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TRAFALGAR SQUARE? ANCHE LI NAPOLI METTE BECCO

Posted by on Mar 28, 2016

TRAFALGAR SQUARE? ANCHE LI NAPOLI METTE BECCO

non è una novità trovare uomini di scienza, soprattutto medici, che per passione sono anche ricercatori storici, d’arte e di cultura in genere, uno di questi è il Professor Francesco Iodice  che ci da la possibilità di pubblicare un suo articolo scritto nel 2007 sul sito www.ordinemedicinapoli.it che parla anche del 1799 napoletano, anno a noi molto caro. non aggiungo altro e di seguito il lavoro…………

 

Muniti di calzature opportune e di una smisurata voglia di camminare (ammoniva la teacher: “Prima regola del Corso di inglese: scarpe comode!”, alla fine della chilometrica Charing Cross Road, subito dopo aver lambito la chiesa di St Martin in the Fields, arriviamo in Trafalgar Square, la piazza in cui i londinesi si radunano per festeggiare la notte di fine anno. Il monumento più noto e appariscente è la colonna dedicata all’ammiraglio Horathio Nelson, comandante in capo della flotta britannica. I turisti guardano ma non “vedono”, sono distratti, leccano un gelato, sbocconcellano un panino, vanno alla ricerca dello stereotipato colore locale, trappola quasi obbligata per ogni visitatore. Ma per un napoletano, come vedremo, la cosa è del tutto diversa. Innanzitutto, chi fu questo Nelson e di quali imprese si rese protagonista, tanto da essere posto lassù in posa maestosa? E perché quella statua dovrebbe tanto interessare un abitante di Napoli o, più in generale, un meridionale? A giudizio dei suoi contemporanei, Nelson fu un uomo quasi mediocre, un monarchico talmente convinto che considerava i repubblicani quasi dei criminali e un fervente religioso; odiava i francesi e Napoleone che sconfisse sonoramente due volte: ad Abukir, alle foci del Nilo, e, definitivamente in mare, a capo Trafalgar (da qui il nome della piazza). E Napoli? Napoli, purtroppo, entra nella vita di Nelson per la prima volta nel 1793. Spedito a Napoli dall’ammiraglio Hood per sollecitare aiuti al re Borbone, Nelson determinò nella nostra storia uno sviluppo fatale. Appena giunto a Napoli al ritorno da Abukir, Nelson mise immediatamente il suo unico occhio ed il solo braccio che aveva addosso alla sensuale Emma, moglie di sir Hamilton, ambasciatore inglese preso la corte di Napoli; lei lo ricambiò totalmente (è proprio vero: il successo rende più simpatici!).

L’instaurazione della Repubblica Napoletana costrinse la coppia reale a fuggire a Palermo, Nelson li scortò con le sue navi e ritornò a Napoli solo dopo che il cardinale Ruffo, che non era prete, aveva liberato la città con un patto: se i rivoltosi fossero usciti senza spargimento di sangue dai forti in cui erano asserragliati, avrebbero avuto garantito l’esilio in Francia. Nelson stracciò gli accordi, pretese la resa incondizionata degli odiati repubblicani e li mise tutti slealmente a morte, ricevendo la testa dei giacobini decapitati in cestini ornati di pampini, come teste di vitello.

La sciagurata decisione fu opera della vendetta di Carolina che convinse Emma a chiedere a Nelson, perdutamente invaghito di lei, di non rispettare i patti di Ruffo: lo “schiavo d’amore” l’accontentò im-

mediatamente. Il primo a morire fu l’affascinante ammiraglio Francesco Caracciolo, odiato sia dalla regi-

na, perché era passato al nemico, sia da Emma che era stata dal “bel tenebroso” respinta, snobbata e derisa (nessun odio è superiore a quello di una donna rifiutata). Caracciolo fu impiccato – e non ghigliottinato, come prevedeva il suo rango di ammiraglio della flotta reale – sulla tolda della nave Foudroyant. Aveva ragione l’avvocato Isernia, profondo conoscitore di uomini e fatti, quando addottorava noi ragazzi davanti al Grande Albergo di Roccaraso e sentenziava, da vero esperto della “pratichizia di vita”: “Guagliù, una sola è la persona di cui non vi dovrete mai fidare quando sarete grandi: chillo che ha perzo ‘a capa pe ‘na femmena!”.Ma quel che è fatto, è reso.

Nelson nel 1805 partì a bordo della Victory per scontrarsi con i francesi: uscì da Gibilterra, incrociò la flotta franco-spagnola e al largo di capo Trafalgar avvenne il terribile scontro in cui trovò la vittoria, ma anche la morte. Dopo la sua scomparsa, lo scorretto Horathio fu circondato da un mal celato disprezzo per l’assassinio di Caracciolo, che macchiava l’onore militare inglese; i suoi concittadini gli negarono infatti la sepoltura a Westminster, come egli aveva richiesto. Emma, dal suo canto, fece la fine che si meritava: William Nelson non volle dare esecuzione al testamento di suo fratello (che vecchia amica Maria Carolina non rispose mai alle richieste di sussidio dell’ex amante inglese che finì in prigione due volte per debiti. Essendo le sue grazie sfiorite, ormai era priva dei “ferri del mestiere” e, altro non sapendo fare, si ridusse a chiedere l’elemosina per strada: morì a Calais, povera e alcolizzata, a cinquant’anni. Questo evoca la colonna di Trafalgar Square, a chi sa ben guardarla: essa simboleggia una tragica vicenda e la figura di un uomo crudele che, dando prova nel bene e nel male di una disumana determinazione, impersonò un periodo della storia del Sud e di Napoli, della cui ignoranza nessun intellettuale secondo un costume corrente, prova vergogna.

 

Prof. Francesco Iodice

 

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