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Lucera, Regno delle Due Sicilie: “il trionfo dei Borbone” (settima parte)

Posted by on Gen 18, 2023

Lucera, Regno delle Due Sicilie: “il trionfo dei Borbone” (settima parte)

Appalto per la pulizia delle strade
Il 27 agosto 1835 vengono rinnovati i contratti di dazi di consumo, della pulizia delle strade, di illuminazione e manutenzione dei fanali così come prescritto dalla legge 12 dicembre 1816 sull’amministrazione civile, art.233.


Il 10.11.1840 viene concesso ad Agostino Barlearo l’appalto per la pulizia delle strade interne della città. Il contratto relativo all’appalto è formato da 10 articoli, eccone in breve il contenuto.
«Dovrà essere sempre mantenuta la città in ottimo stato di pulizia; sarà nell’obbligo dell’appaltatore di tenere 2 carrettelle fisse, animali da cavallo o asini, le quale giornalmente girano per la città dovendo principiare in lo sito da due delle opposte porte di Lucera, cioè la prima porta di Troia e la seconda quella di S. Severo; ogni carrettella avrà altro conduttore un coadiutore per spazzare le strade, e radunare l’immondizia; quante volte gli agenti comunali vedranno la città sporca, o non è nello stato si ottima pulizia promessa, potranno sospendere il programma mensile davanti all’appaltatore, restando in facoltà degli agenti medesimi di prendere i mezzi necessari inde la città sia regolarmente pulita, avvalendosi di parte…; quante volte gli agenti comunali rinverranno nelle strade, o in qualunque angolo delle medesime immondizia, avranno diritto di comminare una multa contro l’intraprenditore; non deve l’intraprenditore permettere che si vedessero in nessun posto di Lucera immondizia riunita, o sia cosi detti casalini… e quante volte regolarmente pulito, vedessero l’inosservanza degli abitanti vicinali a tanto proseguire, ne deve dare avviso scritto all’agente comunale, ossia al 1° eletto per avvalersi delle misure, che gli permettono gli statuti municipali». Se il Decurionato non era contento dell’operato dell’appaltatore non gli rinnova il contratto e affidava la pulizia delle strade alla “Commissione sanitaria”. È il caso di Giovanni Antonio Colucci che, nel 1837, chiede il rinnovo dell’appalto: il Decurionato considerato che non vi è stata affatta una soddisfazione prolifera di strade, così tanto necessaria alla pubblica salute, specialmente nei tempi presenti… a maggioranza di voti il Decurionato rifiuta l’offerta e stabilisce che la pulitura delle strade interne dell’anno 1837 si esigeva per economia, affidandosi tale esecuzione alla commissione sanitaria del comune, acciò d’accordo col 1° eletto possa occuparsi per un affare tanto interessante» (Berluscò, l’acqua è fresca!!!).

Costruzione del “Real Teatro Maria Teresa Isabella”

Il 16 aprile 1820 viene già discusso la costruzione del teatro: «…propostasi la lettura del Sig. Intendente del 13 aprile c.m. 1° ufficio n. 4937, in rapporto al Teatro da costruirsi in questa città». I lavori iniziarono nel 1833. Nel 1836 la «…galleria comunale è in costruzione sul vestibolo del teatro».
Il 6 ago. 1837 «…trovandosi già compiuto la sala da ballo, e che il nuovo teatro è quasi al suo termine è necessario nominare i deputati per l’ispezione, vigilanza e custodia di siffatte opere pubbliche e della buona tenuta degli oggetti e mobilia che si trovano esistenti». Nel 1853 si effettuano lavori per un «…progetto di abbonamento per una compagnia di musica che è in atto e che dovrebbe aprire dalla metà del prossimo mese di agosto fino al carnevale del 1854». Il 3 luglio 1854 si effettuano ancora dei lavori per ospitare la “Compagnia Musica Mastrobisi”. Nel 1855 «…il teatro ha bisogno di essere illuminato… in occasione anche delle feste di corti; siffatta illuminazione può ottenersi con fanali fissati sopra bracciali di ferro fuso procurando con ciò bellezza». Il «…valore del Teatro e della Galleria» ammontava a D.17850,29 oltre a D.1040 per le «…spese, gran fiscario, e prezzi interrotti fiscali dell’Ing. Oberty» come richiesti dall’appaltatore Vincenzo De Peppo relativi al periodo 1833-1840 invece della somma stimata in un primo momento in D.14823,06. Della diatriba viene investita la “Gran Corte dei Conti” (nel 1812, a Napoli, fu costruita – annessa al “Real Teatro S. Carlo” – la prima sala da ballo in Italia).

