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NAPOLI 1820-2020 TRA “ESERCIZI DI MEMORIA” E AMNESIE SELETTIVE

Posted by on Ott 5, 2020

NAPOLI 1820-2020 TRA “ESERCIZI DI MEMORIA” E AMNESIE SELETTIVE

Su proposta del Mattino e di Marco Esposito diversi enti (Presidente della Camera, Comune, Università) celebreranno i duecento anni del “primo parlamento a suffragio universale” (Napoli, 1820) in quello che il programma definisce “esercizi di memoria”.

È chiaro che ognuno è libero di celebrare i primati che vuole ma qualche osservazione è necessaria. Si celebra un (controverso) primato borbonico che di fatto è un primato anti-borbonico (con le annesse accuse ai Borbone di averlo cancellato dopo pochi mesi). Peccato, però, che gli stessi giornali e le stesse istituzioni, oltre a non ospitare mai democratici dibattiti, non abbiano mai celebrato primati borbonici senza contenuti anti-borbonici, vittime forse, di amnesie “selettive”… Peccato che quegli “esercizi di memoria” abbiano dimenticato altre date da diversi anni: ad esempio il 13 febbraio (fine dell’assedio di Gaeta e del Regno delle Due Sicilie, giorno da tanti proposto come “giorno della memoria per il Sud”) o il 10 maggio (ingresso di Carlo di Borbone a Napoli e nascita del Regno) o i 200 anni della morte di Carlo di Borbone o della nascita di Ferdinando II o i 100 di Francesco II.

La sede del parlamento, allora, sarà al centro di quegli “esercizi di memoria” ma sono numerose da decenni le amnesie per altri luoghi: ad esempio l’Albergo dei Poveri o il Molo San Vincenzo (luogo dei primati marittimi del Regno) o i resti (macerie) della prima ferrovia, tra gli altri. Prevale, allora, la lettura sempre e comunque giacobina, massonica, liberale o risorgimentalista della storia anche per quei moti repressi allo stesso modo in tutta Europa (Piemonte incluso) e che tra l’altro molti osservatori (tutt’altro che neoborbonici) giudicarono in maniera negativa.

Per Nitti si trattò solo di una rivoluzione carica di retorica e opera di una setta “piena di misteri massonici”, lo stesso Croce parlava di interessi personali tra i rivoluzionari e tra le conseguenze (non raccontate) prevalsero dissidi interni, caos, assassini brutali, banchi saccheggiati e una sistematica lontananza del popolo. La stessa, forse, che si registra nelle celebrazioni attuali.

Gennaro De Crescenzo

1 Comment

  1. Senza omettere di riconoscere che di suffragio universale quel parlamento non aveva nulla!

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