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STORIA CRONOLOGICA DELL’ANTICA CAPUA (IX) – di Salvatore Fratta

Posted by on Dic 13, 2020

STORIA CRONOLOGICA DELL’ANTICA CAPUA (IX)  – di Salvatore Fratta

Nel 26 d.C, l’imperatore Tiberio venne a Capua per dedicare il Campidoglio e si trattenne in città per qualche giorno.
— Il 15 marzo del 40 d.C., il suddetto tempio venne colpito da un fulmine e subì dei danni
— Nel 42 o 44 d. C. Capua fu una fra le prime città ad accogliere il Cristianesimo, con la venuta di S. Pietro, il quale per iniziare l’opera di proselitismo, si trattenne tre o quattro giorni ospite presso la comunità ebraica, presente in città e dedicata al commercio.

Dopo aver consacrato vescovo S. Prisco, si diresse verso Roma. Se questa credenza tramanda il vero, si può affermare che la Chiesa capuana, anche se di poco, è più antica di quella romana.

— Nel 57 d. C. anche l’imperatore Nerone mandò altri veterani a Capua.

— Nel 66 d. C. S. Prisco, primo vescovo di Capua, subì il martirio. Gli successe il discepolo S. Sinoto.

— Negli anni 68 – 69 d.C., durante il corso della guerra civile fra Vitellio e Vespasiano, Capua parteggiò per Vitellio.

Una schiera di gladiatori della città combattè contro le legioni di Vespasiano ma furono sconfitti e la III legione, al comando di Lucilio Basso, entrò nella città senza incontrare resistenza alcuna.

I capi della fazione avversa furono giustiziati; i soldati svernarono in città e furono umiliate le casate signorili (Tacito- Hist. IV, 3); i territori a sud della città furono dati a Pozzuoli.

Comunque, l’imperatore Vespasiano trattò con benevolenza la città, e venne diverse volte a Capua, ma, soprattutto, gradiva restare in solitudine e in contemplazione sui declivi del Tifata.

— Nel 79 d. C. eruzione del Vesuvio vista, ovviamente, anche dagli abitanti di Capua, ma la città non subì nessun danno.

— Nell’ 80 circa, subì il martirio S. Sinoto e dopo di lui fu consacrato vescovo S. Rufo, che era stato console suffetto a Roma e comandante supremo delle truppe a Ravenna. Anch’egli venne martirizzato il 6 agosto, forse dell’83. Restano sconosciuti i vescovi che seguirono.

— Dal 98 al 117, sotto l’impero di Traiano, fu vescovo san Quarto nato a Capua da una nobile famiglia. Non si conoscono i nomi dei vescovi che succedettero fino a S. Agostino.

Durante il successivo impero di Adriano, che regnò dal 117 fino alla sua morte avvenuta il 10 luglio 138 a Baia, Capua raggiunse il suo massimo splendore, e per almeno un secolo la città venne considerata fra le più ricche del mondo romano.

Tito Livio la definì “ urbs maxima opulentissimaque Italiae “ la città più grande e ricca d’Italia.

— 130 d. C., circa, l’imperatore Adriano, abbellì l’Anfiteatro con colonne e statue.

— 138 d. C. Verso la fine dell’anno, probabilmente, venne in città il nuovo imperatore Antonino Pio per dedicare l’Anfiteatro. Durante gli anni del suo impero, spesso, Capua ospitò Faustina Maggiore, moglie dell’imperatore, che, per curare la propria salute e quella dei suoi figli, si recava presso le terme del tempio di Diana Tifatina.

— 200 d. C., a causa della crisi economica e della notevole inflazione che colpì ogni parte dell’ Impero, Settimio Severo accordò notevoli privilegi alla città campana.

— Nell’anno 252, dopo la morte di Decio e sotto l’impero di Treboniano, tutto l’Impero e anche Capua fu colpita da una grave pestilenza. Negli anni che seguirono fu vescovo di Capua Agostino, forse proveniente da Cartagine e amico di S. Cipriano. Subì il martirio insieme alla propria madre Felicita il 16 o il 17 novembre, forse,del 258, sotto l’impero di Valeriano.

