Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

STORIA CRONOLOGICA DELL’ANTICA CAPUA – di Salvatore Fratta (VIII)

Posted by on Dic 8, 2020

STORIA CRONOLOGICA DELL’ANTICA CAPUA  – di Salvatore Fratta (VIII)

Benché privata del diritto di autoregolarsi e di ogni propria istituzione, eccetto i culti, Capua iniziò a prosperare sotto la guida dei Magistri Campani.

La prosperità della città era dovuta ad alcuni importanti fattori. Capua era un ottimo snodo commerciale perché essa si trovava al centro di diverse vie di comunicazione: l’Appia che, dal 195 a. C. giungendo fino a Brindisi, aveva messo in comunicazione il mondo romano con l’Oriente; la via Latina che giungeva da Roma fino al porto fluviale di Casilinum, ma soprattutto per il porto di Pozzuoli dove arrivavano tutte le merci provenienti dalle rotte mediterranee che, per poter raggiungere Roma, dovevano transitare per la via Campana e raggiungere l’Appia a Capua.

Oltre a ciò, la popolazione capuana, in massima parte formata da agricoltori e da artigiani, seppe organizzare al meglio il proprio lavoro. E, infatti, Capua fu famosa per la lavorazione del profumo ricavato dalle rose, per l’olio che si produceva in quantità abbondantissima, per i tappeti che facevano concorrenza a quelli di Alessandria d’Egitto, per la lavorazione del ferro, del bronzo e della ceramica prodotta già nel IV sec. a. C.

Il benessere di Capua iniziò, all’incirca, verso la metà del II sec. a. C. e continuò fino alla fine del I sec. d. C., quando la città perdette la sua centralità negli affari dell’Impero.

Infatti, il commercio ebbe un notevole arresto per la costruzione della Via Domitiana, iniziata nel 95 d. C., che abbreviando il percorso fino a Roma, eliminò il transito delle merci attraverso la metropoli capuana e l’uso del porto fluviale di Casilinum.

Ebbe poi una notevole ripresa al tempo dell’imperatore Adriano. E ancora nel IV sec. d. C., Ausonio la elencava all’ottavo posto fra le dieci più importanti città dell’Impero.

I suddetti Magistri Campani, tra l’altro, furono sopraintendenti alla costruzione di edifici pubblici:

— nel 108 a. C il primo Teatro; e poi, il primo Anfiteatro da cui, nel 73 a. C., partì la rivolta di Spartaco; oltre alla riparazione di templi fra cui quello di Diana sul Tifata, vecchio, ormai, di secoli

Altri avvenimenti seguirono.

— nel 104 a. C. circa gli schiavi si ribellarono per ben due volte nello stesso anno.

La prima volta, furono 200 a fare rivolta ma furono immediatamente sconfitti.

La seconda volta, qualche mese più tardi, la rivolta ebbe a capo Tito Minucio Vettio, un giovane cavaliere romano che, si era innamorato di una schiava giovana e bellissima. Non riuscendo a pagare l’eccessivo riscatto richiesto, organizzò un esercito di 3.500 schiavi. Roma rispose inviando il pretore Lucio Licinio Lucullo (padre del più famoso Lucullo e dei suoi memorabili banchetti) a capo di 4.000 fanti e 400 cavalieri. Ma non ci fu battaglia. Lucullo offrì l’immunità al capo degli schiavi, Apollonio che pertanto tradì i suoi compagni. Vettio si suicidò prima della cattura, mentre gli schiavi furono messi a morte. (Diodoro Siculo – libro XXXVI – Bibliotheca Historica)

— Dal 90 fino all’ 88 a.C., Capua fu la piazzaforte dell’esercito romano nella guerra sociale e la sua ricchezza contribuì alla vittoria.

— Nell’ 83 a.C., da Marco Bruto fu dedotta una prima colonia e le terre del demanio vengono divise tra i nuovi arrivati.

Nello stesso anno, Capua vide la battaglia fra le truppe di Silla, posizionate sui declivi che dal Tempio di Diana Tifatina e quelle dei partigiani di Mario, comandate dal console Norbano, poste nei pressi della città. Lo scontro avvenne nella pianura compresa fra le due postazioni; Silla riportò piena vittoria e Norbano si rinchiuse in Capua che fu sottoposta ad un assedio che durò circa un anno.

Per la conseguita vittoria, Silla dedicò alla dea Diana i campi dove si era svolta la battaglia e le alture circostanti.

Gli assediati furono liberati dall’esercito Sannita al comando di Pontius Telesinus (Ponzio Telesio) e Marco Lamponio che marciavano verso Roma e contro Silla, per lo scontro decisivo. Ma, giunti nei pressi di Porta Collina, l’1 e il 2 novembre dell’82 a.C subirono una dura sconfitta e Capua venne assoggettata agli esponenti di Silla. La colonia dedotta l’anno prima fu eliminata e i campi appartennero nuovamente al demanio statale.

— 73 a. C. scoppiò la rivolta servile capeggiata da Spartaco, gladiatore trace, domata da Crasso nel 71 a.C.

— 64 a. C. il tribunus plebis Publio Servilio Rullo propone di ricostituire la colonia ma la sua proposta non ebbe successo.

— 59 a. C., fu l’anno del consolato di Cesare.

Capua fu innalzata a Colonia e ribattezzata Colonia Julia Felix e ventimila veterani delle imprese belliche di Pompeo ottennero, ognuno, dieci iugeri dell’Ager Campanus.

In questa occasione il dittatore concesse alla città i suoi antichi diritti. Erano trascorsi oltre centocinquanta anni.

La città venne amministrata dallo “Ordo decurionum” una pluralità di persone membri del consiglio preposti all’amministrazione e governo delle colonie o dei municipi.

— 50 a. C. Il senato romano inviò a Capua due legioni in attesa di ordini per un’eventuale partenza per la Siria. Intanto si va delineando la guerra civile fra Cesare e Pompeo.

— 49 a.C. 12 gennaio – Poiché Cesare, non ottemperando alle richieste del Senato a scioglier il suo esercito, oltrepassò il Rubicone, i senatori, i consoli e Pompeo si rifugiarono a Capua sperando di trovare sicurezza per le due legioni ivi stanziate precedentemente.

— 47 a.C. – In quest’anno Cesare richiamò a Roma i soldati che, dopo la battaglia di Farsalo del 9 agosto 48 a.C. e la sconfitta di Pompeo, erano stati inviati a Capua per riprendersi dalle fatiche della guerra.

— Nel 41 a. C. vi fu dedotta una nuova colonia per premiare i veterani delle due battaglie di Filippi, in Macedonia, (3 e 23 ottobre 42 a.C.) nella quale furono sconfitti i congiurati che avevano assassinato Cesare due anni prima.

— Nel 31 a. C. dopo la Battagliadi Azio, Augusto assegnò terre ai suoi veterani. Per compensare la città delle perdite subite con la nuova assegnazione, concesse a Capua possedimenti nell’isola di Creta, nella zona di Cnosso, le cui entrate superavano il milione e duecentomila sesterzi e promosse la costruzione di un acquedotto il quale, scrive Velleio Patercolo (II, 81), “ancora oggi costituisce un efficace mezzo di salute ed abbellisce ancor più quel delizioso luogo”. Negli anni successivi, la città ritrovato l’antico splendore, si ingrandì notevolmente. Durante il periodo dell’Impero, le vennero conferiti notevoli privilegi sia da Augusto che da molti suoi successori.

(continua)

curato da Salvatore Romano

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