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La fine del credito in Napolitania

Posted by on Lug 4, 2018

La fine del credito in Napolitania

Introduzione:

Gli anni ‘90 del secolo scorso sono stati teatro di grandi cambiamenti dal punto di vista economico per le regioni del cosiddetto Mezzogiorno. In particolare sono stati determinanti per la crescita dell’area l’interruzione dell’intervento straordinario, a cui si è aggiunta una politica di risanamento dei conti pubblici stabilita dall’Unione Europea, e la riforma del sistema bancario, realizzata attraverso la Legge Amato e che ha riguardato, tra le altre cose, il depauperamento del settore creditizio dell’area.

Il credito in Napolitania e Sicilia:

Il settore bancario in Napolitania e Sicilia, fin dagli anni ‘40, era caratterizzato da un elevato livello di concentrazione, determinato dalla presenza di due grandi istituti, il Banco di Napoli e di Sicilia che hanno a lungo posseduto un’elevata quota di mercato. Ciò ha impedito lo sviluppo di un regime di concorrenza e ha contribuito a mantenere i tassi di interesse molto elevati. [1]
Uno degli effetti attesi della riforma del settore bancario era quello di creare un regime di concorrenza anche in Napolitania e di migliorare così l’efficienza del settore bancario.
Il seguente grafico riporta le operazioni di acqusizione del decennio per ripartizione geografica:

Il grafico mostra che gran parte delle acquisizioni che hanno interessato il Mezzogiorno (Napolitania e Sicilia) sono state ad opera di istituti bancari delle altre ripartizioni. In altri termini, la frangia del settore bancario del Mezzogiorno è stata quasi completamente assorbita dagli istituti di credito del Centro – Nord, in particolare delle regioni Emilia Romagna, Veneto e Lombardia.1 [2]

Gli effetti della concentrazione:

Se l’aumento della concentrazione ha causato un miglioramento dell’efficienza nel settore bancario, l’effetto atteso è quello di un adeguamento del tasso di interesse applicato in Napolitania e Sicilia ai livelli di quello del Centro – Nord. Il seguente grafico mostra la differenza dei tassi di interesse attivi per le ripartizioni Mezzogiorno e Centro – Nord:

Come si può vedere dal grafico, il rischio percepito di un investimento nel Mezzogiorno è sempre più alto rispetto al Centro – Nord, con una notevole crescita fino alla fine degli anni ‘90. Ciò spiega anche la crescita dei tassi di interesse attivi applicati in quel periodo, essendo divenuta maggiore la percezione del rischio da parte degli istituti di credito, avendo adottato gli stessi criteri di selezione dei richiedenti sia nel Mezzogiorno che nel Centro – Nord.
L’applicazione di criteri uniformi nella gestione del credito è stata quindi dannosa per l’area più debole la quale, per avere accesso al credito, deve raggiungere gli standard richiesti dall’area più forte.

”[…] È infatti scontato che gli indicatori di efficienza che emergono dal confronto tra realtà sistematicamente diverse, letti senza controllare per i molteplici e rilevanti fattori di diversità, diano torto alle banche operanti nell’area più debole. È una tautologia, questa, che non dimostra una reale differenza di efficienza, un’astrazione utile a giustificare la strategia di riassetto proprietario e della «razionalizzazione» dell’offerta.” [4]

Questo aspetto diventa cruciale quando anche i Banchi di Napoli e Sicilia entrano a far parte dei gruppi bancari del Centro – Nord, causando la completa scomparsa dei centri decisionali del credito nel Mezzogiorno, a cui si aggiunge il criterio di territorialità del credito, secondo cui i gruppi bancari tendono a concedere prestiti più facilmente nelle aree più vicine. [5]
In questo modo la Napolitania e la Sicilia sono state quasi totalmente private dell’offerta di credito.
Bisogna tenere conto, inoltre, che l’approvvigionamento delle risorse finanziarie utili allo svolgimento dell’attività di impresa possono essere reperite in due differenti modi: ricorrendo ai mercati finanziari o al credito bancario. [1]
In particolare il primo metodo riguarda le grandi imprese quotate in borsa, ed è perciò prevalente nelle economie in cui il settore finanziario è fortemente sviluppato, il secondo è maggiormente diffuso nelle economie con un mercato finanziario modesto in cui prevalgono le piccole e medie imprese. La Napolitania, quindi, privata del credito bancario non ha a disposizione altre forme di approvvigionamento delle risorse finanziarie, non essendo presenti imprese quotate in borsa.2

Conclusioni:

Il processo di concentrazione del settore bancario, che aveva come obiettivo quello di migliorare l’efficienza del settore bancario stesso, si è rivelato tale esclusivamente quando l’acqusizione riguardava istituti operanti in mercati adiacenti. Al contrario, l’acqusizione da parte di istituti provenienti da ripartizioni geografiche diverse ha avuto come obiettivo quello di sfruttare la raccolta del credito degli istituti acquisiti. [2]
In particolare, il principale errore nella politica di riforma del settore è stato quello di plasmare il settore bancario in Napolitania e Sicilia secondo il punto di vista del Centro – Nord, per renderlo più solido e in linea con gli standard dell’Unione Europea, che ha causato la completa eliminazione dei suoi centri decisionali e, di conseguenza, ne è stato praticato un vero e proprio sradicamento dal territorio.

Riferimenti:

[1] Marani, U., Daniele, V., “Un rapporto difficile banche e imprese nel Mezzogiorno odierno”, working paper del Dipartimento di diritto dell’organizzazione pubblica, economia e società , 04.04, 2004.
[2] Colombo, L., Turati, G., “La Dimensione territoriale nei processi di concentrazione dell’industria bancaria italiana.”, quaderni di economia e finanza dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano, 2002.
[3] Padovani, R., “Credito e sviluppo nel Mezzogiorno”, in “Banca, impresa e sviluppo economico nel Mezzogiorno”, Napoli, 8 Novembre 2002.
[4] Giannola, A., “Il credito nel Mezzogiorno. Questione risolta?”, in “Rivista economica del Mezzogiorno”, anno XVII n. 3, 2003.
[5] Zazzaro, A., “La scomparsa dei centri decisionali dal sistema bancario meridionale”, in “Rivista di Politica Economica”, vol. 96(2), pp. 31-60, 2006.


1 C’è da notare che le acqusizioni hanno successivamente riguardato anche i Banchi di Napoli e Sicilia, che nel 2002 entrano a far parte, rispettivamente, del gruppo San Paolo IMI e del gruppo Capitalia. Torna.
2 E, pur essendoci state in passato, sono sempre state un esiguo numero rispetto al totale.

fonte

https://napoilitania.myblog.it/2012/11/10/la-fine-del-credito-in-napolitania/

 

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