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Storia della Sicilia del professore Massimo Costa 4/ I greci alla conquista della nostra Isola

Posted by on Gen 25, 2021

Storia della Sicilia del professore Massimo Costa 4/ I greci alla conquista della nostra Isola

In realtà, è del tutto errato parlare di una “dominazione greca” per questa colonizzazione. Le repubbliche greco-sicule furono sin dall’inizio del tutto indipendenti dalla Madrepatria, che presto superarono in ricchezza, cultura e potenza, richiamandosi alla stessa solo per ragioni affettive e in momenti di particolare solennità o di crisi politica

Ancora un altro capitolo della “Storia istituzionale e politica della Sicilia: un compendio” del professore Massimo Costa. Sotto, in allegato, i capitoli precedenti

In realtà, è del tutto errato parlare di una “dominazione greca” per questa colonizzazione. Le repubbliche greco-sicule furono sin dall’inizio del tutto indipendenti dalla Madrepatria, che presto superarono in ricchezza, cultura e potenza, richiamandosi alla stessa solo per ragioni affettive e in momenti di particolare solennità o di crisi politica

Capitolo 2: Dalle Pòleis al Regno Siceliota

§ 1 – La colonizzazione ellenica
Sono i Greci però che portano la Sicilia nella piena luce della storia con le loro possenti ondate migratorie iniziate nell’VIII secolo a.C. Quando gli Ioni, con il mitico Teocle, fondano la colonia di Naxos, nel 734 a.C., comincia una continuità di testimonianze storiche scritte che arriva fino ad oggi.

Ma è un anno dopo che si avrà l’evento decisivo. Questa volta sono i Dori, di Corinto, a fondare Siracusa, ad opera dell’ecista (così denominati i mitici fondatori delle colonie) Archìa. Segue una continua migrazione e fondazione di colonie da parte dei Greci che dura circa un secolo e mezzo.

I Siculi non possono in alcun modo arginare un’invasione, talvolta pacifica, tal altra aggressiva. Tentano, e talvolta riescono, a resistere nell’interno. Le coste sono perdute, tranne quelle settentrionali. Chi vuole restare o entrare in una pòlis greca come uomo libero, deve farlo restando privo di diritti politici, almeno nelle grandi colonie doriche del sud, mentre a nord pare che la fusione tra ioni e siculi sia stata più pacifica e paritaria, almeno nelle prime generazioni.

Le pòleis (città-stato) dei primi greci nascono come comunità di liberi colonizzatori, e quindi come “repubbliche” dove, almeno in teoria, tutti i coloni hanno pari dignità e si dividono le terre. Ma la sottomissione o l’afflusso dei Siculi, così come gli afflussi di coloni di seconda generazione, causano poco a poco una evoluzione aristocratica delle repubbliche siceliote dove le aristocrazie sono composte dai discendenti dei primi colonizzatori.

A Siracusa, da subito la più grande delle pòleis greco-sicule, ad esempio, il potere spetta ai discendenti dei primi coloni, che costituiscono l’aristocrazia dei Gàmoroi, mentre tutti gli altri, esclusi dal potere politico, greci o siculi che fossero in origine, erano i Kyllìrioi, semplici lavoratori, in condizione servile ma forse non propriamente schiavi.

È del tutto errato parlare di una “dominazione greca” per questa colonizzazione. Le repubbliche greco-sicule furono sin dall’inizio del tutto indipendenti dalla Madrepatria, che presto superarono in ricchezza, cultura e potenza, richiamandosi alla stessa solo per ragioni affettive e in momenti di particolare solennità o di crisi politica.READ  Elimi, Siculi, Sicani, Fenici. E in arrivo Cartagine: la Storia della Sicilia del professor Massimo Costa 3

La Sicilia acquistava per lunghi anni una struttura municipale e quindi politicamente frammentata, e una struttura aristocratica, ciò che sarebbe restato una vera costante nella sua lunghissima storia.

Dopo le prime due colonie fu la volta di Leontini (Lentini), Katane (Catania), Zancle (Messina), Megara Iblea, Gela (quest’ultima nel 688, considerata la fine della prima ondata di colonizzazione). Le quattro colonie più settentrionali furono fondate dai Calcidesi dell’Eubea (Ioni), Megara dai Megaresi (Dori), Siracusa – come abbiamo detto – dai Corinzi (Dori anche loro), Gela da Rodii e Cretesi (anche questi Dori).

