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PAOLO MENCACCI. UNO SGUARDO ALLA RIVOLUZIONE ITALIANA (quinta parte)

Posted by on Dic 21, 2017

PAOLO MENCACCI. UNO SGUARDO ALLA RIVOLUZIONE ITALIANA (quinta parte)
 Mezzi proposti da Mazzini b attuati dalla sua setta.

Ma circa i mezzi voluti dalla setta mazziniana della Giovane Italia dobbiam dire altre cose, e lo facciamo tosto, seguendo il testo mazziniano.

I principi.

«Ne’ grandi paesi bisogna tendere alla rigenerazione per mezzo del popolo, nel nostro per mezzo dei Principi (e fu fatto a capello dal 1847 in poi). Bisogna assolutamente guadagnarli, e ciò è facile.

«Il Papa procederà nella via delle riforme per principii e per necessità (o piuttosto per pietà e per clemenza).

«Il Re di Piemonte per l’idea della Corona d’Italia (e disse giusto).

«Il gran Duca di Toscana per inclinazione e per imitazione (e fu cosi).

«Il Re di Napoli con la forza (e s’impiegò).

«I piccoli Principi avran ben altro da occuparsi, che delle riforme.

«Non vi affliggete delle porzioni occupate dall’Austria. E possibile che le riforme, prendendola alle spalle, la spingano più presto delle altre nella via del progresso (e fu per lo appunto così).

«Il popolo, al quale una Costituzione dia il diritto di divenire esigente, può parlare ad alta voce, e, bisognando, comandare col mezzo delle insurrezioni. Ma chi è ancora sotto il giogo, dovrà esprimere i suoi bisogni cantando, per non dispiacere troppo (e si fece).

«Profittate della menoma concessione per riunir le masse simulando riconoscenza, quando ciò convenisse. Le feste, gì’ inni, gli attruppamenti, le relazioni moltiplicate ira uomini di ogni opinione, bastano per dar lo slancio alle idee, per infondere al popolo il sentimento della sua forza, e renderlo esigente. (Le dimostrazioni popolari freneticamente entusiastiche, che dall’amnistia del 1846 fino alla guerra di Lombardia del 1848 non interrottamente si seguirono, mostrano l’efficacia dell’insegnamento mazziniano).

I Grandi

«il concorso de’ Grandi è indispensabile per la riforma di un paese. Se non avete che il popolo, nascerà tosto la diffidenza, e sarà schiacciato. Ma se sarà condotto da qualche gran Signore, questi gli servirà di passaporto. L’Italia è ancora ciò che la Francia era prima della rivoluzione: le abbisognano i suoi Mirabeau, i suoi Lafayette, e simili. Un gran Signore può essere intrattenuto da interessi materiali; ma può esser sedotto dalla vanità: lasciategli il primo posto finché vorrà marciar con vol. Ve ne son pochi i quali vogliono percorrere la via tutta intera.

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L’ESSENZIALE È, CHE IL TERMINE DELLA GRAN RIVOLUZIONE RIMANGA INCOGNITO. NON LASCIAMO VEDER GIAMMAI CHE IL SOLO PRIMO PASSO DA SPINGERE.

Il Clero

«In Italia il Clero è ricco del denaro e della fede del popolo. Bisogna destreggiarlo su questi due interessi, e trar profitto per quanto si possa dalla sua influenza. Se in ogni Capitale si potesse avere un Savonarola noi potremmo far passi da gigante. Il Clero non è nemico delle istituzioni liberali. Ingegnatevi dunque ad associarlo al primo lavoro, che deve considerarsi come il vestibolo necessario del tempio dell’uguaglianza: senza il vestibolo il santuario sarà chiuso. Non offendete il Clero né nella sua fortuna, né nella sua ortodossia: promettetegli la libertà, e marcerà con vol.

