Alta Terra di Lavoro

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Lettera aperta ai Sindaci delle Due Sicilie

Posted by on Mag 5, 2020

Lettera aperta ai Sindaci delle Due Sicilie

Ai primi dello scorso giugno un nostro lettore residente a Zurigo, il signor Calogero Li Rosi, ci ha segnalato che ad Arco (Trento), dove morí il nostro amatissimo Francesco II, aveva trovato, con sua piacevole sorpresa, una strada intitolata a “Francesco II di Borbone, re delle Due Sicilie”.

Nella sua lettera il signor Calogero descrive come i suoi sentimenti siano passati dallo stupore all’indignazione, quando si è accorto che nella graziosa cittadina trentina non vi era nemmeno una strada, una piazza o un vicoletto intitolata ai quei … personaggi risorgimentali, di cui abbondano le nostre contrade. Concludeva, infine, la sua lettera (abbastanza pepata, per la verità, tanto che ho dovuto cambiare con “personaggi risorgimentali” i feroci epiteti da lui dati a Garibaldi, Vittorio Emanuele, Cavour e Mazzini), rimarcando il senso di vergogna che aveva provato per questa scoperta, soprattutto per il fatto che al Sud non c’è niente che ricordi la nostra storia e che aveva dovuto trovare qui nel Trentino una memoria del nostro passato.

Incuriosito da questa straordinaria testimonianza, dopo qualche giorno, mi sono recato anch’io ad Arco e ho constatato di persona che tutto quanto mi era stato segnalato era purtroppo tutto vero. Devo dire, inoltre, sinceramente, che anch’io ho provato un senso di vergogna. Nel Meridione, infatti, vi è la piú alta densità di vie e piazze dedicate proprio a quelli che, in nome di una unità voluta e cercata soltanto da una minoranza al soldo di potenze straniere, hanno provocato piú morti tra i Duosiciliani che in tutta la ex Jugoslavia di adesso, per non parlare delle migliaia di Meridionali che ancora oggi, ripeto: ancora oggi, vengono costretti ad emigrare, a lasciare la propria terra e i propri affetti per sopravvivere! Due sono le cose: o gli amministratori meridionali ignorano la nostra storia oppure sono semplicemente dei masochisti che non amano la propria Terra: Via Garibaldi a destra, Via Cavour a sinistra, Via Mazzini in fondo, Via Cialdini che incrocia via Liborio Romano, Piazze, Monumenti, tutti dedicati a questi … personaggi… che ci hanno derubato di tutto, persino della nostra dignità. Io credo che quei monumenti, quelle piazze e quelle strade cosí intitolate faranno fremere nella tomba tutti i nostri patrioti massacrati e imprigionati a seguito dell’invasione di quei maledetti savoiardi piemontesi.

Insomma, nonostante siano passati 140 anni dall’invasione piemontese, nonostante siano passati piú di 50 anni di Repubblica, al Sud dobbiamo subire ancora l’onta di dover sopportare nelle nostre contrade l’imposizione di quei monumenti e di vedere quelle strade e piazze cosí sfregiate, mentre tutto è stato distrutto e nascosto della nostra storia.

Ora io chiedo ai nostri Sindaci (e mi auguro che ce ne sia qualcuno tosto) di impegnare un po’ del loro bilancio per l’acquisto di robusti scalpelli e di demolire quelle lapidi o quei monumenti che inneggiano a quei personaggi che al Meridione hanno fatto conoscere solo corruzione, miseria, mafia ed emigrazione. Quanto meno abbiano il coraggio civile di ricordare qualcosa delle nostre tradizioni e di non farsi insegnare dai Sindaci del Trentino come si fa ad avere dignità e ad essere fieri di essere Meridionali.

Nella graziosissima e ordinatissima cittadina termale di Arco, durante mio vagabondare, ho anche conosciuto l’ex Sindaco, il Sig. Selenio Ioppi, che, con somma cortesia, saputo il motivo della mia visita, mi ha fornito le foto che vedete riprodotte e mi ha anche fatto omaggio della pubblicazione “Arco Felix” (edizioni “il Sommolago” di Arco), curata dal prof. Mauro Grazioli, in cui ho trovato le notizie sulla permanenza di Francesco II nella cittadina e che riporto in stralcio:

