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PAPA FRANCESCCO “RITORNIAMO A SOGNARE”

Posted by on Ago 12, 2022

PAPA FRANCESCCO “RITORNIAMO A SOGNARE”

LA STRADA VERSO UN FUTURO MIGLIOREUn tentativo di sintesi di Eugenio ELIA

Il 1° dicembre 2020 è stato pubblicato il libro del Santo Padre che ha il titolo su riportato, in questo scritto è stato mio desiderio fare una sintesi breve e chiara.

Il libro è suddiviso nei seguenti capitoli:

Prologo

Prima parte. Tempo di vedere

Seconda parte. Tempo di scegliere

Terza parte. Tempo di agire

Epilogo

Speranza

Postilla di Austen Ivereigh

Nel Prologo il versetto che colpisce è proprio in Luca 22,31, Gesù disse a Pietro: “Satana vuole vagliarti come il grano”

Il Santo Padre ci dona questo commento che si inserisce pienamente in Luca: “In questo momento le nostre categorie e il nostro modo di pensare vengono scossi, le priorità e gli stili di vita sono messi in discussione”. Papa Francesco ci ricorda che la Bibbia presenta delle situazioni simili a quelle che stiamo vivendo nello sconforto. Afferma: “La vita ci mette alla prova, lo fa con tutti noi. E così cresciamo. Nelle prove della vita si rivela il proprio cuore: quanto è solido, misericordioso, quanto è grande, o piccolo”. Il Santo Padre riporta una sintesi dell’inizio della pandemia: “Tutti quei martiri uomini e donne che hanno dato la vita al servizio dei più bisognosi”. Si riferisce al personale sanitario e ai tanti religiosi che hanno donato la loro vita. Profonde sono le sue parole quando si riferisce a tutti coloro che hanno approfittato dell’emergenza: “Tuttavia – e lo dico con dolore e vergogna – dobbiamo pensare anche agli usurai. A quei micro prestatori che hanno bussato alla porta della gente disperata. Se tendevano una mano era per offrire prestiti impossibili da restituire, indebitando per sempre coloro che li accettavano. Speculatori ella sofferenza degli altri. Nei momenti di crisi si vedono il buono e il cattivo: le persone si mostrano per quello che sono”. Sono parole reali e dure, ci fa pensare che papa Francesco conosce bene tutte le realtà nascoste della nostra vita! La sua analisi è profonda e vasta: “Non sono soltanto le singole persone che vengono messe alla prova, ma interi popoli”. Il Santo Padre asserisce che in questa pandemia i governi devono prendere decisioni giuste per i popoli e non guardare con attenzione solo il sistema economico e, tanto meno ritirarsi dalle proprie responsabilità. In questa riflessione si fa riferimento alla parabola del Samaritano: “Quando il levìta e il sacerdote si discostano dall’uomo ferito e malmenato dai ladri, scelgono una ritirata ‘funzionale’. In una crisi bisogna calarsi profondamente nel proprio Spirito: “Il Samaritano: si ferma, si avvicina, agisce, entra nel mondo dell’uomo ferito, nella sofferenza dell’altro, e così cerca un futuro migliore”. Questo è il momento adatto di accettare la Croce. Abbracciando la Croce siamo pronti a comprendere gli altri e quindi a servirli. Per quanto riguarda la sofferenza il successore di Pietro ci precisa: “Dicono ‘Be’ così va il mondo il mondo. Dio lo ha creato così…Il mondo è sempre in gestazione. Paolo nella Lettera ai Romani, dice che tutta la creazione geme e soffre le doglie del parto (Rm 8,22). Dio vuole costruire il mondo insieme a noi…ci ha invitato unirci a Lui fin dal principio, nei tempi di pace e nei tempi di crisi: da sempre e per sempre. Noi siamo davanti a una realtà chiusa, impacchettata, un ‘eccoti al mondo’ ”. Il Santo Padre si sofferma su Adamo ed Eva ai quali Dio affida la fecondità, e la fecondità tramandata a noi ha il significato di crearci il nostro futuro, di cambiare questo momento che viviamo e di poter sostituirlo di ciò che manca. Cita Isaia, quando Dio gli disse di ascoltarlo per aver un futuro migliore. Se si sarebbe rifiutato, sarebbe stato divorato dalla spada (Is 1,18-20). “Ci sono tante spade che minacciano di divorarci”. A questa espressione avvicinala spada del Covid19 che sta turbando profondamente l’Umanità. Papa Francesco si sofferma sulle spese inutili degli Stati nel mondo che si contrappongono alle vere necessità dei popoli: ai mancati finanziamenti per l’educazione dei bimbi, “che vanno a dormire affamati”, ai milioni di persone che muoiono ogni anno per la fame, alle spese degli armamenti, alla distruzione della natura che sta influenzando negativamente il clima della Terra.

Il Pontefice riprende per somiglianza ciò che Isaia sentì dire a Dio in sé: “vieni e discutiamone. Mettiamoci a sognare” (Is 1,8). Si inserisce poi nelle false politiche ed economiche, che escludono le esigenze degli ‘ultimi’. Chiede una forte riflessione delle coscienze ‘potenti’ per annientare l’individualismo che regge la società. Si interroga e, ci interroga: “Quale sarà il nostro nuovo principio?”. Nel versetto di Isaia: “vieni, e discutiamone. Mettiamoci a sognare” (Is 1,8), Dio ci chiede di avere coraggio e , cercare di creare del nuovo. Abbiamo bisogno di cambiamento mondiale della mentalità: di inserimento totale dei poveri, degli emarginati, dei vulnerabili. Dobbiamo prendere coscienza di ciò che abbiamo sbagliato verso gli altri mancando della nostra responsabilità individuale e collettiva. Dobbiamo ripensare ai vari sentimenti: compassione, alla fratellanza, alla libertà. La misericordia trabocca come nei grandi fiumi in piena, nella sofferenza che viviamo e i nostri cuori sono messi alla prova. Ciò crea in noi coraggio e compassione ci riempie di speranza che dalla forte crisi che viviamo ne potremmo uscire meravigliosamente. Dobbiamo far nostra e approfondire le parole di Dio a Isaia: “vieni e discutiamone. Mettiamoci a sognare” (Is 1,8).