— Nel 260 Gallieno, divenuto imperatore dopo la cattura del padre Valeriano, per favorire la popolazione stremata dalla pestilenza del 252, sgravò la città delle tasse e fece ricostruire vari edifici.

— Nel 284 d. C. Diocleziano è proclamato imperatore. Negli anni successivi con le riforme da lui volute, Capua è ancora una città importante, essendo sede dei governatori della Campania ( corrector, consularis ) i quali, fra l’altro, curarono una notevole attività edilizia. Nella sede capuana si tenevano le assemblee religiose provinciali.

— Nel 320 circa Costantino fece edificare in Capua una chiesa dedicata agli Apostoli Pietro e Paolo. In quel tempo era vescovo Proterio (304-326). Nel 313 aveva partecipato al concilio di Roma, nel 314 era ad Arles con due diaconi capuani, nel 315 nuovamente a Roma e infine al concilio del 324 essendo papa S. Silvestro.

— Nel 345 d.C., Capua ospitò Costante, quarto figlio maschio di Costantino il Grande e della seconda moglie Fausta.

— Nel 345 – 346 d. C. un fortissimo terremoto sconvolse la Campania. Per questo catastrofico avvenimento, negli anni seguenti altri imperatori concessero benefici alla città e Capua continuò ad essere prospera tanto da essere, secondo il poeta Ausonio, per grandezza la terza città d’Italia e l’ottava in tutto l’Impero. In essa viveva una popolazione cosmopolita, In questo periodo, infatti, erano presenti diverse comunità religiose: non solo i Cristiani, ma anche gli Ebrei, gli adepti al mitraismo, ecc., e la loro presenza dava vita ad interessi culturali di notevole spessore.

390 d. C. – Capua, dall’imperatore Costantino fu eletta sede del Consularis campaniae. Tutto ciò consentì, nell’inverno del 392, indetto da papa Siricio e presieduto da S.Ambrogio* di Milano, lo svolgersi del sinodo in cui venne proclamata la Perpetua Verginitàdi Maria.

Nota: * S. Ambrogio Il suo nome era Aurelio Ambrogio. Nacque a Treviri, in Germania, fra il 339-340 da importante famiglia senatoria romana. Già da alcune generazioni, i componenti della sua famiglia erano cristiani e due suoi fratelli, Marcellina e Satiro, sono venerati come santi.

Venne acclamato vescovo per volere del popolo il 7 dicembre del 374 anche se si era opposto strenuamente alla sua elezione. Fu una delle personalità più importanti della chiesa del IV sec., ed è annoverato tra i massimi dottori della Chiesa. Impartì il battesimo ad Agostino d’Ippona dopo averlo allontanato dall’eresia e seppe imporsi anche all’imperatore Teodorico a cui vietò l’ingresso nel tempio fino a quando non avesse fatto penitenza per la strage compiuta a Tessalonica.

Dopo l’elezione a vescovo, elargì i suoi beni ai poveri. Il suo operato influì notevolmente nella chiesa milanese tanto che ancora oggi si usa il termine “ambrosiana ” per indicare sia la diocesi che la città. Fu il fondatore del rito ambrosiano introducendo, nella liturgia della chiesa occidentale, molti elementi tratti da quelle orientali, come inni e canti.

Si spense a Milano nel 397.

Pochi anni dopo, iniziarono le invasioni barbariche e con esse anche un lento declino dell’antica e nobile città campana.

Nella seconda invasione dei Visigoti (Goti dell’ovest) guidati dal re Alarico, a partire dal 24 agosto del 410 d. C., Roma fu saccheggiata per tre giorni, riportando rilevanti danni materiali, e numerose furono le vittime. Solo le chiese cristiane, per espresso ordine di Alarico, furono risparmiate, divenendo asilo protetto per buona parte della popolazione.