Il Popolo

«In Italia il popolo non è ancora creato, ma è prossimo a n rompere il guscio. Parlategli spesso; parlategli molto e dappertutto della sua miseria e dei suoi bisogni. Il popolo non conosce sé stesso; ma la parte attiva della società s’imbeve di sentimenti di compassione pel popolo, e presto o tardi incomincia ad operare. Le discussioni dotte non sono né necessaire né opportune: vi hanno delle parole generatrici che dicono tutto e che bisogna ripetere al popolo: libertà, diritti dell’uomo, progresso, eguaglianza fraternità; queste parole saranno ben comprese, e soprattutto se vi si contrappongono quelle di despotismo, di privilegii, di tirannia, di schiavitù, ecc. Il difficile non è di convincere il popolo, ma di riunirlo; il giorno in cui sarà riunito, sarà il primo dell’era novella, (e lo fu).

Tutti

«La scala del progresso è lunga: fan d’uopo e tempo e pazienza per giungere alla cima. Il mezzo di andarvi più presto è quello di superare un grado alla volta; prendere il volo verso l’ultimo espone la, impresa a molti pericoli. Son presso a 2,000 anni che un gran Filosofo, chiamato Cristo, predicava quella fraternità della quale il mondo va ancora in traccia (ed ecco il settario Napoleone III col suo Rénan e la sua vita blasfema di Gesù Cristo). Accettate adunque qualunque soccorso vi si offra senza mai crederlo poco importante. Il globo terrestre è formato di grani di sabbia: chiunque vorrà spingere innanzi un sol passo con voi dovrà esser dei vostri, fin quando non vi abbandoni. UN RE CONCEDE UNA LEGGE PIÙ’ LIBERALE? APPLAUDITELO, E DOMANDATENE UN’ALTRA. UN MINISTRO SI MOSTRA PROGRESSIVO? PROPONETELO PER MODELLO. Un gran Signore disprezza i suoi privilegii? ponetevi sotto la sua direzione: se egli vorrà fermarsi sarete sempre a tempo di lasciarlo: resterà solo e senza forza contro di voi: voi avrete mille mezzi per rendere impopolari quelli che si opponessero a’ vostri disegni: ogni disgusto personale, ogni speranza delusa, ogni ambizione contrariato può

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servire alla causa del progresso dando loro una buona direzione (cose tutte che si fecero e si fanno tuttora).

Ostacoli

«L’ESERCITO È IL PIÙ’ GRANDE OSTACOLO A’ PROGRESSI DEL SOCIALISMO.

Sempre rassegnato per educazione, per disciplina e per dipendenza, è una molla del despotismo. Bisogna renderlo inabile con la educazione morale del popolo. Quando s’imprimerà nella opinione generale che l’esercito, fatto per difendere il paese, non debba in verun caso ingerirsi della politica interna, ed abbia a rispettare il popolo, si potrà andare innanzi senza di lui, ed anche a suo dispetto, senza pericolo. (Non si avrebbe potuto scriver meglio nel 1846 la storia di quanto è accaduto fino ad oggi che scriviamo. In Francia già si parla apertamente di sciogliere l’esercito, l’Italia farà altrettanto, quando potrà, senza pericolo) (1). Il Clero possiede la metà della dottrina sociale. Egli vuole la fraternità che chiama carità.

(1) A questo proposito giunge opportuna una delle ultime lettere del famoso romito di Caprera diretta a’ suoi elettori del Collegio di Roma.

(2) «Caprera, 14 9bre 78.

MIEI CARI AMICI,

Io vi manifesterò soltanto il desiderio che gli onorevoli miei colleghi del Parlamento, in virtù del sommo patriottismo che li onora, credano bene di attaccare alla radice i mali che travagliano il nostro povero paese

» Combattere gli uomini che sono oggi al timone dello Stato – perché? Per surrogarli con altri? E gli altri faranno meglio? Ove un paese spinga a dirigerlo degli uomini come Cairoti, Zanardelii e compagni, io lo credo un bene comune. Essi sono accusati di difettare d’energia, ed io ch’ebbi la fortuna in mia vita di essere onorato da un popolo di un mandato senza restrizioni, trovo soltanto che il bene che essi certamente hanno intenzione di fare potrebbesi eseguire più presto Per esempio:

«1. lo manderei subito a casa tutti i giovani soldati contadini a seminare del grano, acciocché l’Italia non dovesse pagare alla straniero il tributo di molti milioni per supplire al pane che ci manca. Ed in caso che fossimo minacciati da certi vicini poco fortunati, ma che vivono per la sventura degli altri! allora i tre milioni d’Italiani, a cui accenna il colonnello Amadei, potrebbero lasciar la vanga ed il martello, per insegnare a chi finge di non saperlo, che questa terra 6 nostra.