Da subito Siracusa assume una posizione dominante e conquista un retroterra. Un secolo dopo la fondazione troviamo alcune fortezze nell’interno, come Acre o Casmene, segno di evidente espansione della polis.
Intorno alla metà del VII secolo si assiste ad una seconda ondata di colonizzazioni, ormai non più solo dalla Grecia propria, come la prima, ma anche dalle stesse città greco-sicule, ormai cresciute di numero e potenza, a ottant’anni circa dai primi insediamenti. Così nacquero Imera (vicino l’attuale Termini Imerese), Selinunte (nell’estremo occidente) e, finalmente, Akragas (Agrigento), nel 580 a.C., con cui si esaurisce del tutto la colonizzazione Greca. Questa città presto sarebbe diventata la seconda dei Sicelioti (così chiamati i Greci di Sicilia) per ricchezza economica, potenza politica e numerosità demografica, dietro Siracusa.

§ 2 – Le prime tirannidi e i Dinomenìdi
Sul finire del VII secolo l’organizzazione politica tradizionale entra in crisi; cominciano le stàseis, cioè le fazioni civili. All’inizio tra clan aristocratici, poi tra aristocratici e popolari. Purtroppo i primi secoli della vita di queste città-stato sono avvolti nella nebbia, tra storia e leggenda. In alcuni casi il partito popolare impone un “tiranno”, come accade con Panezio a Leontini (615), di cui però in pratica nulla sappiamo, in altri casi sarà il partito aristocratico a imporsi per mezzo di legislatori che tuttavia ne moderano il predominio, come Caronda a Catania.

Sarebbe stata proprio la più giovane delle pòleis, la stessa Akragas, a sperimentare precocemente la crisi del governo aristocratico e l’introduzione di forme di governo autoritario, con la tirannide di Falaride (572-556), la prima, a parte quella oscura di Panezio. Le tirannidi erano in grado di favorire la modernizzazione sociale meglio delle vecchie repubbliche aristocratiche.

Il passaggio dalle repubbliche aristocratiche alle tirannidi fu lento ma generalizzato, più o meno in tutta la Sicilia, come del resto in Grecia (si pensi ad Atene e alla tirannide di Pisistrato). A Falaride si attribuisce la sottomissione dei Sicani dell’interno, con la conquista della mitica Camico, e il consolidamento dei confini dal Salso al Platani. Sarà rovesciato presto e la repubblica sarà restaurata, ma il destino politico generale della Sicilia sembrava ormai segnato verso questa nuova forma di governo. Anche questo antico tiranno resta avvolto nella leggenda, come il suo mitico “toro”, strumento di tortura dentro il quale “arrostire” i nemici politici, che pare avesse il potere acustico di trasformare le strazianti grida dall’interno in muggiti.READ  Storia della Sicilia 1 del professore Massimo Costa/ Dagli albori al mille e 500 avanti Cristo

Più certamente a Gela, Cleandro, aristocratico figlio di Pantare, un vincitore nei giochi olimpici, diventa tiranno nel 505. Dopo di lui sarà la volta del fratello Ippocrate (498). A Gela inizia così la storia del primitivo stato greco di Sicilia. Ippocrate, infatti, si distingue per la sua politica espansiva, assoggettando Nasso, Leontini e Zancle, dove mette tiranni subalterni. Tuttavia il tiranno di Reggio, Anassila, con l’aiuto di profughi dall’Asia minore, ormai occupata dall’Impero persiano, assalta Zancle e la toglie al tiranno siciliano. La successiva ripopolazione della città con abitanti provenienti dalla Messenia, nel Peloponneso, ex schiavi spartani (Iloti) in fuga, fece tramutare il nome in “Messene”, da cui l’odierna Messina.

Ippocrate stringe il cerchio intorno alla Repubblica Siracusana (la I, quella aristocratica), ma senza grandi risultati, perché privo di flotta. Nel 491, in una battaglia contro i Siculi, Ippocrate muore, e gli succede il comandante della cavalleria, Gelone, della famiglia dei Dinomenìdi.