Nel successivo mese di settembre, Capua subì lo stesso trattamento: anch’essa venne saccheggiata dai suddetti in cerca di bottino, e le devastazioni provocarono notevoli disagi alla popolazione.

Una traccia delle razzie che i Visigoti operarono nella città è ravvisabile in un ritrovamento avvenuto nel 1999 nel settore urbano sud – orientale ai margini della città. Furono rinvenuti i ruderi di una struttura absidata e quelli di una bottega artigianale dove si lavorava l’osso: questo è un dato di fatto certo perché furono recuperati grandi quantità di scarti di lavorazione del suddetto materiale. In un angolo della bottega fu ritrovato un cofanetto d’osso con coperchio a scorrimento decorato con figure a rilievo, che conteneva un piccolo tesoro costituito da sei solidi d’oro e altro.

Nota: Il solido è una moneta d’oro introdotta da Costantino nel 310 circa che sostituì il più antico aureo. Venne adoperato in tutto l’Impero Romano d’Occidente e d’Oriente, restò in vigore fino al X sec. Dal termine solido deriva la parola soldo.

Le monete ritrovate erano le seguenti:

— 1 solido di Teodosio il Grande, imperatore romano d’ Occidente dal 379 al 395

— 3 solidi di Arcadio figlio di Teodosio che, alla morte del padre, fu imperatore d’ Oriente dal 395 – 408

— 2 solidi di Onorio figlio dio Teodosio associato al padre dal 395 e, alla morte del genitore, imperatore d’ Occidente fino al 423.

(Questo solido fu coniato nella zecca di Ravenna negli anni 402 – 406; pesava gr. 4,42. Su di una faccia era impresso il busto dell’imperatore con diadema e corazza; sull’altra la scritta VICTORIA AVGGGe la figura dell’imperatore in piedi con labaro e vittoria, con il piede sinistro su un prigioniero. Come si nota, tutti i sei solidi sono stati coniati prima del 410).

— 1 Follis coniato al tempo di Costantino I.

— 1 anello di oro con diaspro rosso liscio.

Verosimilmente i succitati beni furono nascosti quando la città venne invasa dalle schiere dei Visigoti, con l’intento di salvarli dalle loro mani rapaci e di recuperarli quando la furia devastatrice fosse passata. Ma al proprietario riuscì solo la prima parte del progetto, e i suoi muti beni non hanno tramandato né il suo nome né la sua sorte.

Queste invasioni fecero cadere la città in una notevole crisi economica alla quale l’imperatore Onorio cercò di rimediare, nel 413, con la riduzione delle imposte ad 1/5 e poi nel 418 ad 1/9. Nello stesso tempo, su ordine di Postumio Lampadio vir clarissimus, nativo di Capua, furono restaurate alcune costruzioni pubbliche.

Per circa mezzo secolo si visse un periodo di tranquillità.

— Nel 432 il vescovo Simmaco, succeduto a S. Rufino, diede inizio alla costruzione della chiesa dedicata alla Vergine Maria che il concilio di Efeso aveva appena proclamato Madre di Dio.

Simmaco era membro dell’antica e nobile famiglia romana dei Symmachi molto potente e ricca che aveva diverse proprietà terriere presso Capua e in città possedeva più di un’abitazione.

Pochi anni dopo, la vita della città fu scossa da nuove invasioni barbariche.

— Nel 455, la città fu notevolmente danneggiata dalle truppe di Genserico, che, iniziando dal 2 giugno 455 e continuando per due settimane, avevano razziato Roma con un impeto di gran lunga superiore a quello dei Visigoti.

Si dice che i Vandali rovinarono talmente le mura della nostra città che, per i danni subiti, non furono mai più ricostruite.

L’Impero Romano d’Occidente restò in vita per altri venti circa anni, fino al 476,quando Odoacre, re degli Eruli, depose l’ultimo Imperatore Romano d’Occidente, il giovane Romolo Augusto, riscattò la Sicilia dai Vandali e si proclamò re dell’Italia Unita.

(continua)

curato da Romano Salvatore

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