Alta Terra di Lavoro

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MACROREGIONE? NO GRAZIE: O EQUITÀ O SECESSIONE

Posted by on Feb 28, 2019

MACROREGIONE? NO GRAZIE: O EQUITÀ O SECESSIONE

Ma allora hai cambiato idea sulla macroregione? Hai visto che Michele Emiliano ha partecipato all’incontro con l’ex presidente della Campania, Stefano Caldoro, alla presentazione del progetto, al Senato?
Non ho cambiato idea: credo che bruciare energie per costruire uno strumento (la macroregione) possa distoglierne da altri obiettivi che avverto più interessanti e meno rischiosi. Mi spiego:

1 – Nella battaglia contro l’Autonomia differenziata delle Regioni rapinatrici del Nord, ho visto l’impegno encomiabile di alcuni sostenitori della macroregione e l’assenza di altri. Liberissima scelta che non mi permetto di giudicare. Ma senza quella levata di scudi, oggi avremmo l’Apartheid contro i meridionali inserita nella Costituzione e la padana banda pigliatutto avrebbe prosciugato la cassa comune. Dopo di che, a cosa ci sarebbe servita la macroregione?

2 – La macroregione Sud piace a Salvini, quindi non può piacere ai meridionali. Su questo, potete dirmi qualunque cosa, la mia risposta è: io sono dalla parte opposta del mio nemico, quello che ci insulta da decenni e adesso scopre che, per i suoi porci comodi, andiamo bene come ascari nelle truppe cammellate. Ci vuole si accomodi. Io non dimentico e non mi fido. Gli inglesi dicono: quando ti fregano una volta, vergogna per chi lo fa; se ti fregano la seconda, vergogna per te.

3 – Fra i promotori primi della macroregione ci son quelli che, con Forza Italia, hanno governato per scarsi vent’anni con la Lega che depredava il Sud e lo ricopriva di vituperi e ancor oggi sono alleati alle elezioni. Non li ritengo credibili come meridionalisti; e non dimentico nemmeno che in Forza Italia confluì il progetto Lega-Mafia (con l’ideologo Gianfranco Miglio che incontrava il boss Nitto Santapaola) di creazione di “leghe-Sud” apparentemente anti-Lega Nord, di fatto alleate e complici. Questo non vuole ovviamente dire che l’iniziativa attuale abbia qualcosa a che fare con quella, ci mancherebbe. Ma l’esperienza rende prudenti, magari pure a torto (se ti scotti con l’acqua bollente temi pure quella fredda).

4 – Ma anche Emiliano… Non so dire se sia favorevole o no. Lo era all’Autonomia differenziata e poi ne ha preso, giustamente, le distanze. Valuterà quest’altra possibilità e ci farà sapere. Ma mentre di Autonomia differenziata, nel Collegio degli esperti della Regione Puglia, di cui faccio parte, si è parlato, di macroregione no. Io pero che Emiliano non la consideri praticabile. Se deciderà diversamente, sarà un’altra delle cose su cui non siamo d’accordo. Il presidente è lui.

5 – Avere la macroregione non garantisce niente. Esempio: e se l’avessimo e il presidente di Forza Italia o del Pd o addirittura salviniano, facesse accordi con quelle leghiste del Nord? In passato la consonanza politica ha prevalso sull’interesse del territorio (che al Nord, invece, prevale sull’appartenenza partitica, tanto da mettere insieme Lega-Destra-M5S e Pd): accadesse di nuovo, avremmo una macroregione succube del Nord come prima, a Regioni sparse? Io lo temo, poi spero di sbagliare e pentirmi.
5bis – Avere la macroregione non garantisce niente. La Sicilia ha lo Statuto migliore del mondo: se applicato, l’isola sarebbe uno Stato a parte, con “annessa Italia” (lo Statuto siciliano nacque un anno prima della Costituzione italiana. Quindi, più che “annettere” lo Statuto alla Costituzione, almeno cronologicamente, la Costituzione italiana è stata “annessa” allo Statuto dell’isola). Eppure, la Regione più colonia del Nord è la Sicilia.

