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Juve, “dirigenti tolleravano bagarinaggio ultrà in cambio di tranquillità”. E ‘ndrangheta partecipava a business

Posted byon Gen 20, 2017

Juve, “dirigenti tolleravano bagarinaggio ultrà in cambio di tranquillità”. E ‘ndrangheta partecipava a business

Dalle carte dell’inchiesta che l’1 luglio ha portato a 18 arresti emerge un “rapporto di soggezione e sudditanza” tra figure chiave della società e alcuni degli indagati. La vendita di biglietti a prezzi maggiorati era una “forma di compromesso con alcuni esponenti del tifo”. L’ad Marotta fece avere ingressi a Saverio Dominello, ritenuto appartenente alla cosca Pesce-Bellocco di Rosarno

 

LoJuventus Stadiumè nuovo, ma ha infiltrazionimolto pericolose. Sono quelle della ‘ndranghetache è riuscita ad assicurarsi dei posti nellacurva suddello stadio, quella riservata agliultras, garantendosi una parte nel business delbagarinaggioe contatti con imanager bianconeriin cambio della calma. Emerge dall’ordinanza di custodia cautelare dei 18 arrestiscattati all’alba dell’1 luglio scorso nel corso di un’inchiesta che sfiora “dirigenti e figure chiavedella Juventus Football Club” per via di quegli indagati che hanno “stabili e importanti rapporti con esponenti di livello della società”. “Anzi – si legge nel documento – taluni di questi ultimi paiono avere un rapporto persino disoggezioneesudditanza”. È in questo contesto che sarebbe maturatoil suicidio diRaffello Bucciavvenuto giovedì su un viadotto di Fossano: il 40enne era un ex ultras deiDrughi, per i quali gestivabigliettiemerchandising e dopo anni di assenza dalle curve era diventato collaboratore esterno diAlberto Pairetto(Supporter liaison officer della Juventus, raccordo tra i tifosi e la società) col duro compito di mediare tra il club, le forze dell’ordine e gli ultras più violenti.

L’inchiesta

Le parole del gipStefano Vitellisono durissime. Parla di un “preoccupante scenario che vede alti esponenti di un’importantissima società calcistica a livello nazionale ed internazionale consentire di fatto un bagarinaggio abituale e diffuso come forma dicompromessocon alcuni esponenti del tifo ultras”. Un legame di affari definito “pericoloso edinquietante”. Questo quadro è emerso nell’ambito dell’inchiesta sulla presenza della ‘ndrangheta nelle province di Torino, Biella, Vercelli e Novara (si parla del “locale diSanthià”). Tra gli indagati figurano Saverio Dominelloe suo figlioRocco, ritenuti appartenenti alla cosca di ‘ndranghetaPesce-Belloccodi Rosarno e arrestati per l’accusa diassociazione mafiosa, stessa accusa per cui sono stati condannati in primo e secondo gradoMicheleeSalvatore, fratelli di Rocco, catturati nel 2011 nell’operazione “Colpo di coda”. Mentre Michele e Salvatore affrontavano galera e processi, don Saverio e il figlio Rocco mantenevano il controllo violento deinightclub, ma anche quello di un business che in questi anni ha fatto gola a molti criminali, il bagarinaggio per le partite del club più titolato d’Italia: “La potente famiglia Dominello è coinvolta nell’affare dei biglietti della Juventus che vengono ottenuti e poi venduti aprezzi altamente maggiorati”, come il biglietto di Juventus-Real Madrid da 140 euro, venduto da Rocco a un tifoso svizzero per 620 euro. “Guadagna sei volte…”, dice un indagato del più giovane dei Dominello.

Il ticket office e le “opportunità” per i Dominello

“Ho la percezione che abbia un’influenza abbastanza forte all’interno della curva”. Così parlava di Rocco DominelloStefano Merulla, responsabile del “ticket office” della Juventus, al telefono conFabio Germani, un ex ultras che nel 2008 ha abbandonato le curve per portare le famiglie con bambini allo stadio. Certi ambienti, però, non li avrebbe abbandonati: “L’hai portato tu, non l’ho portato io”, gli rimprovera Merulla. Come annota il gip, Germani avrebbe messo in connessione i Dominello “con alcuni dirigenti dei settorisicurezzae biglietteria” della Juventus “così creando loroopportunità di tipo economico-imprenditorialein detto settore ed altresì in settori diversi, con specifico riferimento alla commercializzazione deigadget”. Per queste ragioni Germani è stato arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Lunedì mattina il suo avvocato, Michele Galasso, ha fatto istanza discarcerazioneal Riesame.

