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La tassa sul macinato nel Regno d’Italia

Posted by on Set 28, 2016

La tassa sul macinato nel Regno d’Italia

Il mugnaio doveva pagare al fisco la tassa in ragione dei giri; ma a seconda della diversità tra mulino e mulino, anzi da macina a macina, il prodotto di un ugual numero di giri variava… si aggiunga che il mugnaio, tenuto a pagare la tassa in ragione dei giri, nel farsi rimborsare dal cliente… doveva e non poteva fare altrimenti che conteggiargli la tassa secondo il peso.

E giri e peso non andavano mai d’accordo ; e fisco, mugnai, clienti, ognuno si riteneva danneggiato e derubato e ingannato>> (da ”Il mulino del Po” di Riccardo Bacchelli vol 3, pag 85)

Con queste parole Riccardo Bacchelli nella sua opera presentava la famigerata tassa sul macinato, imposta dalla Destra con regio decreto del 7 luglio 1868 per pareggiare il bilancio. La tariffa fissata fu piuttosto onerosa : il grano veniva a costare 2 lire al quintale, il granturco e la segala 1 lira, l’avena 1 lira e 20 centesimi. Il legislatore arrivò a tassare addirittura i legumi secchi e le castagne ma a prezzo modico. L’imposta entrò in vigore dall’ 1 Gennaio 1869 e i primi giorni del mese furono funestati da rivolte popolari che avevano come obiettivo l’eliminazione del balzello. Le sollevazioni avevano avuto inizio già negli ultimi giorni del 1868 a Gattatico, Nogarole di Villafranca, Collecchio e Castelnuovo di Sotto, ma fu con l’inizio del nuovo anno che il movimento di protesta si fece generale. Le insurrezioni avvennero soprattutto al Nord e in alcuni casi la repressione fu sanguinosa. Al Sud le sollevazioni furono in minor numero. Direbbe Matteo Salvini che lì i contadini non avevano gli attributi per ribellarsi, ma la verità è un’altra e va ricercata nel fatto che negli anni immediatamente precedenti il Meridione fu teatro del brigantaggio. Nel 1869 , come negli anni del brigantaggio, alla testa delle rivolte ci furono i contadini; al suono delle campane si riunivano e tutti insieme davano sfogo alla propria rabbia. Ci furono morti, feriti, prigionieri, furono incendiati gli archivi comunali, fu calpestata la bandiera nazionale, furono prese d’assalto le case dei ricchi…

Le folle inneggiavano al Papa, alla religione, al governo austriaco e chiedevano l’abolizione della tassa. Le rivolte durarono fino a metà gennaio, quando le truppe nazionali ebbero la meglio. I contadini avevano perso, ma almeno stava sorgendo in loro una coscienza di classe. I grandi assenti in queste rivolte furono i repubblicani; se escludiamo la banda dei Manini infatti i seguaci di Mazzini non parteciparono attivamente ai moti : Don Peppino infatti aveva preso le distanze da quelle rivendicazioni, quando forse poteva essere il momento opportuno per attuare la sospirata rivoluzione in senso repubblicano agendo di concerto con i contadini. Ma torniamo alla tassa : i deputati italiani non avevano alcun interesse nei confronti delle istanze dei contadini e la battaglia in Parlamento  fu solo un motivo per la Destra e la Sinistra per scannarsi a vicenda. La tassa negli anni seguenti al 1869 fu addirittura inasprita due volte, prima nel 1870, poi tra il ’73 e il ’76, fatto che causò la crisi e la caduta del governo della Destra . L’imposta fu abolita.

Mauro Terracciano

fonte

comitatiduesicilie.it

1 Comment

  1. La tassa sul macinato fu abolita da Ferdinando II di Borbone, insieme alle limitazioni sui beni demaniali ed altro frutto positivo della sua politica di industrializzazione forzata. I piemontesi la rimisero inasprendola e privatizzarono buona parte dei beni demaniali. (2) Il parlamento unitario era rappresentativo di meno dell’1 % della popolazione in quanto al voto per i deputati potevano accedere solo i maschi superiori di anni 29, che pagassero almeno 20 lire di imposte (fondiarie per lo più) ed avessero frequentato almeno 1 e 2 elementare ovvero sapessero leggere e scrivere. Al sud ci fù poca ribellione per questa odiosa tassa perchè c’era già la guerra civile; il brigantaggio era per il 90 % INSORGENZA PATRIOTTICA e che vedeva impegnato per la feroce repressione in tutto il sud la metà dell’intero esercito ovvero oltre 120.000 militari, che si aggiungevano alla guardia nazionale che ogni città o paese era tenuto ad avere, l’insorgenza patriottica fu scconfitta e così cominciò l’esodo della popolazione verso il sud america, il nord america ed anche verso l’australia e nuova zelanda e anche su questo furono imposte tasse esose per l’espatrio e di quei tempi i bastimenti affollati spesso affondavano e nulla si veniva a sapere ! COME E’ TRISTE CONOSCERE LE VERITA’ DELLA NOSTRA STORIA !

    Carmine Di Domenico

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