Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

SOLOPACA E IL RISORGIMENTO

Posted by on Dic 12, 2020

SOLOPACA E IL RISORGIMENTO

Dopo le guerre napoleoniche, i rappresentanti degli Stati si incontrarono a Vienna, per deliberare le nuove sistemazioni di confini e di sovrani. ….. L’Europa uscì dalle deliberazioni del congresso di Vienna simile a quella che era stata prima delle guerre napoleoniche. Lo stesso può dirsi dell’Italia. Col nuovo assetto territoriale essa restò spezzettata in nove Stati: fra questi si ebbe il regno delle Due Sicilie, così denominato per l’unione dell’effettiva Sicilia con il regno di Napoli. 

Ivi venne restaurata la monarchia borbonica; Ferdinando, che già era stato re di Napoli col nome di Ferdinando IV, poi re di Sicilia col nome dì Ferdinando III, prendeva il titolo di re del regno delle Due Sicilie col nome di Ferdinando I. I solopachesi collaborarono attivamente. col nuovo monarca, fin dal tempo dello stesso congresso di Vienna. Il signor Vincenzo Canelli da Solopaca, d’accordo col sindaco Francesco Ferri, riuscì a formare una legione di uomini, al servizio del re borbonico, comprendente giovani volontari dai 18 ai 25anni. Questi si unirono, presso la scafa del Volturno, nelle vicinanze di Castel Campagnano, il 20 maggio 1815, alla truppa di Ferdinando IV che scendeva da Piedimonte in direzione di Capua, Napoli e Gaeta, contro Gioacchino Murat. Il giorno seguente giunse la notizia da Napoli che la capitale del regno e Capua si erano arrese all’esercito borbonico. Grande fu l’esultanza della nostra popolazione; tutti i giovani festeggiarono il lieto avvenimento portando all’occhieflo una coccarda rossa. Le truppe del Murat erano state poste disordinatamente in fuga. Il 25 maggio fece ingresso a Napoli Francesco, figlio di Ferdinando I. Pochi giorni dopo, con grande tripudio dei Napoletani, entrò anche il re. Il nuovo regno delle Due Sicilie, nei primi tempi, si trovò ad affrontare non lievi difficoltà di carattere annonario. Anche Solopaca fu interessata alla loro soluzione. Il notaio Giovanni Maria Romanelli così annotava nel suo interessante “Diario”, al giorno 3 ottobre 1817: “Ferdinando primo nostro re ha comprato, per mezzo del suo fattore, tomoli cento di grano per semenza da Pasquale Cutillo di Solopaca: li ha fatti trasportare in Napoli da 8 cammelli ponendo su ogni cammello tomoli 12 di detto grano, sebbene detti cammelli, giusta le parole del custode di essi, fossero capaci ciascuno di portare sul dorso sino a tomoli 15 di grano”. Pochi anni erano passati dalla restaurazione delle monarchie assolute, decisa dal congresso di Vienna, e già si manifestavano le prime ribellioni. Quei regimi politici, che la Santa Alleanza additava come modelli di buon governo, trovavano opposizione, non soltanto in alcuni nostalgici dei tempi napoleonici, ma anche in molti altri, mossi da ardente passione patriottica o da fede liberale. A Napoli il 2 luglio 1820 scoppiò la rivoluzione e Ferdinando I fu costretto a concedere la Costituzione. I governi della Santa Alleanza dichiararono di intervenire a favore di quel sovrano, contro le rivendicazioni liberali, considerate nocive alla causa della pace e della religione. All’Austria fu affidato dalle altre potenze l’incarico di mandare un esercito a Napoli, per abolire la Costituzione. Il generale Pepe tentò, con le truppe carbonare, di far fronte al forte corpo d’armata austriaco, ma questo, guidato dal Frimont, ebbe la meglio ad Antrodoco ed entrò in Napoli il 23 marzo 1821. Ferdinando I, ritornato nella sua reggia, mutò governo e abrogò la Costituzione, mettendo in atto i tribunali di guerra, contro i maggiori responsabili della ribellione. Per tutto il regno furono emanate severe disposizioni, che proibivano in ogni paese qualsiasi formazione militare. Anche Solopaca, per ordine dell’intendente, fu completamente disarmata. Il sindaco curò personalmente la rigorosa esecuzione del provvedimento. Il 19 giugno 1824 il principe ereditario Francesco, accompagnato dall’Intendente sig. Marchese di S. Agapito, da quello di Campobasso e da vari cavalieri, proveniente dal Molise, passò con lo “scafone” fl fiume Calore presso Solopaca. La notizia del suo arrivo, come un lampo, si era già precedentemente diffusa in paese. Tutte le autorità, i galantuomini, il clero e una considerevole calca di popolo, fin dalle prime ore del mattino, si recarono, tripudianti, sul luogo designato, per assistere al passaggio dell’augusto personaggio. Alle ore 20, dopo una lunga attesa, preceduto da un drappello di soldati a cavallo, arrivò S. A. Reale il Principe, il quale volle a piedi portarsi sullo “scafone” e giungere, al di qua del fiume, sulla strada regia. La folla di solopachesi, ai quali si erano uniti molti altri abitanti dei paesi circonvicini, con scroscianti applausi e voci di gioia, salutò il giovane principe, che volentieri si fermò a parlare e ad ascoltare chiunque, trattenendosi per quasi un quarto d’ora. La carrozza reale ripartì alla volta di Napoli, fra le ovazioni generali. Stralciamo ora le altre notizie del tempo dal già citato “Diario” del notaio Romanelli:

“Addì 4 gennaio 1825: alle ore 7, il nostro re Ferdinando I di morte improvvisa, è passato a miglior vita; immediatamente è succeduto al trono suo figlio Francesco I. Costui, con nostra consolazione, ha nominato il suo unico germano, Leopoldo, tenente generale d’armata. Il nuovo sovrano ha ordinato due mesi di lutto”.

“Addì 8 novembre 1830: Francesco I, re di Napoli, è passato a miglior vita, dopo diversi giorni di malattia”.

“Addì 9 novembre 1830: Ferdinando II suo figlio ha preso la firma di re”.

“Addì 30 novembre 1830: è morto Pio VIII”.

da: “SOLOPACA” di Alfredo ROMANO – edizioni A.S.M.V. Piedimonte Matese, 1998

fonte

http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Storia/Local/Solopaca04.htm

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.