Parte Prima

Tempo di vedere

“Se si vuole vedere il mondo com’è davvero, bisogna andare in periferia”. Nella periferia si vive la realtà, Dio ha scelto di andare nei luoghi di peccato e miseria dove è la malattia e la sofferenza: “Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia” (Rm 5,20). La periferia intesa come i popoli perseguitati dell’Africa, dell’Asia, etc.: Dacca, Bangladesh. Il Santo Padre ricorda che l’anno scorso gli è stato consegnato ad Abu Dhabi un premio in denaro, una somma consistente, che ha spedito ai rohingya, era un riconoscimento dei musulmani per avere attenzione verso i musulmani, ( i  Rohingya è un gruppo etnico che vivono nella parte alta della Birmania, sono fuggiti in campi profughi del Bangladesh). Nella periferia si tocca la sofferenza e la e la penuria di un popolo, il problema di aiutare gli altri lo ha accompagnato negli ultimi mesi. Spesso, nel lockdown, riferisce, che ha pregato per coloro che curano i pazienti del Covid19. Tanti di loro: medici e paramedici hanno pagato con la vita il loro lavoro. Molta gente si è affacciata alla finestra ad applaudire, noi ricambiamo il loro amore piangendoli ed onorandoli, anche tanti sacerdoti hanno donato e donano la loro vita in questa pandemia. Coloro che applaudivano dalle finestre lo facevano per gratitudine e rispetto, sono gli anticorpi del virus e della indifferenza. La vita è un dono di Dio e noi tutti cresciamo con gli altri. Tra noi ci deve essere più solidarietà e meno individualismo: siamo nati dallo stesso Creatore. Il Lockdown ci ha portato a riflettere che abbiamo vissuto con indifferenza anche la Creazione. Abbiamo ‘ l’Arca ’ che ci trasporterà al nostro cambiamento ad un altro domani. Adesso ci viene offerto la Grazia che non dobbiamo perdere. Ci attendono tante sfide ma non posiamo perdere la speranza, siamo stati provati, non dobbiamo aver paura della realtà che è presente in ognuno di noi. Il Santo Padre: “Per riuscirci dobbiamo aprire gli occhi e lasciarci toccare dalla sofferenza che è intorno a noi: in questo modo potremo ascoltare la voce dello Spirito di Dio che ci parla dei margini. Perciò voglio avvertirvi riguardo a tre atteggiamenti che sono deleteri, perché impediscono di crescere, di connettersi con la realtà e, in particolare precludono l’azione dello Spirito Santo. Mi riferisco al narcisismo, scoraggiamento, pessimismo”. Ognuno di questi tre atteggiamenti non ci fanno andare avanti ci bloccano. Dobbiamo pensare senza illusioni alla nostra realtà che abbiamo davanti. Non dobbiamo stare concentrati in noi stessi altrimenti non vediamo gli altri: “la crisi ha messo allo scoperto la cultura dello scarto”. Con l’apparato sanitario impreparato la pandemia ha messo in difficoltà tante esigenze, i nostri fratelli e sorelle hanno avuto ancora difficoltà a vivere il distanziamento sociale obbligatorio senza acqua potabile o altri beni indispensabili. Il Santo Padre ricorda problemi nelle grandi città metropolitane del mondo intero dove sono presenti le baraccopoli e cita anche l’Argentina, da non dimenticare i profughi. Riporta anche le statistiche dell’ONU sui bambini che muoiono di fame nello Yemen. Si deve coinvolgere in un unico popolo anche i disagiati, occorre un cambiamento radicale del nostro vivere bene. Papa Francesco afferma: “Qua in Italia si usa spesso ‘che mene frega’ in argentina si dice ‘Y a mì qué?’ “. Sono dette che connotano un certo indifferentismo profondo. Sono espressioni che chiudono la nostra anima in una gabbia. Noi cristiani non possiamo fare nostre queste parole. Il Signore si esprime al contrario. Dio è Misericordia per tutti, è Lui che viene a cercarci. L’indifferentismo blocca il nostro Spirito non ci fa vedere che Dio ci sta cercando. Come possiamo difenderci da questo fenomeno? Come possiamo renderci conto di questo menefrechismo che sta invadendo il mondo? Dio ci chiede di aprire il nostro cuore. Allora è il momento opportuno di accendere una candela e fare discernimento, dobbiamo aprirci all’azione dello Spirito, possiamo pensare nel modo opposto: aprirci agli altri e creare un’altra mentalità di vicinanza prima l’un l’altro e poi assieme camminando a servire gli altri è un cambiamento possibile. In questo tempo particolare sono centrali le parole di Gesù in Matteo: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,0). In questo versetto abbiamo la sicurezza che il Signore non ci lascia mai soli se, sentendoci soli è la preghiera che fa accogliere Lui nei nostri cuori, il Signore ci protegge, ci parla, cerchiamo di sentire i suoi consigli. Con la preghiera che ci fortifica posiamo raggiungere i nostri fratelli. A questo punto Papa Francesco parla dei media che durante il lockdown hanno avuto molto spazio non soltanto nelle reti televisivi, ma anche la diffusione via web, “ma i media hanno anche le loro patologie: la disinformazione, la diffamazione e la fascinazione per lo scandalo e per il fango….il distanziamento sociale è una risposta necessaria alla pandemia, ma non può protrarsi nel tempo senza erodere la nostra umanità. Siamo nati per essere in contatto, non soltanto in connessione”. Il Pontefice riporta un fatto vissuto: “Nelle udienze generali del mercoledì, di solito mi avvicino alla gente. Una volta un gruppo di bambini mi hanno domandato se mi potevo vedere. Ho risposto di sì, ma all’inizio no sapevo che cos volessero dire. Poi mi son reso conto che volevano toccarmi la faccia con le mani per vedere il Papa. Il tatto è l’unico senso che la tecnologia non è riuscita a sostituire. Non c’è alcun dispositivo in grado di far sì che quei bambini ciechi mi “vedano” così chiaramente quando lo hanno fatto con le mani”. A questo punto Papa Francesco riporta una sintesi del comportamento