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Savoiardi, Torinesi, Piemontesi così hanno fatto l’Italia

Posted by on Gen 14, 2017

Savoiardi, Torinesi, Piemontesi così hanno fatto l’Italia

Ogni tanto bisogna rinfrescarsi la memoria e pubblichiamo due brevi articoli su il padre della Patria Cavour e come si svolse il plebiscito. Il primo articolo lo ha scritto Antonio Ciano il secondo non lo so.

1853, morte a Torino; (40 milioni raspati) dallo speculatore Cavour

La notte del 18 ottobre del 1853 una moltitudine di popolo si affollò sotto la casa del Conte Camillo Benso di Cavour. Quei cittadini non volevano inneggiare al loro primo ministro, volevano solo dimostrare la loro rabbia nei confronti di uno speculatore. Cosa era successo? In quell’anno i raccolti di grano erano stati scarsissimi in tutta Italia, persino nel Regno delle Due Sicilie, di solito super produttore di tale primaria fonte di nutrimento. Ma, mentre Ferdinando II di Borbone, per calmierare i prezzi ed evitare rivolte e speculazioni, ne faceva acquistare subito grandi quantità all’estero, in Piemonte, governato dal primo ministro massone, le cose andarono diversamente. Il liberalissimo ed osannato ministro piemontese approfittò subito della carestia, fece incetta di grano a fini speculativi, riempì i granai personali anziché far sfamare i poveri. La folla inferocita, fra grida e vituperi, mandò in frantumi i vetri delle finestre della villa superprotetta del ministro speculatore che diede ordine alla forza pubblica di sparare sulla folla. Molti popolani morirono, altri furono incarcerati. Quella notte Cavour, oltre che speculatore, divenne anche assassino. Il giornale l’Indipendente ammonì il primo ministro ad aprire i suoi granai per far sfamare i poveri torinesi che lo accusavano di incetta immorale e contro legge. Il giornale fu denunciato per diffamazione e difeso dall’avvocato liberale Brofferio della Bigongia. Questi confutò davanti alla Corte le accuse dimostrando che il Cavour aveva ammassato grani, in violazione della legge. Dalla difesa fu esibito anche un atto notarile attestante la partecipazione del primo ministro al 90% delle azioni della Società Mulini di Collegno, il cui presidente, fu dimostrato, era il Cavour stesso. La magistratura era a quel tempo completamente asservita al potere politico in Piemonte e nonostante ciò gli imputati furono assolti. Angelo Brofferio così commenta la sentenza su “La Voce” del 24 novembre del 1853:<<… il conte di Cavour è magazziniere di grano e farina, contro il precetto della moralità e della legge- e che- sotto il governo del conte di Cavour ingrassano illecitamente i monopolisti, i magazzinieri, i borsaiuoli, i telegrafisti, e gli speculatori sulla pubblica sostanza, mentre geme, soffre e piange l’università dei cittadini sotto il peso delle tasse e delle imposte- e che- il sangue innocente sparso dal conte di Cavour nella capitale dello Stato senza aggressione, senza resistenza, per una semplice dimostrazione che potevasi prevenire, fu atto barbaro e criminoso…”
L’Indipendente fu assolto ma i morti rimasero sul selciato. Alla sua morte, ci fa sapere il De Sivo, l’onesto Cavour “…con la sua morale si fece quattordici milioni, raspati in pochi anni; e fu chi stampò quaranta…” (Giacinto De Sivo, Storia delle Due Sicilie, Edizioni Brenner, Vol. II, pag. 420).
Sia Cavour che Garibaldi, nella storiografia italiana, si dividono, forse, in egual misura la popolarità d’essere considerati tra i grandi padri della Patria. Così ha decretato l’intelighentia massonica.

Clan dei Massoni

 

 

LA TRUFFA DEL PLEBISCITO DEL 21 OTTOBRE 1860

 

Con l’assoluta mancanza di segretezza del voto, a dispetto delle più elementari regole democratiche: il voto era palese: l’elettore doveva ritirare la scheda estraendola da una delle due urne – rispettivamente contrassegnate dalle scritte Sì e No -e deporla nell’urna centrale. Le urne erano presidiate da camorristi e soldati armati; votarono i garibaldini, l’esercito piemontese ed i loro mercenari (a piene mani). Non votarono di certo i soldati delle Due Sicilie che ancora in gran numero difendevano l’antico regno. Il plebiscito avrebbe potuto essere lo strumento oggettivo, storicamente e giuridicamente valido per avallare il processo risorgimentale, voluto da pochi ed attuato da pochissimi. Questo grande momento di democrazia sigillo del popolo sovrano all’annessione al Piemonte, fu volutamente ed apertamente bestemmiato. E la grande piazza di Napoli rievoca nel nome quell’avvenimento truffaldino. Il Movimento Neoborbonico, un’associazione culturale che da anni si batte per la verità storica del Sud, chiese la revisione del voto alla Corte di Giustizia in Lussemburgo e alla Corte di Giustizia dell’Aja, Il cosiddetto plebiscito del 21 ottobre del 1860 è la base per l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Piemonte, chiamata unificazione italiana. Esso non può essere considerato valido per i seguenti motivi:

  • Incompetenza del soggetto proponente (la dittatura del mercenario Garibaldi);
  • Stato di occupazione militare e di guerra (la nazione duosiciliana era ancora in armi su una parte del territorio non conquistato);
  • Votazione preclusa agli abitanti del territorio di cui prima (Capua, Gaeta ecc.);
  • Violenze riconosciute nei seggi in molti dei quali non fu possibile affatto votare (Barra, Avezzano ecc.);
  • Elettorato limitato a meno del 20% della popolazione;
  • Mancato riconoscimento internazionale del plebiscito (eccetto Francia e Inghilterra, conniventi del Piemonte);
  • Guerra civile (brigantaggio) scatenata dall’applicazione del plebiscito sotto il regno dei Savoia.)

 

scheda del si

 

1 Comment

  1. che rabbia che malfattori che delinquenti

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