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MICHELE ROSA: UN PROTAGONISTA DELLA RINASCITA CULTURALE ED ARTISTICA NEL ULTIMO DOPOGUERRA

Posted by on Apr 1, 2019

MICHELE ROSA: UN PROTAGONISTA DELLA RINASCITA CULTURALE ED ARTISTICA NEL ULTIMO DOPOGUERRA

Una scommessa, la sua, quella di trasformare le inefficienze culturali della provincia in positiva possibilità di elevazione umana attraverso l’arte, strumento di promozione sociale, di sviluppo e di pace. Un personaggio internazionale, Rosa, che dopo i tre anni di studi all’Università dell’Illinois e dopo la dolce vita romana, invece di accettare l’insegnamento di Storia dell’Arte all’Università di Londra, sceglie di operare in Prov. di Frosinone correndo il rischio di essere definito pittore provinciale, pur di valorizzare il territorio e dare spazio agli artisti locali.

Una fatica immane, lui che aveva raggiunto una notorietà dovuta al successo delle mostre al Palazzo delle Esposizioni a Roma e in tutta Italia. Una impresa epica, quella di convertire un pubblico refrattario ad assorbire messaggi formativi e artistici, in un ambiente di sottosviluppo economico e sociale, non ancora sostenuto dalla Cassa del Mezzogiorno e dall’insorgere della Questione Meridionale. Un’idea, quella di mettere la provincia al centro del mondo, lavorando sulle infinite potenzialità del territorio, condivisa dallo scrittore Libero De Libero. Un’idea condivisa anche da: Domenico Purificato, direttore dell’Accademia milanese di Brera, che alla Prefettura di Frosinone affresca personaggi e panorami frusinati e che, a Fondi, si inventa il premio “La Pastora”;

Manlio Sarra, di ritorno dagli USA, che dedica le sue opere alle donne ciociare, ai mercatini, alle conche di rame e alle tradizioni locali;

dagli scultori Umberto Mastroianni con grandi opere a Frosinone e a Cassino e Tommaso Gismondi che realizza le porte delle chiese di tutto il Basso Lazio.

Come pure è da citare lo scrittore e poeta Giuseppe Bonaviri che alterna i suoi libri con le passeggiate sulla Casilina Sud insieme a Vittorio Miele.

È con loro che Rosa si incontra, al centro di Frosinone, per dare risonanza alla propria terra d’origine.

Sono gli anni sessanta quando Rosa, insieme a Gualdini, decide di riunire, alla “Saletta”, i personaggi di livello nazionale che vogliono discutere di arte e cultura. Un salotto letterario

che Rosa fondò e diresse dal 1961 al 1968, un piccolo locale espositivo usato da Gualdini come laboratorio di cornici, che divenne poi luogo di scambi anche tumultuosi di punti di vista, cenacolo culturale, fenomeno di costume e passerella alla moda per signore eleganti e giovani contestatrici. Rosa, infatti, pretendeva dai suoi artisti il rifiuto ad assoggettarsi alle ideologie politiche e, peggio, ad un asservimento dettato dal bisogno commerciale e dalla voglia di emergere. In particolare, in quegli anni, era facile schierarsi a favore dell’ideologia marxista dominante nella cultura, senza poi condividere le idee del grande filosofo.

Il gruppo di questi artisti, ognuno dei quali in seguito prenderà strade e tendenze diverse, sarà riconosciuto nel movimento definito a posteriori con il termine “Controavanguardia frusinate”, di cui Rosa è considerato il capo-corrente, prima dal docente di letteratura italiana all’Università di Cassino Giuseppe Varone (Michele Rosa l’uomo e l’artista. Provincialità e nuove istanze culturali, edizioni Bianchini, 2006) poi dalla giornalista Nicoletta Turriziani (Provincia italiana e Controavanguardia, edizione TramArte, 2012).

Un movimento intellettuale che anticiperà la “Transavanguardia”, un gruppo di artisti genericamente cattolici, con prima regola l’indipendenza dalla politica; poi il recupero di motivi, forme e contenuti più tradizionali la rappresentazione di soggetti, paesaggi, scorci e ritratti legati al territorio. Sono gli anni nei quali nasce a Roma la “Nuova Figurazione” del “Gruppo dei Cinque” di “sinistra”, composto da Fernando Rea, Italo Scelza, Adolfo Loreti, Emanuele Floridia e Federico Gismondi con i quali ci sarà da discutere.

L’arte, insomma, portata in periferia, come nel 1963 quando troviamo Rosa all’Abbazia di Casamari, giudice al concorso di “Pittura in ………….” presieduto da Giorgio De Chirico, con Eliano Fantuzzi, Felice Ludovisi, Franco Miele, Claudia Refice, Carlo Savini, Giuseppe Selvaggi e Gisberto Ceracchini.

Oppure quando organizza le prime tre edizioni della Biennale di Arte Sacra di Pittura e Scultura di Sora e quando avvia, dal 1966 in poi, scambi culturali con Jugoslavia, Romania, Cecoslovacchia, ma anche con Cina e Corea. Quando, dopo il suo soggiorno a Parigi, apre a Sora, nel 1967, la galleria Arte Club Esposizione per ospitare in provincia artisti italiani e stranieri.

Ma è certamente la “Saletta” il luogo in cui comincia a realizzare il suo sogno di riportare l’attenzione sull’arte periferica. E lo fa con le mostre del decano degli artisti ciociari, Giovanni Savani, ovviamente di Ettore Gualdini e di Nicola Solimena, Manlio Alfieri, Erasmo Ranucci, Francesco e Piero De Bernardis, Giuseppe De Rosa, Ulisse Arduini, lo scultore Marcello Lucarelli, Giovanni Filocamo ricordato quest’anno con una mostra alla Villa Comunale di Frosinone, Gaetano Franzese, Vittorio Miele, Bruno Leonetti, Giovanni Fontana, Carlo Marcantonio, Gianpistone famoso per le cupole di Roma, Vincenzo Bianchi, Antonio Ciuffarella, Alba e Iole Carfagna, Olga Manzi, gli attori e pittori Giancarlo Riccardi e Sandro Morato e Lamberto Bracaglia.

Tra i frequentatori della “Saletta” anche Pietro Giambelluca, Mario Celletti, Fiammetta De Feo, Alfonso Capocci, gli architetti Zoldan e Antonio Sanguinetti, il critico d’arte Daniele Maione, i poeti Nestore Caggiano, Ercole Maria Martire e Paolino Colapietro, il presentatore Nino Cellupica, Tullio Perticone e tanti altri.

La ricerca di Rosa, negli anni successivi, lo porterà a superare l’indirizzo figurativo di ispirazione espressionista, per indagare gli spazi dell’astrattismo e dell’arte informale. Uno studio attento di nuove soluzioni cromatiche, passando dall’iniziale sfaldamento delle immagini alla negazione del modello accademico, con l’uso di materiali poveri e di recupero misti a lamine d’oro, soluzioni personali ed originali che colpiscono l’immaginazione.

Roma, marzo 2019

Alfio Borghese

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