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L’azione amministrativa nella calamita’ dell’alluvione del 13 settembre 1857 Piedimonte Matese

Posted by on Apr 26, 2017

L’azione amministrativa nella calamita’ dell’alluvione del 13 settembre 1857 Piedimonte Matese

Dalla notte del sabato 12 settembre una pioggia continua gia’ tenea in gravi angustie gli abitanti di Piedimonte sempre timidi delle acque dirotte per la triste rimembranza dell’alluvione del 23 settembre 1841. La domenica lungi di scemarsi veniva la pioggia sempre piu’ crescendo; i lampi ed i tuoni si succedeano con maggior fragore, la bufera imperversava: ma cio’ non ostante ne’ brevissimi momenti di calma si pote’ riunire molto popolo di ogni ceto nella Chiesa delle donne monache Benedettine di Piedimonte, ove Monsignor D. Gennaro de Giacomo solenne pontificale celebrava per la festa della Santissima Vergine della Speranza.


La pioggia intanto crescendo a dismisura anche pel volume, insolito a vedersi, eccito’ gli animi degli abitanti fino al punto di commuoversi e di agitarsi per lo timore e per lo spavento, ed i pianti che si udivano in su le strade gia’ annunziavano lo straripamento del Rivo e del Torano in guisa che l’Onorando Prelato per sedare il tumulto, che si era comunicato anche nella Chiesa, die’ principio alle opportune preci, ed il molto Rev. Padre Antonio Borghi, Missionario Apostolico, ben noto pel suo evangelico Ministero, il quale ivi trovavasi a recitare l’orazione panegirica alla Vergine Santissima della Speranza, cambiando discorso disse loro parole di conforto atte a calmarli dal conceputo timore.
Cessata la pioggia verso l’una pomeridiana il Sottintendente Sig. Conte Francesco Viti per assicurarsi degli avvenuti disastri, che gia’ la voce pubblica ed il conquesto degli abitanti mostrava gravissimi, senza por tempo in mezzo usci’ tosto di casa, col Segretario sig. Emiddio Maselli (che nella circostanza raddoppio’ di zelo e di solerzia nel compiere il proprio dovere ) e percorse tutti i luoghi soliti a cadere sotto l’impero del fiume Torano, e de’ torrenti Rivo e Valle Paterno.
Il Vescovo corse prontamente nella piazza del Mercato ove il bisogno era maggiore, poiche’ poco lungi era il teatro delle piu’ gravi rovine, della piu’ desolante costernazione. In effetti il terrore, lo spavento, la confusione invadea l’animo di tutti nell’avvicinarsi al Carmine. Il Torano uscito dal suo alveo era straripato e per la piazza del mercato e per la strada principale scendea sul Carmine.
Il Vallone Paterno che percorre 12 miglia dalla origine delle altissime vette del Matese verso Valle di Prata, abbattendo i molti ripari di fabbrica comunemente appellati catene messe lungo il suo corso, e costruite dopo il 1841, avea trasportato pietre sassi e macigni di una grandezza e quantita’ da eccitare la meraviglia di tutti. In un baleno videsi costruito il ponte al Carmine da’ macigni e sassi trasportati dall’alluvione, l’alveo colmato di ghiaja in modo da rimanere interrato fino a sei palmi oltre la sua profondita’, ch’era di circa palmi 20, in una parola era in quel punto avvenuto un vero cataclismo ne’ piu’ vi si ravvisava la primiera topografia. Chiuso l’alveo ordinario le acque del torrente si aprirono lo sbocco per la villa Gaetani, e lo fecero con tale violenza da abbattere piu’ di dieci abitazioni messe lungo il vico dell’antica pelveriera, rovinando del tutto questa strada e rimanendo smisurati macigni talmente agglomerati da formare una insormontabile barriera ove pria erano le abbattute abitazioni. La villa Gaetani interamente devastata, il laghetto colmato, i condotti di acqua distrutti; ne’ minor danno soffrirono la cartiera ed il trappeto ad acqua dell’istesso sig. Conte Gaetani de’ Duchi di Laurenzana……

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alluvione1857

 

fonte blog.pm2010

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