sociale durante il lockdown rispettando il distanziamento sociale: le liturgie trasmesse dal vivo, utilizzo di qualsiasi strumenti digitali per comunicare. Per la Chiesa è stata una novità, ma anche una forzatura per abituare i sacerdoti a un nuovo tipo di contatto che era nuovo. Riporta pure una riflessione per gli abusi sessuali avvenuti nella Chiesa, ne rimane addolorato e dice “basta” agli abusi sessuali perpetrati dentro o fuori la Chiesa. Invita l’essere umano a denunciare qualsiasi violenza che colpisce la dignità umana, sotto qualsiasi forma anche razziale. I governanti alla pandemia hanno reagito positivamente, emanando leggi o normative per la profilassi e per gli interventi di protezione economica. Il Pontefice si inerisce a questo punto parlando dell’Enciclica “Laudato sì”: Laudato sì non è un’enciclica ‘verde’. E’ un’ Enciclica sociale. La dimensione verde e quella sociale stanno insieme: il destino del creato è unito a quello delle persone, degli uomini e delle donne, dell’intera umanità. Nelle udienze a piazza San Pietro saluto le tre o quattro file di malati presenti. Soprattutto nel caso dei bambini, chiedo: ‘Che cos’ha?’. Dire che il 40% dei casi sono ‘malattie rare’  che derivano dall’incuria ecologica, dalla cattiva gestione delle scorie…”. La sofferenza sui rischi di alimentazione deriva da allevamenti, che potrebbero contenere ormoni. L’Umanità si sta ammalando di continuo.In ‘ Laudato si’ il Santo Padre mette in risalto il consenso avuto della comunità scientifica nella responsabilità umana alla distruzione ambientale: “Alla radice del male c’è sempre un possesso, un arricchimento a spese dell’altro e della creazione”. Osserviamo un nuovo scenario del Covid19 dice: “E’ il momento di essere coerenti, di smascherare la moralità selettiva dell’ideologia e di assumere in pienezza ciò che implica essere Figli di Dio. E per questo credo che la rigenerazione dell’umanità debba partire dall’ecologia integrale, ovvero debba farsi carico del deterioramente culturale ed etico che va di pari passo con la nostra crisi ecologica. L’individualismo ha conseguenze. Ogni alterazione della vita quotidiana scatena i più vari sentimenti e reazioni. In alcuni casi, durante l’isolamento si è accresciuta la violenza domestica perché molti non sanno stare insieme”. Papa Francesco collega il nostro problema di convivenza con il ‘Covid19’ con due grandi personaggi biblici: Paolo di Tarso e re Davide. San Paolo, al quale lo scrivente è molto legato per il suo grande amore per Gesù Cristo che non ha mai conosciuto se non dalla sua grande conversione. Il successore di Pietro, Papa Francesco, inizia proprio dall’incontro con ‘Cristo lo gettò a terra’, da questo momento Paolo cambiò la sua vita, dimenticò i suoi ideali, le sue aspirazioni, come cittadino romano e persecutore acerrimo dei cristiano, non dimentichiamo che come soldato era presente al martirio di Santo Stefano, diventò tutt’uno nell’amore di Gesù Cristo. Fu certo un cammino veloce nella sua purificazione spirituale. In re Davide il Santo Padre, vede tre momenti fondamentali che lo avvicinano al momento desertico del “Covid19”: 1) aveva mandato a morire Uria, il marito di Betsabea, fu un assassinio feroce, ma poi dal male né uscì il pentimento; 2) il suo secondo ‘Covid’ quando tradì Dio, pieno di orgoglio decise con il suo potere di fare un censimento del popolo. Si pentì chiedendo pietà e misericordia a Dio; 3) il terzo ‘Covid’ fu la sua fuga, tradito dal figlio Assedonne scappò dalla città Santa di Gerusalemme. Sappiamo che Simei insultò Davide e lo prese anche a sassate. Uno dei grandi presenti disse al sovrano: “Perché questo morto dovrà maledire il re, mio Signore? Lascia che io vada e tagli la testa!” (2Sam 16,9). Davide gli rispose di no: “Ecco, il figlio uscito dalle mie viscere cerca di togliermi la vita: e allora, questo beniaminita, lasciatelo maledire, perché glielo ha ordinato il Signore” (2Sam 16,11)”. Davide si umilia. Il Santo Padre afferma: “questi episodi della Bibbia, che stiamo rileggendo insieme ci postrano che la crisi è un tempo di purificazione. Ci portano tutti nello stesso luogo, a una umiliazione della nostra superbia a confidare in Dio”. Papa Francesco dopo aver parlato di altri “Covid” biblici, parla della sua vita ed afferma di aver avuto “tre situazioni di ‘Covid’: la grave malattia ai polmoni, gli studi in Germania e, il suo trasferimento a Cordoba. Il Santo Padre asserisce che di quelle tre prove lo colpirono tre cose: 1) la preghiera profonda che gli era stata donata, 2) le tentazioni che aveva provato e che si contrapponevano alla sua identità spirituale, 3) la terza cosa gli apparve molto strana, era riuscito a leggere i 37 tomi della Storia dei Papi opera di Ludwing Pastor. Per lui quella lettura è stata un dono di Dio cime un ‘vaccino’ che lo stava preparando a quello che avrebbe trovato nella curia romana: ritiene proprio che stia stata una ispirazione divina! Il ‘Covid’ di Cordoba è stato per lui proprio una purificazione, che gli ha donato l’apertura della tolleranza verso tutti, comprensione, la capacità di donare il perdono. Questo periodo di grande crescita è stata la protezione verso il male, verso il demonio “come dice Gesù, torna vede la casa ‘spazzata e adorna’ (Lc 11,25) e va a chiamare sette spiriti peggiori di lui”. A questo punto Papa Francesco si sofferma sul demonio: “Quando Gesù dice che il diavolo prende altri sette demoni peggiori di lui, aggiunge che ‘entrano e prendono dimora’, vale a dire li si lascia entrare. Bussano alla porta sono cortesi, chiedono permesso per tutto, ma si impadroniscono totalmente della casa. Quella che Gesù ci mostra in questi passi è la tentazione del demonio camuffato da angelo di luce”[1].

