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Olbia, città greca, romana e provenzale

Posted by on Set 13, 2020

Olbia, città  greca, romana e provenzale

  I Ciclopi, giganti dalla forza sovrumana, non si sono accontentati di edificare  Micene  o Tirinto. Essi sono andati in Francia, sulla costa del Var, tra Hyères e Toulon, più precisamente ad Olbia, per costruirvi una minuscola città quadrangolare, di 165 metri di lato soltanto, ma circondata da mura ciclopiche!

   Olbia, unica città greca integralmente conservata sul territorio francese, ultima nata delle costruzioni dello Stato aperte al pubblico, ha tutti gli argomenti  che occorrono per celebrare degnamente il tema  della cittadinanza. Pensate dunque: prima di essere francese, questa città, vecchia di più di ventiquattro secoli, fu focese, romana e provenzale!

   Nel XIX secolo si prendevano queste rovine e soprattutto i tronconi che emergevano dal mare per Pomponiana, una villa mitica che si situa ora dalle parti di Porquerolles. E’ occorso, nel 1909, la scoperta di una dedica in latino, del II secolo della nostra era, perché il suo nome greco apparisse: Olbia.

   Questi tronconi, che contornano le terme, sono in realtà le vestigia di una delle torri angolari della città e i resti di terme suburbane che i Romani avevano edificate qui,  sconfinando sul Mar Mediterraneo, di fronte alla penisola di Giens. Come li si comprende, poiché la strada ha tagliato la parte sud del sito, quella che costeggia il mare. Però poco importa, del resto, poiché il porto d’origine, creato, come Nizza, Antibes, Cannes e Agde, per proteggere la capitale, Marsiglia (Massalia), non era là. Esso era ad est, in una laguna ora colmata, invisibile dal largo e al riparo dalle tempeste.

                                    Segreti

   E’ attraverso le vestigia di questa porta, un tempo fortificata, che si penetra nella piazza, dopo aver attraversato il muro greco dalle enormi pietre da costruzione, di  bella arenaria rosa, sul quale si raccorda, qua e là, il muro romano. Se c’è della malta tra i blocchi, il muro è romano, se no è greco.

Osserviamo le tracce delle torri d’angolo, i solchi incavati  nella carreggiata di pietra per il passaggio delle carrette, le case,le fogne onnipresenti. Discerniamo la piccolissima piazza, un tempo bordata di tettoie, che serviva da “agorà” ai primi coloni. A differenza del “forum” romano, essa non era situata al centro geometrico della città. Scavato da Jacques Coupry fino al 1972, poi ripreso,  dal 1982, da Michel Bats, del CNRS, Olbia non ha ancora svelato tutti i suoi segreti. Tutt’altro. Però gli specialisti hanno già capito le differenti funzioni di questa cittadina greca di guarnigione, divenuta banco commerciale romano.

   Olbia era costruita seguendo un piano ortonormale, con due grandi strade tagliantesi ad angolo dritto, stradine secondarie formanti quaranta isolotti di 11 metri su 36, composti, ciascuno, di dodici stanze di forma identica!  In epoca greca, la maggior parte di questi edifici ospitava dei soldati. Sotto i Romani, essi sono tutti divenute aziende commerciali.   

                              All’ombra di Artemide

   Una delle aziende, quella di un negoziante di vino che commerciava con la Spagna, è stata interamente scavata. I vani d’abitazione sono raggruppati davanti, seguiti dal magazzino, con un pozzo, e  dalla bottega all’altra estremità. Una rotaia, tagliata nella soglia di pietra, permetteva di chiudere la vetrina scorrevole la sera.

   I primi olbiesi, i focesi, avevano dedicato la città ad Artemide. Nel suo tempio s’è trovata una statuetta della dea, in terracotta, riconoscibile dalla sua pettinatura in altezza, e diversi ex voto, in greco del VI secolo a: C., poiché i coloni, staccati dalla madrepatria, avevano conservato un parlare arcaico. Forse essi avevano anche conservato l’accento di un tempo. Anche Afrodite,  la bella Venere, aveva il suo tempio. Un pio olbiese le aveva deposto un biglietto, una piccola lastra di piombo piegata e chiusa da un chiodo, nella quale le chiedeva di aiutarlo a vincere il suo processo contro il suo stupido vicino…

   Del vasellame, delle anfore, delle monete, delle fibule, degli ami,  delle matite per trucco, delle spille in osso, la bambola di una bambina greca, in terracotta articolata, un sarcofago medioevale e 500 tombe circondante il piccolo monastero di cistercensi dell’Almanarre, che occupò una parte dei luoghi nel XIII secolo… Ecco, per il momento, il modesto tesoro di questa cittadina, che si chiamava Olbia, la Beata, e che funzionò per mille anni.

Alfredo Saccoccio

1 Comment

  1. Della presenza dei Greci sulle coste francesi non ne sapevo nulla!

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