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Lucera, Regno delle Due Sicilie: “il trionfo dei Borbone” (ottava parte e ultima parte)

Posted by on Gen 20, 2023

Lucera, Regno delle Due Sicilie: “il trionfo dei Borbone” (ottava parte e ultima parte)

Installazione del telegrafo elettrico
Nell’ottobre del 1852 viene richiesta con delibera comunale una perizia dall’arch. Filippo Gifuni per «…la necessità e l’utilità di tramutare la macchina dal Real Castello in questo abitato e propriamente sul locale di S. Domenico con pigione annua di ducati 3».

Successivamente «…il lodato sindaco ha fatto proposito dell’uffizio del Sig. Intendente della Provincia del 31 ottobre ultimo, n. 13569 relativo al trasferimento della macchina telegrafica dal Castello al locale dell’abolito monastero di S. Domenico ed alla fissazione dell’annuale pigione in seguita dell’offerta fatta dall’uffiziale di dettaglio del Reale Corpo Telegrafico in questa Provincia.
Il Decurionato: veduto il detto uffizio, e l’incartamento corredato e considerando che il luogo fuori la città nel quale attualmente è sita la macchina telegrafica non si presta agevolmente per l’esattezza e sollecitudine tanto richieste nel disimpegno del Real Servizio; considerando che piazzandosi la detta macchina nell’abitato del comune importa principalmente mirare allo scopo della più pronta trasmissione degli ordini e partecipazione degli arrivi tra le autorità e per conseguenza all’esatto e sollecito servizio del Real Governo; considerando che nel locale dell’abolito monastero de PP. Domenicani quantunque vi stazionano gl’individui del Real Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza pure una camera non è stata mai e non può essere dai medesimi occupata trovandosi in un sito del gran locale all’interno segregato dagli altri addetti per l’abitazione e bisogni dei suddetti individui come pure non può considerando che la dinotata camera e la lammia laterale bene si possono prestare per la situazione della macchina telegrafica e servire per officina agli impiegati del Real Corpo Telegrafico; considerando che trattandosi di contribuire al Pubblico Real Servizio, con la fissazione di una discreta somma a titolo di pigione annuale si viene a rendere omaggio al Re N. Sovrano e Signora…, ad unanimità delibera di accogliersi l’offerta dell’uffiziale di dettaglio del Real Corpo Telegrafico in questa Provincia per l’oggetto indicato e di concedersi allo stesso Real Corpo in fitto la indicata camera nel locale di S. Domenico per l’annuale pigione di ducato 7.50». Nel 1859 la “Stazione del Telegrafo Elettrico” viene trasferita nella «…casa degli eredi del fu D. Gennaro Cibelli sita nella strada del Pozzo, luogo centrale e cospicuo del comune per la pigione annua di D.150». (Nota: tra i primati del Regno delle Due Sicilie vi è anche quello del “Primo telegrafo elettrico in Italia inaugurato il 31 luglio 1852”; questo di Lucera ne è un esempio).