La metropoli siracusana, che già aveva nel frattempo mostrato il proprio primato sottomettendo le città più vicine e i Siculi dell’interno, è quella dove l’aristocrazia dei Gàmoroi resiste invece più a lungo. Ma la storia era ormai segnata.

Nel 485 Gelone, già da 6 anni tiranno di Gela, conquista Siracusa, chiamato proprio dai Gàmoroi a seguito di una rivolta dei Kyllìrioi, e se ne insignorisce. Da questo momento in poi Gela cessa di avere storia propria e diventa un municipio avanzato della signoria di Siracusa, sempre più ampia. Gelone pone la propria sede a Siracusa. Ad esempio, alla morte di Gelone, Gela va al fratello minore Polizelo, come tiranno “vassallo” del fratello maggiore, Ierone, al quale spetta la più grande Siracusa, dopo che questi era stato per anni il governatore di Gela proprio per conto del fratello. Ad ogni modo più della metà della popolazione di Gela fu trasferita a Siracusa, che così divenne una delle più grandi metropoli del mondo greco di allora.READ  Gli Arabi avanzano e i Greci escono di scena/Storia della Sicilia del professore Massimo Costa 10

Una delle ultime repubbliche oligarchiche, forse troppo vicina a Siracusa, Megara Iblea, attacca la grande signoria di Gelone. Facile la vittoria dei Sicelioti ormai praticamente unificati dalla dinastia dei Dinomenìdi. I nobili sono deportati a Siracusa come liberi cittadini, i poveri venduti come schiavi, la città distrutta. Siracusa cresceva sempre più.

Sulle prime del V secolo la Sicilia greca trova una sorta di unità politica nell’asse tra i tiranni di Siracusa (i Dinomenìdi) e Terone di Akragas (della dinastia degli Emmenìdi, tiranno dal 488 al 472). Mentre Terone aveva assoggettato Imera (tolta al tiranno Terillo nel 483), costruendo uno stato-cuscinetto tra la Sicilia greca e quella punica, Gelone mantiene tutta la Sicilia a est del Salso, ponendo tiranni satelliti nelle città sottomesse, e inglobando nel proprio dominio, seppure con relativa autonomia, anche i Siculi dell’interno.

Sono questi in Grecia gli anni delle Guerre Persiane. I Fenici spingono Cartagine ad attaccare i Greci da ovest, mentre loro, ormai flotta dell’Impero persiano, li stanno attaccando da est.

È il 480 a.C.: i Sicelioti, sotta la guida di Gelone di Siracusa e Terone di Agrigento, sbaragliano i Cartaginesi, guidati da Amilcare, che muore in battaglia, nella celebre battaglia di Imera; i Punici sono costretti a ripiegare nei loro domini storici (la cosiddetta “Epicrateia” o Provincia punica) da dove non sarebbero usciti per i successivi 70 anni.

Tra i combattenti dal lato dei Greci, un giovane e valoroso comandante indigeno, il siculo Ducezio. Anche il tiranno di Reggio e Messina, Anassila, genero dell’ex tiranno Terillo di Imera, è costretto ad entrare come subalterno nell’egemonia siracusana.

A Gelone (478) succede il fratello Ierone I. Le popolazioni ioniche di Nasso e Catania sono deportate a Lentini e, per ripopolare Catania ormai quasi deserta, Ierone chiama coloni dorici dal Peloponneso, ridandole il nome di “Etna”. Solo Selinunte, all’estremo occidente, e già praticamente in area di influenza punica, sfugge a questa diarchia. A nord, per la prima volta, i Sicelioti si scontrano via mare con una potenza italiana, allora rappresentata dagli Etruschi, sconfiggendoli a Cuma (474) e fermando così la loro espansione verso sud. Ierone I stabilisce un’alleanza con Locri ed estende l’influenza siceliota sulla Calabria.

Fine della quarta puntata/ Continua

Le puntate precedenti:

Elimi, Siculi, Sicani, Fenici. E in arrivo Cartagine: la Storia della Sicilia del professor Massimo Costa 3

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