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relazione di cavour sui colloqui di plombières

Posted by on Lug 6, 2018

relazione di cavour sui colloqui di plombières

E veniamo al terzo colpo di genio di Cavour: Plombières. A Plombières si tenne un riservatissimo incontro tra Cavour e Napoleone III promosso da quest’ultimo. “L’imperatore, appena fui introdotto nel suo gabinetto – scriveva Cavour il 24 luglio 1858 a Vittorio Emanuele, facendo una relazione in francese sull’incontro avuto con Napoleone III – abbordò la questione che è la causa del mio viaggio. Cominciò dicendo di essere deciso ad appoggiare con tutte le sue forze la Sardegna in una guerra contro l’Austria, purché la guerra fosse intrapresa per una causa non rivoluzionaria, che potesse essere giustificata agli occhi della diplomazia e, più ancora, dell’opinione pubblica in Francia ed in Europa.

Poiché la ricerca di questa causa presentava la difficoltà principale, ho proposto dapprima di far valere le lagnanze cui dà luogo la poco fedele esecuzione da parte dell’Austria del suo trattato di commercio con noi. A ciò l’imperatore ha risposto che una questione commerciale di mediocre importanza non poteva provocare una grande guerra destinata a mutare la carta dell’Europa. Proposi allora di mettere nuovamente innanzi le ragioni che, al congresso di Parigi, ci avevano deciso a protestare contro la illegittima estensione della potenza austriaca in Italia; vale a dire il trattato del 1847 fra l’Austria e i duchi di Parma e di Modena, l’occupazione protratta della Romagna e delle Legazioni, le nuove fortificazioni innalzate intorno a Piacenza. L’imperatore non gradì questa proposta. Egli osservò che poiché le lagnanze da noi fatte valere nel 1856, non erano state giudicate sufficienti a indurre la Francia e l’Inghilterra a intervenire in nostro favore, non si comprenderebbe come ora esse potrebbero giustificare una chiamata alle armi. D’altra parte, aggiunse l’imperatore, finché le mie truppe sono a Roma, non ho molto il diritto di esigere che l’Austria ritiri le sue da Ancona e Bologna. L’obiezione era giusta. La mia posizione – continua la relazione di Cavour a Vittorio Emanuele – diventava imbarazzante, poiché non avevo più da proporre nulla di ben definito. L’imperatore venne in mio aiuto e ci mettemmo insieme ad esaminare tutti gli Stati d’Italia, per cercarvi questa causa di guerra così difficile da trovare. Dopo aver viaggiato senza successo in tutta la penisola, arrivammo, quasi senza accorgercene, a Massa e Carrara, e là scoprimmo quel che cercavamo con tanto ardore. [Cavour descrive così il cinico comportamento suo e di Napoleone III]. Dopo aver fatto all’imperatore una descrizione esatta di questo sventurato paese, di cui egli, del resto, aveva già un’idea abbastanza precisa, convenimmo di provocare un appello degli abitanti a Vostra Maestà per chiedere la sua protezione nonché per reclamare l’annessione di questi ducati alla Sardegna. Vostra Maestà non accetterebbe l’offerta, ma, prendendo le parti di queste popolazioni oppresse, rivolgerebbe al duca di Modena, una nota altera e minacciosa. Il duca, forte dell’appoggio dell’Austria, risponderebbe in modo impertinente. Dopo questo, Vostra Maestà farebbe occupare Massa e la guerra comincerebbe. Essendo il duca di Modena la causa della guerra – continua Cavour nella relazione – l’imperatore pensa che essa sarebbe popolare non soltanto in Francia, ma parimenti in Inghilterra e nel resto d’Europa, dato che questo principe, a torto o a ragione, è considerato come il capro espiatorio del dispotismo. D’altra parte, non avendo il duca di Modena riconosciuto alcuno dei sovrani che hanno regnato in Francia dal 1830, l’imperatore ha meno riguardi da usare verso di lui che verso qualsiasi altro principe. Risolta questa prima questione, l’imperatore mi disse: “Prima di andare avanti, bisogna pensare a due gravi difficoltà che incontreremo in Italia: il papa ed il re di Napoli. Io devo usare loro dei riguardi: al primo, per non sollevare contro di me i cattolici francesi; al secondo per conservarci le simpatie della Russia, che mette una sorta di punto di onore nel proteggere il re Ferdinando”. Risposi all’imperatore che, quanto al papa, gli era facile conservargli il tranquillo possesso di Roma per mezzo della guarnigione francese ivi stanziata, purché lasciasse insorgere le Romagne; e che, non avendo il papa voluto seguire i consigli