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Mandelstam: quando si muore per una poesia

Posted by on Ott 29, 2020

Mandelstam: quando si muore per una poesia

Non si ha una grande conoscenza, nel mondo occidentale, di Osip Emil’evicMandelstam, il maggiore poeta russo, accanto a Pasternak, dell’epoca postrivoluzionaria, per il suo atteggiamento anarchico. Per questo fu tenuto ai margini della letteratura ufficiale.

    Nel 1937 Mandel’stam venne coinvolto, forse per alcuni versi satirici, o forse perché di razza ebraica, nelle grandi epurazioni staliniane. Osip Emil’evic morì , un anno dopo, a Vladivostok, in un campo di prigionìa siberiano. Il poeta fu riabilitato dopo il XX Congresso del PCUS.

Abbiamo letto il libro di ricordi della vedova dell’intellettuale, Nadezda. Il titolo “Ricordi”  non deve trarre in inganno. Si tratta di un libro di eccezionale rilevanza, uno dei più  originali e coraggiosi , per conoscere, nella sua effettiva realtà, l’epoca che va oggi sotto il nome di “regime staliniano”.di cui Mandel’stam fu vittima.

Fino a non molto tempo fa, gli studiosi della sua poesia(oggi alla portata di tutti) ignoravano per quale ragione egli fosse stato arrestato e mandato in punizione in una lontana regione. Adesso è noto che i suoi arresti, nel 1934 e nel 1938, e la definitiva condanna che lo portò a morte, furono causati da una poesia contro Stalin, da lui bollato nella maniera più feroce, per le sue infamie di dittatore.

   Non riteniamo di esagerare affermando che il libro della Mandel’stam è l’atto di accusa più documentato che sia possibile immaginare, assai più efficace delle opere con pretese di obiettività storica con dati statistici, ed anche di tutta la letteratura narrativa, più o meno clandestina sviluppatasi dopo il cosiddetto disgelo erenburghiano e la pubblicazione del racconto di Solgenitsyn “Una giornata di Ivan Denisovic”; per non parlare del volume di memorie della figlia di Stalin, sicuramente bene informato da un certo ounto di vista, ma in sostanza fuori da quella vita quotidiana, di cui i ricordi di Nadezda Mandel’stam ci danno tutti gli aspetti per quanto concerne i rapporti tra il mondo dell’ “intelligentsija” e i poteri costituiti.

   Donna di grande intelligenza e sensibilità, Nadezda Jakovlevna Mandel’stam ha dimostrato anche un eccezionale coraggio. Probabilmente, durante la stesura dell’opera, la Mandel’stam ha avuto delle reticenze nei riguardi delle personalità ricordate,tra le quali la poetessa Anna Achmatova, che è sempre presente nei “ricordi”.Già l’episodio con cui il libro si apre (lo schiaffo che Mandel’stam diede, per motivi intimi, allo scrittore Aleksej Tolstoj) indica che gli accenni al mondo letterario, e intellettuale in genere, degli anni Trenta, sono sempre riferiti a qualche testimone più o meno diretto della vita del poeta e di sua moglie, nel tragico periodo in cui avvenne il primo arresto, quando ancora , oltre all’Achmatova,  erano vivi Gor’kij, Erenburg, Bulgakov, Pasternak. Per quanto questi scrittori, e tanti altri, siano ricordati sempre per qualche legame con Mandel’stam, il quadro che risulta dai vari episodi è un quadro molto ampio della vita di quegli anni, che l’autrice dei ricordi riesce a sbozzare nei più minuti particolari, con una sorta di doloroso distacco. Ella sembra quasi dire che, se l’affresco è così triste e tragico, non è colpa dei suoi sentimenti, che, oltraggiati, si ribellano, ma dell’oltraggio apportato a tutta l’umanità, con il pretesto che un poeta, la cui voce è libera espressione di questa  umanità, aveva offeso, in alcune strofe, un feroce tiranno.

   Il quadro, comunque, non si limita agli anni Trenta e in particolare al periodo tra il 1934 e il 1938 (le date dei due arresti, il secondo dei quali fatale per la sorte de poeta), ma si allarga al periodo precedente, ricostruendo la figura di Osip Mandel’stam accanto e in mezzo a quelle dei maggiori poeti e scrittori, con i quali egli ebbe rapporti, e all’epoca successiva alla sua morte, epoca, durante la quale, il nome di Mandel’stam non scomparve nella cerchia di chi gli era stato vicino e gli era sopravvissuto. 

                                  Dalla speranza alle illusioni

   E’ lolto difficile spigolare in un’opera del genere: in un punto la Mandel’stam dice: “ L’uomo si attacca sempre al minimo balenìo della speranza; nessunoi vuole strapparsi alle illusioni; guardare direttamente in viso la vita è molto difficile”.

   E’ sulla base di tale convinzione che ella, per pagine e pagine, segue i balenìi della speranza, narra come fosse tragico lo strapparsi alle illusioni e osservare la vita direttamente in volto.

   L’importanza di queste pagine è pure nel fatto che esse dipingono la tragedia di innumerevoli creature, alle quali occorre anche pensare perché, se non furono poeti come Mandel’stam e non ebbero chi potesse, un giorno, raccontarne  la vita, giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto, come ha fatto Nadezda Jakovlevna con Osip Emilievic, pur soffrirono analoghe vicende, nell’anonimato dell’epoca. Ciò non significa diminuire il significato dei ricordi della Mandel’stam, ma darne anzi un’interpretazioine profondamente umana, quasi che il poeta fosse ormai il simbolo della realtà. Per quanto poi riguarda il valore deo poeta in quanto tale, nel turbine degli anni che seguirono la sua morte, basti ricordare le parole che Nadezda Jakovlevna scrive a proposito della poesia del marito: “Con palpito e speranza seguo come aumenta il numero delle persone che leggono i versi e “ La quarta prosa” di Mandel’stam”.

   L’augurio migliore che si può fare è che ciò serva anche a fare aumentare il numero degli italiani che si avvicineranno al poeta.

Alfredo Saccoccio

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