6 – Non credo che gli strumenti determinino la qualità della politica e dell’amministrazione, ma il contrario: gli Stati portati a esempio di democrazia, in Europa, sono quasi tutti monarchie. Ma non credo che dipenda dal fatto che ci sia un re o una regina, né vorrei un regno. Gli Stati che delegano più poteri e spese agli enti periferici son quelli centralisti; al contrario, più accentratori sono gli Stati federalisti. Non credo che dipenda dalla forma-Stato, ma dal valore e dal peso politico dei territori e dei cittadini.

7 – Dovendo impegnare tempo ed energie, preferisco spenderle su argomenti specifici: la lotta contro l’Autonomia differenziata con uso di rapina di Veneto, Lombardia, Emilia Romagna; una sorta di class-action per imporre che la società che gestisce siti e beni archeologici e culturali della Campania, per dire (incluso i “quattro sassi” di Pompei che fanno schifo a Zaia), abbia sede legale a Napoli e non in Veneto; per mettere in concorrenza i gestori telefonici: ci impegniamo a passare in blocco a Tim, a Vodafone, a 3…, se la vostra sede legale è al Sud; o imporre all’Eni, alle società elettriche che succhiano il nostro petrolio o a cui paghiamo le bollette, di avere sede legale e pagare le tasse (tutte) nei territori da cui traggono le risorse. Eccetera. Forse è sbagliato ed è meglio fare altro. Non ho la verità in tasca; ma una delle fortune è che non la si pensa tutti allo stesso modo e questo va visto come un ampliamento delle possibilità, perché si percorrono più vie.

8 – In ogni caso, la mia idea è: Equità o Secessione. Se il Sud non avrà le stesse infrastrutture, gli stessi investimenti pubblici, lo stesso rispetto e le stesse opportunità di sviluppare le proprie doti in loco, allora non c’è Autonomia o altro che tenga. Meglio dividersi: a stare in casa da parente povero, e peggio ancora impoverito da chi ti deruba, non ci penso proprio.

Pino Aprile

1 Comment

  1. No!!! …sono dell’idea che chi vuole seceda!…fino a disfare l’idrovora romana… Poi le alleanze ce le facciamo secondo accordi reciproci se vogliamo…in fondo e’ il progetto antico di D’Azeglio (1830) e di Cattaneo, di Miglio, e di tutti quelli che vogliono la democrazia diretta che, per esempio, si pratica in Svizzera, e non vogliono piu’ essere succubi di moloch che opprimono solo per sopravvivere…(Stato e’ un participio passato!) inventando solo lacci e lacciuoli per alimentare burocrazie infinite che paralizzano iniziative e il dinamismo creativo che ogni popolo dello stivale dalle Alpi alle piramidi, o fermiamoci al Capo Passero, possiede differenziandosi, e nello stesso tempo arricchendosi, dei reciproci rapporti che da millenni hanno realizzato… E’ caduto l’impero romano, e quello longobardo e quello papalino o di Carlo Magno… poi abbiamo avuto la tragedia di un’unificazione forzata e un novecento con due guerre mondiali che ci hanno messo in testa l’elmo di Scipio e fatto marciare come burattini scanzonati al ritmo della marcetta “nazionale”… Basta! Finiamola con le false promesse… Ciascun popolo riprenda i fili della propria storia vera, se riesce ancora a ricordarsela nonostante il martellamento impiegato per farcela dimenticare, e costruisca il suo progetto di futuro, attingendo a tutte le forze represse e qualita’ antiche che lo contraddistingue per dar vita ad una societa’ che valorizzi tutte le conquiste del progresso per il benessere degli “individui” quali sentiamo, per fortuna, ancora di essere… prima ancora di ogni alleanza e apertura che si vorra’ mettere in campo, coi vicini o coi lontani…. caterina ossi

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