datigli dall’imperatore al riguardo, non poteva lagnarsi che queste contrade profittassero della prima occasione favorevole, per liberarsi di un detestabile sistema di governo che la corte di Roma si era ostinata a non riformare. Quanto al re di Napoli, non bisognava occuparsi di lui, a meno che non volesse prendere le parti dell’Austria, salvo a lasciar fare i suoi sudditi se per caso, profittando del momento, volessero sbarazzarsi del suo paterno dominio. Questa risposta soddisfece l’imperatore, e passammo alla grande questione: quale sarebbe lo scopo della guerra? L’imperatore ammise senza difficoltà che bisognava scacciare del tutto gli austriaci dall’Italia, e non lasciare loro neppure un pollice di terreno di qua dall’Isonzo e delle Alpi. Ma dopo, come organizzare l’Italia? Dopo lunghe discussioni, di cui risparmio il resoconto a Vostra Maestà, ci siamo accordati press’a poco sulle basi seguenti, pur riconoscendole suscettibili di essere modificate dagli avvenimenti della guerra. La valle del Po, la Romagna e le Legazioni costituirebbero il Regno dell’Alta Italia sul quale regnerebbe la casa di Savoia. Il papa conserverebbe Roma e il territorio circostante. Il resto degli Stati del papa con la Toscana formerebbe il Regno dell’Italia Centrale. La circoscrizione territoriale del Regno di Napoli non sarebbe toccata. I quattro Stati italiani formerebbero una confederazione sul modello della Confederazione germanica, la cui presidenza sarebbe data al papa per consolarlo della perdita della parte migliore dei suoi Stati. Questa sistemazione mi sembra del tutto accettabile. Vostra Maestà essendo di diritto sovrano della metà più ricca e più forte d’Italia, sarebbe di fatto sovrano di tutta la penisola. Io risposi – continua la relazione di Cavour a proposito della cessione di Nizza e della Savoia – che Vostra Maestà professava il principio di nazionalità, e che di conseguenza comprendeva come la Savoia dovesse essere riunita alla Francia; che Vostra Maestà era dunque pronta a sacrificare la Savoia, sebbene gli costasse eccessivamente rinunciare a un paese che era stato la culla della sua famiglia e ad un popolo che aveva dato ai suoi antenati tante prove di affetto e di devozione. Quanto a Nizza, la questione era differente, poiché i nizzardi, per la loro origine, la loro lingua e le loro abitudini erano più vicini al Piemonte che alla Francia, e di conseguenza la loro annessione all’Impero sarebbe contraria a quel medesimo principio per il trionfo del quale ci si accingeva a prendere le armi. A queste parole l’imperatore si accarezzò più volte i baffi e si accontentò di aggiungere che queste erano per lui questioni del tutto secondarie, di cui ci si sarebbe stato il tempo di occuparsi più tardi. Per costringere l’Austria – continuava Cavour, dopo aver relazionato sulle considerazioni fatte sulla neutralità delle altre grandi potenze – a rinunciare all’Italia, dunque, due o tre battaglie vinte nelle valli del Po e del Tagliamento non saranno sufficienti; bisognerà necessariamente penetrare nel centro dell’Impero e, con la spada sul cuore, cioè a Vienna stessa, costringerla a firmare la pace sulle basi prima decise. Per raggiungere questo scopo, sono necessarie forze considerevoli. L’imperatore le valuta ad almeno 300 mila uomini, ed io credo che abbia ragione. Con 100 mila uomini si bloccherebbero le piazzeforti del Mincio e dell’Adige e si custodirebbero i passaggi del Tirolo; 200 mila uomini marcerebbero su Vienna attraverso la Carinzia e la Stiria. La Francia fornirebbe 200 mila uomini, la Sardegna e le altre province d’Italia gli altri 100 mila. Il contingente italiano sembrerà forse debole a Vostra Maestà; ma se Ella riflette che si tratta di forze che bisogna far combattere, di forze di linea, riconoscerà che, per avere 100 mila uomini disponibili bisogna averne sotto le armi 150 mila. D’accordo sulla questione militare – il Benso di Cavour chiariva a Vittorio Emanuele il punto più importante dell’incontro – siamo stati egualmente d’accordo sulla questione finanziaria che, Vostra Maestà deve saperlo, è quella che preoccupa specialmente l’imperatore. Egli acconsente tuttavia a fornirci il materiale da guerra di cui potessimo aver bisogno, e a facilitarci a Parigi il negoziato per un prestito” (MC).

fonte

http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Personaggi/Cavour02.htm

 

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