Parte Seconda

Tempo di scegliere

Attualmente è il momento ideale di affrontare la realtà e, quindi di agire profondamente. Dobbiamo prendere coscienza che Dio ci ama e ci può guidare tranquillamente. E’ importante riflettere, è importante farci proteggere dallo Spirito Santo nella nostra preghiera, sapere accogliere e invitati a sognare. Così rafforzati possiamo scegliere per il benessere della comunità. Rafforzando la nostra fede siamo pronti a un recupero dei valori come il valore della vita, della dignità umana. I Vangeli ci possono guidare in queste scelte, come le Beatitudini: “che cominciano dalla speranza dei poveri in una vita piena, di pace e di fraternità di equità e giustizia …e la Chiesa ha sviluppato una serie di principi di riflessione, insieme a criteri di giudizio che offrono anche direttive per l’azione. Li conosciamo come Dottrina sociale della Chiesa (DSC)”. Dal Vangelo che è il cuore dell’evangelizzazione emerge l’interesse privilegiato di noi sui ‘poveri’ e nelle decisioni che prendiamo proprio, i poveri fanno parte del dialogo nei rapporti umani della comunità: “quando la Chiesa parla del ‘bene comune’ ci chiede di avere riguardo per il bene di tutta la società”. Analizzando bene l’insegnamento sociale si evidenzia che un altro principio è ‘la distinzione universale dei beni’. Sappiamo che la proprietà privata è un diritto, ma deve conoscere questo principio. La ricchezza della Terra e, quindi beni che ne derivano devono essere mesi a disposizione di tutti. “altri due principi della DSC sono importanti a questo proposito: la solidarietà e la sussidiarità”. Noi nella società siamo persone in relazione, per questo motivo noi abbaiamo due doveri l’un l’altro. Diventa normale per tutti noi accettare lo straniero, cancellare i debiti ed augurare a tutti una vita migliore. E’ di aiuto a noi prendere conoscenza che, “Dio è amore” (cfr. Enciclica di Benedetto XVI “Deus caritas est”. La preghiera si fa importante proprio per il discernimento dello Spirito, cioè ci fa prendere coscienza del nostro comportamento verso il prossimo, perché nella preghiera incontriamo Dio. Dobbiamo aprirci l’un l’altro, se non siamo disponibili ad aprirci non ci predisponiamo al discernimento che ci apre allo Spirito Santo. Prosegue Papa Francesco: “il discernimento è antico quanto la Chiesa. Viene dalla promessa fatta da Gesù ai suoi discepoli, che dopo la sua partenza lo Spirito ‘vi guiderà a tutta la verità” (Gv 16,13). Lo Spirito Santo che ci guida sempre nella nostra vita, nel pensiero, nelle nostre azioni. Lo Spirito ci fa comprendere anche i cambiamenti che avvengono nella Chiesa, quelli proprio che la madre Chiesa chiama ‘segni dei tempi’.  Nella storia umana, in ogni momento le persone hanno “fame e sete di giustizia” (Mt 5,6), è una richiesta forte che viene a tutti noi dai nostri fratelli da tutte le parti della Terra: è un grido di aiuto! A questo grido struggente, abbiamo avvertito in questi mesi del ‘Covid’ anche il grande silenzioso degli anziani sh sono morti senza un conforto fraterno, la causa è da rilevare anche dalle strutture trascurate in cui vivevano. “la Scrittura ci dice che i nostri anziani sono le nostre radici, la nostra sorgente, il nostro sostegno: ‘Diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni’ (Gioele 3,1). Papa Francesco analizza profondamente il rapporto trai giovani e gli anziani, che nei tempi  attuali sta diventando un fenomeno sociale e cita il poeta argentino Luis Bernàrdez: “L’albero fiorito vive della sua parte nascosta”[2]. La sua seguente riflessione ci fa pensare attentamente: “Se l’albero è separato dalla radice non solo fiorisce e non dà frutto, ma inaridisce. Perciò in questo caso ci sono due mali che hanno la stessa causa: l’abbandono degli anziani e l’impoverimento dei giovani provati dei sogni degli anziani; e una società che diventa arida, sterile, senza frutti. Se guardiamo al Vangelo e ai nostri principi sociali cattolici – la solidarietà, la sussidiarità, l’opzione dei poveri, la destinazione universale dei beni – ci è imposibile non sentire il il bisogno di impegnare tutti noi stessi per accorciare le distanze, per fare incontrare le generazioni”. Il Pontefice analizza con attenzione la crisi del protagonismo delle donne. Attualmente assistiamo da un lato questa crisi in ambito sanitario, proprio in coincidenza della pandemia ed in ambito sociale. E’ da notare che le donne lavorano in uno sfruttamento economico, anche non retribuito. D’altro lato è da osservare che le donne riescono a mantenere le loro cariche presidenziali o come ministri. Che cosa ci ispira lo Spirito Santo? Riflettendo alle donne presso la tomba del Risorto: “Non è qui. E’ risorto” (Mt 29,6). Gesù Cristo annuncia la Vita Nuova soprattutto alle donne, furono pronte  a questo annuncio con la loro apertura. Proprio questa esperienza reale ci porta a capire che le donne in ambito economici potrebbero portare la loro innovazione. Questa apertura potrebbe far risaltare a tutti noi le problematiche attuali: l’attenzione più materna al creato, ai poveri etc. Potrebbero dare un’attenzione profonda alla distribuzione finanziaria mondiale rompendo questa rigidità che viviamo. In Vaticano, non vi è più una distinzione dei generi: la figura della donna è presente in tutte le Commissioni. Questa presenza della donna è visibile nella Chiesa  in tutti i paesi del mondo, anche in quelli sottosviluppati. Per avere un mondo migliore dobbiamo abbatte, le barriere dell’individualismo e far prevalere la fraternità. Il Santo Padre precisa: “Nella tradizione gesuita la chiamano ‘unione di animi’ … abbiamo un pressante bisogno di questo tipo di unità … questa unione mantiene e rispetta la pluralità”. La pandemia ci ha divisi, abbiamo concentrato il consumismo a livello individuale dimenticando i fratelli bisognosi. Proprio in questo ambito si inserisce la lettera enciclica “Fratelli tutti”. Vi è il pericolo, che già è im atto il ritiro individuale nello ‘spirito comune’. Non ci dobbiamo barricare individualmente e socialmente, già nella storia abbiamo vissuto queste cadute. Dopo il Concilio Vaticano II vi è stata la restaurazione di regimi restauratori. Anche all’interno della Chiesa abbiamo assistito a questo fenomeno. Il Santo Padre “Ciò che rimane nascosto è un tentativo di raggrupparsi ad alcunché di meschino che temo di perdere, qualcosa che nutre il mio ego: potere, influenza, libertà, sicurezza, rango,  denaro e possesso, o una loro combinazione. La paura di perdere quella che Sant’Ignazio chiama la ‘cosa acquisita’ mi porta ad aggrappamici più strettamente, al punto che quando mi viene chiesto di lasciarla per unirmi a una missione, lo spirito di sospetto e di diffidenza adduce a ragioni per tirarmi indietro, celando, i miei attaccamenti e giustificandoli, spesso, con le mancanze degli altri”. Da questo pensiero deduciamo che noi cattolici dobbiamo camminare con la Chiesa verso la modernità, altrimenti corriamo il rischio di escluderci dalla comunione ecclesiale, con il rischio di rimanere in un gruppo isolato in cui ci sentiamo protettori di una verità non viva nell’intera comunità. Questo aspetto è molto delicato