«2. Il bordello di tasse che mantengono in disagio la nazione italiana, la sorrogherei con la tassa unica pagata dai ricchi in proporzione dei loro averi.

«3. Ai preti per il bene di loro e di tutti vorrei dare un’occupazione utile, e toglierli da un mestiere che li costringe a vender delle menzogne alla povera gente.

«Tutti codesti miglioramenti mi sembrano facili nella tranquilla mia solitudine. Cosi non sembrerà ai nostri amici del ministero, travolti nelle bufere della Corte e del Parlamento. Comunque, essi sicuramente ne hanno l’intenzione e finiranno per attuarli con tante altre utili riforme.

«Avendo poi pazienza di tollerare una nullità di deputato quale io sono, l’aggiungo all’affetto che vi porterò per tutta la vita.

Vostro

  1. GARIBALDI

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Ma le sue gerarchie ed abitudini ne fanno un sostegno dell’autorità) vai dire del dispotismo: prendetevene il buono, e tagliatene il fradicio. Introducete l’eguaglianza nella Chiesa e tutto progredirà (ed ecco gli eccitamenti del basso contro Volto Clero, e le leggi scismatiche del Governo italiano l’e le recentissime del Mancini). La potenza clericale è personificata nei Gesuiti. Ma l’odio che si ha per questo nome, è già una potenza per i socialisti. Profittatene».

Associazioni

«Associare, associare, associare. In questa parola si riassume tutto. Le Società segrete infondono una forza irresistibile al partito che può invocarle. Non temete nel vederle suddivise, anzi tanto meglio. Tutte corrono al medesimo scopo per vie diverse. Il segreto sarà spesso violato, e tanto meglio. Bisogna il segreto per inspirar sicurezza a’ membri: ma bisogna altresì una certa trasparenza per incutere timore agli stazionarii.

«Quando un gran numero di associati, ricevendone il motto per diffondere un’idea nella pubblica opinione, potranno imprendere un movimento, essi troveranno il vecchio edilìzio screpolato dappertutto, il quale crollerà quasi per miracolo al primo soffio del progresso. Rimarranno attoniti, vedendo fuggire, innanzi la sola potenza dell’opinione pubblica, i Re, i signori, i ricchi ed i preti che formavano l’ossatura dell’antica macchina sociale. Coraggio e perseveranza».

Quale terribile monumento di perversa sapienza: pare impossibile in uomo così profonda e sottile malizia! Noi abbiam creduto sempre che la Frammassoneria e le Società segrete, sue emanazioni, fossero guidate da uno spirito soprannaturalmente maligno, vale a dire dal Demonio: questo Documento ce ne è novella prova. – Intanto dal complesso dei surriferiti mezzi si fa chiaro, che l’Italia fu vinta da una fazione occulta, che operava a norma del catechismo mazziniano, con incredibile uniformità in tutti i paesi. La concordanza perfetta dei fatti coi precetti del famoso Agitatore rende pur evidente, che quella fazione, divenuta padrona d’Italia in virtù delle armi straniere di Francia, è prettamente comunista e socialista, prendendo, giusta i luoghi, i tempi e le circostanze, or la maschera vaga di liberale, or di costituzionale, or di repubblicana; e che, con la medesima fazione non v’è transazione possibile, suo fine ultimo essendo quello di distruggere l’attuale società cristiana, e rifarla pagana col sostituire al Cristianesimo il satanismo. Sembrò per un momento che il precetto di proceder per gradi, e di non lasciar mai indovinare l’ultimo segreto, fosse violato dall’impazienza, dall’ambizione o dall’avidità dei cospiratori; ma pur questo servi alla setta per intimorire i buoni e renderli meno avversi ai moderati, che, con più lentezza, ma con più solidità, proseguono il pensiero di Mazzini.

Mazzini non fu il primo autore di disegno settario.

