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La Sordellina Napoletana

Posted by on Set 16, 2022

La Sordellina Napoletana

ZAMPOGNA DI CORTE

La sordellina, appartenente al genere delle zampogne, è munita di un mantice per alimentare la sacca dell’aria ed ha, a differenza delle zampogne popolari, alcune chiavi sulle due canne di melodia, ed in seguito anche sul bordone, per eseguire le principali alterazioni e suoni prodotti da fori non raggiungibili dalle dita.
Sembra che sia stata inventata a Napoli a fine ‘400.
L’applicazione delle chiavi, iniziata probabilmente a partire dalla metà del ‘500, continua fino a metà ‘600.

Un’altra differenza sostanziale è l’ambito sociale dell’utilizzo della sordellina: uno strumento di corte, con un repertorio in parte popolaresco e in parte colto, adatto ad un ambiente cameristico, perché la sonorità dello strumento era contenuta (il nome sordellina viene da sordo) e permetteva quindi di cantarvi sopra anche allo stesso suonatore, liberato dall’impegno di soffiarvi dentro. L’aria che riempie l’otre di pelle, posizionato sotto il braccio sinistro, viene perciò spinta da un soffietto (mantice) allacciato al braccio destro del suonatore.

Le ricerche più recenti hanno rivelato un vasto repertorio per sordellina, documentato nello straordinario manoscritto di Giovanni Lorenzo Baldano, dell’anno 1600, che contiene circa 160 brani, tra canzoni e danze per sordellina, inclusi tutti i principali balli del ’500 intesi come temi con variazioni, scritti in forma di intavolatura.

Ma la storia dell’evoluzione della sordellina non si ferma col Baldano. Ci sono documenti che testimoniano la sua continua modifica, da parte di inventori seicenteschi, con l’aggiunta fino a 56 chiavi, incluse quelle sui bordoni, in modo da poter produrre tutti gli accordi completi. Forse, più che uno strumento musicale, non conoscendone oggi la specifica letteratura, è stato un laboratorio di progettazione scientifica.

LA SORDELLINA, UNA ZAMPOGNA DI CORTE ALL’ORIGINE DELLE ZAMPOGNE POPOLARI ?

Come nasce la zampogna italiana? Intendo dire, nella tipologia che noi oggi conosciamo, con 2 canne di melodia e con uno o più bordoni inseriti in un unico blocco. 

Quale esigenza musicale ha portato alla creazione di un tale strumento? (perché sono questi gli elementi che la differenziano fondamentalmente dalle cornamuse europee, oltre al repertorio, ovviamente).

E quando e dove  è apparsa?

 Queste sono le domande che mi sono posto nella mia appassionata ricerca sulle zampogne del Mediterraneo, alle quali la sordellina, riscoperta grazie alla pubblicazione del prezioso manoscritto di Giovanni Lorenzo Baldano “Libro per scriver l’intavolatura per sonare sopra le sordelline” Savona, 1600 (1), dà sicuramente una parziale, ma interessante, risposta. Infatti, se il nome sampogna appare nei testi in volgare italiano già dall’inizio del XIV sec., nessuna raffigurazione ci rappresenta con chiarezza tale strumento, a differenza delle numerose raffigurazioni di cornamuse medievali.

  Innanzitutto vediamo i cambiamenti in merito al repertorio musicale e lo stile. L’emergere della musica per intervalli di terza : universo sonoro che cominciava già a manifestarsi all’inizio del XV sec. (dove ancora predominano gli intervalli di quarta e quinta), per poi affermarsi, definitivamente, alla fine del secolo. Infatti, proprio nel Rinascimento le voci superiori delle polifonie a 4 parti  stabiliscono questo procedere melodico per terze (addirittura parallele nella musica delle villanelle). Allora perché non costruire una cornamusa che suoni per terze? 

  Sembrerebbe difficile ma la sordellina presenta, a livello morfologico, una soluzione non troppo di fantasia, per me suggerita dalla coppia medievale di suonatori di cornamusa e piffero (o cialamello) tanto raffigurati nel medioevo. Infatti, mettendo una canna di cialamello soprano (in RE) accanto ad una canna della cornamusa (taglia sopranino in SOL) e suonandole entrambe nel registro più grave si ottiene una zampogna che suona per terze.

Operazione non difficile, ma che soltanto una bottega d’arte poteva effettuare; bottega situata, per esempio, nella zona di Napoli, il cui Regno antico corrisponde pressappoco all’area attuale di conservazione delle zampogne popolari (2). Tra l’altro, le cronache ci testimoniano  che proprio a Napoli vi fu una competizione tra una zampogna e il canto accompagnato dalla lira da braccio (fine XV – XVI sec.). Da questo ambiente uscirà, probabilmente, la sordellina, strumento diffuso in ambito nobiliare-amatoriale, in grado di eseguire un vasto repertorio così come ce lo ha consegnato Giovanni Lorenzo Baldano alla fine del secolo XVI.

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