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Napoli nella seconda metà del ‘700

Posted by on Feb 10, 2020

Napoli nella seconda metà del ‘700

Napoli, nella seconda metà del ‘700, era la più popolosa, importante ed economicamente attiva città d’Italia, grande 4 volte Roma e 2 volte Milano.

Era la seconda città d’Europa (dopo Parigi) e la quinta nel modo, più grande di New York e di Tokio. Era soprattutto la splendida capitale barocca, amica delle arti, dei commerci, delle scienze, straripante di turisti e viaggiatori.

Aveva il sistema fognario, è stata la prima città al mondo ad avere l’acqua corrente nelle case. L’economia era basata sull’intensa attività portuale. L’Arsenale per la costruzione di navi, e relativo indotto, meccanica, setifici, cotonifici, imprese tessili e pastifici davano lavoro a diecine di migliaia di persone.

Napoletani erano operai, artigiani, pasticcieri, studenti, mercanti, nobili, possidenti, ortolani, dottori e professori, mugnai, vinai, borghesi, fabbricanti di porcellane, piastrelle, arazzi.

C’erano anche i gendarmi, soldati, cocchieri, camerieri, valletti, stallieri, impiegati nei ministeri, giudici, ecc. accumulati da comportamenti specifici: i Napoletani esternano sentimenti, opinioni e religiosità in modo spettacolare, fantasioso, spesso eclatante, se non addirittura enfatico.

La morte, la felicità, la vita in generale trovano una veste esteriore rappresentativa, una continua trasposizione teatrale che spesso è oggetto di critica e perplessità, molte volte preconcette. Infatti, la sfera dell’intimo a Napoli è forse ancor più profonda, se ha dovuto munirsi, per proteggersi, di una simile corteccia esteriore.

Erano Parigi e Londra più pulite di Napoli? È con queste metropoli che bisogna fare il paragone, in quanto delle stesse dimensioni di Napoli. Il Regno di Napoli era detto delle mille città. C’erano in Francia città, Parigi a parte, più grandi di Bari o Reggio? No.

Nel secolo dei lumi napoletani vi erano, per la verità, anche enormi masse diseredate, lasciate nell’ignoranza, superstizione ed idolatria, strutturate a “famiglie”, soggette alla violenta legge della “società” dei guappi (la proto-camorra), più che a quella dello Stato. Questa immensa “questione sociale” peserà non poco sui destini della città nei secoli a venire.

Alfonso Grasso

il portale del sud

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