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La Calabria Borbonica

Posted by on Ago 28, 2018

La Calabria Borbonica

Alla ricerca del patrimonio culturale che ha segnato la vita dei calabresi in passato….

Era il 1734 quando il figlio di Filippo V di Borbone ed Elisabetta, altrimenti detto Carlo di Borbone, s’insediò sul trono.
Si aprì per il Sud e la Calabria una nuova fase: il Regno dei Borbone di Napoli.

Lo scenario storico

Carlo di Borbone fu un sovrano Innovatore e illuminato, preferiva “dare” piuttosto che “prendere“. Egli affrontò con decisione i problemi del Regno, e da subito, in Calabria, si cimentò con una questione fondamentale: gli usi civici.

In quegli anni si assisteva spesso a contese interminabili tra feudatari e baroni; Carlo di Borbone prese direttamente in mano la situazione e la sbrogliò a vantaggio del demanio e di se stessa. Le sue riforme facevano sentire i propri effetti in Calabria e la regione cresceva e si sviluppava in modo più ordinato.
Egli istituì il Catasto Generale (che introduceva un sistema fiscale moderno), il Supremo Tribunale del Commercio (che coordinava le attività economiche) e si preoccupò di potenziare la flotta mercantile (per cui anche i porti di Reggio e Crotone aumentarono in modo considerevole i propri traffici).

Ferdinando IV di Borbone

A Carlo di Borbone succedette Ferdinando IV che si dedicò con abnegazione e con assoluta onestà morale ed intellettuale allo sviluppo del Regno Meridionale.
Egli intendeva il Regno, la capitale, i sudditi, la religione e la stessa monarchia, si fondevano, nella concezione Ferdinandea, in un unico totale, teso all’autosufficienza e al miglioramento delle condizioni di vita, pur nel sostanziale mantenimento della vecchio assetto della società civile.
Durante il suo regno nel 1783 successe l’imprevedibile. Era il 5 febbraio e un terremoto immane interessò la Calabria meridionale, con epicentro nella Piana di Gioia Tauro, dove le sciagure furono devastanti. Interi paesi vennero distrutti, montagne si spaccarono, e fiumi strariparono. Passò poco ed il 28 marzo si registrò un’altra scossa ingenti a tantissimi edifici (ad esempio vennero persi per sempre tesori inestimabili, dall’età greca in poi), ma soprattutto fu un autentico massacro di uomini, che restarono in decine di migliaia sotto le macerie. I paesi completamente distrutti o seriamente danneggiati furono intorno a trecento.
Anche in quest’occasione, l’intervento dello Stato borbonico fu tempestivo ed efficiente. Anche se, ovviamente, si riuscì solamente a dare soluzioni provvisorie al problema. A questo proposito bisogna dire che nel 1784 venne istituita la Cassa Sacra, che aveva il compito di incamerare i beni di quasi tutti gli enti ecclesiastici per amministrarli o porli in vendita. L’utile di queste operazioni sarebbe stato rivolto per la ricostruzione della Calabria.

Dalle considerazioni fatte emerge chiaramente come l’impatto dei Borboni fu decisamente positivo per la terra di Calabria , non senza dei buchi neri come ad esempio il brigantaggio e le prime rivolte sedate con il sangue.
Certo è che abbiamo assistito al tentativo di una monarchia di limitare il residuo potere feudale e il forte potere ecclesiastico a favore del potere statale, che poteva così soddisfare le esigenze di uno sviluppo importante e ordinato.

In Calabria, ritroviamo testimonianze importanti dell’eta borbonica come:

Le Ferriere di Mongiana e la Fonderia di Ferdinandea
Mongiana (VV) era un luogo con un folto patrimonio di faggi e castagneti, di acque abbondanti che irrigavano la

che addirittura provocò un abbassamento di tutta la parte centrale della regione. Ci furono danni vallata dello Stilaro. In questa zona i Borboni costruirono un grande polo siderurgico che garantiva il “pane” a circa 1800 operai specializzati, regolarmente stipendiati e cullati dalla Corona.

Ferriere di Mongiana (VV)

Si inaugurò un periodo di elevati primati per la Calabria nel settore siderurugico. L’ottima fattura del minerale, bello e sottile come una foglia, divenne la lega preferita anche dalle Maestranze europee. L’attività di Mongiana venne garantita dalla continua voglia del Governo di ampliare e modificare le strutture sempre con continue migliorie ed abbellimenti tutt’oggi visibili. Anche quando nel 1840 in tutto il Reame si avvertirono i segni di una crisi che investì l’industria, la Casa Reale continuò a sovvenzionare il polo di Mongiana. Anche la Fonderia di Ferdinandea fu molto gradita ai vari Sovrani borboni che in molte occasioni vi si recavano di persona. La zona della Ferdinandea, così come quella di Mongiana, ricevette numerosissime sovvenzioni statali che la resero più bella a importante. La prima in assoluto avvenne subito dopo il sisma calabro del 1783 quando il Re stanziò circa 400.000 ducati affidando la ricostruzione e la sovrintendenza ai lavori a Paolotti, il quale decise di far impiantare una ripida scalinata centrale alla fonderia con lo scopo di evitare il contrabbando del minerale. L’attività della Ferdinandea, come quella di Stilo, era puntata su due linee di produzione: da un lato ci si occupava alla fusione delle leghe, dall’altro lato ci si preoccupava di fabbricare armi. Gli armaioli ben istruiti e ben pagati producevano complessivamente 3000 fucili annuali, molti dei quali restavano allo Stato; il resto lo esportavano in Europa.

Degne di nota sono anche:

  • la famosa Fabbrica dell’Assi oggi patrimonio Unesco, primo insediamento industriale dove il Vanvitelli fabbricò i tubi per l’acquedotto Carolino e per la Reggia di Caserta.
  • Saponifici, pastifici, piccole aziende artigianale enormi scuole di ferraioli nel comprensorio di Serra San Bruno, dove lavoravano circa 100 ferraioli.
  • Saline e industria conciaria nel Monteleonese.
  • Attività di pesca nelle zone di Pizzo e Bagnara.

Infine, la Calabria Borbonica si distinse anche sul piano della medicina con la figura di Domenico Tarsitani.

Il medico Domenico Tarsitani

Egli nacque a Cittanova provincia di Reggio Calabria, cittadina che si trova quasi ai piedi dell’Aspromonte, il 18 agosto 1817 a pochi anni di distanza del ritorno del legittimo Re sul trono delle Due Sicilie”
Fece una brillante carriera tra Napoli e la Sorbona,  che gli conferirono la scoperta del forcipe a doppio perno, utilizzato in ostetricia.

fonte

http://www.sudsenzaeta.it/2018/01/24/la-calabria-borbonica/

 

 

 

 

 

 

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