Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Quando si fece l’Italia e si disfece il Sud (1860-1870) Sperperi e Ruberie

Posted by on Dic 20, 2019

Quando si fece l’Italia e si disfece il Sud (1860-1870) Sperperi e Ruberie

Sperperi e ruberie

La conta degli sperperi che vi furono in quei mesi non ci risulta sia stata fatta analiticamente e non sappiamo se mai verrà fatta e se interessa a qualcuno farla (8). Ne diamo una sommaria esemplificazione.

La cronaca del tempo riferisce dello scandalo di “un milione e quattrocentomila ducati prelevati dal Garibaldi dalle casse siciliane senza darne conto”

Secondo la relazione del segretariato generale delle finanze napoletane con i conti del Banco di Napoli nel periodo della dittatura garibaldina: “al 27 agosto 1860 risultavano 19.316.295 ducati; al 27 settembre 7.900.115 ducati”, diventati addirittura circa 6 milioni al 2 aprile”

In una lettera del vice-console piemontese Astengo si parla riferisce degli sperperi “indescrivibili”: “furono distribuiti all’armata di Garibaldi che non arriva a 20.000 uomini 60.000 cappotti eppure la gran parte dei garibaldini non ha cappotti…”

Il generale ungherese Cupa in una lettera parla del saccheggio dei banchi napoletani: “Dai computi fatti nel tempo che tenne la dittatura Garibaldi si è speso per l’amministrazione dello stato più di 150 milioni di franchi e le casse sono vuote: Garibaldi ordinò che si intimasse ai banchieri che si somministrasse denaro sotto minaccia di fucilazione”

La cronaca del tempo testimonia l’anarchia nella capitale: soldati e impiegati disoccupati, scioperi, rivolte e proteste conseguenti, fallimenti di negozi e fabbriche “e da Torino s’incominciava a provvedere Napoli di tutto, dalle vesti alle calzature dei soldati… sin la carta…sin le panche di legno per le pubbliche scuole…sin le pietre a costruire le orinaie della città… e anche gli impiegati erano spediti da Torino…”

La cronaca del tempo testimonia anche dei saccheggi, furti e devastazioni delle regge borboniche: “le argenterie delle reali mense furono pubblicamente vendute, sin gli utensili da cucina furon trasportati in Torino…”

Nel carteggio conservato presso l’Archivio del Banco di Napoli si documenta di un prestito di 200.000 lire – circa due miliardi attuali – al figlio di Garibaldi Menotti, giustificato da Garibaldi stesso e mai restituito.

In una lettera dell’epoca si descrive la situazione di Napoli qualche anno dopo Garibaldi: 

“Il popolo manca di lavoro, di pane, di speranza. Anche a Napoli si è avuto uno spettacolo pietoso: arrivava una carovana ininterrotta di contadini delle Calabrie, della Basilicata e del Cilento che venivano per emigrare. Li hanno descritti pallidi, disfatti, con l’aspetto della più crudele miseria. Già una quantità di operai cacciati dagli arsenali e dai cantieri sono partiti per l’Egitto e dalla Sicilia a Tunisi, a Tripoli, ad Algeri. Molti cercano nel porto di Genova di imbarcarsi per l’America meridionale… Ma come è accaduto che gli abitanti delle Due Sicilie, il popolo meno fatto prima per lasciare la sua patria, se non per viaggiare, siano spinti ora da questa furia di emigrazione?”

Le notizie sugli sperperi sono tratte da “Processo a Garibald“ di Gennaro De Crescenzo – https://www.neoborbonici.it/

Noi sappiamo solo che le scialate di Nigra nella ex-capitale e il guanto di ferro di Cialdini sono due facce della stessa medaglia: l’assoggettamento graduale e sistematico delle risorse umane ed economiche di un territorio abitato da ben nove milioni di persone!

fonte https://www.eleaml.org/sud/den_spada/zde_Quando_si_fece_l_Italia.html

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.