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Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli del 1799 di Vincenzo Cuoco (seconda edizione) XLVII

Posted by on Dic 19, 2021

Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli del 1799 di Vincenzo Cuoco (seconda edizione) XLVII

Disfatta di Marigliano

Ma chi potea smuovere il ministro della guerra dall’idea di difendere la repubblica nella centrale? Egli volle anche difenderla in un modo tutto suo. Non impiegò se non picciolissime forze, le quali, se prima sarebbero state bastanti ad impedire che l’insorgenza nascesse, non erano poi sufficienti a combatterla.

Egli avea fatto credere al governo ed alla nazione che potea disporre di ottomila uomini di truppe di linea; ma questa colonna, colla quale si avrebbe potuto formare un campo per difendere Napoli, non si vide mai intera. Molti credettero che si avrebbe potuto riunire gran numero di patrioti, se si dichiarasse la patria in pericolo; ma, sia timore, sia soverchia confidenza, questo linguaggio franco non si volle mai adottare dal governo, e solo si ridusse ad ordinare che ad un tiro designato di cannone tutti della milizia nazionale dovessero condursi ai loro posti, e gli altri del popolo ritirarsi nelle loro case, né uscirne, sotto pena della vita, prima del nuovo segno. Misura più allarmante di qualunque dichiarazione di pericolo, poiché, non dichiarandolo, lasciava libero il capo alla fantasia alterata d’immaginarlo più grande di quello che era; misura che non dovea usarsi se non negli estremi casi e che, essendosi usata imprudentemente la prima volta, quando bisogno non vi era, fece sì che si fosse usata quasi che inutilmente, quando poi vi fu bisogno61.

Intanto le infinitesimali colonne spedite da Manthoné furono ad una ad una distrutte. Quella comandata da Spanò fu battuta a Monteforte; l’altra, comandata da Belpulsi, che dovea esser per lo meno di mille e duecento uomini, vanguardia di un corpo più numeroso, e che poi si trovò essere in tutto di duecentocinquanta, fu costretta a retrocedere da Marigliano, ove non potea più reggere in faccia a tutta la forza di Ruffo. La sola colonna di Schipani resse nella Torre dell’Annunziata, perché era composta di numero maggiore, perché non poteva esser circondata se prima non si guadagnava Marigliano e perché finalmente era sotto la protezione delle barche cannoniere, le quali allontanavano l’inimico dalla strada che va lungo il mare. La nostra marina continuò a ben meritare della patria e, finché vi rimase il minimo legno, tenne sempre lontani gl’inglesi. E chi mai demeritò della patria, all’infuori di coloro che alla patria non appartenevano?

Ma finalmente Ruffo, padrone di Nola e di Marigliano, si avanzò da quella via verso Portici, tagliando così la ritirata alla colonna di Schipani e togliendole ogni comunicazione con Napoli. Tra Portici e Napoli vi era il picciol forte di Vigliena, difeso da pochi patrioti; e, ad onta delle forze infinitamente superiori di Ruffo, sostennero oltre ogni credere il forte: quando furono ridotti alla necessità di cederlo, risolverono di farlo saltar per aria. L’autore di questa ardita risoluzione fu Martelli.

Non minor valore dimostrò la colonna di Schipani: si aprì per sei miglia la strada in mezzo ai nemici, prese de’ cannoni, giunse a Portici. Le nuove che si aveano di Napoli, la quale si credeva già presa, indussero alcuni vili a gridar «viva il re» e costrinsero gli altri a rendersi prigionieri di guerra.

61 La prima volta si radunarono moltissimi patrioti; tutta la guardia nazionale fu al suo posto. Furono tenuti a disagio una notte; e la mattina furon congedati senza che avessero ottenuto neanche un ringraziamento, senza poter neanche comprendere la cagione dell’allarme. La seconda volta la credettero o frivola o finta come la prima; e questo fece perdere molti bravi patrioti, i quali si ritrovarono rinchiusi nelle loro case, allorché avrebbero potuto esser ne’ castelli a difenderli.

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