perché può provocare delle divisioni in cui la presunta superiorità delle loro vedute diventano un’ossessione davanti al popolo di Dio che assistito dallo Spirito Santo riconosce i propri peccati perché è cosciente di essere un popolo che chiede misericordia la coscienza di questi piccoli gruppi che non sono in comunione respinge la Misericordia di Dio. Qui il Santo Padre inserisce la vicenda di Giona, che si isola nella propria verità rifiutando il contatto con la bontà di Dio, ma poi si ravvide. Oggi tante persone si comportano come Giona, servendosi anche di battaglie on-line, la loro coscienza arriva anche a tante fantasie senza prove sicure. Il Santo Padre porta ad esempio come al Sinodo sull’Amazzonia di Roma del 2019, quando si è voluto rispettare nella liturgia la cultura aborigena, ci sono stati attacchi di paganesimo e sincretismo. La coscienza isolata può giungere a diversi modi di violenza: verbale, fisica,etc. In un’analisi profonda teologica, il Pontefice analizza la multiculturità, intrisa dei tanti pensieri diversificati che riguardano il sincretismo religioso attuale, cioè il tentativo individuale di accettare nella propria coscienza l’identità di tutte le fedi e forme settariche pur confermando la propria fede cattolica, fa riferimento: “proprio come Giona è l’anima isolata, il pubblicano Zaccheo (Lc 19,1-10)”. Gesù chiama energeticamente Zaccheo a scendere giù ed a liberarsi dal suo isolamento individuale, ripieno mentalmente da una da una profonda confusione. Zaccheo riceve la misericordia del Signore, solo adesso diventa cosciente della sua libertà: “L’accusa degli altri ignora Dio. L’accusa di sé ci apre a lui davanti a Dio, nessuno di noi è innocente, ma tutti siamo perdonati quando riconosciamo il nostro peccato, ce ne pentiamo e proviamo vergogna per le nostre mancanze. In questo modo smettiamo di vedere gli avversari come nemici. L’accusa di sé è l’anticorpo al virus della coscienza isolata, così come l’umiltà danti a Dio è la chiave che apre alla fratellanza e alla pace sociale. Non lasciare che il torto che attribuisce a qualcun altro ti avvii sulla china della coscienza isolata. Come dice Doroteo, ‘i sospetti e le supposizioni sono pieni di malizia e non lasciano mai l’anima in pace’ [3]“. Attualmente c’è il rischio di una polarizzazione della società, le persone presentano diversi problemi immersi in una certa autogiustificazione vivendo sempre divisioni. Anche la Chiesa potrebbe avere questo problema, non è certo vaccinata. Con la polarizzazione nei diversi ambiti: politica, media, etc, oggi conta chi grida di più con il rischio di scomparire. Non vi è dialogo pubblicamente: “la vita pubblica si riduce in una disputa fra fazioni in cerca di supremazia”. Il Santo Padre ha riportato questa tematica al Congresso degli Stati Uniti nel 2015 evidenziando la ‘sindrome di Giona’, di cui è stato precedentemente trattato ampiamente. Per evitare questa polarizzazione, dovremmo impegnarci contro le divisioni che si presentano. Questa nostra posizione va oltre la virtù della Carità, ci muoviamo profondamente verso l’aspirazione di Gesù: Beati gli operatori di pace” (Mt 5,8). Il Santo Padre, grande studioso di Romano Guardini, riferendosi al ‘conflitto interiore’ e alle sue contrapposizioni ci dice: “uno degli effetti del conflitto è vedere come contraddizioni quelle che in effetti sono contrapposizioni come piace chiamarle. Una contrapposizione coinvolge due poli in tensione, che divergono l’uno dall’altra: orizzonte/limite, locale/globale, tutto/parte e così via. Sono contrapposizioni perché sono opposte che tuttavia interagiscono in una seconda feconda e creativa. Come mi ha insegnato Guardini, la creazione è prima di queste polarità viventi: sono esse a renderci vivi e dinamici. Invece ci richiedono di scegliere tra giusto e sbagliato (il bene e il male non possono mai essere in contrapposizione, perché il male non è la controparte del bene, ma la sua negazione)”. In sintesi possiamo affermare che abbiamo due tentazioni da un lato quella che esaspera il conflitto dall’altro quella di lavarcene le mani. Il compito del conciliatore è quello di sopportare il conflitto che, attraverso il discernimento, guardare oltre il disaccordo, aprire una possibilità, che non distrugga i due poli ma che apre ad un’altra possibilità “ciò che è buono è valido di entrambi”. Questo aspetto positivo avviene come un dono nel dialogo, quando ci si fida a vicenda e si cerca di stare assieme facendosi dono di entrambi nel bene. Dobbiamo riconoscere in questa fase il dono di Dio ed, il Nuovo Testamento è ricco di questi momenti, basta ricordare quando il Padre accorre subito ad abbracciare il figlio prodigo, oppure quando “Gesù promette (Lc 6,32) che ci verrà versato in grembo quando perdoniamo”. Il Santo Padre ammette che è stato suo desiderio confermare la pratica della sinodalità, riaffermando il piacere di rivedere quando nella chiesa nascente, gli apostoli riunivano per discutere problematiche che vivevano. Queste riunioni sono positive perché si cammina assieme provocando la rottura delle diverse polarità. Certamente sono esperienze di lavoro che non mancano di difficoltà, ma bisogna prendere coscienza che il vero mediatore è lo Spirito Santo. Durante il suo pontificato papa Francesco ricorda che sono avvenuti tre sinodi: sulla famiglia, sui giovani e sull’Amazzonia. L’esperienza di incontro sinodale è caratterizzato dal ruolo dello Spirito Santo, che è di ascolto, discussione, il Sinodo è sempre opportunità di conversione. Non sono mancate attente discussioni, è stata presente la paura, il panico interno ed esterno, ma sono stati segni di una coscienza isolata, in cui non ci si lasciava facilmente affascinare dallo Spirito Santo nel dialogo di nuove proposte. Questo rischio è avvenuto nei rapporti giornalistici, che confondevano le polarizzazioni all’interno che non esistevano. Nel Sinodo della famiglia il problema si avvertiva complesso e ampio, alla fine lo Spirito Santo ci ha protetto ed ha reso un clima tra i Padri più sereno, asserisce il Santo Padre: “adesso la Chiesa è in condizione di camminare meglio con le persone che convivono o sono divorziate, per aiutarle a scorgere dove la Grazia di Dio opera nella loro vita e ad abbracciare la pienezza dell’insegnamento della Chiesa”. Per quanto concerne il Sinodo dell’Amazzonia, Papa Francesco: “…alcune persone nei media e attraverso questi, hanno ridotto l’intero processo sinodale a un solo tema: se la Chiesa sarebbe o non sarebbe  disposta a ordinare uomini sposati, i cosiddetti ‘viri probati’, sebbene quella domanda occupasse solo tre righe in un documento preparatorio di trenta pagine…in realtà, il Sinodo è stato un progresso sotto molti aspetti: ci ha dato una missione e una visione chiare per stare accanto ai popoli nativi, ai poveri e alla terra; e per difendere la cultura e il creato dalle potenti forze di morte e distruzione guidate esclusivamente del profitto…Il tempo appartiene al Signore confidando in Lui, andiamo avanti, con coraggio, costruendo l’unità attraverso il discernimento, per scoprire e realizzare il sogno di Dio per noi e le vie operative da percorrere”.

