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La Venere di Milo: segreti di bellezza di una dea. Anatomia di un capolavoro

Posted by on Giu 10, 2019

La Venere di Milo: segreti di bellezza di una dea. Anatomia di un capolavoro

La Venere di Milo: segreti di bellezza di una dea. Anatomia di un capolavoro

   Con il suo busto mutilato, i suoi moncherini a fior di spalla, questo marmo sembra aver iniziato male per un concorso di bellezza. Tuttavia, esso incarna un modello femminile d’estetica ! La sua storia permette di risolvere questo paradosso. La statua, della fine del II secolo a. C., è

scoperta casualmente, coltivando un campo,  nel 1820, sull’isola greca di Melos, senza braccia, e acquistata per 1500 franchi, per conto di Luigi XVIII, che ne fa dono al Museo del Louvre. All’epoca, il museo deve restituire il bottino portato via dalle truppe napoleoniche, particolarmente il “Laocoonte”, quella impressionante scultura rappresentante un sacerdote e i suoi due figli alle prese con dei serpenti. La “Venere di Milo” sostituisce il capolavoro e si impone sin da allora come la più importante scultura greca del museo parigino. Rapidamente, un altro avvenimento accresce la sua notorietà. La Grecia, sotto il dominio ottomano, si innalza. Artisti ed intellettuali difendono con fervore la sua indipendenza. E la “Venere di Milo”, strappata ai Turchi, diviene il simbolo della Grecia liberata…imponendosi definitivamente come un’icona che ispirerà Dalì, Yves Klein o Arman.

   Le cure del 2010 portate alla statua hanno condotto a rivelazioni : una piccola carta nascosta sotto il seno  e scarabocchiata ha indicato che essa era fatto oggetto di un precedente restauro, non documentato, nel 1936. Però la dea serba i suoi principali misteri. Non si conosce, per il momento, precisamente né il suo autore né la sua data di nascita, né la figura mitologica che rappresenta ! La “Venere di Milo”, dell’altezza di 2,o2 m., non è forse neanche una Venere…

                                     Il volto : classico e misterioso

   Vagamente imbronciata ? Serena ? Impassibile ? L’espressione della Venere di Milo resta indecifrabile. Quello che colpisce è soprattutto l’armonìa dei tratti e delle proporzioni. Guardandola da più vicino, ci si accorge  che il volto è diviso in tre parti uguali : la fronte, il naso e il basso del volto (dalle nari al mento) hanno altezze identiche ! La pettinatura in crocchie, con le sue graziose ciocche che scorrono liberamente sulla nuca, può far pensare al più celebre scultore greco, Prassitele, nato verso il 400 a. C.. Falsa pista. La “Venere di Milo”, dal corpo leggermente “contorto”, è una composizione elicoidale troppo moderna per lo scultore. Essa non ha potuto vedere la luce che verso il 100 a. C., come sostenuto dal Lippold, che fa derivare la raffinata scultura in marmo  dal tipo della “Venere di Capua” attribuita alla cerchia di Lisippo.

                                         Il ventre : la carne si mette a nudo

  Quello che fa propendere per l’ipotesi sia una Venere è quel ventre scoperto. Nell’Antichità, Afrodite, il riscontro greco di Venere, era rappresentata seminuda. Con le sue curve rotonde, che valorizzano la sua femminilità, la statua è particolarmente sensuale. Notate come la linea obliqua della taglia, parallela alla linea delle spalle, rende la posa notevolmente armoniosa.

                                                  Il panneggio : una stoffa che vive

   Ammirate la resa, il vigore espressivo della pesantezza del tessuto che si ammassa sulla vita. Le pieghe potenti, che formano delle onde regolari sul drappo, accrescono la dinamica dell’insieme. E l’ancheggiare della divinità la rende ancora più viva. E’ una posizione molto diffusa nella statuaria classica. “Il contrapposto” si porta su una gamba il peso del corpo, essendo l’altra leggermente ripiegata.

                                              Le braccia : il grande enigma

La comparsa delle braccia, mai ritrovate sul sito greco dove ha avuto luogo la scoperta, lascia il campo libero  a tutte le ipotesi. La scultura era appoggiata ad un’altra ? Teneva uno specchio ? Era appoggiata contro un pilastrino ? La questione resta aperta… ed è ben frustrante, poiché senza i suoi attributi (Artemide porta un arco, Atena un ramo di olivo, eccetera), è impossibile conoscere l’identità vera della divinità ! La mano sinistra  stringeva la mela, attributo simbolico del nome dell’isola di Milo ? La destra tratteneva il panneggio ?

                                               Le anche : l’arte dell’artificio

Non notate niente di speciale a livello della vita della statua ? Tuttavia è qui che si congiungono i due blocchi indipendenti, il busto e le gambe, che sono state lavorate separatamente. L’artista ha abilmente dissimulato gli attacchi verticali sotto il panneggio.  E degli elementi sono scomparsi, come i gioielli metallici (una collana, degli orecchini, una benda) che portava la giovane donna. Di quegli ornamenti, non restano che i buchi in cui essi erano appesi. Bisogna così immaginare che delle pitture policrome ricoprivano il marmo… La Venere non è sempre stata così sobria !

   In ultima analisi, possiamo dire che la scultura resta un enigma : perché questa donna, emersa dalla spuma marina, sprovvista di braccia, è divenuta un’icona ?

Alfredo Saccoccio  

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