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MARIA GIUSEPPINA CASTELLANO LANZARA: la donna che impedì la chiusura della Biblioteca Universitaria di Napoli

Posted by on Lug 1, 2020

MARIA GIUSEPPINA CASTELLANO LANZARA: la donna che impedì la chiusura della Biblioteca Universitaria di Napoli

Maria Giuseppina Castellano Lanzara nacque a Trani il 15 gennaio 1900. I genitori, Roberto e Carolina Polito, si erano trasferiti nella cittadina pugliese per il lavoro del capofamiglia, avvocato dello Stato. Nel 1902, per l’improvvisa morte del marito, Carolina ritornò a Napoli con le due figlie, Clara e Maria Giuseppina.

Terminate le scuole elementari e medie, Maria Giuseppina si iscrisse al Liceo A. Genovesi e poi alla Facoltà di Lettere e Filosofia, laureandosi, sotto la guida di Antonio Aliotta, con una tesi sul pensiero pedagogico di Antonio Rosmini, pubblicata nel 1925. Subito dopo la laurea, si dedicò all’insegnamento, ottenendo l’abilitazione nelle materie letterarie. Intanto cresceva il suo interesse la ricerca storico-erudita e per il mondo delle biblioteche. Per questo decise di conseguire il diploma in Paleografia latina e Diplomatica e partecipare nel 1932 a un concorso pubblico nelle biblioteche governative, del quale risultò vincitrice. La Castellano Lanzara fu destinata alla Biblioteca Marucelliana di Firenze dove restò fino al 1936, anno in cui fu chiamata a dirigere la Biblioteca Universitaria di Napoli. Da quella data cominciò un’attività infaticabile per evitare la chiusura di questa antica istituzione culturale, il cui stato di decadenza, aggravatosi dopo il terremoto del 1930, aveva indotto il Ministero dell’Educazione Nazionale a ipotizzare la sua soppressione e lo smembramento del ricco patrimonio librario fra le biblioteche delle varie Facoltà.
Seguì quotidianamente i lavori di ristrutturazione dei locali e, una volta terminati, avviò la risistemazione di libri, manoscritti e periodici. Il 18 dicembre 1937, alla presenza del ministro Giuseppe Bottai, la Biblioteca fu riaperta al pubblico, che da allora divenne sempre più numeroso.
La Castellano Lanzara mostrò il suo grande attaccamento morale e civile a questa istituzione culturale soprattutto negli anni della guerra, quando, insieme a pochissimi impiegati, tenne sempre aperta la biblioteca e mise in salvo le collezioni più preziose. Questo materiale, trasportato su camion in ricoveri ritenuti sicuri (l’Abbazia dei Padri Benedettini a Montevergine e a Mercogliano, il convento dei Frati Minori di San Francesco a Minturno), era vigilato durante i viaggi dalla direttrice e da alcuni impiegati, incuranti del pericolo di possibili bombardamenti. Il coraggio, lo spirito di sacrificio e la volontà di resistere allo spirito di distruzione che caratterizzarono l’operato della Castellano Lanzara e dei suoi impiegati durante il conflitto mondiale permisero una immediata ripresa della vita della Biblioteca al ritorno la pace. Nel decennio successivo organizzò importanti mostre bibliografiche sulla cultura e la civiltà del Mezzogiorno d’Italia. Tra il 1957 e il 1964 fece iniziare e seguì i lavori di ampliamento di alcuni locali consegnati dall’Università alla Biblioteca e di consolidamento statico dell’intero edificio. Nel 1965 andò in pensione, ma continuò i suoi studi sul ruolo fondamentale delle biblioteche universitarie nello studio e nella ricerca e proseguì la sua attività di bibliotecaria nell’Associazione Italiana Biblioteche.
Accanto al lavoro di bibliotecaria e direttrice, la Castellano Lanzara coltivò, con passione e competenza, la ricerca storico-erudita pubblicando importanti contributi sulla storia del libro, dell’editoria e delle biblioteche nella Napoli vicereale, borbonica e postunitaria. Con lei iniziò, in maniera organica e scientifica, la storia delle istituzioni bibliotecarie nel Mezzogiorno d’Italia.
Quando il 28 agosto 1979 morì, l’“Almanacco Italiano dei Bibliotecari” scrisse: “Là presso le arcate del solenne chiostro della Casa del salvatore esercitò con fermezza e dolcezza le sue mansioni, fu illustratrice dei ricchi fondi della biblioteca, ne promosse il riordinamento e lo sviluppo dopo le rovine della guerra, fu guida cortese a quanti la coadiuvarono e per quanti le chiesero consigli”.

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