Parte Terza

Tempo di agire

Nei momenti di crisi e sofferenza, sentiamo più vicino la presenza di Dio, è Lui che viene ed entra nella nostra coscienza, ma Lui è stato sempre presente in noi, sono i momenti difficili, in cui sbarazzati dal nostro vivere giornaliero sentiamo che veramente esiste e ci sentiamo “Popolo di Dio” (Pt 2,10). Il sostantivo ‘un popolo’ ha significati diversi , ma è identificato dalla memoria collettiva. ‘Un popolo è custodito dal suo cammino, dalla sua storia, il ‘popolo’  ha vissuto la sua prosperità , lo sfruttamento, le ingiustizie . ‘Il popolo’ identificandosi con la storia di Israele ha vissuto di tutto.’Il popolo’ che vive di una identità dei diversi soggetti ha una peculiarità: l’anima. La Bibbia, nei suoi libri ci descrive la vita di un ‘popolo’, di cui noi siamo la generazione attuale, nei suoi vari episodi di Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè et,, nella loro vita di serenità e di dolore. Con Gesù Cristo noi ‘popolo di Dio’ abbiamo una svolta, il Signore viene per riportare alla vicinanza di Dio ‘il popolo eletto’. Gesù Cristo crea una vicinanza con Dio. Diventando cristiani, noi non siamo soli nella nostra individualità, ma facciamo parte di un ‘popolo’ fatto di nazioni, senza distinzione alcuna, di razza, di lingua etc, come cristiani noi tutti formiamo la Chiesa che ha il compito di ricordarci che abbiamo lo Spirito.  L’aspetto centrale del cristianesimo è il Kerigma, il primo annunzio di fede, che ci fa capire che Dio ha amato e ci ama. Il Mistero della vita che ci ha donato Gesù Cristo ci fa diventare missionari per i nostri fratelli che si sentono lontani da noi. Con l’episodio di Caino ed Abele, la Bibbia ci dona con chiarezza l negatività di Caino verso il fratello Abele: “Sono forse io il custode di mio fratello?” (Genesi 4,9) e l’intervento di Jahvé a Mosè in Esodo 3,7-8: “Ho osservato la miseria del mio popolo…e ho udito il suo grido…Sono sceso per liberarlo”. Papa Francesco: “L’una è la vita della non appartenenza, l’altra è il coinvolgimento della vita di un popolo e la determinazione a servire e a salvare”. In questi episodi è la vocazione della Chiesa, il suo avvicinarsi all’umanità nella difesa dell’individuo e delle nazioni nel campo della pace e della giustizia. Mettersi al di sopra del popolo di Dio conduce al moralismo, al legalismo, al clericalismo, al fariseismo ed altre ideologie elitarie, che non sanno nulla della gioia di sapersi parte del Popolo di Dio”. La Chiesa è al servizio di Dio è al servizio dell’umanità non per imposizioni o per dominio, ma come Gesù Cristo lavò i piedi agli Apostoli. Incontrando il Signore possono ricominciare a ricostruire, facendo risorgere la fratellanza e la solidarietà fra tutti noi. Gli sfruttamenti economici e la brama ossessiva aumenta il disagio sociale. La fratellanza oggi è più che attuale è il nostro baluardo. Gli interventi religiosi diventano una profonda sensibilizzazione, il libero mercato non è libero certo per i poveri. Il Pontefice: “San Giovanni Paolo II parlava di economia sociale di mercato; inserendo il termine ‘sociale’, apriva il mercato alla dimensione comunitaria”. La politica è un servizio alla persona, è un concetto che va rivisto, fare politica significa proprio avere una vocazione particolare. La parabola del ‘buon samaritano’ è l’inizio di una politica. La povertà si nasconde, chi vive la miseria, vive una vita di nascondimento. La parabola del ‘buon samaritano’ ci fa prendere coscienza di un cambiamento primo di tutto di coscienza, cercare di riconoscerla povertà per poi avvicinarsi, con questa sensibilità ci ricopriamo completamente della Santa Misericordia di nostro Signore. In questo nuovo nostro atteggiamento fraterno siamo pronti a fare politica, no di interessi personali calcolati anche per cosiddetti amici che ci appoggiano, ma fare politica con profonda solidarietà, farsi coinvolgere dallo Spirito Santo e così vestiti di Figli di Dio cambiamo veramente l’identità di chi fa politica. Accumulare ricchezza nel fare politica diventa una idolatria. Cambiando il senso di fare politica, comprendiamo dove si nasconde la povertà. Ai nostri giorni donne e bambini bisognosi vengono sfruttati dallo strapotere della politica. Non possiamo dimenticare i clandestini che vengono schiavizzati nel lavoro nero e abitano in ambienti fatiscenti dove manca l’acqua, l’energia elettrica, ambienti in cui manca la minima sicurezza igienica. Non possiamo dimenticare che queste condizioni di vita portano i nostri fratelli e sorelle in ambito della malavita: prostituzione, rapine, spaccio di droga etc. Papa Francesco ci ricorda anche che la miseria porta migliaia di donne all’aborto clandestino e a quello legalizzato. Tutto ciò è il risultato  di una politica non seria: “L’ideologia neodarwinista della sopravvivenza del più forte, sostenuta da un mercato senza