Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Una poesia del 1890 contro l’unità d’Italia

Posted by on Nov 13, 2020

Una poesia del 1890 contro l’unità d’Italia

Pubblicata a Genova ne “Il Canzoniere di un clericale” del 1890 con lo pseudonimo di Leonzio Piper, in realtà fu scritta da un giovane sacerdote, Don Giacomo Pastori, giornalista intransigente, antiunitario e poi antimodernista.


L’Italia, bella e sana quando era “espressione geografica” divisa in molti stati, si mostra ora pietrificata con i suoi abitanti del passato (i grandi) e del presente (il popolino ripiegato su se stesso, impoverito e immiserito nel suo continuo tentativo di soddisfare i bisogni primari), nel momento che le logge massoniche l’hanno unificata con la frode e il maneggio politico. Quando gli stranieri vengono a chiedere notizie della sua antica e multiforme grandezza, l’Italia e gli “italiani” risultano muti, fusi nel bronzo, imprigionati nel marmo, sepolti nella pietra di un passato glorioso ma archiviato. Al loro posto parlano la Squadra e il Compasso ovvero le élites culturali e politiche del risorgimento e di una unificazione italiana, fatta senza popolo e contro il popolo. Una satira magistrale, sferzante nel suo crudo realismo, attualissima e scritta con ottimo mestiere.

Edizione a cura di Piergiorgio Seveso

1

La Squadra e’l Compasso
Che fecer l’italia
L’han fatta di sasso.
La diedero a balia
Ma quando ai redenti
Poi crebbero i denti,
Temendo lo strame
(Già messo da parte)
Per subita fame perduto
N’andasse, con arte,
Con birba retorica
La Squadra e’l Compasso
Li fecer di sasso.

2

Oh comoda sorte!
Oh bella una gente
Di sasso! Essa e’forte,
Nè soffre di niente;
Non mangia, non beve,
Gl’insulti riceve,
Con tutti sta’n pace,
Non urta i partiti;
Si tosi, essa tace,
Non suscita liti;
Si batta, e’ impossibile
Si mova d’un passo,
Un popol di sasso.

3

E poi (oltr’a questo)
Un popolo tale
È un popolo onesto:
Dà bene per male;
Per chi lo strapazza,
Fatica e s’ammazza.
Il proprio padrone
(Menassegli ancora
Su’l capo un bastone)
Pur l’ama, L’adora;
Non pensa a rivincite,
Non fa lo smargiasso
Un popol di sasso.

4

E’ smunto, rimunto,
Pur soffre e sta zitto,
Di dentro è consunto,
Pur serbasi ritto,
Pur mostra allegria
Di fuori, ed oblia
La fame e gli stenti,
L’ingiurie, i dolori;
Tien l’alma coi denti,
Pur sbracia.. a’l di fuori!
Non scopre’l suo debole,
Non segna ribasso
Un popol di sasso.

5

Se latte mai chiede
De’ geni a la balia,
L’estrano,e poi vede
Il popol d’italia
Un popolo “fuso”,
S’arresta confuso,
Ripensa e fra sè’
Intanto domanda:
L’italia! Oh Dov’è’
La terra ammiranda?
– E’ questa – risposegli
La Squadra e’l Compasso –
L’italia.
– Di sasso?! -.

6

– Di sasso, sicuro-.
– E i grandi ove sono,
I grandi che furo
Si largo suo dono?-.
– Oh Dio! Non avete
Voi Gli Occhi? Vedete
Quei marmi ammirandi
Che s’ergono intorno?
Son essi quei grandi,
I grandi d’un giorno-.
Li ammira ‘n statua
Li imita ne’l masso
Il popol di sasso.

7

E poi, se non sempre
Riesce a imitarli
(Chè ha deboli tempre,
Nè’ spera arrivarli)
Di sasso una gente
Rossore non sente;
Va’nnanzi ignorante,
Non tira a gonfiare,
Per lei è bastante
Che s’abbia a mangiare…
Insomma l’italia
Devota e’a’ l Compasso…
L’italia è di Sasso!

Leonzio Piper

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.