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Quando si fece l’Italia e si disfece il Sud (1860-1870) L’origine del disastro meridionale

Posted by on Dic 23, 2019

Quando si fece l’Italia e si disfece il Sud (1860-1870) L’origine del disastro meridionale

Mentre si svolgeva la prima e più sanguinosa guerra civile della storia d’Italia, il mondo degli affari – anche quello meridionale – non si fermava.

Per una trattazione più esauriente del “disastro meridionale” da un punto di vista storico-economico, rimandiamo al testo di Nicola Zitara L’unità truffaldina, disponibile su questo sito in formato elettronico.

Noi vogliamo solo riportare alcuni fatti che riguardano l’aspetto economico-finanziario per dare l’idea di un periodo complesso e difficilmente decifrabile perché mancano le fonti oppure sono di parte, in quanto non vi una vera opposizione da parte della rappresentanza meridionale nei confronti di coloro i quali ebbero un ruolo decisionale. Magari ne sapremo di più quando saranno resi accessibili a tutti gli archivi dello USSME inerenti il brigantaggio fra il 1860 e il 1870 (11). E magari non sapremo nulla di nuovo, come sostiene qualcuno, tanto dai rapporti militari non emergerebbe niente di più rispetto a quanto già si conosca.

I fatti di cui parlavamo dianzi, riguardano la chiusura delle fabbriche meridionali e le commesse statali. Sulla chiusura delle fabbriche meridionali, riportiamo due testimonianze:

“Caro Amico, le teorie sono belle ed incantano, i fatti però, che vediamo, e tocchiamo sono brutti, e schifosi. L’altro giorno furono licenziati nell’arsenale di Castellammare 500 operai, i capi dell’Arsenale dovettero salvarsi in barchetta per l’ammutinamento di essi, che li dicevano causa del loro danno, bisognò mostrargli che gli ordini venivano da Torino”.

Alessandro Sur Yelon, conte de la Ville, ad A. Ranieri – Torre Annunziata, 20 aprile 1861, C. R. 32/65 (12)

“Le industrie che oggi fioriscono in questa parte meridionale d’Italia non sono di piccola considerazione anzi, avuto rispetto alle condizioni infelici in cui sono stati questi popoli, può dirsi che il suo progresso industriale sia stato grande, come quello che non è secondo a molti Stati d’Europa, e forse molti ne avanza.

E però non senza un forte rincrescimento noi della meridionale Italia abbiamo inteso dal seno del nostro Parlamento con leggerezza, e quasi disprezzo farsi nessuna ragione di queste industrie nostrali, anzi averle quasi in dispregio, come cosa vile o da poco.

Questa Giunta di Commercio adempirebbe male il suo ufficio, né risponderebbe al nobile intento, cui deve mirare, se all’occasione di dover rilevare e mettere in chiaro aspetto lo stato vero di queste industrie, mancasse di esporre al Ministero quei giusti reclami che oggi si fanno per l’abbandono e la noncuranza in cui sono avute. “

Delle principali industrie che sono nell’Italia meridionale
Relazione della Giunta provvisoria di commercio di Napoli – 1861 (13)

Sulla commesse statali e sulla loro assegnazione – argomento di grande interesse – riportiamo un brano di una lettera che fa parte del Carteggio Ranieri (14), carteggio su cui presso l’università di Napoli è stata presentata una tesi di laurea disponibile su internet in formato pdf:

“La vostra lettera […] mi ha messo in un orgasmo diabolico! Il primo scopo delle nostre trattative fu quello di ammettere i soli panni rublij che tenevo confezionati, rivolgendone il colore a verde per uso delle Finanze, di cui il Ministro deve darmi un appalto ad ordine […]. Ora colla vostra mi dichiarate esser necessario […] doverne vestire tutte le guardie dell’Italia Meridionale.”

Che nel decennio 1860-1870 il Sud sia stato messo in ginocchio, perché l’apparato economico-militare fu dominato – con l’alibi della lotta al brigantaggio – dal Piemonte ovvero dal Nord, per noi è cosa indiscutibile, ma non possiamo credere e affermare che un paese di nove milioni di anime sia stato bloccato in tutto e per tutto. In altre parole, alcune fette della popolazione meridionale, pur nelle difficoltà di non riuscire ad avere una rappresentanza politica all’altezza della importanza che un territorio così vasto avrebbe dovuto e potuto avere, riuscirono a trovare degli spazi di trattativa, ad ottenere quindi qualche commessa e qualche appalto.

Nonostante fosse stata sfavorita dall’abolizione dei dazi doganali di cui godeva in epoca borbonica, l’industria campana, per esempio, agli inizi del novecento non era in una situazione così disastrosa come si potrebbe credere:

All’inizio del secolo, quando il processo di industrializzazione dell’area nord-occidentale era ancora agli inizi, il divario non presentava i caratteri marcati che avrebbe assunto nei decenni successivi. Per lo meno le aree meridionali di antica industrializzazione, malgrado i rovesci subiti nei decenni postunitari, conservavano le loro strutture portanti.

La provincia di Napoli, ad esempio, nel 1903, con una popolazione che costituiva il 5% dell’intero Regno, vantava un numero di opifici industriale che rappresentava il 5% del totale nazionale.

In questo ambito essa era preceduta solo dalla provincia di Milano, che aveva un numero lievemente superiore di imprese, una maggiore potenza installata (88 000 HP contro i 52 000 di Napoli) e una più consistente massa di addetti (163 000 fra operai e impiegati contro gli 84 000 di Napoli).

Anche la provincia di Firenze, per la verità, precedeva di poco quella di Napoli solo per numero di addetti, ma quest’ultima precedeva ancora quella di Genova e di Torino.

Nell’area napoletana, d’altra parte, importanti processi di concentrazione industriale avevano fatto progredire alcune fra le più importanti manifatture di antico insediamento”.

Breve storia dell’Italia meridionale: dall’Ottocento a oggi – Piero Bevilacqua – Donzelli 1993-2005

Se la situazione era questa, sarebbe interessante capire come è andata con le commesse della prima guerra mondiale, e l’uso che è stato fatto delle rimesse degli emigrati.

Il buon Bevilacqua, dopo aver fatto il confronto che abbiamo riportato se ne esce con una affermazione buttata lì sostenendo che, però, sostenere che il Nord si sia industrializzato a spese del Sud non regge storicamente.

Noi ci domandiamo, questo si può affermare solo perché l’industria campana agli inizi del ‘900 era ancora viva e vegeta?

Allora ci dobbiamo chiedere cosa è accaduto durante il fascismo al Nord e cosa è accaduto con gli aiuti del piano Marshall sempre al Nord! E ritorniamo al nostro assunto primario: il Sud ha avuto un ruolo importante nell’unificazione ma le redini del potere economico-militare sono state saldamente nelle mani prima di Cavour e poi dei suoi epigoni.

fonte https://www.eleaml.org/sud/den_spada/zde_Quando_si_fece_l_Italia.html

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