Installazione dei fanali per l’illuminazione.
La Legge sull’amministrazione civile del Regno delle Due Sicilie del 1816 prevedeva tra i dazi «…l’illuminazione e manutenzione dei fanali».
Con delibera del 18 nov. 1829 (regnante Francesco I) veniva stabilito «…che essendosi costruiti altri nuovi fanali, conveniva che il decurionato avesse determinato i luoghi nei quali si dovessero fissare. Il Decurionato delibera che altri 8 nuovi fanali si fissano nei luoghi seguenti: il primo all’angolo della casa di Federico Piemonte perché rimanghi illuminato con la strada, anche lo spiazzo esistente dinanzi al Real Collegio; il secondo all’angolo della casa nuova del Sig. Nicola Ardito propriamente quello che guarda la Porta di Troia e che più possono alluminando; il terzo all’angolo destro del palazzo dei tribunali, acciò faccio ordine coll’altro all’angolo sinistro; il quarto all’angolo della casa di Prudenza strada S. Matteo; il quinto alla strada Cimino, e propriamente all’angolo della casa del Sig. Pepe, che sporge in detta strada; il sesto all’angolo della casa di Carmine Molino, che sporge nel vico delle chianche vecchie, servendo per dar luce anche la strada Carpentieri; il settimo all’angolo della casa nuova di Vincenzo Petrillo per dar luce al largo accetta, ed alla strada straccioni; l’ottavo finalmente all’angolo del palazzo vescovile per dar maggior luce al largo vescovile ed illuminare la strada seminario».
Nel 1837 «…vengono aggiunti altri 4 fanali per l’illuninazione cioè 1 a Voco S. Maria Maddalena, l’altro a Latgo Zingari e gli altri 2 dalle parti dell’amm.ne Conte».
Nel 1843 la città contava 64 fanali per l’illuminazione; erano stati collocati anche in luoghi particolarmente bui come ad esempio “Via alle mura”. Il 15 e 16 gennaio dello stesso anno una forte tempesta provocò gravi danni ai fanali, subito si dispose «…urgenti riparazioni per non far mancare l’illuminazione notturna della città specialmente nella stagione invernale». I fanali era illuminati ad olio (come del resto tutte le città italiane ed europee, n.d.a.) come risulta dal «…contratto di appalto pubblica illuminazione» relativo al periodo 1.1.1851-31.12.1856. Tre persone con tre scale provvedevano ad illuminare la città un’ora prima della notte; le stesse – come da contratto –erano obbligate a girare più volte la notte con «…ogli, e di calzettelle».

 fanali dovevano essere muniti di tubi di vetro doppio onde evitare che col vento si spegnessero e dovevano “luccicare” fino all’alba della mattina seguente. Se da un controllo della “Guardia Urbana” risultava che qualche fanale fosse «…spento o quasi spento» veniva applicata una multa. A tutela dei cittadini per evitare frodi già nel 1829 veniva disposto che «…i venditori di commestibili, e i padroni di bettole e cantine faranno uso avanti le proprie botteghe in tempo di sera di una lampada di lastre della lunghezza di palmi 1 e 1/2 e della lunghezza di palmi 1 e mezzo di sera accesa in tutte le stagioni fino alle 2 della notte. I contravventori saranno soggetti alla detenzione da 1 a 3 giorni di carcere e alla multa di carlini 5 a 29 d’applicarsi dal Regio Giudice del Circondario» (Napoli, nel 1839, fu la prima città ad essere illuminata a gas in Italia; sempre a Napoli fu effettuato il «…primo esperimento di illuminazione elettrico in Italia a Capodimonte»; nel 1852 a Lecce avvenne il primo esperimento italiano di una città illuminata ad energia elettrica).

Istruzione del catechismo
Nel 1853 risulta essere attivata l’istruzione del catechismo domenicale fin dal 1746: «…considerando d’altronde che avuto essi PP. adempiuto nel corso del 1852 non solo all’istruzione pubblica ma bensì alla istruzione catechista in ogni domenica in questa Real Cattedrale Basilica a nome dell’istrumento rogato nel 1746».

Istituzione delle “Suore della Carità” nella scuola delle fanciulle del “Regio Orfanotrofio Ferdinandeo”
In città, nel 1853, erano attivi i seguenti pii stabilimenti femminili:
• Conservatorio San Carlo;
• Conservatorio dell’Annunziata;
• Conservatorio Cimino-Gargano;
• Conservatorio Santa Maria Padrona;
• Conservatorio Ferdinandeo e più tardi, su approvazione del Re, «Eredità Pellegrino devoluta al Reale Orfanotrofio Ferdinandeo».
«In seguito dal lodato S. Sindaco si è proposto che fu non molto tempo con generale compiacenza e soddisfazione andrà ad attuarsi il conservatorio Ferdinandeo-Pellegrino la cui direzione verrà affidata alle monache francesi, così dette Figlie della Carità. E comechè osserveranno trovansi stabilite si prestano con tanta carità di filantropia alla istruzione pubblica delle fanciulle, così sarebbe cosa di molto utile, e convenevole che oltretutto qui si verificasse, volendo dire che una di quelle suore, che qui verranno attendere a dirigere la scuola suddetta invece dell’attuale maestra, che resterebbe soppressa. Il comune…».

Imbiancamento delle facciate delle case ogni cinque anni
I proprietari delle case erano tenuti ad imbiancare le proprie abitazioni ogni 5 anni; «…proposizione del decurionato fatta nel 1852 per lo rinbiancamento delle facciate delle case dei privati, la lodata autorità ha creduto convenienza nella sua frequenza modificare l’articolo al regolamento medesimo. La legge per la cura della bellezza e comodità architettonica della città e di collegi volendo provvedere con apposito regolamento con tanta importanza alla moderna civiltà, d’altronde ricorrendo al benessere della salute, così tutti i padroni di case, e di edifici tenuti di bianco saranno obbligati in ogni quinquennio rinnovare l’imbiancatura esterna delle loro case ed edifici. In caso di contravvenzione si darà luogo alla multa di carlini 29 oltre le disposizioni che l’amministrazione credesse dover provocare dall’intendenza».

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