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Costui però, siccome dicemmo, non fu il primo autore del gran disegno settario: egli non fece che riformarlo, accarezzarlo, e, cosi nforbito alla moderna da ingannar meglio 1 popoli, presentarlo al mondo, quale albero fecondo di patria grandezza e di libertà.

Delle ragioni intime infatti della Frammassoneria e degli intimi suoi intendimenti abbiamo, fra gli altri, un Documento dello scorso secolo, e precisamente del 1759, contenente la spontanea confessione di un Iniziatore convertito. E di simili Documenti sempre giunsero molti a’ Roma per molte vie, in ogni tempo, e specialmente in tempi di Missioni e di solenni Giubilei, contro dei quali perciò i settarii infuriano più specialmente. Anzi abbiamo, a questo proposito, ancor fresca la memoria di quanto mai fecero e dissero e minacciarono nel settembre del 1863, affine di impedire che i romani andassero alla memoranda processione dell’immagine Acherotipa del SSmo Salvatore ad Sancta Sanctorum, che, in riparazione degli oltraggi dell’empio Rénan alla divinità di Gesù Cristo, veniva solennemente trasportata a Santa Maria Maggiore, per rimanervi esposta alla pietà dei fedeli.

E sì! che il demonio presentiva il malanno che glie ne incoglierebbe, conciossiachè le più stupende conversioni ebbero luogo ai piedi di quella Sacrosanta Immagine, e l’istesso Capo settario, inviato plenipotenziario dell’infelice Cavour, che era in Roma a preparare la rivoluzione da compiersi quando i francesi avrebbero lasciata l’eterna città nell’anno seguente, in virtù della famosa Convenzione del 15 settembre, si convertì nel modo meraviglioso che ormai tutti sanno, essendosene per la sesta volta pubblicato l’autentico racconto, sotto il pseudonimo di Ricardo (1).

Rivelazioni

«Noi, dice il Barberi, nel compendio del famosissimo processo del Cagliostro, (pag. 7. e 8.) noi parleremo del puro fatto e senza mistero. Da molte spontanee denunzie, deposizioni di testimonii ed altre appurate notizie, che coi rispettivi monumenti si conservano nei nostri Archivii, risulta che le adunanze dei frammassoni, sotto mentite divise, alcune professano una sfrontata irreligione ed un abominevole libertinaggio, altre mirano ecc.». E poco dopo (pag. 81) «Benedetto XIV, nella ricorrenza dell’universal Giubileo, cioè nell’anno 1760, ebbe occasione di comprendere quanto grave e propagato fosse il disordine e il danno prodotto dai Liberi Muratori: e poté comprenderlo con quella certezza che gli somministrarono le sincere rivelazioni di molti esteri i quali, trasferitisi a Roma per l’acquisto delle indulgenze,

(1) Ricardo, ossia il miracolo del SS. Salvatore, 6 edizione, Roma.

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ricorsero a lui per l’assoluzione della scomunica, fulminata nella Bolla del suo predecessore Clemente XII -». £ questa egli anche confermò e pubblicò di bel nuovo. Il che fece tanta rabbia e tanto danno ai frammassoni, che per vendicarsene sparsero da per tutto la sciocca calunnia, che fosse frammassone lo stesso Benedetto XIV; secondo che poi osarono goffamente ripetere di altri sommi Pontefici e perfino dell’immortale Pio IX, per lo stesso motivo di esserne stati di nuovo solennemente condannati. Ma chi ardirà mai di credere ai figli del padre della menzogna?.

Perché si vegga però quale specie di morale s’insegnasse fin dal secolo scorso nella Massoneria più segreta, copieremo qui a verbo uno dei succennati autentici Documenti dell’anno 1759, e ciò nella sola parte che è decente di pubblicare. È un frammassone convertito che scrive, e dice appunto così:

«Finalmente chiamato da Dio a convertirmi, e veramente pentito del male che ho fatto, io N. N. dichiaro di aver giurati, osservati e fatti giurare ed osservare a 200 persone circa i seguenti articoli, avendo rinunziato alla Religione Cattolica da 25 anni fa.

«1. Nos per nos. Cioè, noi frammassoni viviamo esclusivamente per l’interesse ed il bene nostro.