Costruzione dei cessi e fogne in tutte le case della città
«Il lodato Sig. Sindaco ha proposto diversi provvedere a far costruire i cessi e la fogna in tutte le case di questa città che ne mancano. Il Decurionato ha osservato: la salute pubblica, la decenza, la civiltà reclamano assolutamente necessari i serbatoi del fieno umano, e delle acque immonde. È noto a tutti che spargendosi tali lordure per le strade o in taluni punti della città, l’aria […] insalubrissima, pregna di tanti gas nocivi alla economia… Di siffatta proposizione si trattò altre… e precisamente a 13 luglio 1853 quando fu fatta altra deliberazione e si concluse farsi le fogne e cessi per appalto ovvi proprietari si mostreranno restii all’obbedire… Il Consilio dell’Intendenza, cui l’ostare…, risolvè mettersi in mora i proprietari a costruirvi i cessi nelle rispettive case, non curandosene l’adempimento elevarsi i verbali come per legge. Tale provvedimento è savio per chi ammenda alla ragione ed alle disposizioni imperanti ma disgraziatamente quando il proprietario deve profondere una parte della rendita per il pubblico bene a rendere un comodo per altro necessario al simile non intende ciò eseguire le disposizioni allo scopo.
E così la dimostrazione il fatto.
Sono moltissimi anni da che si comanda la costruzione dei cessi ma niuno obbedisce si dice elevarsi i verbali contro i contravventori.
Ebbene quasi tutta Lucera dovrà essere tradotta innanzi al giudice, questo pronunzierà la multa da 5 a 29 carlini: l’arresto nò perché non comminato colla Lessi Patrie: e qual però ne avrebbe l’amministrazione per siffatto… verbale? Nessuno, anzi danno.
Il contravventore se sarà condannato dal giudice regio avrà il diritto di spiegare lo appello innanzi la Gran Corte Civile e di poi ricorso per annullamento in Corte Suprema di Giustizia.
I giudizi debbono correre secondo il ruolo e toccare le loro…, e non altrimenti per la discussione dei gravami. Ma ammettendosi la ipotesi favorevole che la contravvenzione sia dimostrata e pronunciata irrevocabilmente, il tempo ci à dimostrato che di tanto in tanto non mancano Sovrana Indulgenza, le quali o aboliscono il procedimento o condonano la multa». (Nota: queste indulgenze sono frutto dell’amore che il Re aveva verso il suo popolo perché non lo voleva veder soffrire, non come oggi che si concedono amnistie e condoni a solo scopo elettorale!!!).
«E che dirsi quando le contravvenzioni non si pronunziano dal Giudice?
L’amministrazione comunale soffra il dispiacere di vedersi condannata alle spese del giudizio, questa proposizione è figlia della esperienza poiché molte deliberazioni servonsi fatte proponendosi i fondi per pagare le spese cui sussidiariamente viene condannata l’amministrazione comunale… atteso il tempo che deve trascorrere e che per procedura deve passare un danno recano all’amministrazione comunale…
La proposizione da adottarsi, e che mira ad un certo fine sarebbe di obbligare i proprietari a siffatta costruzione colla minaccia di farsi fare dall’appaltatore, ed esigersi la spesa amministrativamente con ordine del sindaco. La pena deve essere tale da raggiungere lo scopo il più che si può subito. Quindi il decurionato all’unanimità delibera farsi ordine ai proprietari delle case mancanti di cessi e fogne costruirli fra un mese quale inutilmente evaso saranno fatti da un appaltatore a cura del 1° eletto colla intelligenza della deputazione delle opere pubbliche comunale. Le condizioni dello appalto saranno le seguenti:
1. Celebrato l’incanto, ed approvatone l’esercizio del sig. intendente l’intraprenditore è nell’obbligo di costruire sia a tradursi tutti quei luoghi immundi e purgatoi che qui si dovranno in nota del 1° eletto.
2. I pagamenti salve le comminazioni particolari tra il proprietario della casa e l’intraprenditore, saranno fatti nel seguente modo: da ducato 1 a ducato 15 allo scadere di sei mesi dopo finita l’opera, col esercitarne lo scandaglio finale; da ducato 16 a 30 dopo un anno; da ducato 31 a 90 dopo un anno e mezzo; da ducati 91 in sopra dopo due anni, nel quale tempo di dilazione dovrà pagarsene l’interesse 5 per 100.
3. L’intraprenditore scaduto il termine di soprafiscato potrà esigere l’importo di detta opera dal proprietario di quelle case, dove sono state eseguite, e ciò nei termini amministrativi siccome con i cennati regolamenti municipali e prescritto, senzaché l’amministrazione sia tenuta a versare garanzia per la somma che non si introita, […] presterà tutta l’assistenza per farla soddisfare dai debiti morosi, qualora contrasteranno l’esigenza del debito.
4. La fabbrica sarà pagata a ragione di carlini 1,80 vintotto la canna di palmi 128, e la lammia a regola d’arte.
5. Lo stesso sarà pagato a ragione di grani sessanta la canna di palmi 128, compreso il trasporto fuori le mura, e nel luogo che indicherà il 1° eletto.
6. La volta inisserata geometricamente a ducati 5 la canna…
7. La forma a ducato 1 la canna quadrata».

Ripartizione dell’acqua pubblica gratuita
Nel 1858 il Decurionato «…è di avviso non esservi luogo a tassa per la ripartizione delle acque pubbliche». (Dedicato al “Cavaliere”, al “ministro della paura”, “mezza cazetta” e ‘i piscitielli ‘e cannucce ra Lega Nord).

RITRATTI DELLE LL. MM.
Nel 1859 vengono commissionati due dipinti, uno per la Regina Maria Sofia (chissà che fine avrà fatto) ed un altro per il Re, S.M. Francesco II (è stato restaurato questo dipinto ritrovato nel Museo Civico di Lucera così come promesso?),