freni ossessionato dal profitto e dalla sovranità individuale, è penetrata nella nostra cultura e ci ha indurito i cuori…il mio predecessore San Paolo VI ammoniva nella lettera enciclica del 1968, ‘Humanae vitae’, sulla tentazione di considerare la vita umana come un oggetto fra i tanti su cui i potenti e le persone istruite possono esercitare il dominio. Com’è profetico, ora il suo messaggio”. Papa Francesco ci illustrala Storia della torre di Babele, il cui fatto si attualizza sempre nei nostri tempi. Dopo una costruzione costosa e faticosa per innumerevoli uomini e di schiavi impiegati a spostare pesi enormi. Si riflette sulla morte di tanti operai, il lavoro continuava sempre, era più importante un operaio o un mattone? Oggi che cosa accade? Tutti gli investitori pensano ai loro interessi e se calano in borsai grandi titoli tutti media ne parlano esageratamente, ma se muore un poveraccio di freddo e di fame al centro della città: sì ne riportano la notizia i giornali, la TV , ma poi questa cronaca scompare subito, non interessa a nessuno! Gesù Cristo ci parlava anche di questo, non si possono servire due padroni, Dio e il denaro. Il Pontefice ci chiarisce anche questo: “Nelle nostre vite, come pure nelle nostre società, se si mette al centro il denaro si entra in una logica di sacrificio: la torre deve essere costruita più alta, quale che siano il costo umano o il danno ambientale…o una società è orientata a una cultura sacrificale – il trionfo più forte è la cultura dello scarto – o alla misericordia o alla cultura. Persone o mattoni: è tempo di scegliere”. Bisogna andare nelle periferie delle grandi città per ritrovare la dignità dei popoli, non è possibile favorire a una globalizzazione economica del mondo, non considerando queste masse di persone che vivono di tanti problemi: disoccupati, persone che non hanno un lavoro stabile, contadini senza terra lavoratori sfruttati dai loro datori di lavoro, lavoratori ambulanti, raccoglitori rifiuti, artisti di strada, abitanti di baraccopoli abusivi. Queste persone sono alle volte rappresentati da associazioni. Vi sono parrocchie, associazioni varie che riescono a fatica a mettere al centro la loro identità. Il Pontefice precisa: “La Chiesa è nata proprio qui nella periferia della Croce, dove ci sono tanti crocifissi. Se si disinteressa dei poveri, cessa di essere la Chiesa di Gesù e rivive le vecchie tentazioni di trasformarsi in un’élite intellettuale o morale. La Chiesa è dei poveri, degli emarginati, se si escludono questi la Chiesa non è più Chiesa, è ‘Scandalo’”. Gesù ha scelto le genti nella provincia e non nell’èlite per rivelarsi: la periferia è la strada dell’Incarnazione. Il Pontefice, in Vaticano 2014 e 2016, ha ricevuto i dirigenti dei movimenti popolari. In questi incontri è stato affrontato un tema che centralizza dell’urgenza di un cambiamento al popolo a quelle che in spagnolo chiamano le ‘tre T’ e cioè tierra, techo, trabajo in italiano: ‘terra, casa, lavoro’. Il Santo Padre afferma, che durante il lockdown, ha scritto a questi dirigenti dei movimenti che aveva incontrato per esprimere loro la sua vicinanza personale. Papa Francesco tiene a precisare: “non è che la Chiesa stia organizzando il popolo”. Sono associazioni già esistenti, auspica che le diocesi si facciano vicini: “la Chiesa illumina con la luce il Vangelo, ridestando i popoli alla loro dignità, ma sono i popoli che hanno l’olfatto per organizzarsi da sé”. Il Santo Padre riporta l’esperienza vissuta in Argentina, quando Buenos Airesin Plaza Constitucion, celebrò una messa alla presenza delle persone sfruttate in periferia. Non intende definire con massa né moltitudine ma Popolo di Dio che pregava profondamente per il dolore dei suoi figli e figlie: lì avvertì lo Spirito buono. La Chiesa non deve certo organizzare ma deve accompagnare, tutto l’opposto che pensano l’élite ed asserisce: “Tutto per il popolo, ma niente con il popolo, presumendolo ignorante e anonimo”. Al Santo Padre quell’esperienza di forte preghiera ricordava le folli che accompagnavano Gesù: persone umili e semplici. Papa Francesco afferma di aver seguito personalmente e come Pontefice questi incontri ricorda anche di un incontro organizzato a Modesto, in California, dalla Conferenza Episcopale Statunitense e dalla PICO, una rete di organizzazione comunitaria: “Abbracciare la periferia significa espandere i nostri orizzonti e guadagnare una vista più chiara e più ampia. Dobbiamo guadagnare la sapienza nascosta nei nostri quartieri e che si rende visibile nei movimenti popolari”. Per comprendere i movimenti serve umiltà, non servono le auto di lusso e mangiare in locali esclusivi, per comprendere il ‘Popolo di Dio’ ne abbiamo il potere, abbiamo il potere nel servirli ed allora possiamo coinvolgere tutti i dirigenti, politici, l’élite, perché servendoli abbiamo Gesù Cristo in noi.

