porto su iniziativa di Ferdinando II. Purtroppo con invasione piemontese l’isola conobbe l’abbandono ed il saccheggio
(Foto: Ischia 1835 Stampa antica)

Giuseppe Esposito

segnalato da Lucia Di Mauro

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