«…2 ritratti delle effige degli Augusti Sovrani Regnanti (D.G.) attendendosi indi a tale esecuzione atto deliberativo per i fondi onde legittimarsi la spesa come per legge, dall’artista di Napoli D. Luigi Rizzi venivano spediti i lodati ritratti, ducati 100 di spesa e ducati 4 per trasporto». Furono anche commissionate delle «…incisioni delle LL. MM. eseguite da Giuseppe d’Ovidio su ferro fuso con fondo in velluto e cornici dorate».
Altri interventi di rilievo da annoverare sono: «…la piantagione da farsi nel 1859, dalla strada esterna rotabile che circonda questo abitato in due punti e cioè dalla Porta della Croce all’altra di S. Severo e rimpiazzandosi i mancanti alberi dalla Porta si S. Antonio Abate fino al Convento del Salvatore. E come che i siti indicati servono di passeggiata pubblica così si trova necessario decorare di una piantagione; la richiesta presentata in data 17 settembre 1859 di istituire l’Archivio Storico e con la quale il 26 settembre c.m. il consiglio comunale delibera : “…ritornando sull’oggetto si ordinava farsene subito materia di occupazione del Decurionato”; nel 1836 risultava già istituita la “Conservatoria delle ipoteche” e nel 1846 il “Catasto provvisorio”; ed ancora: un ospedale civile, un ospedale civile per le donne indigenti, un ospedale per ricovero di persone colpite da colera, un ospedale civile distrettuale per i “poveri lucerini e famiglie commiserabili e della carità” presso l’ex convento S. Leonardo (1841); viene costruita la strada provinciale da Lucera a Troia; la città viene provvista di “tavolette per indicazione delle strade”; viene elaborato il “piano delle fosse” da stabilirsi in Lucera; “considerato le innumerevoli fabbriche novelle” si predispone di compiere una serie di “saggi” per la costruzione di pozzi per l’acqua; tramite Re Ferdinando II, Pio IX nel 1851 “decora la Dignità ed i canonici di questa Real Cattedrale Basilica del distinto privilegio della Insula Pontificali ad instar abbatum”; presso il comune risulta essere istituito il “veterinario comunale”; ogni anno venivano elargiti “…ducati 80 da sorteggiarsi facendo 4 maritaggi tra le donzelle povere del comune nel felicissimo giorno del 30 maggio, onomastico di S.M. il Re nostro Sovrano…” ecc.» (…e scusate se è poco!!!).

Il 10 settembre 1860 il sindaco di Lucera Achille Cavalli annunciava con due giorni di ritardo «…con tutti i modi dell’animo all’ingresso trionfale dell’illustre dittatore Gen. Garibaldi in Napoli… e di aderire al governo di Vittorio Emanuele ed alla dittatura dell’eroe d’Italia G. Garibaldi».
È la fine!!! Per il Popolo delle Due Sicilie, un Regno durato ben 878 anni (da questo momento in poi identificato come Sud o Mezzogiorno) inizia la “auto cancellazione” della sua storia, della sua cultura, delle sue origini, delle sue passioni e delle sue tradizioni. Vengono dedicate strade, piazze, caserme e quant’altro a criminali di guerra definiti “eroi”. Il Sindaco di Torino, nel 1861, scrive al Decurionato di Lucera “invitandolo” ad erigere un «monumento a Cavour». (Ma per piacere!!!). Il “Real Teatro Maria Teresa Isabella” viene intitolato (una pagina nera per la città di Lucera che attende giustizia) all’avventuriero “eroe” Garibaldi, un “personaggio” che nel 1835 si era rifugiato in Brasile, dove all’epoca emigravano i piemontesi che in patria non avevano di che vivere; che portava i capelli lunghi perché, avendo violentato una ragazza, questa gli aveva staccato un orecchio con un morso; che fra i 28 e i 40 anni visse come corsaro assaltando navi spagnole nel mare del Rio Grande do Sul al servizio degli inglesi, che miravano ad accaparrarsi in quelle aree, e per circa sei mesi trasportò schiavi cinesi in Perù; che in Sud America non è mai stato considerato un eroe e che per salire a cavallo aveva bisogno dell’aiuto di due persone; che per la spedizione dei Mille fu finanziato dagli Inglesi con denaro rapinato ai turchi durante la guerra di Crimea, equivalenti oggi a milioni di euro. I “Briganti”, Eroi del Sud, accortisi della messinscena dei conquistatori che sotto mentite spoglie inneggiavano alla giustizia, alla libertà, al progresso ed alla civiltà, tennero alta la dignità di un popolo con una vera ed autentica resistenza popolare. Deportazioni (nel lager di Fenestrelle i prigionieri Duosiciliani venivano eliminati nella calce viva), eccidi, rappresaglie, saccheggi, paesi incendiati, furti, violenze di ogni genere su bambini e donne ed esecuzioni sommarie costeranno al Popolo delle Due Sicilie circa un milione di morti ed una economia completamente distrutta.

Ci saranno nel terzo millennio “Nuovi Briganti” che vorranno riappropriarsi della loro storia, della loro Cultura e delle loro radici? Attendiamo fiduciosi! Anche a Lucera!
D’altra parte, basta dare uno sguardo all’oggi per capire quel che era ieri e che avrebbe dovuto essere il domani!
«…Non vi dico addio, ma a rivederci. Serbatemi intatta la lealtà come eternamente vi serberà gratitudine e amore il vostro Re Francesco» (Roma, 14 febbario 1861)
«Metto nelle mani del Signore la causa del mio trambusciato (afflittissimo N.d.R.) Paese» (Preghiera di Francesco II, Diario, 31.Dic.1867).

Bibliografia
Delibere dell’Università di Lucera 1815-1860. Biblioteca comunale di Lucera – “Due Sicilie, 1830-1880” – Antonio Pagano, Capone Editore – 2002).
“Storia, società e briganti nel Risorgimento italiano” – Ottavio Rossani, Pianeta Libri Editore – 2002.
e. gemminni
info@ilfrizzo.it

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