«Sulla riviera dell‘Impero fin dai primi anni Settanta approda anche l‘ex Re di Napoli, Francesco II di Borbone, e come d‘uso ammira le sponde del Garda, visita le cascate del Varone, del Ponale ed i dintorni descritti e raccomandati nelle guide del momento, fra le quali spicca per fantasia narrativa quella di Ernesto Bignami. Si ferma ad Arco piú volte, mascherandosi col semplice e modesto titolo di Duca di Castro, come ad esempio nel novembre 1888, quando soggiorna due settimane nella Villa Arciducale. Sono momenti riportati nelle pagine del suo diario, nel quale annota brevemente le amenità del paesaggio ed i passatempi, i capricci del clima o il “tremuoto” che lo fa sobbalzare dal letto la notte del 15 novembre 1890. E tutto questo fino ad un altro novembre, quello del 1894, quando fra una visita ed una passeggiata il “calabrese”, come lo chiamava la gente, comincia a sentirsi debole, finché il 27 del mese successivo muore nelle stanze dell‘Hotel Arco, assistito fra l‘altro dalla Regina Maria Sofia.
L‘Arciprete Chini, testimone del tempo, si dilunga a tratteggiare la figura del Re di Napoli a partire dal 1876, in una cronaca agiografica, che testimonia l‘indubbia simpatia per il personaggio e per la monarchia cattolica. Un uomo dal “contegno tanto riservato, che in Arco non si faceva neppure rimarcare, tranne che per la frequenza e divozione alla Chiesa: quasi suo unico compagno era l‘Arciduca Alberto, e qualche volta suo cognato l‘Arciduca Carlo Salvatore. Un “cristiano perfetto” lo definiva ancora l‘arciprete, “costantemente nella Chiesa, ai Sacramenti, alla Santa Messa, quasi ogni sera al Rosario della Collegiata”.
L‘impressione esercitata sulla gente comune, che guardava spesso con gli occhi del clero, era dunque quella di “singolare bontà, di gran modestia”, suffragata da un misto di riferimenti realistici ed aneddotici: le passeggiate nei dintorni, qualche scambio di battute con la gente del luogo, i passi svelti “quasi a mezza corsa”, lungo il viale delle Magnolie, per giungere puntuale alle sacre funzioni, il mescolarsi ai semplici contadini nella ritualità del bacio delle reliquie, le frequenti confessioni mattutine, l‘usuale presenza nel terzo banco presso la cappella del Santissimo. Erano tutte immagini edificanti, che lo facevano amare nella sua tristezza di Re senza corona; per quella rassegnazione che nelle parole del Borbone diventava accettazione fideista di una provvidenza “che gli ottenne dal Signore di perdere il trono per salvare l‘anima sua”».

Come potete vedere le nostre memorie storiche sono piú tenute in considerazione altrove che da noi. Intanto ho dovuto constatare che sindaci tosti ce ne sono, ma … nel Trentino. Certamente non è facile, da noi, cambiare i nomi alle strade, ma certamente non è proibito, cioè non vi è una legge che lo imponga o che impedisca di cambiare i nomi alle vie o alle piazze. E poi, non c’è nemmeno bisogno di un atto di coraggio per farlo, anzi mi sembra vergognoso, del tutto contro natura, continuare a lasciare l’attuale toponomastica.

Per questi motivi, tutti noi di Nazione Napoletana, rivolgiamo un appello a tutti i nostri Sindaci affinché termini questo sconcio di vedere osannati nelle vie e nelle piazze della nostra Patria proprio quei … personaggi che ci hanno causato tanti mali e che, ancora oggi, non riusciamo a eliminare proprio perché moltissimi meridionali sono ancora succubi di queste menzogne. È un fatto gravissimo questa mancanza di presa di coscienza, perché ci impedisce di essere orgogliosi della nostra identità e, quindi, ci impedisce di costruire un “nostro” futuro, perché, è proprio vero “un popolo che non ricorda il suo passato non ha futuro”.

A chi non riesce a capire quanto andiamo dicendo da anni, si vada a leggere i libri di storia che oggi la cultura ufficiale impone a scuola, cosí si renderà conto su come veniamo considerati noi meridionali. Quelle menzogne producono anche un altro effetto: quello di farci sentire sin da piccoli in condizioni di inferiorità e cosí renderci succubi su tutto quello che ci impongono. Se questo che affermo non fosse vero, nei libri di scuola direbbero la verità su quei … personaggi e sulla storia delle Due Sicilie.

Facciamo attenzione, però, che molta colpa di tutto questo è anche dei politici meridionali che, pur di avere qualche vantaggio personale, accettano senza discutere qualsiasi cosa gli viene loro imposta dai poteri occulti insediatisi a Roma. Io non so se è per ignoranza, per incapacità o per piaggeria, ma certamente questi nostri politici non si pongono il problema dei mali del Sud attraverso una visione globale. Eppure, se fossero dei veri politici, non possono non rendersi conto che tutti i partiti, Centro, Destra o Sinistra, non importa quale, non hanno mai fatto nulla per il Sud, ma hanno soddisfatto solo ed esclusivamente gli interessi del triangolo industriale e che tutto quello che hanno contrabbandato come rimedi per il Sud non erano che altre fonti di speculazioni per le ingorde imprese del nord.

Altrimenti non si spiegherebbe come, dopo 140 anni da questa … unità d’Italia e relative Casse del Mezzogiorno, noi siamo ancora costretti ad emigrare o a dover accettare sovvenzioni per poter campare. La soluzione dei nostri mali non può essere che una sola: indipendenza.

Antonio Pagano

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