Breve considerazione a questa sintesi personale:

non è stato facile per me ridurre l’Opera di Papa Francesco per facilitare la lettura della stessa ai mie cari amici, nei tempi attuali in cui non abbiamo spazio per dedicarci alle letture, perché Papa Francesco ci dona ogni giorno il Vangelo Vivente dell’Umanità che è nei nostri cuori.

Eugenio

Bibliografia essenziale:

PAPA FRANCESCCO, “RITORNIAMO A SOGNARE” LA STRADA VERSO UN FUTURO MIGLIORE, GEDI PIEMME, Dicembre 2021


[1] Negli Esercizi spirituali, Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù osserva: ”E’ proprio dell’angelo cattivo, che si trasforma in angelo di luce, entrare con il punto di vista dell’anima fedele e uscire con il suo suggerisce, cioè, pensieri buoni e santi, conformi a quell’anima retta, poi a poco a poco cerca di uscirne attirando l’anima ai suoi inganni occulti e ai suoi perversi disegni. 

[2] Francisco Luis Bernàrdez, Sonetto, in Cielo e Tierra (1937).

[3] San Doroteo di Gaza, “Dell’accusa di se stessi”, n. 100, in Jorge Mario Bergoglio, “Cambiamo”, Solferino, Milano 2020, p. 157.

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