«2. Nullus super nos. Cioè nessuno ci deve comandare.

«3. Quaecumque, ubicumque, quandocumque comede, bibe, laetare. Cioè, di tutto, dappertutto ed in qualsiasi tempo mangia, bevi e divertiti, senza badare né a cibi, né a tempi, né a cose proibite. (Ecco gli scellerati banchetti di grasso in Venerdì Santo!).

«4. Cura quocumque et quacumque coniunge et disiunge dummodo convenias simul. Cioè, con chicchesia fa e rompi le nozze, purché di comune accordo. (Ed ecco i progetti di legge sul divorzio e sull’emancipazione della donna).

» 5. Da necessaria ad victum, vestitum et voluptates signatis nostris indigenis. Cioè, somministra il necessario pel vitto, pel vestito, e pel libertinaggio ai nostri fratelli, provati tali coi se#ni convenuti.

«6. Uxorem, filios, filias, servos, ancillas cum aliis convenientes non impedias. Cioè, non impedire il libertinaggio della moglie, dei figliuoli, delle figliuole, dei servitori, e delle serve. (Ed ecco il comunismo nella sua più schietta e lurida espressione).

«7. Neque aliorum libertati, etsi contraria volentium, resiste. Cioè non resistere alla libertà degli altri, ancorché vogliano cose contrarie.

» 8. Nil est quod sit malum, et occasio voluntaria imo. Cioè, nulla vi è che sia male, e molto meno l’occasione volontaria. (Dove sembra, che quell’occasi si debba invece leggere occisio, cioè omicidio, secondo che apparisce dal dogma seguente).

«9. Bonum necare qui volunt praeesse nobis. Cioè, è cosa buona l’uccidere quelli che vogliono comandare a noi. (Ed ecco l’assassinio politico e il regicidio).

«10. Morimur et vivimus et iterum semper. Cioè, noi andiam

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sempre morendo e vivendo per mezzo della metempsicosi. (Ed ecco le società a favore delle bestie).

«11. Possumus omnia facere quae volumus absque levi etiam culpa. Cioè, noi possiamo sempre fare quello che ci pare, senza pericolo di peccato, neanche leggiero.

«12. Ergo semper liberi sumus. Cioè, dunque noi siamo sempre liberi. (Ecco distrutta fin dalle fondamenta ogni legge naturale e divina, ed ecco distrutta la umana società).

«Li detesto tutti e ritorno a Dio; onde ecc. e prego… di far pregare per quelli che ho sedotti, non potendo più parlare con loro senza grave pericolo -».

Dal che si vede, che fin dal 1759, il frammassone capo e maestro iniziatore nei veri dommi della setta, era minacciato di morte se li rivelava o si convertiva; perché non si può dare in tali individui vera conversione senza la rivelazione di queste nefandezze clandestine, come è espressamente comandato dalle legittime autorità e dalle leggi ecclesiastiche, per lo bene pubblico, e perché ne resti utile documento ai cattolici.

Intanto ognun vede come questo autorevole Documento non sia che il sunto, e, come dire, il catechismo degli alti gradi massonici, quale anche adesso si trova nei rituali segreti e nelle aperte confessioni e teorie massoniche, professate ormai senza più mistero dalle sètte filiali e più apertamente feroci, empie e immorali, dei comunisti e degli internazionalisti, meno ipocriti e più fieri.

E qui, a prova ulteriore dello scopo infernale delle Società segrete, il quale è lo scristianamento e la distruzione della società, ci torna alla mente quello che, in gravissimi colloquii avuti durante il Concilio Vaticano con un illustre Vescovo delle Americhe (1), ci veniva da esso rivelato. Dicevaci egli infatti, come negli stessi Stati Uniti di America, dove pur la libertà della stampa non ha limite, siavi ciò non ostante un periodico clandestino, che nemmeno vede la luce in giorni ed epoche regolari, il quale ha per titolo – L’Antigénérateur -, ciò che vuoi dire, avere a scopo la distruzione della razza umana, e con ciò la inutilizzazione della Redenzione….

(1) Monsìg. Martin, Vescovo di Natehitochea.

fonte

eleaml.org

 

 

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