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Sète, sul canale del Midi, città foggiata dai gaetani di Alfredo Saccoccio

Posted by on Dic 15, 2020

Sète, sul canale del Midi, città foggiata dai gaetani di Alfredo Saccoccio

Sète, “isola singolare”, cara al cuore del poeta e prosatore francese  Paul Valéry, è alle porte del Mediterraneo. E’ una Venezia della Linguadoca, nel dipartimento dell’Hérault, centro di particolare rilevanza commerciale ed industriale, aperto su “il mare latino”.

      La città, già denominata “Cette”, è ai piedi del Mont Saint-Clair,l’antico “Mons Settius” (m. 180), in cui si ridiscoprono le meraviglie della lentezza. Ogni anno, nella festa di S. Luigi, in occasione  delle reputate gare nautiche, Sète celebra le sue nozze con il mare. Come Venezia, Sète è un arcipelago e, se Napoli è animata dal Vesuvio, Sète si rannicchia ai piedi del già citato Mont Saint-Clair. Citta italiana, autenticamente italiana, foggiata dagli immigranti venuti da Gaeta e da Cetara, centro turistico e peschereccio sulla costiera amalfitana, dalle quali  essa ha ereditato la “tiella” (torta di polipi) e la “maccaronata” (pasta al ragù di bue), ma soprattutto un’innegabile gioia di vivere. In realtà, Sète è anche un poco spagnola e un poco africana.

    Per capire quello che era il sito, all’inizio dell’era cristiana, quando i Galli, dello stagno di Thau, alimentavano i loro padroni romani con pesce fermentato (“garum”), solcare il quartiere  di Pointe Courte, nel mezzo dei “capéchades”, reti destinate a catturare anguille e cefali. E’ là che Agnès Varda iniziò la la carriera di regista. Ora i canali sono, poco a poco, investiti dai navigatori da diporto, ma gli immobili moderni non fanno dimenticare i venerabili magazzini che si immaginano ingombti di barili di vino.

   Lungo la “marina” (il canale che collega lo stagno di Thau al Mediterraneo), le banchine dell’est sono, all’ora del pastis, l’appuntamento favorito  della gioventù locale. Si può osservare, con calma, l’altra riva, invasa da veicoli e da bighelloni all’ora di ritorno dei pescherecci (900 battelli che imbarcano vino, prodotti chimici e sale).. Un’incursione sul molo Saint- Louis darà l’impressione di entrare in Sète dal mare.

   La città alta e il monte Saint-Clair meritano che si consacri loro una giornata per percorrere a piedi le piazze e le strade,  dove, come in Italia, la biancheria si asciuga alle finestre. Imboccare poi il passaggio delle “Trentasei scale, la “strada Rapida” o il cammino di “Biscan pas”(“Non montiamo in bestia”), che conduce alla cima del Saint-Clair. Riprendere il respiro nei viali del delizioso recinto della Scuola di Belle Arti. Dalla cappella della Salette, la vista si estende fino a Frontignan e alla Petire Camargue. Per la strada delle Pietre Bianche, si accede ad una tavola di orientamento da cui si scorgono la montagna di Agde e, in tempo chiaro, i Pirenei.

   Lungo i sentieri del parco, scendere  fino allo spazio Pierre Brassens al fine di raccogliersi sulla tomba del cantante, inumato nel cimitero di Ramassis e non nel cimitero marino, alla maniera di Paul Valéry e di Jean Vilar. Dirigersi poi verso il forte Saint-Pierre per visitare il museo Paul-Valéry, che conserva ricordi dei due poeti. Quanto al cimitero marino, vi si entrerà dall’alto per, discendendo, “vedere il mare palpitare tra i pini, tra le tombe”. Localizzare quella dell’autore di “Charmes”(termine  che va inteso nel senso latino di “carmina”) non va da sè; anche i frequentatori assidui vi perdono i loro riferimenti. Non ostinarsi : l’importante è lasciarsi dolcemente invadere da “la calma degli dei.”.

   Al menu dell’estate, le feste della gastronomia (24-25 giugno), della Saint-Pierre (14-16 luglio) e della Saint-Louis con le giostre (dal 16 al 22 agosto). Buone tavolate: The Marcel, Porto Pollo e La Rotonde.

   Da leggere: “De Cetara à Sète et de Sète à Cetara”, di Jean Brunelin e Paul-René di Nito (Espace Sud) ; “Sète, port en ville” (Equinoxe).  Ufficio turistico : 60 rue Mario-Roustan 34200 Sète, tel. O4-67-74-71-71.

Alfredo Saccoccio

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