Il security manager, i ganci con Marotta e il provino al baby calciatore

Anche il security manager della Juventus,Alessandro D’Angelo, conosce bene Rocco. Ci parla al telefono e il giovane di origine calabrese gli dice di aver parlato con iViking, tifoseria bianconera di Milano guidata daLoris Grancini, considerato vicino aCosa nostra, alla ‘ndrangheta e alla destra milanese, un pezzo grosso del mondo ultras: “Ormai hanno paura Ale, hanno paura di me, capisci?”, si vanta Dominello. Al “security manager” poi chiede consigli su come rivolgersi al direttore generale e amministratore delegatoGiuseppe Marotta: “Mi posso permettere di dirgli ‘Direttore quest’anno faccia così, non faccia come l’anno scorso’?”. I ganci con Marotta erano buoni al punto che, grazie a Germani, Dominello riceve una busta con i biglietti all’hotel “Principi di Piemonte” arrivata dal dg bianconero: “Massimariservatezza”, avrebbe scritto in un sms Marotta all’ex ultrà. Dominello, grazie a Germani, riesce anche a incontrarlo di persona il 15 febbraio 2014 nel bar Dezzutto. L’intenzione è proporgli ilprovinodel figlio 17enne di tale Umberto Bellocco (non precisato, forse omonimo di un boss di Rosarno): “Devono prenderlo e basta”, dice una persona intercettata,Girolamo Fiumara, al padre del calciatore. “Invero, il ragazzo non risulta essere stato preso dal club della Juventus”, annota il gip.

Dalle conversazioni tra Dominello e D’Angelo emergerebbe una prassi adottata. In una telefonata del 20 febbraio 2014, giorno della partita colTrabzonspore dello sciopero dei Drughi contro ladiffidaricevuta per gli scontri a Bergamo, il security manager “si lasciava scappare chiaramente come il bagarinaggio ufficioso tollerato da alcuni dirigenti della società venisse permesso in cambio dellatranquillitàtra tifosi e società”. “Io voglio che voi state tranquilli e che noi siamo tranquilli e che viaggiamo insieme. Allora se il compromesso è questo a me va bene. Se gli accordi saltano… allora ognuno faccia la propria strada”.

Gli altri ultras e “I gobbi”

Non solo i Viking. Dominello e i suoi compari, comeFabio Farina(indagato perminacce,danneggiamentoe detenzione diarmi) eGiuseppe Sgrò(indagato per associazione mafiosa espaccio), hanno contatti conGeraldo “Dino“ Mocciola, leader incontrastato del gruppo più forte, i Drughi, che dominano il secondo anello della curva sud intitolata aGaetano Scirea. E poi ci sonoErcoleeDomenico Lo Surdo, fratelli dell’ex leader degli ArditiGiacomo, condannato per associazione mafiosa per i processi Minotauro e San Michele. È in questo contesto di buoni legami con la società e con gli altri ultras che domenica 21 aprile 2013 alla curva sud esordisce un nuovo striscione de “I Gobbi” (termine dispregiativo per indicare i tifosi della Juve). Prende il posto dei “Bravi ragazzi”, gruppo del secondo anello falcidiato dalle inchieste giudiziarie, e si affianca ai “Drughi” di Mocciola, già condannato per tentato omicidio e “persona informata sui fatti” al momento irreperibile. Secondo i magistrati le ragioni vere della sua formazione non sarebbero legate alla fede calcistica, ma ai soldi che ruotano intorno alla rivendita dei biglietti e del merchandising: “E, se devo venire… Se prendiamo soldi sì, che cazzo me ne frega”, diceGiuseppe “Pippo” Selvidioa Farina che vuole sapere se sarà allo stadio quella domenica. Nella stagione 2013/2014 al loro posto compare il gruppo “delleVallette”, quartiere periferico di Torino, ma anche quello del carcere cittadino. Dove ora stanno alcuni di loro.

 

 

fonte

ilfattoquotidiano.it

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